Buddha vivente Cristo vivente


Thich Nhat Hanh, Buddha vivente Cristo vivente, Garzanti, trad. G. Maugeri

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità

Con la metafora di “un’ottima macedonia”, Thich Nhat Hanh invita i lettori a pensare alla vita religiosa al di là delle religioni. Bando alle ristrettezze di vedute, l’autore invita a praticare il non attaccamento alle opinioni e visioni acquisite,...




Thich Nhat Hanh, Buddha vivente Cristo vivente, Garzanti, trad. G. Maugeri

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Perchè leggere questo libro

Perché rivela molti punti in comune tra le varie tradizioni religiose. Perché va al di là delle singole religioni e ci unisce tutti in uno spirito di crescita, condivisione e gentilezza. Perché promuove la pace tra tutti e a tutti i livelli, non solo tra...


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Thich Nhat Hanh, Buddha vivente Cristo vivente, Garzanti, trad. G. Maugeri

Riassunti di libri di crescita personale


Thich Nhat Hanh, Buddha vivente Cristo vivente, Garzanti, trad. G. Maugeri Chi è l’autore? Thich Nhat Hanh, monaco buddhista, maestro zen vietnamita, poeta e pacifista, è stato candidato al Premio Nobel per la pace nel 1967. Capo della delegazione buddhista vietnamita durante gli accordi di pace di Parigi, viaggia regolarmente in America e in Europa per insegnare e guidare ritiri spirituali sull’arte della meditazione. Ha pubblicato decine di libri in inglese, francese e vietnamita. Qual è l’intento dell’autore? Con la metafora di “un’ottima macedonia”, Thich Nhat Hanh invita i lettori a pensare alla vita religiosa al di là delle religioni. Bando alle ristrettezze di vedute, l’autore invita a praticare il non attaccamento alle opinioni e visioni acquisite, così da aprirsi al dialogo. L’esperienza di guerre e repressioni nel suo Vietnam accompagnano l’invito alla comprensione e alla compassione. Questo libro insegna: In contatto con Gesù. Il primo incontro con il cristianesimo fu guidato dai colonizzatori francesi che imponevano la propria religione a discapito del buddhismo. Quando nel 1963 la festa nazionale buddista fu soppressa, decine di migliaia di persone si ribellarono e le rivolte sfociarono nel colpo di stato. L’autore, come molti, è cresciuto nell’avversione a Gesù. Solo dopo aver conosciuto persone famose e non che incarnavano la compassione e la comprensione di Gesù, Thich Nhat Hanh poté capire meglio. Quando incontrò Martin Luter King Jr. capì di essere di fronte a una persona speciale. E così quando incontrò Hebe Kohlbrugge, la donna olandese che salvò la vita di migliaia di ebrei durante la seconda guerra mondiale. Comunicare. Per un dialogo profondo è importante che le tradizioni conoscano i propri aspetti positivi e negativi. Per esempio, ci ricorda l’autore, quelli del buddismo sono le numerose scissioni in tante scuole, che lui definisce tanti bei fiori del giardino. Un dialogo sarà anche aperto al cambiamento: riconoscendo le verità al di là del proprio gruppo di appartenenza. Ma ancor prima di dialogare con l’altro, il dialogo deve iniziare dentro di noi per ricercare l’armonia. Inter-essere. Fermarsi nei Salmi indica l’acquietarsi, l’equivalente buddhista è sámethe che vuol dire “calma”, “quiete”, “fermarsi” appunto. L’osservazione profonda presuppone la concentrazione per osservare che tutto è in tutto. Un fiore è anche la pioggia, i minerali, i raggi del sole e il tempo che passa. Così nel buddismo ci sono elementi del cristianesimo e viceversa. L’autore ci propone un neologismo: l’”inter-essere”. Solo aprendo i cuori e mantenendo questa visione calma e profonda possiamo guardarci con occhi nuovi. Lo Spirito Santo è consapevole. Quando i buddisti mangiano, sanno di mangiare, quando siedono, sanno di sedere… Così ci presenta Thich Nhat Hanh la consapevolezza del buddismo. Per lui lo Spirito Santo è consapevolezza perché entrambi portano alla guarigione. Stabilire un contatto con il presente è l’atto iniziale che si compie con il respiro, identificando l’inspirazione e l’espirazione. «Inspirando acquieto il corpo, espirando sorrido, dimorando nell’attimo presente, so che quest’attimo è meraviglioso»: la respirazione consapevole è la pratica buddhista che porta alla pace. Essere presenti significa esserlo anche per gli altri, aiutare chi soffre o anche riconoscere la sua sofferenza per dare già conforto. La consapevolezza aiuta a raggiungere il nirvana, lo Spirito Santo permette di accostarci alla Trinità. Gesù accolse lo Spirito Santo in forma di colomba e andò nel deserto per quaranta giorni, rafforzando la presenza, la consapevolezza. Il termine «Buddha» deriva dalla radice buddh- che significa «prendere conoscenza», «svegliarsi». La prima cena. Mangiare con consapevolezza è un atto di riconoscenza. Nei monasteri buddhisti si consumano i pasti in silenzio. Nella tradizione ebraica si dà grande rilievo alla sacralità dell’ora dei pasti. Il concetto di “devozione” nell’ebraismo riconosce la presenza di Dio in tutte le cose, il concetto è molto simile a quello dell’inter-essere per Thich Nhat Hanh: i raggi del sole penetrano dalla finestra, i piedi toccano terra. Devozione è sapere che ogni cosa è legata alla presenza divina. I cristiani condividono il corpo di Cristo nell’eucaristia e la comunione è un atto di consapevolezza. Oggi invece tendiamo a mangiare ad ogni ora e a ingerire anche ansie e preoccupazioni. L’autore suggerisce di ritrovare la concentrazione durante l’assunzione di cibo, anche semplicemente ripetendo la parola del cibo che si assume, ad esempio «pane», come se fosse il nome di una persona amata. Questo è vivere nella fede, ci ricorda l’autore, come se facessimo l’Ultima Cena ad ogni pasto. Buddha vivente, Cristo vivente. Nel suo vangelo, Matteo paragona il Regno di Dio a un granello di senape per ricordare ai fedeli che il Regno di Dio è dentro di noi. L’autore quindi ci rammenta che sta a noi trovare un terreno umido dentro di noi perché l’albero dia i suoi frutti e ospiti uccelli dando loro rifugio. Per raggiungere il Regno dei Cieli quindi non bisogna morire ma vivere, qui e ora. Anche il Buddha è descritto come una porta: alla consapevolezza, all’amorevolezza, alla gioia e alla pace. Siddharta e Gesù, ancora bambini compresero la sofferenza e anche noi – ci sprona l’autore – dobbiamo perseguire una via che “attutisca la sofferenza”. Respirando e vivendo continuiamo a mantenere vivi Cristo e Buddha. Comunità. I monaci buddhisti praticano in san’gha, la comunità buddhista. Nel vangelo di Giovanni, Gesù invita a rimanere in lui, come il tralcio della vite non porta frutto se non rimane nella vite vera. Anche questa è comunità, considerarsi fratelli e sorelle. Buddha accoglieva donne nella comunità lasciando che diventassero maestre. Compiva ogni sforzo per abbattere le distinzioni di classe. Richiamava alla povertà e al servizio della comunità. «Pressoché lo stesso fece Gesù al suo tempo» ci dice l’autore. Operatori di pace. Nel suo discorso alla montagna Gesù disse «Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio», ma chi opera per la pace deve anche essere in pace con se stesso. Prima di darsi fuoco nel 1963 il monaco vietnamita Thich Quang Duc meditò per diverse settimane e poi scrisse lettere affettuose al governo, alla chiesa e ai compagni di vocazione per spiegare il suo atto estremo. In croce, Gesù agì nella stessa maniera. Lo fece per risvegliare le genti e salvare l’umanità. Comprendere noi stessi ci aiuta a comprendere gli altri. Gandhi afferma che dobbiamo amare il nostro nemico, anche mentre ci schiaccia. E come si fa? Comprendendolo. Perché lo fa? Come è diventato così? Perché vede le cose diversamente? Comprendere porta all’amore e all’accettazione. Solo così arriverà poi il perdono. «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.» (Matteo, 6,12). Verso il futuro. Anche per Thich Nhat Hanh la nostra epoca è in crisi, molti giovani sono sradicati e a disagio nelle proprie comunità. In Estremo Oriente, ogni casa ha un altare che ricorda gli antenati e la propria tradizione. L’autore invita a fare altrettanto per coltivare le proprie radici e “riscoprire i gioielli che custodiscono”. Buddhismo, ebraismo e cristianesimo invitano alla compassione. L’autore condivide con noi i cinque precetti del buddhismo: rispettare la vita, essere generosi, adottare un comportamento sessuale responsabile, parlare e ascoltare con la dovuta profondità, ingerire soltanto sostanze salutari. Il quarto precetto. Il quarto precetto della tradizione buddhista invita a usare parole amorevoli e a coltivare l’ascolto: «Consapevole della sofferenza provocata dalle parole pronunciate con noncuranza e dall’incapacità di ascoltare gli altri, faccio voto di coltivare la parola amorevole e l’ascolto profondo al fine di recare gioia e felicità agli altri e di alleviare la loro sofferenza». Per l’autore l’incapacità di comunicare origina malessere e poi sofferenza verso gli altri. Reincarnazione? Pare che ben un quarto degli europei e dei nordamericani creda nella reincarnazione e ci spera come idea per lottare contro il concetto di morte. Il corpo, come un abito, può essere cambiato dall’anima di vita in vita. Nell’Asia buddhista invece la reincarnazione non è desiderata perché è considerata una continua fonte di sofferenza. Per Buddha una “persona” non era che una temporanea unione di cinque elementi: corpo, sensazioni, percezione, stati emotivi e coscienza. Nel buddhismo infatti non si parla di “reincarnazione”, meglio sarebbe “rinascita” (usata comunemente), più adeguato sarebbe “manifestazione” e “ri-manifestazione”. Un fiore compie lo sforzo di ri-manifestarsi perché i suoi componenti sono stati già presenti sotto altra forma. Così la “morte” è imprecisa, perché il fiore non muore ma i suoi costituenti prendono forme diverse come il terreno o il concime. Diario di consapevolezza. La fede implica la pratica e il vivere giorno per giorno con consapevolezza. La preghiera non è solo per la mente e per il cuore, è fatta anche del corpo e si esprime attraverso le azioni che compiamo nel mondo. L’autore termina il libro con un suggerimento di diario da seguire: 1. Respiriamo in modo consapevole, che sensazione dà esattamente inspirare? Che effetto ha l’inspirazione nel corpo? Eseguiamo anche per la fase di espirazione. 2. Occhi consapevoli, se guardiamo veramente alle persone e a ciò che ci sta attorno, cosa cogliamo che non avevamo notato prima? 3. Cuore consapevole, l’autore ci invita a entrare in contatto con il nostro cuore, di cosa potrebbe aver bisogno per stare bene? 4. Sentimenti consapevoli, guardiamo a ciò che proviamo in questo istante, percepiamo elementi conflittuali? E se sì, come potremmo armonizzarli? Citazioni: «Se avete consapevolezza, avete anche amore e comprensione, oltre che una visione più profonda delle cose, e siete perciò in grado di sanare le ferite della vostra anima.» «La sofferenza rimane, dentro e fuori di noi, ma dobbiamo cercare il modo di alleviarla e di trasformarla in benessere e pace.» «Per praticare la non violenza dobbiamo innanzitutto imparare a occuparci di noi stessi in maniera pacifica.» «Praticare significa essere consapevoli di ciò che avviene.» «La nostra fede deve essere viva. Non può consistere semplicemente in una serie di rigide credenze e nozioni.» Perché leggere questo libro: Perché rivela molti punti in comune tra le varie tradizioni religiose. Perché va al di là delle singole religioni e ci unisce tutti in uno spirito di crescita, condivisione e gentilezza. Perché promuove la pace tra tutti e a tutti i livelli, non solo tra le religioni. Perché guarda a un futuro insieme, migliore e unito nella fede e nella pratica. Questa scheda è stata realizzata da Francesca R. Categoria: Mindfulness & Felicità