Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere


Daniela Lucangeli, Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere – Guida alla costruzione di attività creative e sfidanti per la scuola primaria e secondaria, Edizioni Erickson

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia, Crescita & Sviluppo, Genitorialità

Attraverso cinque lezioni in cinque grandi capitoli, l’autrice desidera dimostrare e raccontare come le emozioni siano collegate all’apprendimento e vuole arrivare al cuore d’insegnanti e genitori per agevolare la crescita e l’apprendimento dei...




Daniela Lucangeli, Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere – Guida alla costruzione di attività creative e sfidanti per la scuola primaria e secondaria, Edizioni Erickson

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Perchè leggere questo libro

Perché è un must per tutti gli insegnanti. Perché mostra la forte correlazione tra emozioni e apprendimento. Perché suggerisce come fare in modo chiaro e semplice. Perché è alla portata di tutti. Perché racconta processi di apprendimento semplici....


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Daniela Lucangeli, Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere – Guida alla costruzione di attività creative e sfidanti per la scuola primaria e secondaria, Edizioni Erickson

Riassunti di libri di crescita personale


Daniela Lucangeli, Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere – Guida alla costruzione di attività creative e sfidanti per la scuola primaria e secondaria, Edizioni Erickson Chi è l’autore? Daniela Lucangeli è professoressa di Psicologia dello sviluppo presso l'Università degli Studi di Padova, è esperta di psicologia dell'apprendimento. È autrice di numerosi contributi di ricerca e di intervento nell'ambito dell'apprendimento matematico. È membro di associazioni scientifiche nazionali e internazionali nell'ambito della psicologia dello sviluppo e dell'apprendimento, e presidente nazionale CNIS (Coordinamento Nazionale Insegnanti Specializzati). Qual è l’intento dell’autore? Attraverso cinque lezioni in cinque grandi capitoli, l’autrice desidera dimostrare e raccontare come le emozioni siano collegate all’apprendimento e vuole arrivare al cuore d’insegnanti e genitori per agevolare la crescita e l’apprendimento dei bambini e ragazzi di tutta Italia. La scuola deve essere catalizzatore di curiosità, interesse e gioia e non di sofferenze, paure e ansie. Questo libro insegna: Memoria ed emozioni. L'autrice racconta di un bambino di 9 anni che le fece notare il legame tra la presenza di errori e la sofferenza. Un nuovo filone della ricerca scientifica denominato "warm cognition" si focalizza proprio sul rapporto fra cognizioni ed emozioni: non esiste alcun atto cognitivo slegato da emozioni. Le emozioni sono corrente neuroelettrica che lascia una traccia scritta nella nostra memoria. La nostra evoluzione ha dimostrato l'importanza del "meccanismo della ricerca": per continuare ad evolversi, associato ad emozioni positive intense, provo una soddisfazione intensa e quindi cerco ancora. Invece le onde che riguardano emozioni dolorose, come l'angoscia e la paura producono reazioni di evitamento e diventano memoria dell'alert. La memoria dell'alert serve ad evitare ciò che ci può nuocere in futuro, ma un'esposizione a stress persistenze sviluppa vere e proprie sindrome ansioso-depressive da attivazione cronica dell'asse ipotalamo-ipofisario. Esperimenti scientifici dimostrano che la memoria della paura attraversa addirittura le generazioni, sfruttando una memoria filogenetica per autoconservazione e sopravvivenza. La scuola dell’abbraccio. Se mentre impara la tabellina del 7 un bambino sperimenta la fiducia del proprio insegnante nelle sue capacità assocerà la fiducia nella sua memoria. Se invece il bambino si sente sotto giudizio e oltre a fare un errore vive stati mentali di sofferenza, vorrà evitare situazioni simili. L'autrice dice molto chiaramente che «Se gli errori che i bambini compiono a scuola causano dolore, perché accompagnati da emozioni sgradite, l'alert che si stabilisce nella nostra memoria è "Scappa"». L'antagonista della paura e della colpa, ricorda la Lucangeli, è il diritto di sbagliare. Allievo ed insegnante sono alleati contro l'errore. Un'altro grande antagonista della paura è il coraggio sostenuto dall'alleanza, l'impressione di non essere soli e il desiderio di vincere un ostacolo. Se uno studente commette uno sbaglio e imputa il fallimento alla propria incapacità, sente che non può fare niente. L'alleanza con l'insegnante genera emozioni positive che "riattivano il sistema": un sorriso, una carezza, una barzelletta, una storia appassionante. Le emozioni positive che ne derivano stimolano l'interesse che agevola l'apprendimento e l'accettazione di sfide commisurate alle proprie possibilità. Gli interruttori emozionali. Un interruttore emozionale di conforto, allegria, gioia e alleanza è stato provato essere l'abbraccio o il contatto fisico. Dopo soli 20 secondi inizia ad aumentare il livello di ossitocina e si abbassano il battito cardiaco è la pressione sanguigna. Ma anche uno sguardo può abbracciare, una voce con la giusta intonazione può fare altrettanto. Quindi un insegnante che vuole creare alleanza con un bambino, non ci riuscirà con una nota sul diario o facendogli ripetere 20 volte l'esercizio che ha sbagliato, ma passando lì accanto, mettendo gli un braccio intorno alle spalle e creando alleanza "contro quell'errore da combattere". Il circuito nel cervello dell' intersoggettività comunicativa che l'autrice chiama "l’io-io" si attiva con il riconoscimento dell'altro e non con un insegnante che mantiene una postura accartocciata sulle fotocopie e gli occhi fissi sulla lavagna. Tocco, sguardo, sorriso, voce, incoraggiamento, allegria, sono tutti interruttori emozionali che agevolano l'apprendimento e l'alleanza con i bambini. Sbagliando s’impara. L'autrice riporta la storia di Mattia, un bambino a cui erano stati diagnosticati 4 disturbi specifici dell'apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia) e che aveva un quoziente intellettivo altissimo. Dopo mesi di lavoro Mattia ha ottenuto risultati notevoli. Quei difetti li aveva cancellati? No li aveva compensati. Questo perché il nostro cervello dimostra adattabilità e plasticità. Nel 2000, il premio Nobel Eric Kandel ha dimostrato che l'esperienza interviene sul cervello. L'apprendimento scolpisce il cervello creando continuamente connessioni neurali. Al contrario, le funzioni che non vengono allenate cedono il loro spazio a ciò che viene esercitato di più. È ragionamento comune che quando ci sia un errore è presente la colpa di qualcuno, oggi il meccanismo ha aggiunto alla colpa la presenza di una patologia. La mente non può non sbagliare. L'errore è parte del processo di apprendimento. Il flusso cognitivo dell'intelligere segue tre fasi: la prima "da fuori a dentro" per assimilazione, la seconda "da dentro a dentro" per elaborazione e la terza "da dentro a fuori" per restituzione. L'errore non è la dimostrazione né di una colpa né di una patologia, ma diventa la chiave di accesso alla comprensione del percorso cognitivo del bambino. Non è necessario che a un voto basso sia associato il giudizio accusatore. Se un insegnante assegna un voto basso ma si dimostra alleato per ottenere autenticamente il meglio, toglie la sofferenza associata all'errore, che resta tale senza giudizi svalutanti. I tre livelli di aiuto in educazione. Un professore che aiuta non ingozza o giudica, non si sostituisce al allievo né al suo impegno, perché in questo caso non lo accompagnerebbe all'autonomia. 1) Il primo livello di aiuto è l'esposizione creando un ambiente di apprendimento favorevole. 2) La seconda fase è la facilitazione, attraverso strumenti e sfide adeguate e 3) il terzo livello è l'aiuto. Per aiutare veramente un alunno è importante comprendere ciò che rivela l'errore. In-segnare significa lasciare il segno. Intelligenza significa capire cosa gli stiamo dicendo. Manuela di 8 anni ha dato la seguente definizione di intelligenza: «L'intelligenza è quando capisce giusto, cioè senza errori, ma a modo tuo, che come te nessuna si capisce.» Verso il successo scolastico. L'autrice racconta di quando ha vissuto a Ithaca e stava studiando per il suo dottorato. Lo studioso Joseph Novak le assegnò uno stanzino largo 2 metri quadrati che presentava una mensola su cui sostavano otto cervelli in formalina: 4 erano di serial killer, 4 erano di scienziati importanti della Cornell University. Per la giovane autrice questa fu un esperienza molto forte. Dai problemi si può fuggire o si può uscire. Si tratta di due scelte opposte. Lei capì che da quel problema doveva uscire e non fuggire. Da quel momento studiare per lei diventò non solo un lavoro ma "un modo di essere la persona che è". Ciò che studiamo nutre il nostro sé. Autoefficacia. Le emozioni influenzano l'apprendimento in modo qualitativo: quelle piacevoli favoriscono un approccio olistico, l'intuizione, la creatività nella soluzione dei problemi e una disposizione ottimistica verso l'impegno; quelle negative provocano ansia da prestazione, assorbono le risorse della memoria di lavoro, che è quel tipo di memoria che ci consente di tenere a mente numerose informazioni contemporaneamente. Cosa favorisce le emozioni positive? Albert Bandura parlava di autoefficacia cioè quei pensieri che una persona ha sulle proprie capacità. Chi si percepisce efficace, affronta i compiti con la consapevolezza di poterli portare a termine. Il senso di autoefficacia aiuta a sperimentare il successo soprattutto nelle prime fasi. È importante essere consapevoli di avere ciò che serve per raggiungere i traguardi e fornire delle sfide commisurate alle capacità della classe, ciò aiuta i ragazzi a porre l'accento sul miglioramento. Incoraggiamento. Anche l'incoraggiamento verbalizzato aiuta figli e studenti a sentirsi capaci. Perché il fallimento fa molta paura? Perché di solito è imputato alla mancanza di capacità. Ma se aiutiamo gli studenti ad attribuire fallimento a strategie inadeguate o a un approccio al compito poco funzionale - e non a un'assenza di abilità per la quale non si vede rimedio - il cambio di prospettiva marca una differenza sostanziale. Non è più "io" a essere sbagliato, ma l'approccio utilizzato. È necessario andare a scuola per apprendere e non per ottenere un bel voto. Non esiste chi è portato per lo studio e chi no. Le capacità non sono entità innate e le abilità possono svilupparsi. Solitamente si pensa che sia il successo a motivare lo studente a studiare, in realtà ciò che motiva veramente è percepire che un'attività sia fattibile e l'idea di poter arrivare a padroneggiare un compito. Quindi non sono soltanto successi o insuccessi reali a motivare o demotivare, quanto l'aspettativa degli uni o degli altri. L'importante è che l'insegnante aiuti lo studente a capire perché un compito non è andato bene e cosa si potrebbe fare la volta successiva. Frasi che svalutano come «Non sei capace», «Lascia, faccio io», «Stai sbagliando» fanno danno e alimentano la ricerca di approvazione nel bambino. Un ambiente che agevola l'apprendimento è tale 1) Se accompagna i tentativi di padronanza, 2) se permette di sbagliare senza conseguenze, 3) se offre affiliazione e vicinanza affettiva, 4) se suscita l'interesse nei confronti dello studio (se la curiosità è transitoria perché una volta che è appagata passa, l'interesse si può coltivare via via che si accrescono le informazioni), 4) se si presentano prove commisurate a un livello di sfida raggiungibile e 5) se la motivazione è intrinseca per "sentirsi bravi" e non per andare al cinema dopo aver finito i compiti. La passione negli insegnanti. «Vedere in un maestro la passione per il proprio mestiere coinvolge, genera impegno e favorisce la persistenza.» dice l'autrice. Entusiasmo deriva dal greco en e theos che significa letteralmente "avere un Dio dentro di sé". È importante che chi insegna non smetta mai di ricercare ciò che lo appassiona del proprio lavoro perché l'entusiasmo non si può simulare, dice l'autrice, ed è indispensabile viverlo per poterlo trasmettere. Stare male a scuola. I giovani di oggi vivono uno sviluppo diverso da quello con cui siamo cresciuti noi, pertanto non è possibile pensare di educare i ragazzi di oggi che, fuori da scuola, sono abituati a sollecitazioni tecnologiche, visive, multimediali, esperienziali e più attive. Una commissione ministeriale alla quale ha preso parte la Lucangeli ha riportato dati allarmanti sul malessere a scuola: sia di alunni che di insegnanti. Gli alunni si sentono inadeguati e a disagio (il 73% degli intervistati sta male all’interno della scuola e di questo il 60% sta male stabilmente); anche gli insegnanti hanno dichiarato di stare male perché caricati di incombenze che non valutano pertinenti alla loro professione e perché non si sentono più significativi per il sistema sociale. I nostri ragazzi – ci riporta al problema l’autrice – sono ingozzati di materiale da memorizzare e sono continuamente in stato di alert tra verifiche, giudizi, scadenze e tempi sempre stretti. Ma dove sta la passione per la conoscenza in tutto questo? Noia e senso di colpa. Alcuni studenti sono annoiati dallo studio, altri vivono perennemente un senso di colpa per non fare bene il proprio lavoro, altri ancora vivono entrambe le emozioni. «Allo studente viene chiesto di imparare troppo, in poco tempo, senza passione, con l’ansia di doverne rendere conto, la frustrazione di non riuscire, la sensazione di perdere tempo per cose più utili e piacevoli», ecco la realtà secondo l’autrice. E gli insegnanti non devono prendersi come “trasmettitori” di sapere ma come dei “modificatori” del grande elaboratore che è il cervello (il connettoma umano) dei ragazzi. I docenti hanno un grande potere: modificano la struttura della persona che hanno davanti. L’umore è contagioso, come un virus che una persona porta in una stanza affollata. E allora gli insegnanti devono essere consapevoli che anche loro possono trasmettere non virus ma passione, positività, curiosità, interesse, senso di efficacia, senso di fiducia e benessere. E siccome i nostri ragazzi passano molto tempo a scuola, in termini di ore e di anni, possono essere resi deboli o molto forti. Tutti bravi con i numeri. La prima intelligenza non è quella linguistica, è quella numerica. Il neonato impara che la mamma è una voce, che il papà è uno diverso da uno e che c’è anche l’infermiera. 1,2,3 presentano già il concetto di maggioranza, minoranza e uguaglianza. È straordinario, ci fa notare la Lucangeli, come la prima intelligenza così primordiale sia riconosciuta così problematica a scuola, e in particolare nelle scuole italiane. Se non permettiamo ai bambini di esercitarsi nei domini cognitivi giusti, ma puntiamo sulla memoria di procedure, le loro prestazioni si indeboliranno, fino a sembrare discalculia evolutiva. Non si parla a un neonato solo una o due volte al mese… La scuola punta a volte più sulla memorizzazione dei processi che sul fare pratica. L’autrice riporta una divertente “metafora del nuotatore”: è difficile insegnare a qualcuno come nuotare a stile libero tra verticalità, orizzontalità, movimenti delle braccia e respirazione. È impossibile. Come è impossibile chiedere poi a qualcuno di imparare la spiegazione di come si nuota, imprimerla nella memoria e poi svolgere un test di comprensione. Se solo si allenassero gli alunni a 5 minuti al giorno di calcolo mentale, svanirebbero – a detta dell’autrice – tutti quei falsi discalculici riscontrati in Italia (20% in Italia mentre 2,5% secondo l’International Academy for Research on Learning Disabilities). Citazioni: «Nessun atto della nostra vita cognitiva è slegato dalle emozioni che proviamo.» «Un sistema di apprendimento basato sull'avere paura degli errori, dell'insegnante o della verifica produce un corto circuito.» «Un insegnante che abbandona l'allievo è quello che non offre uno sguardo di tenerezza, che non dimostra attenzione né alleanza, ma è anche quello che se limita a constatare e sanzionare l'errore, anziché guardarvi come a un'opportunità per rinforzare il punto debole del meccanismo di apprendimento.» «Quello di sbagliare e di provare a correggersi è un diritto.» «Vedere in un maestro la passione per il proprio mestiere coinvolge, genere impegno e favorisce la persistenza.» Perché leggere questo libro: Perché è un must per tutti gli insegnanti. Perché mostra la forte correlazione tra emozioni e apprendimento. Perché suggerisce come fare in modo chiaro e semplice. Perché è alla portata di tutti. Perché racconta processi di apprendimento semplici. Perché riconsidera l’errore in modo intelligente. Perché dimostra l’estrema importanza della figura del docente. Questa scheda è stata realizzata da Paolo M. Categoria: Genitorialità, Comunicazione & Psicologia, Crescita & Sviluppo