Come crescere un bambino sicuro di sé


Paola Santagostino, Come crescere un bambino sicuro di sé, Edizioni Red

Crescita Personale, Genitorialità

L’autrice intende fornire spiegazioni sul valore dell’educazione nell’infanzia come base per la costruzione di una personalità sicura e di una buona autostima. Descrive e fornisce consigli su quali comportamenti e modi di rivolgersi ai bambini...




Paola Santagostino, Come crescere un bambino sicuro di sé, Edizioni Red

Paola Santagostino, Come crescere un bambino sicuro di sé, Edizioni Red è disponibile su Amazon Paola Santagostino, Come crescere un bambino sicuro di sé, Edizioni Red è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché porta a riflettere su quanto siano determinanti, anche a distanza di tempo, le valutazioni e considerazioni che gli adulti esprimono circa i successi e gli insuccessi dei bambini. Spiega in modo semplice e con esempi pratici, non solo cosa dire, ma...


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Paola Santagostino, Come crescere un bambino sicuro di sé, Edizioni Red

Riassunti di libri di crescita personale


Paola Santagostino, Come crescere un bambino sicuro di sé, Edizioni Red Chi è l’autore? Paola Santagostino è psicologa e psicoterapeuta specializzata in medicina psicosomatica, si occupa della fiaba come strumento di conoscenza e sviluppo personale. Tiene corsi in varie parti d’Italia sull’uso della fiaba, la psicologia del colore e il significato psicosomatico delle malattie. Qual è l’intento dell’autore? L’autrice intende fornire spiegazioni sul valore dell’educazione nell’infanzia come base per la costruzione di una personalità sicura e di una buona autostima. Descrive e fornisce consigli su quali comportamenti e modi di rivolgersi ai bambini contribuiscano alla costruzione di un’immagine di sé positiva. Conosci meglio il libro: Protezione e sicurezza. Nella vita quotidiana i bambini vengono a trovarsi in situazioni ricche di stimoli e opportunità di crescita. Per essere tali queste esperienze vanno valorizzate dai genitori che spesso le vivono, e le fanno percepire ai figli, solo come fonti di ansia e pericolo. L’autrice porta ad esempio il classico pomeriggio al parco, in cui capita che i bambini riescano ad imbattersi nelle cose e azioni più nocive! “Non toccare quello, non lanciare quell’altro, non andare laggiù, non fare quello …” sono divieti che le mamme talvolta impongono ai bambini in tono sgradevole e allarmato. L’autrice suggerisce che l’alternativa valida ad una serie di divieti e limitazioni sia quella di indicare ai bambini, in modo chiaro e semplice, ciò che possono fare e toccare, dove possono dirigere la loro attenzione, offrendo loro stimoli e sollecitazioni adatti alla loro età. Guidare i bambini verso l’esplorazione del mondo che li circonda è vitale per la loro crescita, e questa esplorazione dovrebbe essere incentivata dai genitori con un senso di protezione che privilegi le opportunità e le esperienze, che seppur pilotate, danno il senso del poter fare senza sbagliare e senza sentirsi sbagliati. Nella pratica ciò si traduce in frasi del tipo “guarda … vai a … senti … andiamo a …” che dovrebbero prendere il posto dei divieti “non andare, non fare, non toccare …” che creano nei bambini la sensazione di essere sbagliati e di fare cose sbagliate. Gli ambienti sono ricchissimi di opportunità e stimoli che talvolta non vengono percepiti perché l’occhio dei genitori è diretto e concentrato solo sui possibili pericoli. L’autrice suggerisce di provare a guardare con un punto di vista diverso dalle solite abitudini percettive, che tendono a dirigere l’attenzione verso i pericoli, ma cogliere quegli aspetti positivi e quelle opportunità di conoscenza che l’ambiente offre ai bambini. La costruzione dell’idea di sé. L’autrice ricorda che i bambini nascono senza avere idea di chi siano: è un concetto che apprendono di riflesso su ciò che viene loro comunicato a livello verbale e non verbale. Un neonato coccolato e accarezzato si sentirà apprezzato e benvoluto, un bambino si sentirà capace e sicuro se i messaggi, i giudizi e lo stile comunicativo dei genitori gli faranno capire che pensano bene di lui, e lo faranno sentire apprezzato sollecitando comportamenti positivi. Ecco perché l’autrice consiglia ai genitori di sostenere i comportamenti positivi dei bambini evitando di evidenziare in modo denigratorio e svalutante gli errori. Troppi limiti e divieti danno ai bambini la sensazione di impotenza che a lungo andare crea senso di inferiorità. Valorizzare le qualità e potenzialità reali dei bambini, le loro doti naturali, affinché siano consapevoli del loro valore: fare in modo che gli errori non vengano giudicati con eccessiva severità. I bambini che hanno paura di sbagliare saranno adulti che tenderanno a non mettersi alla prova, a non osare e ad avere un atteggiamento rinunciatario. Come dare i divieti. Ci sono momenti in cui i genitori sono costretti ad intervenire con dei divieti per far fronte a situazioni di reale pericolo. In questi casi l’autrice consiglia di non fa sentire il bambino inferiore agli altri, non fornire spiegazioni complicate e astratte di difficile comprensione. Per ovviare a questi aspetti è utile proporre al bambino una o più alternative valide al divieto, senza demonizzare l’eventuale pericolo. L’autrice consiglia ai genitori che devono fornire ai bambini una risposta ad una richiesta di iniziare prima con la spiegazione e solo dopo alla conclusione con il “sì” o il “no”: i bambini si concentrerebbero solo sulla risposta iniziale e reagirebbero subito senza prestare attenzione alla spiegazione. Un divieto sarà accettato con più serenità se il genitore propone al bambino un “patto”, un accordo reciproco che gli dà la sensazione di avere il controllo della situazione e di essere importante, di avere un ruolo di valore all’interno del patto. Un altro aspetto da mettere in evidenza quando si danno i divieti è l’affettività: i genitori dovrebbero dire apertamente che si sentono preoccupati e impauriti se il bambino facesse quella cosa, ad esempio saltare da un muretto alto, spiegando il perché. Anche questo aiuta i bambini ad accettare in modo meno traumatico un no, e a capire che il problema non è nelle loro capacità ma nella paura dei genitori, che temono che il bambino si faccia male. Rassicurare emotivamente. Un bambino che dice di non essere capace di fare niente e che non accenna neanche a provare a fare, ha necessità di essere rassicurato e consolato su quelle che sono le sue capacità e potenzialità. Bambini che si definiscono non capaci e che si valutano solo sulla base di ciò che non sanno fare hanno bisogno di genitori pronti ad offrire loro un punto di vista diverso, che li definisca sulla base di ciò che sanno fare e delle loro capacità. L’autrice la definisce un’operazione di “riequilibrio” e ridimensionamento del problema: far emergere un altro aspetto della realtà, quello delle capacità reali ed effettive del bambino che avrà così modo di sentirsi emotivamente adeguato e pronto. Fondamentale è la comunicazione non verbale dell’adulto che deve trasmettere al bambino sincera convinzione del suo valore. A volte è utile sia stimolare i bambini a provare e mettersi in gioco sia offrirgli un piccolo aiuto per provare insieme a fare, senza però sostituirsi totalmente a loro. Successi e insuccessi. Il giudizio e il valore che i genitori attribuiscono alle esperienze quotidiane dei bambini, incidono e incideranno sul loro modo di valutare se stessi e il loro operato. Un bambino per sentirsi sicuro di se stesso ha bisogno che gli adulti lo guidino non solo a ricordargli i successi, le capacità e le sue doti naturali ma anche a dare il giusto peso ai fallimenti. I genitori che apprezzano apertamente i successi dei figli, valorizzando anche i tentativi e dando poco peso agli insuccessi creano nei bambini quella percezione che gli permette di valutarsi capaci, e valorizzano la loro sensazione di sicurezza. Con questo l’autrice non intende dire che i genitori dovrebbero lodare i figli anche di fronte ad un palese insuccesso, ma vuol dire che i genitori dovrebbero notare e dare importanza anche alle piccole conquiste quotidiane ed evitare di far notare sbagli ed insuccessi. Definire e valutare un fallimento come un tentativo creerà nel bambino una sensazione e percezione di sé ben diverse. Citazioni: «Molto più spesso di quel che non si creda la timidezza dei bambini nei rapporti con gli altri è anche questione di disabitudine.» «I bambini imparano molto per ripetizione di modelli e schemi di comportamento.» «È più rapido ed efficace sostenere i comportamenti positivi che tentare di reprimere quelli negativi.» «I bambini sono dei grandi imitatori.» «Se c’è una cosa che i bambini adorano in realtà, checché ne sembri, è fare piacere ai genitori.» Perché leggere questo libro: Perché porta a riflettere su quanto siano determinanti, anche a distanza di tempo, le valutazioni e considerazioni che gli adulti esprimono circa i successi e gli insuccessi dei bambini. Spiega in modo semplice e con esempi pratici, non solo cosa dire, ma come e quando rivolgersi ai bambini, affinché essi si fidino delle proprie capacità e abbiano quella giusta dose di autostima che nella vita gli servirà a mettersi in gioco e ad affrontare gli insuccessi con buon senso. Questa scheda è stata realizzata da Francesca Pitzolu Categoria: Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia