Il denaro spiegato ai miei figli


Alfio Bardolla, Il denaro spiegato ai miei figli, Sperling & Kupfer

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L’autore intende sottolineare quanto siano dannose le tradizionali convinzioni relative alla ricchezza e quanto invece essa rappresenti un primo passo verso la completa realizzazione personale. Secondo l’autore, una mentalità imprenditoriale, votata al...




Alfio Bardolla, Il denaro spiegato ai miei figli, Sperling & Kupfer

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Perchè leggere questo libro

Perché l’autore è conosciuto nell’ambito della finanza personale. Perché aiuta i genitori a inculcare nei figli una mentalità vincente. Perché l’autore spiega i concetti in modo molto semplice. Perché è corredato da un’appendice che riporta le...


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Alfio Bardolla, Il denaro spiegato ai miei figli, Sperling & Kupfer

Riassunti di libri di crescita personale


Alfio Bardolla, Il denaro spiegato ai miei figli, Sperling & Kupfer Chi è l’autore? Alfio Bardolla è il fondatore e Master Trainer della Alfio Bardolla Training Company. Riconosciuto come uno dei massimi esperti nel campo dello sviluppo personale e finanziario in Italia, è autore dei best seller I soldi fanno la felicità e L’arte della ricchezza. Il suo motto è: «Se non sei ricco, è perché nessuno te lo ha ancora insegnato.» Qual è l’intento dell’autore? L’autore intende sottolineare quanto siano dannose le tradizionali convinzioni relative alla ricchezza e quanto invece essa rappresenti un primo passo verso la completa realizzazione personale. Secondo l’autore, una mentalità imprenditoriale, votata al successo, deve essere alla base dell’educazione dei figli, preparati fin da piccoli a stabilire i loro obiettivi e a focalizzarsi su di essi senza alcun timore del fallimento. Questo libro insegna: Gli stili di educazione e di arricchimento. I Paesi più evoluti tendono ad arricchirsi a spese di quelli più poveri. La modalità di azione si rispecchia negli stili di educazione: 1) Forza. La nazione è depredata delle sue ricchezze e spogliata della sua cultura e del potere economico. Lo stile educativo basato sulla forza si fonda dunque sul terrore e sulla prepotenza. I vantaggi sono immediati e il bambino tenderà a ubbidire solo per paura; 2) Potere economico. Un Paese creditore concede dei prestiti a un Paese debitore in cambio dello sfruttamento delle risorse naturali. Allo stesso modo, il genitore cerca di colmare il vuoto dovuto alla propria assenza attraverso regali e denaro. Se insoddisfatti, i figli potranno essere accusati di ingratitudine; 3) Conoscenza. Il potere si basa sulla vendita di conoscenza. Tra genitori e figli sono costanti il dialogo e l’ascolto reciproco. I risultati saranno duraturi e a lungo termine. Gli stili educativi dannosi. Ciò che i genitori trasmettono ai figli può influire notevolmente sulla loro personalità, sulla loro autostima e sulle loro convinzioni. Gli approcci da evitare sono: 1) Iperansioso. I genitori vedono il pericolo dappertutto e assillano i figli con le loro paure. Con questo approccio si producono soggetti timidi, alla costante ricerca di qualcosa o di qualcuno che sia in grado di dare loro sicurezza; 2) Iperprotettivo. È simile all’approccio iperansioso. Lo stile iperprotettivo è volto non a garantire la stabilità fisica bensì quella emotiva, a proteggere il bambino dalle delusioni. Di conseguenza, il bambino, da adulto, potrebbe sviluppare grandi dubbi sul proprio valore personale; 3) Ipercritico. Il genitore sottolinea errori e imperfezioni del bambino, senza però controbilanciare con gli elogi per i suoi aspetti positivi; 4) Perfezionista. Il genitore esige troppo dal figlio, non tenendo conto delle sue difficoltà oggettive. Di conseguenza, il bambino crederà di meritare l’amore dei genitori soltanto se riuscirà a ottenere quello che essi si aspettano; 5) Incoerente. Gratificazioni e punizioni sono alternate secondo lo stato d’umore dei genitori. Il bambino, non vedendo alcun tipo di regola, si sentirà disorientato. I livelli logici. Secondo Robert Dilts, trainer e ricercatore di PNL, bisogna distinguere tra le azioni e i comportamenti, da un lato, e le rappresentazioni dall’altro. I processi mentali avvengono seguendo una piramide suddivisa in livelli gerarchici. 1) Ambiente. È definito dal luogo e dalle persone con cui convivono i bambini; 2) Comportamenti. Sono determinati dal nostro modo di essere, che a sua volta causa lo stato emozionale e di conseguenza azioni e risultati; 3) Capacità. Si sviluppano abituando il bambino a provare nuove esperienze e a uscire quindi dalla propria «zona di comfort». L’eccesso di cura potrebbe provocare carenza di autostima; 4) Credenze/valori. Rispondono alla domanda «perché?» e comprendono tutto ciò che ci spinge ad agire, la nostra forza guida. I genitori devono quindi insegnare ai figli come creare delle credenze positive e potenzianti che li aiutino a realizzare i loro obiettivi e a sfruttare anche le emozioni negative (rabbia, tristezza, dolore etc.); 5) Identità. Risponde alla domanda «chi?». In essa sono racchiusi i valori che stabiliscono chi siamo e quale è la nostra missione. I bambini, supportati dai genitori, devono sviluppare un’identità ottimista, essere fieri di sé stessi e sapere come trovare dentro di sé le risorse di cui necessitano; 6) Spiritualità. Risponde alla domanda «per chi e per che cosa?». Ha a che fare con il significato profondo della vita, ovvero quello che riteniamo possa essere la fase «superiore». Per esempio, se credo che arricchendomi provocherei la povertà negli altri, automaticamente il livello spirituale sarà sottoposto a dei limiti che mi autosaboteranno. Le convinzioni pessimistiche. Le convinzioni possono condizionare e governare la nostra vita, la salute e le emozioni. Poiché guidano i nostri pensieri, di conseguenza possono guidare anche le nostre azioni, aiutandoci o impedendoci di raggiungere i nostri obiettivi. L’autore propone l’esempio di due ragazzi, Chiara e Marco, dai caratteri opposti: entrambi perdono una partita di tennis ma mentre Chiara reagisce in modo positivo, rimboccandosi le maniche e accettando di impegnarsi di più, Marco si convince di non essere adatto a quello sport, finendo così per rinunciare del tutto all’attività agonistica. Le convinzioni possono dunque essere positive, come nel caso di Chiara, oppure pessimistiche, come nel caso di Marco. In quest’ultimo caso, le convinzioni agiscono attraverso due meccanismi, ovvero le profezie che si autoavverano (il soggetto si basa su convinzioni che ritiene vere, anche se palesemente false) e i preconcetti confermanti (il soggetto pone l’attenzione solo sulle prove che confermano la visione di sé e del mondo e non su quelle che la confutano). I valori. Rispondono alla domanda «Che cosa è veramente importante per noi?». I valori sono i concetti direttamente collegati con le convinzioni, gli atteggiamenti e i giudizi quotidiani. Nel corso dell’acquisizione di determinati valori, essi si trasformano in modelli comportamentali che iniziano a spiegare le decisioni e le azioni del bambino. I valori sono trasmessi nel corso di tre fasi: 1) L’età delle regole (1-7 anni). Il bambino non sa ancora ciò che vuole fare ma deve sapere ciò che può fare. Il controllo corretto permetterà ai figli di sviluppare padronanza e disciplina da applicare in autonomia; in assenza di limiti invece è probabile che da adulto il bambino cercherà di ribellarsi a qualunque tipo di disciplina; 2) L’età dell’imitazione (8-14 anni). Il bambino impara i valori non attraverso le parole o le minacce ma attraverso l’esempio, il primo dei quali deve essere la coerenza; 3) L’età dell’ispirazione (14-21 anni). L’adolescente ha bisogno di qualcuno a cui ispirarsi e se i genitori non riescono a farlo allora egli cerca un altro modello da seguire. L’autostima. È la percezione del proprio valore e delle proprie capacità ed è basata su sei elementi chiave: 1) L’immagine di noi stessi e degli altri. Influenza il modo in cui guardiamo noi stessi e il mondo che ci circonda. Chi ha un’alta autostima si vede più alto e più bello rispetto agli altri; al contrario, chi possiede una bassa autostima sarà influenzato dall’immagine negativa di sé e questo andrà a influenzare il suo stato d’animo e di conseguenza le sue azioni; 2) Il dialogo interno. È la continua conversazione con noi stessi. È collegato allo stato d’animo e quindi alle azioni. L’alta autostima produce un dialogo interno caratterizzato da messaggi positivi, focalizzato sui propri pregi e sui punti di forza; al contrario, un basso livello di autostima si traduce con un dialogo interno focalizzato su punti di debolezza e difetti personali; 3) Il linguaggio che utilizziamo. Chi è dotato di alta autostima utilizza frasi potenzianti e positive. Da non trascurare l’importanza delle domande, orientate alla soluzione e non al problema; 4) Le convinzioni su noi stessi e sugli altri. Chi possiede un alto livello di autostima sfrutta queste convinzioni potenzianti per ottenere i risultati desiderati; 5) Il focus. È il punto in cui si indirizza l’energia, sui problemi o sulle soluzioni; 6) L’utilizzo del corpo (fisiologia). Una persona positiva ha una fisiologia aperta, con spalle indietro, respirazione rilassata e schiena diritta. Al contrario, chi ha una scarsa autostima è caratterizzato da una schiena curva, spalle basse e sguardo intimorito, con paure facilmente percepibili. Gli obiettivi. L’alta autostima porta alla consapevolezza circa le proprie paure, che non vanno ignorate ma affrontate, fino ad acquisirne il totale controllo. Le paure permettono di riconoscere le situazioni negative e di porre le giuste domande, al fine di fissare gli obiettivi migliori. Questo può avvenire seguendo cinque passi: 1) Analizzare «dove siamo» rispetto ai nostri progetti e obiettivi personali e professionali, e se questi verranno raggiunti o meno. Il nostro scopo era avere un matrimonio soddisfacente? E se sì, in che condizioni ci troviamo ora? 2) Verificare se le proprie azioni sono in linea con gli obiettivi. Si verifica la propria coerenza: es., se davvero ci interessa una certa attività, perché le nostre ore dedicate a essa sono così ridotte? 3) Cercare il feedback per regolare ed eventualmente correggere le proprie azioni. Nuove informazioni possono costringere a correggere progetti e intenzioni. Es. l’aggiornamento alle nuove tecnologie digitali; 4) Insistere nonostante le difficoltà. Il successo si lega strettamente con la determinazione e la consapevolezza che non bisogna arrendersi; 5) Essere ricettivi verso le nuove conoscenze e disposti a riesaminare le vecchie convinzioni. L’infallibilità non produce un alto livello di autostima, così come un eccessivo attaccamento alle proprie convinzioni. L’autore suggerisce di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e del conseguimento degli obiettivi: in pratica, la responsabilità della propria vita. L’obiettivo SMART. SMART è un acronimo ideato da Peter Drucker nel 1954. Esso vuol dire: 1) Specifico. Gli obiettivi devono essere formulati consapevolmente, per cui devo sapere che cosa voglio e dove intendo arrivare; 2) Misurabile. Si stabiliscono le azioni necessarie per raggiungere i propri obiettivi; 3) Accessibile. È legato alla coerenza: i comportamenti adottati sono in linea con gli obiettivi prefissati? 4) Realistico. L’obiettivo deve essere reale e stimolante per me; 5) Temporizzato. L’obiettivo deve anche essere basato su un periodo di tempo specifico in cui lo raggiungerò. La mentalità da milionario. I genitori dovrebbero insegnare ai figli ad adottare fin da piccoli una mentalità da milionario. Ci sono però delle credenze depotenzianti a cui prestare attenzione: 1) L’università è la chiave del successo nel business. L’iscrizione a certe facoltà non implica necessariamente il successo in ambito professionale. Si impara di più da soli, con l’esperienza diretta; 2) Un buon lavoro in una buona azienda o in banca è in grado di assicurare un futuro finanziario. I lavori a tempo indeterminato sono sempre più una rarità. L’alternativa potrebbe essere un business personale, prodotto magari da un imprenditore capace, sicuro e determinato. Queste sono qualità che si possono insegnare anche ai propri figli; 3) I bambini non dovrebbero preoccuparsi dei soldi. Avranno un sacco di tempo per farlo quando saranno adulti. Il denaro non dovrebbe generare preoccupazione. L’autore sostiene che i genitori dovrebbero insegnare ai bambini la capacità di guadagnare così come gli si incoraggia a praticare sport o a eccellere nel pianoforte. Citazioni: «Un bravo mentore incoraggia il bambino a pensare in modo creativo e a sviluppare i propri interessi e talenti in modo da identificare diversi tipi di opportunità di business.» «Essere chiari e usare pochi concetti base è determinante affinché i nostri figli possano assimilare le basi di un’attività di successo.» «A volte la troppa protezione non è funzionale alla crescita e all’ottenimento del risultato che desideriamo.» «Ogni giovane imprenditore necessita di qualcuno che lo guidi sulla strada del successo.» Perché leggere questo libro: Perché l’autore è conosciuto nell’ambito della finanza personale. Perché aiuta i genitori a inculcare nei figli una mentalità vincente. Perché l’autore spiega i concetti in modo molto semplice. Perché è corredato da un’appendice che riporta le testimonianze dei bambini sul denaro. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Comunicazione & Psicologia