Il tuo cervello, la tua storia


David Eagleman, Il tuo cervello, la tua storia, Corbaccio, trad. P. A. Dossena

Crescita Personale, Crescita & Sviluppo

L’autore si propone di prendere in esame il cervello, argomento di cui si parla poco ma che meriterebbe più attenzione per l’importanza che riveste nelle nostre vite. In modo non specialistico, mira a fare luce sui meccanismi che guidano le nostre...




David Eagleman, Il tuo cervello, la tua storia, Corbaccio, trad. P. A. Dossena

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Perchè leggere questo libro

Perché, con un linguaggio semplice, permette di esplorare se stessi e acquisire familiarità con processi automatici di cui non sempre siamo consapevoli. Perché riporta moltissimi esempi concreti e interessanti vicini al nostro quotidiano e non solo....


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David Eagleman, Il tuo cervello, la tua storia, Corbaccio, trad. P. A. Dossena

Riassunti di libri di crescita personale


David Eagleman, Il tuo cervello, la tua storia, Corbaccio, trad. P. A. Dossena Chi è l’autore? David Eagleman è un neuroscienziato, autore e divulgatore scientifico americano. Insegna neuroscienze alla Stanford University ed è CEO e co-fondatore di Neosensory, una società che sviluppa dispositivi per la sostituzione sensoriale. Qual è l’intento dell’autore? L’autore si propone di prendere in esame il cervello, argomento di cui si parla poco ma che meriterebbe più attenzione per l’importanza che riveste nelle nostre vite. In modo non specialistico, mira a fare luce sui meccanismi che guidano le nostre decisioni, percezioni, relazioni sociali e in una prospettiva più ampia quale potrebbe essere il futuro della nostra specie. Questo libro insegna: Chi sono io? Il nostro cervello, con un peso medio di 1 chilo e 36 etti, è il depositario della nostra identità, tutto ciò che ci caratterizza emerge dagli impulsi chimici che determinano complessi schemi di attività neuronale. Gli umani hanno un vantaggio evolutivo rispetto alle altre specie animali dato dal fatto che il nostro cervello nasce incompleto e si sviluppa plasmandosi e adattandosi in base all’ambiente e alle esperienze che facciamo. La plasticità è una caratteristica fondamentale di quest’organo e risiede non tanto del numero di cellule cerebrali che è, più o meno, lo stesso da bambini e da adulti, ma nella modalità di connessione di queste cellule. Queste connessioni, o sinapsi, si creano sin da quando siamo piccoli e subiscono processi di rafforzamento e sfoltimento. Perché ciò avvenga nei primi anni della nostra vita, dobbiamo essere esposti a una corretta cura emozionale e stimolazione cognitiva. A questo proposito l’autore riporta esempi di orfani per i quali le condizioni spaventose in cui sono stati allevati hanno profondamente inciso sullo sviluppo cerebrale. Cos’è la realtà? L’autore affronta la questione di come la percezione della realtà sia determinata da cosa succede nel nostro cervello. Esso non ha accesso diretto al mondo ma ne esperisce tramite i nostri sensi, riceve i dati e li interpreta ipotizzando la rappresentazione migliore della realtà che ci circonda mediante schemi ricorrenti. La nostra rappresentazione di ogni stimolo sensoriale è il risultato del complesso coordinamento di miliardi di neuroni che lavorano in sintonia. Ogni organo di senso è dotato di traduttori che trasformano i segnali dell’ambiente in segnali elettrochimici. Sono processi complessi che sembrano scontati fino a che effettivamente non subentrano dei problemi o degli impedimenti alla usuale percezione. La percezione è inoltre la sintesi di tutti i dati sensoriali comunicati dai diversi organi di senso che vengono elaborati con modalità e velocità diverse ma che il nostro cervello è in grado di farci percepire come un tutt’uno sincronizzato. Il modello interno è un ulteriore processo per cui il cervello genera la realtà ancor prima di ricevere l’informazione proveniente dai sensi. Le informazioni sensoriali vengono confrontate con i modelli già presenti aggiornandoli, perfezionandoli e correggendoli. È un processo di cui non ci rendiamo conto. La sua funzione principale è quella di avere una rapida percezione dell’ambiente che ci permetta di muoverci nel mondo. Questo ovviamente comporta anche una scarsa attenzione ai dettagli spesso, dettagli che vengono considerati o ripescati solo se necessario. Nonostante non ci sia una simulazione perfetta, il vantaggio evolutivo sta nel minor dispendio energetico che questa modalità garantisce, lo scopo è ottenere il minimo indispensabile per destreggiarsi nel mondo. Queste caratteristiche sono conosciute da molto tempo, tanto che, per esempio, gli illusionisti sfruttano l’elaborazione parziale della scena visiva a loro vantaggio durante i trucchi che propongono. Quindi, noi percepiamo ciò che la nostra evoluzione fatta delle nostre esperienze e dei nostri modelli, che su di esse si sono creati, ci permette di cogliere. Chi sta al posto di comando? Il nostro io cosciente è una parte piccola dell’attività del nostro cervello che con la rete neuronale determina azioni e convinzioni con le quali approcciamo al mondo. Lavora per lo più in modalità inconscia compiendo una serie di operazioni senza che la nostra coscienza ne abbia realmente percezione. Anche questo è molto utile per la nostra sopravvivenza perché sarebbe impossibile concentrarci su semplici azioni che richiedono però una sintesi di numerosi stimoli, milioni di miliardi di calcoli a livello neuronale, come per esempio una semplice camminata. L’apprendimento svolge un ruolo fondamentale: più siamo esperti di una certa attività meno energia occorre per compierla, anche se molto complessa. Incide fisicamente sul cervello creando specifiche connessioni che man mano si rafforzano e corrispondono ad azioni sempre più semplici da svolgere, collocandosi in quella che viene definita memoria procedurale e che racchiude appunto tutte quelle attività che si compiono automaticamente. Questo permette di liberare energia utile per ulteriori tipi di abilità, con conseguenti apprendimenti. Le profonde caverne dell’inconscio. L’autore propone una riflessione su come un vantaggio evolutivo abbia comunque dei risvolti non del tutto positivi, e lo fa dimostrando come spesso i nostri pensieri, le nostre azioni e scelte siano determinati da meccanismi inconsci condizionati dall’ambiente in cui ci troviamo. Numerosissimi sono gli esempi e il risultato è che molto spesso non ci rendiamo conto delle decisioni che prendiamo. La consapevolezza subentra nel momento in cui qualcosa d’inaspettato accade o quando dobbiamo risolvere dei conflitti decidendo come comportarci senza che subentri un modello inconscio. Allo stesso modo, spesso, le nostre “intuizioni” sono in realtà poco affidabili ma si basano su modelli pregressi. L’autore sottolinea come la questione del libero arbitrio sia una questione complessa e non ancora del tutto risolta dalle neuroscienze. Come prendo le mie decisioni? Le decisioni sono il frutto dell’attivazione di complesse reti neuronali spesso in conflitto tra loro. Quelle la cui attività risulta più forte alla fine vince e determina l’esito della scelta. Spesso le reti razionali entrano in conflitto con quelle emotive e molte volte queste ultime sono in grado di mitigare e rendere meno pericolose le scelte dettate da pura razionalità, soprattutto nel caso di questioni di vita o di morte. Oggi, grazie agli sviluppi in campo neuroscientifico è stato possibile dimostrare gli effetti sul processo decisionale di una perdita di capacità emotiva nell’essere umano. Corpo e cervello devono essere in stretta comunicazione perché sia possibile arrivare ad una decisione, senza un particolare valore emotivo, la bilancia non pende né da una parte né dall’altra. L’autore sottolinea anche come ogni decisione coinvolga esperienze passate, situazione presente e previsioni sul futuro, queste ultime guidate dal sistema di ricompense secondarie, le primarie riguardano la soddisfazione di necessità biologiche come acqua e cibo e passano generalmente in secondo piano a favore di astratti ideali per noi significativi. Il cervello simula le varie possibilità, con una grande capacità previsionale fondata sulle esperienze che abbiamo vissuto e su continui aggiustamenti in base a quelle nuove che facciamo, valuta quale provoca una maggiore soddisfazione e opera una scelta. Ho davvero bisogno di te? In questo paragrafo l’autore sottolinea la nostra natura profondamente sociale e come le nostre competenze sociali siano radicate nel nostro circuito neuronale. A capire questi meccanismi si dedica una recente branca della scienza definita neuroscienza sociale. È fondamentale per la nostra sopravvivenza giudicare rapidamente la bontà o meno delle persone che ci circondano, e i nostri cervelli producono, infatti, continui giudizi sociali. Questa sembra essere un’abilità innata, nasciamo con la facoltà di distinguere chi sia degno di fiducia e chi non lo sia. Impariamo a decodificare le emozioni basandoci su indizi facciali e lo facciamo mettendo in atto un processo di rispecchiamento che ci porta a muovere in modo impercettibile gli stessi muscoli di chi stiamo osservando. Sono azioni inconsce e automatiche che rientrano in quelle abilità apprese che ci permettono di operare in maniera non consapevole e veloce una previsione utile. Le interazioni sociali, i legami fra gruppi sono stati fondamentali a livello evolutivo e lo sono tutt’ora, insieme è più facile sopravvivere e affrontare sfide complesse. Purtroppo, l’altro lato della medaglia è la facilità che un “gruppo di noi” crei anche un “gruppo dei loro”, grandi operazioni propagandistiche sono riuscite a manipolare il cervello delle persone ottenendo effetti di disumanizzazione e perdita di empatia verso altri esseri umani che hanno portato a genocidi tristemente famosi nella storia dell’umanità. Noi, che cosa diventeremo? Nell’ultimo capitolo, l’autore analizza le nuove ricerche che mirano a integrare le nuove tecnologie con la nostra biologia. Già diversi passi avanti sono stati compiuti in quel ramo chiamato sostituzione sensoriale che permette di inviare informazioni sensoriali tramite canali inusuali, ad esempio alla vista tramite il tatto. Questo permette di operare su sistemi sensoriali danneggiati, ma diversi tentativi si stanno facendo per il potenziamento delle nostre abilità percettive, per accrescere e prolungare le abilità del nostro corpo, e per cercare di conservare i corpi dopo la morte attraverso la crioconservazione. Sforzi si stanno compiendo anche nel tentativo di mappare e ottenere la simulazione di un cervello umano completo e verso forme di intelligenza artificiale sempre più complesse. Siamo in un momento delicato e senza precedenti nella storia, neuroscienze e tecnologia lavorano sempre più a stretto contatto e tutto questo porterà a grandi cambiamenti. Citazioni: «Siamo modellati dal mondo in cui ci capita di finire.» «Ogni vostra esperienza – tutto ciò che vedete, ogni suono, ogni odore – non costituisce un’esperienza diretta, bensì si tratta di una rappresentazione elettrochimica in un teatro buio.» «Nessuno può sperimentare l’effettiva realtà oggettiva; ciascuna creatura percepisce solo quello che la sua evoluzione le permette di individuare» «Noi abbiamo l’impressione di essere autonomi, di fare liberamente le nostre scelte. In alcune circostanze è tuttavia possibile dimostrare quanto questa sensazione sia fallace.» «I vostri neuroni e quelli di chi vi circonda in tutto il pianeta, interagiscono come in un gigantesco, mutevole superorganismo. Quello che individuiamo come noi stessi è molto semplicemente una rete dentro una rete più vasta.» Perché leggere questo libro: Perché, con un linguaggio semplice, permette di esplorare se stessi e acquisire familiarità con processi automatici di cui non sempre siamo consapevoli. Perché riporta moltissimi esempi concreti e interessanti vicini al nostro quotidiano e non solo. Perché non pretende di avere tutte le risposte ma favorisce la riflessione e la curiosità per approfondire ulteriormente diversi argomenti. Questa scheda è stata realizzata da B. MuzzolonCategoria: Crescita & Sviluppo