Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere


Selene Calloni William, Noburu Okuda Dō, Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere, Hermes Edizioni

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità

L’intento dell’autrice è quello di aiutare i lettori a vivere la vita a pieno seguendo il proprio ikigai, letteralmente “ciò per cui vale la pena vivere”. Con molti esercizi pratici di riflessione, l’autrice guida chi legge il libro a vivere il...




Selene Calloni William, Noburu Okuda Dō, Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere, Hermes Edizioni

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Perchè leggere questo libro

Perché ci guida a capire che il mondo è non solo materiale ma “immaginale” e questo ci aiuta a realizzare l’ikigai e ad avvicinarci alla natura, vita, antenati, mondo. Perché è pratico e propone mandala per scoprire sé stessi e stare meglio....


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere" di Selene Calloni William è di circa 5/10 min.

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Selene Calloni William, Noburu Okuda Dō, Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere, Hermes Edizioni

Riassunti di libri di crescita personale


Selene Calloni William, Noburu Okuda Dō, Ikigai, ciò per cui vale la pena vivere, Hermes Edizioni Chi è l’autore? Scrittrice, viaggiatrice e documentarista. È autrice di numerosi libri e caposcuola della visione simbolo-immaginale. La sua peculiarità è quella di spaziare da Oriente a Occidente: da yoga, sciamanismo e meditazione, fino alla psicologia occidentale e allieva di James Hillman. Qual è l’intento dell’autore? L’intento dell’autrice è quello di aiutare i lettori a vivere la vita a pieno seguendo il proprio ikigai, letteralmente “ciò per cui vale la pena vivere”. Con molti esercizi pratici di riflessione, l’autrice guida chi legge il libro a vivere il vero ikigai, quello che si conosce realizzandolo. Vivere il proprio ikigai è una gioia e lo si riconosce attraverso la soddisfazione e senso di completamento che si prova. Questo libro insegna: Ikigai è l’espressione “ciò che ti rende felice di alzarti al mattino”, iki significa “vita” e gai è “ciò che vale la pena”. È assimilabile al termine “eudaimonia” che in greco definisce la felicità. L’autrice ci propone un viaggio, composto da tre spinte propulsive: 1. Quella di passare da verbi come avere o fare al solo verbo “essere”, 2. Quella di passare da una visione sequenziale a una visione ologrammatica, per cui gli eventi sono entità, spiriti, daimones, anime e «non accadono gli uni in conseguenza degli altri in un tempo lineare, bensì sono gli uni dentro negli altri e tutti simultanei». E 3. Quella di portare attenzione alle piccole cose «poiché in esse si riflettono le grandi». Come realizzarlo. L'ikigai non può essere afferrato dalla mente perché non è un concetto. Ci si può sintonizzare con il proprio ikigai respirandolo, vivendolo, incarnandolo, ma non afferrandolo con la mente, come se fosse una teoria un concetto o un pensiero. L'autrice ci suggerisce un percorso in quattro stadi per raggiungere i nostri obiettivi attraverso la trasformazione alchemica: 1. L'individuo pensa di essere la vittima e crede che tutto "accade a me"; 2. L'individuo ha l'impressione che gli eventi accadono per la propria capacità di portarli in essere, 3. L'individuo ha compreso che gli avvenimenti non sono meccanicistici e che è solo canale del divenire. Qui ciò che fa la differenza non è il quoziente di intelligenza ma il quoziente di apertura; 4. Infine, l'individuo capisce che esiste una condizione di "non dualità" dove la morte e la vita sono riunificate in un unico atto. Il mandala della trasformazione alchemica. Seguendo l'immagine, l'autrice ci suggerisce di rilassarci e, quando si sente che dei ricordi piacevoli hanno cominciato a riscaldare il cuore e a rilassare i muscoli e gli organi, si può procedere nella compilazione del Mandala della trasformazione alchemica. Nel primo cerchio più esterno (vittima) scrivere il nome degli eventi per i quali ci si sente vittima. Nel secondo cerchio (apprendista) scrivere ciò che si è voluto perché in linea con valori familiari, mondani e sociali, bisogni indotti dall'esterno per traguardi artificiali. Nel terzo cerchio (veicolo mago) scrivere il proprio grande ideale, possibilmente in una sola parola. Nel quarto cerchio (non-dualità) riportare le proprie paure e insicurezze con il fermo proposito di superarle al fine di raggiungere lo stato di piena realizzazione, di libertà che è la non-dualità. Nel quadrato al centro disegniamo un piccolo simbolo che rappresenta l'ikigai. Non è descrivibile a parole perché è un sentimento, un anelito di tutto l'essere. Può essere disegnato, cantato, sognato ma non pensato in termini logici, per esempio, l'ikigai dell'autrice è il drago. INSERIRE IMMAGINE 236.PNG Il denaro. Spesso, ricorda l’autrice, i cammini spirituali trascurano – o peggio mortificano – la dimensione della crescita sociale o economica, invece, è importante che le battaglie spirituali siano combattute anche sul piano “materiale” e che il denaro passi come energia tra le mani di chi lo usa per aiutare e far crescere tutti. L’ikigai è anche la capacità di vivere nel flusso dell’abbondanza. Così come per i greci, l’eudaimonia era essere felici, come anche finanziariamente liberi e agiati. Il “flow” dell’abbondanza non riguarda solo in denaro, ma anche la creatività, relazioni, amicizie e amore. Il mandala del successo. Per avere successo in qualcosa è necessario che vengano soddisfatte tre condizioni: 1 Avere una forte necessità, 2. Avere delle doti, 3. Coinvolgere altri. Disegniamo un Mandala circolare con tre cerchi concentrici è un piccolo quadrato vuoto al centro per eseguire il mandala del successo. Nel cerchio più esterno descriviamo la necessità di avere successo, nel secondo cerchio descriviamo le doti che servono per quel tipo di successo che vogliamo ottenere, e nel terzo cerchio - quello più interno - descriviamo la o le persone di cui abbiamo bisogno per raggiungere questo obiettivo. Dialoghiamo con il principio che abbiamo descritto nel Mandala e ripetiamo le parole "Aiutami ad aiutarti ad aiutarmi". Indugiamo nell'immaginare la prossima vita in una condizione di assoluto appagamento e superamento di quelle mancanze. Creiamo l'immagine di noi stessi con queste doti ben sviluppate e manifeste. Parliamo con la parte invisibile degli individui di cui abbiamo bisogno. L'autrice ricorda che «parlare dialogare con l'aspetto invisibile di cose e persone è il modo più chiaro ed efficace per divenire consapevole di sé.» L'ikigai e il pianeta. Una tradizione immaginale è un insieme di archetipi, di immagini, di miti che si sono consolidati nel corso di più generazioni e che plasmano e condizionano il nostro modo di pensare. Da molte generazioni noi occidentali non siamo più capaci di vedere Dio associato alla natura, alla verdura che mangiamo, all'aria che respiriamo e all'acqua che beviamo. Quando un uomo primitivo pregava "Sia fatta la tua volontà" si rivolgeva agli elementi della natura quali la pioggia, il vento, il lupo o l'aquila. Noi ci rivolgiamo a un Dio che vive in un cielo lontano. Il risultato è parte del nostro karma, è la distruzione della nostra natura. L'autrice ci ricorda che la chiamata è molto forte e queste immagini sono venute dal nostro karma. Il mondo è negli occhi di chi lo guarda, ed è una "creazione immaginale". Fino a che non assistiamo a una reale mutazione dell'immagine che abbiamo del mondo, non possiamo parlare di una reale cambiamento della coscienza. Le sette gemme. Per armonizzare la vita con l'ikigai è fondamentale rivolgere l'attenzione verso l'interno e la percezione del mondo gradualmente si trasforma. Gli eventi non sono più prodotti di cause meccanicistiche e le persone non sono più assoggettate a filtri del giudizio: bello, brutto, buono, cattivo, capace, incapace. Per aiutarci nel processo di trasformazione, l'autrice suggerisce le 7 tipologie di eventi o di avi, che lei definisce le 7 gemme. Sono spiriti guida, daimones, angeli che si possono visualizzare con sembianze maschili o femminili. Le 7 gemme sono: 1. I nobili guerrieri, che permettono di ritrovare la forza. Come la sua allieva attrice che trovò la forza di contrastare un torto famigliare e si liberò facendo carriera. 2. Gli infaticabili nomadi, che permettono di guardare alla situazione di nomadismo come di libertà. Come Luca, il documentarista, che non aveva una vera casa e, solo quando iniziò a guardare alla sua situazione in positivo poté trovare casa. 3. Gli appassionati guardiani della ricchezza, che permettono di usare il denaro a vantaggio dell’umanità. Come per Romina, che passò da parrucchiera a dodici negozi da gestire con parte dei proventi dedicati ad acquistare appezzamenti per conservare boschi. 4. I potenti custodi dell'ideale, che è una potente immagine, eidolon in greco, che ha guidato Mario, architetto caduto nelle grinfie della droga a riprendere in mano la propria vita partendo dalla ristrutturazione di un centro per la pratica yoga. 5. I leggeri araldi della parola e della fama, che hanno permesso a Cristina di cambiare punto di vista. Si era trasferita in California e sentiva di non poter continuare a professare la psicoterapia in una lingua diversa. Grazie all’evocazione degli araldi della parola e della fama, Cristina capì che, da straniera, poteva permettersi di rallentare, studiare il suo linguaggio e aiutare ugualmente. Ora ha uno studio in Beverly Hills e ha fatto tradurre un libro. 6. Gli impeccabili ispiratori della conoscenza, che sono da evocare quando bisogna prendere decisioni importanti, si tratta di spiriti, avi ed eventi. Per Paola, la scelta di diventare presidente di quell’associazione era dettata dal cuore ma si rivelò una preoccupazione continua. I conti non tornavano e molti intrighi si nascondevano nella dirigenza. Un uomo, esperto in meccanismi finanziari, le permise di rimettere in ordine l’associazione e di farla fruttare. Ora, quell’uomo che era l’incarnazione degli ispiratori della conoscenza è anche suo marito. 7. I fedeli protettori, che ci proteggono per calmarci e per placare la nostra ansia. Come quando l’autrice guida delle persone in luoghi estremi ad altitudini elevate e alcune, le più ansiose, provano il “male d’altitudine”. Solo l’evocazione dei “fedeli protettori” l’ansia diminuisce e magari l’associazione con oggetti protettivi come sciarpe, scialli o mantelli. OMI, One minute meditation. «La perdita di energia è perdita del contatto con la dimensione spirituale» ci ricorda l’autrice. Le One minute meditation sono una tecnica di meditazione semplice ed efficace che ci permette di vivere una vita ispirata, in armonia con l’ikigai e metterci in contatto con la dimensione invisibile degli eventi. Ecco un immersione del mattino: 1. Osserviamo il nostro “veicolo corporeo” e chiediamoci come stanno le nostre energie (che dipendono da come abbiamo mangiato, respirato, dal movimento e dal sonno). 2. Chiamiamo a raccolta anche gli spiriti dei nostri organi, dei nostri antenati e della natura, nel mentre bisbigliamo il mantra A-MA-TE-RA-SU-O-O-MI-KA-MI per nove volte. 3. Pensiamo ad azioni compassionevoli che potremo compiere nella giornata. 4. Ripetiamo ancora per nove volte il mantra A-MA-TE-RA-SU-O-O-MI-KA-MI, il cosiddetto “patto con gli spiriti” e chiediamo loro di prendersi cura della nostra energia per il giorno che sta arrivando. 5. È importante che poi le azioni compassionevoli pensate siano attuate, il resto verrà da sé. (Nella religione shintoista, Amaterasu Omikami significa letteralmente “grande dea che splende nei cieli”). Un modo di vita ancestrale. Ecco le regole d’oro per mettere in ordine nel corpo, nelle emozioni e nella mente e “fare spazio”. 1. Non riempiamo mai lo stomaco al 100%, 2. Privilegiamo verdure, legumi, frutta, 3. Consumiamo, se riusciamo, l’ultimo pasto del giorno almeno tre ore prima di coricarci, 4. Ogni tanto nella giornata, dedichiamo un minuto di immersione cosciente al fine di creare vuoto e spazio nel veicolo emotivo e mentale. Qui possiamo ripetere il mantra già visto A-MA-TE-RA-SU-O-O-MI-KA-MI, 5. Dedichiamo i meriti che si sprigionano dalla pratica meditativa «a tutti gli esseri senzienti, visibili e invisibili, affinché possano elevare la loro saggezza, compassione e gioia». La solitudine come valore positivo. Un ultimo consiglio ci viene offerto dall’autrice in merito alla solitudine che alcuni, specialmente avanzando con l’età, temono. La solitudine non è angoscia, ci dice l’autrice, «perché si è immersi nella presenza dell’invisibile». No c’è bisogni di diventare shintoisti per avvicinarsi alla natura. «Dare al materialismo una possibilità di superare se stesso e di sciogliersi in ciò che lo trascende è un atto d’amore.» Amando un albero, una montagna, un avo li sentiamo costantemente vicini a noi in modo profondo e spirituale. Questo ci può far sentire avvolti e protetti opponendosi al sentimento di solitudine. Citazioni: «La vera libertà finanziaria è lavorare con creatività e passione per la tua anima, non per il sistema finanziario che si serve del tuo lavoro come una ragnatela si serve della forza che una mosca esercita per liberarsi al fine di imprigionarla sempre di più.» «Ikigai è fare esattamente ciò per cui l'anima è venuta, che è ciò che ti appaga totalmente.» «Tu non sei qui per servire il mondo esistente, ma per creare il tuo mondo attraverso il fuoco della tua passione e del tuo amore.» «L'ikigai è un fatto d'anima. L'anima non sbaglia; se stai seguendo il calcolo utilitaristico del tuo Ego, essa cerca incessantemente di riportarti verso il tuo ikigai.» «I progetti che falliscono sono quelli che non sono in armonia con il tuo ikigai, perciò non devi avere paura del fallimento e del cambiamento.» «Quando la mente si acquieta e il corpo è immobile, non sei più in relazione con la tua coscienza di superficie, che è il risultante di un cumulo di impressioni acquisite nel corso degli anni, ma con una coscienza più vasta, profonda e libera che ti unisce a ciò che i sensi comunemente non possono percepire e la mente non può afferrare.» Perché leggere questo libro: Perché ci guida a capire che il mondo è non solo materiale ma “immaginale” e questo ci aiuta a realizzare l’ikigai e ad avvicinarci alla natura, vita, antenati, mondo. Perché è pratico e propone mandala per scoprire sé stessi e stare meglio. Perché considera il denaro come uno strumento utile al bene. Perché va oltre la logica della mente e ci fa vivere in modo più profondo. Questa scheda è stata realizzata da Paolo M. Categoria: Mindfulness & Felicità