I bambini non sono pigri


Mel Levine, I bambini non sono pigri, Mondadori, trad. A. Biavasco – V. Guani

Crescita Personale, Genitorialità

Grazie alle storie di Russell, Clint e altri bambini, Mel Levine ci dimostra come sia importante diagnosticare le diversità, presentarle ai bambini così che possano imparare a studiare nel loro modo giusto. Parliamone con loro, presentiamo loro tutte le...




Mel Levine, I bambini non sono pigri, Mondadori, trad. A. Biavasco – V. Guani

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Perchè leggere questo libro

I genitori che hanno figli a cui sono stati diagnosticati problemi nello studio possono scoprire cosa fare per capire meglio come aiutare i propri figli nella pratica dello studio, con le scuole e in famiglia in generale.


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Mel Levine, I bambini non sono pigri, Mondadori, trad. A. Biavasco – V. Guani

Riassunti di libri di crescita personale


Mel Levine, I bambini non sono pigri, Mondadori, trad. A. Biavasco – V. Guani Chi è l’autore? Mel Levine è docente di pediatria alla North Carolina University e dirige il Clinical cCenter for the Study of Development and Learning. È uno dei cofondatori del centro All Kinds of Minds che aiuta genitori, insegnanti e medici e gli stessi bambini ad affrontare le diversità e ad adeguare l’apprendimento. Qual è l’intento dell’autore? Grazie alle storie di Russell, Clint e altri bambini, Mel Levine ci dimostra come sia importante diagnosticare le diversità, presentarle ai bambini così che possano imparare a studiare nel loro modo giusto. Parliamone con loro, presentiamo loro tutte le loro virtù e accompagniamoli passo passo a prendersi cura delle proprie performance scolastiche. Conosci meglio il libro: • Molti di noi, tra adulti e bambini, riusciamo a dare meno di quanto la società si aspetti da noi. Queste persone sovente vengono accusate di essere pigre. I nostri bambini non sono tutti uguali e non apprendono tutti allo stesso modo: c’è chi è brillante nel pensiero logico, ha un grande senso dell’umorismo, ottime abilità sociali ma nello studio non sembra essere all’altezza. Tutti noi nasciamo con la voglia di fare, produrre, dimostrare agli altri e a noi stessi che sappiamo fare. A volte però qualcosa si inceppa e ci crediamo incapaci, stupidi. È colpa dei virus prestazionali • Cosa sono i virus prestazionali? I classici disturbi e deficit scolastici sono dovuti a deficit nel circuito della memoria, o del linguaggio, o dell’attenzione, delle funzioni motorie o di altri processi necessari al buon rendimento scolastico. Spesso il blocco non sta nell’apprendimento, ma nella produzione… E allora si dice loro che “potrebbero fare meglio”. Le richieste a scuola crescono e si arriva all’incapacità di far fronte all’aumento delle richieste di produzione. • Cos’è l‘insufficienza prestazionale? Non è una sindrome a sé stante né una categoria o etichetta. È un sintomo e non una causa. Si presenta quando disfunzioni neuroevolutive interferiscono con la produttività. E la produzione di lavoro a scuola e sempre in crescendo. Contrariamente a quanto si pensi, l’insufficienza prestazionale è un fenomeno molto diffuso, non è circoscritta ai primi vent’anni di vita e affligge molti adulti che ottengono risultati al di sotto delle aspettative nel lavoro e vivono in costante stato di insoddisfazione. L’autore trova che la scrittura (tra la capacità di mettere su carta i propri pensieri, la scelta delle parole o la semplice scrittura delle parole) sia l’abilità più compromessa anche in età adulta. I bambini non sono pigri e l’esperienza linguistica dell’autore lo dimostra in questo libro. • Uno dei capitoli inziali parla di Russell che alle medie un giorno disse ai suoi che pensava di farla finita. I suoi genitori, allarmati, misero subito in atto una rete di sostegno tra insegnanti, medici, psicologi. Dopo l’attenzione rivolta e tante domande lasciate in silenzio, Russell si confidò con il terapeuta: aveva vergogna di sé , del suo corpo in sovrappeso, di come tirava la palla (male), lo prendevano in giro, soffriva di episodi di enuresi notturna da tempo ed era agitato. Russell era un genio in scienze, parlava come un libro stampato ma scriveva strano (senza spazi e male). Era ingegnoso ma la sua scrittura era povera e confusa. Un bambino con scarso rendimento è come un puzzle: cosa lo porta ad avere uno scarso rendimento? Russell sapeva smontare l’aspirapolvere ma non palleggiava bene a basket, nuotare sul dorso, muovere certi muscoli in ordine. La coordinazione della motilità si chiama prassia, quando l’intenzione non corrisponde al raggiungimento dello scopo si è in presenza di disprassia. Russell fu aiutato innanzitutto con l’elencare le sue virtù e talenti, Russell se ne stupì perché parve non rendersene conto. Fu aiutato poi a capire le sue disfunzioni e l’impatto che queste avevano sul suo rendimento scolastico. L’autore gli spiegò che la difficoltà a gestire il coordinamento motorio procurava difficoltà nella scrittura. A tal proposito Levine suggerì a Russell di provare vari tipi di biro per sentire quella che riusciva a gestire meglio per dimensioni e presa. Russell fu spronato a usare il computer e la tastiera, iniziando con due dita soltanto e poi in crescendo. La scuola diede a Russell più tempo per completare le prove scritte. L’autore gli consigliò di scrivere in stampatello e di esercitarsi ogni sera ricopiando liste di alcune parole, perché ciò che fai di sera resta nella memoria e rimane impresso durante la notte. L’insegnante di educazione fisica escluse giochi complessi e diede a Russell esercizi per il potenziamento muscolare. Selezione, lodi e incoraggiamenti furono fondamentali perché Russell potesse sfruttare le sue unicità e liberarsi dalla pressione emotiva. • Un altro esempio raccontato dall’autore è la storia di Clint, ragazzino del Texas, bravissimo ad aiutare in fattoria, con vitelli e cavalli, ricettivo e sveglio in certe cose ma meno bravo nel produrre. Non scriveva per niente bene Clint ed era indietro in ortografia e matematica, credeva di essere stupido perché sua sorella di 8 anni riusciva meglio in queste materie di lui. Clint fu aiutato con la “solita” procedura: spiegazione adatta all’età, fargli capire che non era un caso raro, né impossibile, mostrargli tutte le sue virtù, sottolineare che tutti ottengono risultati capendo dove agire e esercitandosi un pochettino. Clint imparò a dire: «In realtà sono intelligente, ho solo qualche difficoltà a recuperare quello che mi serve dagli archivi della memoria». • Esistono fattori esterni che influenzano sul rendimento scolastico? Sì, lo stress per varie situazioni famigliari, gestione della competitività, background socioeconomico, modelli comportamentali, ambiente scolastico, fortuna e occasioni. • Come si allena la scrittura? Tenendo bene la biro con le tre dita e non a pugno, immaginando le lettere e poi scrivendole, lavorando anche sul linguaggio, allenando l’ortografia con semplici esercizi, considerando le bozze come primo step lavorativo, sfruttando anche la tecnologia e i computer che suggeriscono correzioni e presentano sempre chiaramente le parole stampate. • Come migliorare il rendimento partendo da casa? Parlando e raccontando in famiglia eventi della giornata, dedicando del tempo in silenzio per l’esecuzione tranquilla dei compiti, mostrando ai figli di leggere libri, riviste o giornali, mantenendo in ordine i propri ambienti, dal salotto alla scrivania del ragazzo, facendo gite insieme in famiglia (in natura, in città o musei) per imparare facendo, mostrando sempre amore ma anche rispetto e apprezzamento per i figli e ciò in cui si impegnano. E poi? Dando il buon esempio nell’impegno, lodando e rinforzando positivamente e premiando la produttività e non i voti. Citazioni: «La pigrizia non è una caratteristica innata. Tutti nasciamo con una spinta a produrre e abbiamo dentro di noi, come teneri virgulti, le risorse per fruttificare, per essere e sentirci utili e capaci. II successo si percepisce e si manifesta prevalentemente attraverso i risultati ottenuti, le realizzazioni della nostra mente e delle nostre mani, la somma delle nostre conquiste scolastiche, familiari e professionali. Sin dall'infanzia proviamo il desiderio di mostrare agli altri che cosa siamo in grado di fare e ci sentiamo soddisfatti di noi stessi se quello che realizziamo e approvato, accettato e rispettato da amici, parenti, superiori (o insegnanti) e soprattutto dalla parte autocritica di noi stessi. Essere fieri di quel che si fa è fondamentale per sentirsi appagati nella vita.» «A dieci anni non hanno ancora tutta una serie di complicazioni che insorgono con l’adolescenza (depressione, tendenze delinquenziali, mancanza di motivazione e di ambizione) Nello stesso tempo, Clint era abbastanza grande per capire la natura esatta delle proprie difficolta, se spiegate con tatto e attenzione. Mi assunsi io il compito di procedere alla chiarificazione dei suoi problemi. Cominciai spiegandogli che ogni bambino ha punti di forza e punti deboli e che presto o tardi a tutti capita di inciampare a causa di questi ultimi.» Perché leggere questo libro: I genitori che hanno figli a cui sono stati diagnosticati problemi nello studio possono scoprire cosa fare per capire meglio come aiutare i propri figli nella pratica dello studio, con le scuole e in famiglia in generale. Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia