Le 5 ferite e come guarirle


Lise Bourbeau, Le 5 ferite e come guarirle, Ed. Amrita, trad. D. Muggia

Crescita Personale, Crescita & Sviluppo

L’autrice intende fornire una descrizione dettagliata per ogni tipo di ferita, a cui viene associata una maschera che la nasconde. La scoperta della ferita e il comportamento che ne consegue non sono irreversibili ma possono essere affrontati attraverso...




Lise Bourbeau, Le 5 ferite e come guarirle, Ed. Amrita, trad. D. Muggia

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Perchè leggere questo libro

Perché aiuta a conoscere meglio se stessi e la propria interiorità. Perché è una guida verso la guarigione di ferite che fanno ancora soffrire. Perché permette di comprendere l’origine profonda dei comportamenti altrui.


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Lise Bourbeau, Le 5 ferite e come guarirle, Ed. Amrita, trad. D. Muggia

Riassunti di libri di crescita personale


Lise Bourbeau, Le 5 ferite e come guarirle, Ed. Amrita, trad. D. Muggia Chi è l’autore? Lise Bourbeau ha iniziato la sua attività lavorativa nel mondo delle vendite, continuando a fare questo lavoro per circa vent’anni. Nel 1987, ha scritto il suo primo libro, Ascolta il tuo corpo. È autrice di libri tradotti in 22 lingue e ha venduto oltre 5 milioni e mezzo di copie. Qual è l’intento dell’autore? L’autrice intende fornire una descrizione dettagliata per ogni tipo di ferita, a cui viene associata una maschera che la nasconde. La scoperta della ferita e il comportamento che ne consegue non sono irreversibili ma possono essere affrontati attraverso opportuni percorsi di guarigione e di accettazione della ferita stessa. Questo libro insegna: Creazione delle ferite e delle maschere. Prima ancora di nascere, il Dio interiore in ogni essere umano dirige l’anima verso l’ambiente e la famiglia che serviranno nella nuova esistenza. Le situazioni irrisolte e i problemi appartenenti alle vite precedenti potrebbero riproporsi nella nuova esistenza. Con la nascita, però, si perde la consapevolezza del passato e ci si concentra piuttosto sulla necessità dell’anima: accettazione incondizionata con pregi e difetti, punti di forza e di debolezza. In questa prima fase, il bambino riesce a essere se stesso. Nella seconda fase, scopre suo malgrado di non poter essere se stesso e di conseguenza conosce per la prima volta il dolore. Nella terza fase, il bambino tenta di ridurre il dolore, rassegnandosi a non essere se stesso, e accetta la personalità che gli altri (es. la famiglia) hanno scelto per lui. Nella quarta fase dell’esistenza, si creano delle maschere, delle nuove personalità che proteggono il soggetto dal dolore subito nella seconda fase. L’autrice individua cinque tipi di maschere, ognuna delle quali corrisponde a un tipo di ferita. Prima ferita: il rifiuto. L’autrice sottolinea l’importanza di distinguere il rifiuto dall’abbandono. Mentre l’abbandono prevede un allontanamento, il rifiuto consiste nel respingere qualcuno e si manifesta spesso con espressioni come «non voglio» o «non posso». Esempio di rifiuto: un bambino di sesso diverso rispetto a quello desiderato da uno o da entrambi i genitori. La maschera del fuggitivo, connessa a questo tipo di rifiuto, si paleserà nel corpo, di solito striminzito, contratto, che non vuole occupare troppo spazio. Il fuggitivo è afflitto dal dubbio relativo al proprio diritto di esistere. Di conseguenza, il suo corpo è caratterizzato da imperfezioni: es. lato destro e sinistro del corpo asimmetrici, fisico incompleto (nelle natiche, nel seno, nel mento etc.), spalle curve in avanti, braccia incollate al corpo, volto e occhi piccoli etc. La maschera del fuggitivo. Il fuggitivo tende a straniarsi dal mondo o a inventarsi qualcosa che favorisca la sua fuga (es. credere di essere stato adottato, preferire la scuola alla famiglia etc.). Le anomalie del corpo del fuggitivo fanno sì che la famiglia reagisca con uno smisurato senso di protezione o inculcandogli la sua inadeguatezza («Sei troppo piccolo per questo» etc.). Il fuggitivo non si diverte attraverso le cose materiali e potrebbe quindi riscontrare difficoltà sul piano sessuale (es. può ritrovarsi in situazioni in cui viene respinto). Un’altra peculiarità del fuggitivo è la solitudine, prima a scuola e poi nel lavoro. La tendenza alla solitudine è legata al suo desiderio di scomparire, di essere invisibile, poiché se ricevesse troppa attenzione non saprebbe che fare. Il fuggitivo vorrebbe raggiungere la perfezione in tutto quello che fa, poiché è consapevole di non essere perfetto nel suo essere. L’autrice sottolinea proprio la confusione tra «essere» e «fare». Il profilo del fuggitivo si completa con un elenco delle possibili malattie che possono manifestarsi: diarrea, aritmia, cancro, problemi respiratori, allergie, vomito etc. Seconda ferita: l’abbandono. A differenza di quella del rifiuto, collocabile sul piano dell’essere, la ferita dell’abbandono è basata sull’avere e sul fare. Es.: il bambino può sentirsi abbandonato quando nasce un nuovo figlio e sua madre gli dedica meno tempo; quando i genitori sono troppo spesso al lavoro e non con lui oppure quando lo affidano a qualcun altro per andare in vacanza etc. Basandosi su esperienze reali, l’autrice conclude che la ferita dell’abbandono nasce in virtù di una comunicazione poco efficace con il genitore del sesso opposto, percepito come troppo chiuso. La ferita del rifiuto dipende invece dal genitore dello stesso sesso, che rifiutandosi a sua volta tende a proiettare se stesso sul figlio. La maschera del dipendente. È la maschera creata da chi soffre per la ferita dell’abbandono. Il corpo del dipendente è caratterizzato dalla mancanza di tono, con grandi occhi tristi, braccia che sembrano troppo lunghe, schiena curva, parti cadenti o flaccide (es. seni, spalle, natiche, guance etc.). L’autrice sottolinea la differenza tra la maschera del fuggitivo e quella del dipendente: nel caso del fuggitivo, la postura sarà eretta nonostante la magrezza e il suo sistema muscolare apparirà comunque ben solido; il dipendente avrà invece una postura più floscia, il suo corpo avrà più carne ma meno tono. Molte persone tendono a mascherare queste ferite con l’attività fisica, andando in palestra o ricorrendo alla chirurgia estetica. L’autrice tende a evidenziare, però, che questo non basta per non cogliere la mancanza di tonicità. La maschera del dipendente può declinarsi in diversi comportamenti: 1) La vittima. È una tendenza spesso trasmessa da uno dei genitori o addirittura da entrambi. La vittima è colui che produce problemi di ogni genere per attirare l’attenzione. Questa strategia serve per ottenere sostegno. Es.: se il partner non chiama per avvisare che farà tardi, il dipendente reagirà accusandolo di averlo fatto soffrire e di non essere in grado di comprenderlo; 2) Il salvatore. Il dipendente può comportarsi come un genitore con un fratello/sorella o cerca di salvare qualcuno da una difficoltà. L’obiettivo del dipendente è ricevere attenzioni e sentirsi fare dei complimenti. Paura e malattie del dipendente. La paura più grande del dipendente è la solitudine, poiché teme di non riuscire a gestirla. Il dipendente è in conflitto con se stesso perché richiede molta attenzione temendo però di eccedere: infatti questo disturberebbe gli altri, che potrebbero abbandonarlo. Tra le malattie tipiche della maschera del dipendente, l’autrice individua: 1) L’asma. Difficoltà respiratoria. Sul piano metafisico, indica che il dipendente prende di più di quanto dovrebbe ma rende solo con grande difficoltà; 2) Miopia. Difficoltà di vedere più lontano, ovvero paura del futuro; 3) Isteria. Se il dipendente alimenta il proprio ruolo di vittima, può diventare isterico; 4) Depressione. La ferita fa troppo male. Il dipendente non riesce a sentirsi amato come vorrebbe; 5) Emicranie. La persona impedisce di essere se stessa e blocca il suo «Io sono». Terza ferita: l’umiliazione. Questa ferita è legata al mondo fisico, al mondo dell’avere e del fare, e si risveglia tra il primo e il terzo anno di età, quando si sviluppano le funzioni del corpo fisico (tenersi pulito, mangiare da solo, ascoltare e comprendere gli adulti etc.). La ferita dell’umiliazione può nascere, per esempio, quando il bambino combina un guaio, quando è vestito male: infatti il bambino percepisce che i genitori o uno di essi si vergogna di lui. L’autrice pone l’accento sul fatto che dare del «maialino» al bambino risveglia la ferita. L’umiliazione è vissuta più spesso con la madre ma può anche essere vissuta col padre quando è quest’ultimo a esercitare il controllo. La maschera del masochista. Il masochista è colui che prova piacere nel soffrire. Cerca dolore o sofferenza in modo quasi sempre inconscio, cerca di punirsi prima che lo facciano gli altri. Il corpo del masochista è caratterizzato da uno strato di grasso, dovuto al fatto che il soggetto si crede sporco, senza cuore, un maiale. Di solito è robusto, piuttosto muscoloso, una peculiarità che vale per gli uomini tanto quanto per le donne. Il masochista fa di tutto per aiutare gli altri, non rendendosi conto, però, di sminuirli e di umiliarli. Infatti questo comportamento li porta a sentire che in sua assenza non ce la farebbero. L’aiuto che il masochista offre agli altri è legato alla sua ipersensibilità: basta pochissimo per ferirlo, di conseguenza fa di tutto per non ferire gli altri. La sua più grande paura è la libertà: essere libero è molto importante perché così non dovrebbe dare conto a nessuno e potrebbe fare quello che vuole. È esattamente quello che non ha potuto fare da bambino, quando per esempio i genitori gli impedivano di frequentare gli amici che voleva. Una volta trovata la libertà, il masochista scopre l’eccesso: mangiare troppo, spendere troppo, bere troppo etc. Proprio perché teme l’eccesso, il suo corpo è pieno di energia bloccata. Ed è per questo che la sua più grande paura è la libertà: è convinto che non saprebbe gestire il fatto di essere libero a modo suo. Tra i disturbi e le malattie tipiche del masochista, l’autrice individua: 1) Mal di schiena e spalle pesanti. Questo perché il masochista fa gravare su se stesso il peso di molte cose; 2) Disturbi alle gambe o ai piedi (es. varici, storte, fratture); 3) Pruriti cutanei. Sono legati al fatto di non saper ascoltare i propri bisogni. Quarta ferita: il tradimento. Il tradimento indica la fine della fedeltà tra due persone. La ferita del tradimento si risveglia fra i due e i quattro anni, quando si sviluppa l’energia sessuale, ed è vissuta con il genitore del sesso opposto, per il quale si può generare un forte complesso di Edipo. L’attaccamento eccessivo al genitore complica le relazioni affettive e sessuali, portando non solo a scegliere un partner simile al genitore ma a confrontare spesso i due. E di conseguenza, ciò che non si è riuscito a ottenere dal genitore, si tende a desiderarlo dal partner. La maschera del controllore. Sorge quando il bambino incomincia a vivere esperienze di tradimento. Il fisico di un uomo che indossa la maschera del controllore è caratterizzato da spalle larghe e bicipiti sviluppati; quello di una donna, invece, concentra l’energia all’altezza dei fianchi, delle natiche, del ventre e delle cosce nonché da una forma a pera. Il controllore ama avere l’ultima parola su tutto. Non gli piace delegare compiti, nonostante la fiducia che nutra per l’altro; e se lo fa, vuole verificare che il compito sia stato svolto secondo le proprie aspettative. Il controllore non ama le persone autoritarie, poiché teme che possano controllarlo. Non sopporta nemmeno le bugie: se è lui a mentire, però, non c’è niente di male, poiché troveranno sempre una giustificazione. La sua paura più grande è la dissociazione. Infatti il controllore vive con grande difficoltà una separazione all’interno della coppia. Tra le malattie osservabili nel controllore, l’autrice riscontra: 1) L’agorafobia. È segnata dalla paura della follia; 2) Paralisi. Può accadere se viene costretto in una situazione di totale impotenza; 3) Herpes alla bocca. Il controllore può esserne affetto quando, inconsciamente o no, accusa l’altro sesso di essere disgustoso. Quinta ferita: l’ingiustizia. La ferita dell’ingiustizia si risveglia nella fase di sviluppo dell’individualità del bambino (3-5 anni) ed è vissuta con il genitore dello stesso sesso. Il genitore lo fa soffrire per la sua freddezza, per il suo autoritarismo, per le sue critiche frequenti, la sua severità, il suo conformismo etc. La sua maschera è la rigidità: infatti in questo modo la persona riesce a tagliare i ponti con il proprio sentire, credendo così di proteggersi. Tra le sue peculiarità: 1) Braccia incrociate. In questo modo, riescono a bloccare la zona del plesso solare per non sentire; 2) Vestirsi di nero. Tipico di chi soffre per la ferita da ingiustizia e per quella del rifiuto; 3) Esattezza a ogni costo. Il rigido desidera diventare un perfezionista; 4) Paura di ingrassare. Non accetta di aver messo su la pancia e se è in piedi tenderà a tenere il ventre in dentro; 5) Ottimismo. Crede che dicendo «Non c’è problema!» le situazioni problematiche si risolveranno più in fretta; 6) Usa spesso parole come «sempre», «mai» e «molto»; 7) Tendenza ad arrossire. Accade facilmente al rigido quando racconta qualcosa che si giudica non corretta; 8) Tendenza alla collera. Pur essendo in collera nei confronti di se stesso per non aver visto giusto, aggredisce gli altri. La sua paura più grande è la freddezza. Non accetta né la propria né quella altrui, di conseguenza fa di tutto per dimostrarsi caloroso. Accettare la freddezza significherebbe infatti di essere senza cuore, ossia ingiusto. Tra le malattie che l’autrice riscontra nella maschera della rigidità: 1) Irrigidimenti o tensioni (es. nella parte superiore della schiena o del collo); 2) Esaurimento nervoso; 3) Stitichezza ed emorroidi; 4) Problemi di circolazione e di varici, legati alla difficoltà nel concedersi i piaceri che desidera etc. La guarigione delle ferite. La guarigione dalle ferite passa attraverso quattro tappe: 1) L’accettazione. Si osserva la ferita con la consapevolezza che il fatto di avere ancora qualcosa da risolvere fa parte dell’esperienza dell’essere umano; 2) La resistenza. È quello che si prova quando si preferisce accusare gli altri delle proprie sofferenze anziché accettare le proprie responsabilità; 3) Concessione. Ci si concede di avere sofferto e si inizia a provare compassione per il bambino interiore; 4) Ritorno in sé. Si crede ancora che la maschera possa essere una reale protezione. Sfocia nell’amore per se stessi: concedersi, talvolta, di ferire gli altri rifiutandoli, abbandonandoli, umiliandoli, tradendoli o essendo ingiusto con loro, sebbene non lo si voglia. Citazioni: «Il corpo è così intelligente da trovare sempre un mezzo per farci sapere che cosa ci resta da risolvere. In realtà è il nostro Dio interiore che se ne serve per parlare con noi.» «Il fuggitivo è una persona che dubita del proprio diritto di esistere, e che non sembra essersi incarnata appieno.» «Le persone che soffrono d’umiliazione sono spesso indotte a rimproverarsi per tutto, e persino ad addossarsi le colpe altrui. È il loro modo di essere “brave persone”.» «La fonte del nostro benessere è in ciò che siamo in ciò che facciamo, e non nei complimenti, nella gratitudine, nei riconoscimenti o nel sostegno proveniente da altri.» Perché leggere questo libro: Perché aiuta a conoscere meglio se stessi e la propria interiorità. Perché è una guida verso la guarigione di ferite che fanno ancora soffrire. Perché permette di comprendere l’origine profonda dei comportamenti altrui. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Mindfulness & Felicità