A che gioco giochiamo


Eric Berne, A che gioco giochiamo, Bompiani, trad. Vittorio di Giuro

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L’intento è quello di fornire un elenco dettagliato di “giochi” mentali e di esporre i principi della analisi transazionale in modo da aiutare il lettore a diventare più consapevole del suo modo di agire.




Eric Berne, A che gioco giochiamo, Bompiani, trad. Vittorio di Giuro

Eric Berne, A che gioco giochiamo, Bompiani, trad. Vittorio di Giuro è disponibile su Amazon Eric Berne, A che gioco giochiamo, Bompiani, trad. Vittorio di Giuro è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché aumenta la consapevolezza del lettore. Perché i giochi fanno parte della nostra vita. Perché è scritto in maniera chiara e ha molti esempi che ne aiutano la comprensione. Perché Berne è una pietra miliare della psicologia. Perché è un libro che...


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "A che gioco giochiamo" di Eric Berne è di circa 5/10 min.

Abbonati anche tu a DISIATO per leggere la scheda completa di questo libro riassunto per te dal nostro team.

Con DISIATO risparmi tempo e denaro!








Eric Berne, A che gioco giochiamo, Bompiani, trad. Vittorio di Giuro

Riassunti di libri di crescita personale


Eric Berne, A che gioco giochiamo, Bompiani, trad. Vittorio di Giuro Chi è l’autore? Eric Berne, medico e psicoterapeuta canadese, è l’autore della teoria chiamata analisi transazionale. Laureato in medicina, ha lavorato come interno in cliniche psichiatriche, ha insegnato alla California Medical School ed è stato presidente del San Francisco Social Psychiatry Seminars Qual è l’intento dell’autore? L’intento è quello di fornire un elenco dettagliato di “giochi” mentali e di esporre i principi della analisi transazionale in modo da aiutare il lettore a diventare più consapevole del suo modo di agire. Conosci meglio il libro • Per gioco, l'autore intende la posizione ed il ruolo che una persona assume rispetto ad un ambiente o un'altra persona. Attraverso l’analisi transazionale, il giocatore può identificare il proprio ruolo nel gioco che tende a ripetersi, a diventare autonomo rispetto ai meccanismi di gioco e, infine, a liberarsene. I giochi sono alla base di ogni rapporto sociale. L'autore ci tiene a spiegare come la mancanza di questi rapporti sociali e, quindi, la conseguente privazione emotiva può avere un esito fatale se avviene nell'infanzia. «Senza carezze, non si cammina a petto in fuori». L'autore utilizza questa frase per spiegare come gli individui, sia bambini che adulti, hanno fame di riconoscimento e di attenzioni. Questi bisogni si identificano nelle carezze: «con la parola "carezza", si può indicare familiarmente ogni atto che implichi il riconoscimento della presenza di un'altra persona. La carezza perciò serve come unità fondamentale dell'azione sociale. Uno scambio di carezze costituisce una transazione, unità del rapporto sociale». Ai fini della teoria dei giochi, vale il principio secondo cui «agli effetti biologici, un rapporto sociale qualunque è sempre più vantaggioso della mancanza assoluta di rapporti». Quindi, anche le carezze negative sono migliori dell'assoluta mancanza di carezza in generale. Un altro motivo per cui si gioca, è determinato dalla fame di struttura, ovvero dall'esigenza di strutturare e impegnare il tempo. Infatti, Berne ci spiega nel suo linguaggio che «la fame di struttura esprime il bisogno di evitare la noia». Organizziamo il tempo attraverso i rituali, i passatempi, i giochi, l'intimità e l'attività. Questi hanno una serie di vantaggi: 1. Allentare la tensione; 2. Evitare le situazioni nocive; 3. Procurarsi le carezze; 4. Mantenere l'equilibrio raggiunto. • Analisi strutturale. Nel corso di un’attività sociale, ogni singolo individuo cambia più volte comportamento, nonché il proprio modo di sentire. Questi cambiamenti sono determinati dagli stati dell'io. Uno stato dell'io «è un sistema di sentimenti accompagnato da un relativo insieme di tipi di comportamento». Ogni individuo ha diversi stati dell'io: 1. Stati che ricordano le figure dei genitori; 2. Stati rivolti autonomamente alla valutazione obiettiva della realtà; 3. Stati che rappresentano delle reliquie arcaiche. Cioè ancora attivi, fissati nella prima infanzia. • Questi tre gruppi si definiscono in: Genitore, Adulto e Bambino. Quindi, in ogni momento, ciascun membro di un'attività sociale manifesterà uno stato dell'io tipico del genitore, dell'adulto e del bambino, passando dall'uno all'altro. Quando siamo nello stato Genitore riproduciamo quelli che erano i nostri genitori; quando siamo in quello Bambino riproduciamo comportamenti e sentimenti di quando eravamo bambini; quando siamo nello stato Adulto, invece, siamo in grado di valutare i dati della realtà obiettiva. Ogni stato, poi, ha delle capacità. «Nel bambino risiedono l'intuizione, la creatività, lo spontaneo impulso ad agire e le capacità di godere. L'Adulto è necessario per la sopravvivenza. Valuta i dati di cui dispone e calcola le probabilità che gli si offrono. […]Molte cose si fanno perché "È così che si fa". Perciò l'Adulto si risparmia di prendere molte decisioni banali e può dedicarsi a problemi più importanti, lasciando al Genitore il lavoro di routine». • Procedure, rituali e passatempi. Quando due o più persone s’incontrano, prima o poi, qualcuna di loro deciderà di parlare: questo è definito da Berne come lo stimolo transazionale. In risposta a questo stimolo gli altri diranno o faranno qualcosa: questa è la reazione transazionale. L'analisi transazionale, quindi, «si occupa di diagnosticare quale stato dell’io ha provocato lo stimolo transazionale e quale ha messo in moto la reazione transazionale». Le transazioni più semplici sono le procedure e i rituali. Alcune di esse sono universali, altre locali, ma tutte devono essere apprese. I rituali possono essere semplici o formali. Un rituale semplice, per esempio, è il modo di salutare che può cambiare nei particolari, ma non nella forma. Un rituale formale, invece, può essere la messa cattolica, che ha meno possibilità di variazioni. Molti rituali formali, in partenza, erano delle procedure, ovvero degli «atti di obbedienza alle tradizioni prescritte dai Genitori». Questi rappresentano un modo sicuro e divertente di strutturare il tempo. Quando gli individui si sentono impacciati nei rituali, li evitano sostituendoli con le procedure. L’autore riporta l’esempio di coloro che ai party preferiscono aiutare la padrona di casa, piuttosto che interagire con gli altri invitati. Quando invece si fanno “quattro chiacchiere” per riempire il tempo mentre si è in sala d'attesa da un medico, per esempio, si stanno facendo quelli che Berne chiama i passatempi. L’autore definisce il passatempo come una serie di transazioni attorno ad un singolo argomento con l’obiettivo di strutturare l’intervallo di tempo. I passatempi hanno un carattere di esclusività: per esempio, ci sono i discorsi da uomini come “Auto e motori” o il “Chi vinse” e quelli da donne come “Vestiti” e “Cucina”. • I giochi. L'autore descrive il gioco come una serie di mosse insidiose, "truccate". Si differenzia chiaramente dalle procedure, dai rituali e dai passatempi, soprattutto per due caratteristiche: 1. La sua qualità ulteriore e 2. Il pagamento. Berne, quindi, si riferisce al gioco come una dinamica sleale, che si conclude con un vincitore ed un vinto. A sua volta, però, il gioco è necessario, fa parte della vita di ogni individuo e la maggior parte di essi vengono appresi fin da bambini. L’individuo deve solo stabilire se quelli che ha scelto di mettere in atto siano i più vantaggiosi, perché essi contribuiranno a determinare la sua vita, per esempio, la riuscita del matrimonio ed il successo professionale. L'autore divide i giochi in sette gruppi: 1. Giochi della vita, 2. Giochi coniugali, 3. Giochi di società, 4. Giochi sessuali, 5. Giochi della malavita, 6. Giochi dello studio medico e 7. Giochi buoni. Ogni gruppo contiene diversi sotto-giochi: per esempio, in quelli di società ci sono “non è terribile”, “il difetto”, “il goffo pasticcione”, “perché non... sì, ma”. Ogni gioco viene spiegato in maniera dettagliata all'interno del libro anche attraverso degli esempi esaustivi. Ad esempio, per quanto riguarda il "goffo pasticcione", l'autore riporta la situazione in cui un invitato ad una festa svoltasi in casa del festeggiato, mette in atto una serie di piccoli "incidenti": rovescia il whisky sul vestito della padrona di casa, brucia il tavolo con la sigaretta, strappa la tenda con una gamba del tavolo ecc. L'invitato si scusa per gli eventi, pur continuando a farne, e il padrone di casa risponde sorridendo a denti stretti. Entrambi hanno un vantaggio: l'invitato pasticcione è felice perché combina guai e viene perdonato; il padrone di casa è soddisfatto di riuscire a soffrite in silenzio. La tesi di questo sotto-gioco è che l'inviato può distruggere casa ed essere perdonato. L'antitesi, che disinnesca questo meccanismo, «si gioca non offrendo ma chiedendo l'assoluzione». Quindi, il padrone di casa, invece di accettare le scuse dell'invitato, dovrebbe dire: «Stasera puoi mettere in difficoltà mia moglie, rovinare i mobili, sporcare il tappeto, ma per favore non dirmi “Mi dispiace”». In questo modo, il padrone di casa passa da Genitore indulgente ad Adulto obiettivo, assumendosi la responsabilità di aver invitato il goffo pasticcione. • L'importanza dei giochi. Secondo l’autore, i giochi hanno un'importanza storica, culturale, sociale e personale. Storica, perché molti giochi si tramandano da generazioni a generazioni ed è stato dimostrato che c’è una maggior vicinanza tra persone che giocano agli stessi giochi. Culturale, perché s’insegna ai propri figli a quali giochi devono giocare in base alla propria cultura ed alla propria classe sociale. Sociali, perché interagiamo nella società attraverso i giochi, le procedure, i rituali, i passatempi e l’intimità. Attenzione però, considerando che i passatempi dopo un po' annoiano e che la società non ama la spontaneità e quindi l’intimità, la maggior parte delle persone alla fine si rivolge ai giochi, che finiscono per andare a riempire la maggior parte del tempo nelle relazioni sociali. Personale, perché si sceglie come amici e come compagni di vita, le persone che giocano al nostro stesso gioco. Citazioni «Passatempi e giochi sono surrogati di una vita vera e di una vera intimità.» «L’intimità è la sola risposta davvero soddisfacente alla fame di stimolo, alla fame di riconoscimento ed alla fame di struttura. Il suo prototipo è l’atto amoroso, la fecondazione.» «L’individuo solitario ha due mezzi per strutturare il suo tempo: l’attività e la fantasia.» «Consapevolezza significa capacità di vedere una caffetteria e di sentire cantare gli uccelli a modo nostro e non come ci è stato insegnato.» «I genitori, premeditatamente o inconsapevolmente, insegnano ai figli, sin dalla nascita, come comportarsi, come pensare, sentire e percepire. Non è facile liberarsi dall’influenza di questi interventi; essa si radica profondamente, e nei primi venti, trent’anni di vita è necessaria per la sopravvivenza biologica e sociale.» Perché leggere questo libro Perché aumenta la consapevolezza del lettore. Perché i giochi fanno parte della nostra vita. Perché è scritto in maniera chiara e ha molti esempi che ne aiutano la comprensione. Perché Berne è una pietra miliare della psicologia. Perché è un libro che tutti i professionisti della relazione dovrebbero avere. Questa scheda è stata realizzata da Tatiana Zucconi Categoria: comunicazione /psicologia Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia