Come diventare un Buddha in cinque settimane


Giulio Cesare Giacobbe, Come diventare un Buddha in cinque settimane. Manuale serio di autorealizzazione, Ed. Ponte alle Grazie

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità

L’autore vuole divulgare il metodo psicologico insegnato originalmente dal Buddha, insegnamento che ha come unico interesse e obiettivo la liberazione dalla sofferenza di cui è permeata la vita dell’uomo. Chiaramente non la sofferenza fisica, ma quella...




Giulio Cesare Giacobbe, Come diventare un Buddha in cinque settimane.  Manuale serio di autorealizzazione, Ed. Ponte alle Grazie

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Perchè leggere questo libro

Perché questo manuale, seppure sintetico e scritto con l’ironia e l’immediatezza che caratterizzano l’autore, riassume in modo chiaro e semplice gli insegnamenti fondamentali del Buddha e li rende comprensibili a tutti. Seguendo i cinque passi...


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Giulio Cesare Giacobbe, Come diventare un Buddha in cinque settimane.  Manuale serio di autorealizzazione, Ed. Ponte alle Grazie

Riassunti di libri di crescita personale


Giulio Cesare Giacobbe, Come diventare un Buddha in cinque settimane. Manuale serio di autorealizzazione, Ed. Ponte alle Grazie Chi è l’autore? Giulio Cesare Giacobbe è titolare della cattedra di Fondamenti delle Discipline Psicologiche Orientali all'Università di Genova. Si è laureato in Filosofia all’Università di Genova ed ha conseguito un PHD USA con specializzazione in Psicologia. Ha praticato analisi transazionale e formazione in psicoterapia presso l’Istituto di Psicosintesi di Firenze. È Psicologo e Psicoterapeuta. Qual è l’intento dell’autore? L’autore vuole divulgare il metodo psicologico insegnato originalmente dal Buddha, insegnamento che ha come unico interesse e obiettivo la liberazione dalla sofferenza di cui è permeata la vita dell’uomo. Chiaramente non la sofferenza fisica, ma quella psichica. Lo fa sottolineando il concetto che l’insegnamento buddhista originale non è teorico ma concreto e indica al lettore una pratica da seguire per il raggiungimento dell’illuminazione attraverso la realizzazione di cinque poteri che tutti possediamo innatamente e che semplicemente non usiamo: controllo della mente, presenza nella realtà, consapevolezza del cambiamento, non attaccamento, amore universale. Conosci meglio il libro: Cos’è un Buddha? Buddha non è una divinità. Un Buddha è una persona come tutte le altre che riesce a mantenere la serenità dentro di sé eliminando i sentimenti negativi e nutrendosi di sentimenti positivi: serenità, pace, allegria, gioia, armonia, amore. Ogni uomo può realizzare ciò che l’autore definisce buddhità ossia la capacità di mantenere la serenità in ogni circostanza: la nostra serenità non dipende dalle situazioni ma dalla nostra reazione ad esse, che è condizionata dalle nostre esperienze passate. Questo meccanismo di condizionamento è ciò che nella tradizione orientale è chiamato legge del karma, definizione di molto anteriore alla vita di Buddha, mentre nella cultura europea è stata codificata da Freud solo nel secolo scorso quando ha individuato nel condizionamento della memoria l’origine delle nevrosi. L’autore, basandosi sulle fonti più attendibili, tra i vari canoni buddhisti esistenti, individua due enunciazioni che costituiscono il nucleo primario degli insegnamenti del Buddha: le Quattro Nobili Verità, che costituiscono la premessa del buddhismo (l’esistenza della sofferenza, la causa della sofferenza, l’estinzione della sofferenza, il sentiero che conduce all’estinzione della sofferenza) e gli Otto Nobili Sentieri che, percorsi in modo consequenziale, costituiscono appunto il sentiero che conduce all’estinzione della sofferenza (Retta Comprensione, Retto Pensiero, Retta Parola, Retta Azione, Retti Mezzi di Sussistenza, Retto Sforzo, Retta Presenza Mentale, Retta Concentrazione). Sono in realtà prescrizioni di comportamento e di atteggiamento psicologico. Esaminando degli Otto Nobili Sentieri l’autore estrapola gli obiettivi principali del cammino verso l’illuminazione e li codifica in cinque passi principali. I Cinque Poteri del Buddha che sono: Controllo della mente – Presenza nella realtà – Consapevolezza del cambiamento – Non attaccamento – Amore universale. L’autore ci propone di realizzarli in questo ordine in quanto psicologicamente consequenziali (cioè ogni potere consente di accedere a quello successivo) uno per ogni capitolo, in modo approfondito per capire come possono essere applicati nella pratica della vita odierna. E ci propone di applicarli nella pratica, ognuno per una settimana prima di passare a quello successivo, per arrivare all’illuminazione alla fine delle cinque settimane. Il primo potere da realizzare è la base di tutto: il controllo della mente o, con le parole di Buddha, “La retta concentrazione” o “Retto sforzo”, più degli altri esso richiede uno sforzo, un impegno da parte nostra perché si tratta di arrivare ad osservare la nostra mente, i nostri pensieri. Questo perché sono i nostri pensieri a generare la emozioni che proviamo. Oggi sappiamo che il nostro cervello produce continuamente pensieri: sono generati automaticamente dalla nostra memoria attraverso gli stati di tensione elettrica creata nel momento in cui un fatto accaduto ha creato il ricordo. Tendiamo a ricordare maggiormente i ricordi traumatici, perché provocati da tensioni elettriche più forti, e questi tendono a riproporsi più spesso. L’obiettivo è quello di eliminare i pensieri negativi e sostituirli con pensieri positivi. Come? Sostituendo gli involontari pensieri negativi con volontari pensieri positivi opposti. Quindi andremo ad opporre, ad esempio, ad un pensiero di ira, uno di amore, all’odio la compassione e così via come viene approfondito nel testo. Un’altra tecnica è osservare i nostri pensieri in modo distaccato; così facendo li neutralizziamo, smettiamo di identificarci con essi perché mettiamo in campo la nostra parte cosciente in contrasto alla parte di inconscio che li genera. Il secondo potere da realizzare è la presenza nella realtà, cioè nell’ambiente che ci circonda nel momento presente, quello che percepiamo nel momento presente attraverso i nostri sensi: il mondo della realtà. Da distinguere dal mondo della mente che è la nostra memoria, ciò che ricordiamo. Noi tendiamo a credere reali entrambi questi mondi ma non è così. Sono reali soltanto gli oggetti che appartengono l'ambiente che ci circonda non quelli che appartengono alla nostra memoria. L'attribuzione di realtà agli oggetti della nostra mente è precisamente la causa della nostra sofferenza psichica (emozioni di desiderio, odio, ira, paura). Questi fantasmi li creiamo noi mentalmente. Una volta acquisita questa consapevolezza, dobbiamo renderla permanente, ma non possiamo sconfiggere i fantasmi della mente rimanendo nella mente, quindi, dobbiamo uscire da essa ed entrare nella realtà. Essere appunto presenti nella realtà. Come? Applicando la pratica di presenza nella realtà che consiste nel calmare il respiro, rilassare il corpo, osservare con distacco i nostri pensieri, uscire dalla mente e osservare l'ambiente che ci circonda, compiere azioni qualsiasi nell'ambiente reale, quindi rimanere nella realtà. Il terzo potere da realizzare e la consapevolezza del cambiamento. La presenza nella realtà ci permette di osservare che praticamente nulla rimane uguale, tutto cambia. La consapevolezza della impermanenza è la vera illuminazione: tutto ciò che c'è nell'universo è connesso, tutte le cose sono dipendenti tra loro. È fondamentale essere costantemente consapevoli che la realtà è in continua evoluzione. Questo ci porta a riflettere sulla perdita, nel senso che più di ogni altra cosa la morte ci fa avvertire l' impermanenza delle cose e questo ci deve essere di sprone per goderci ancora di più la vita. Questa presa di coscienza è quella che avviene nel passaggio della personalità infantile a quella adulta; la crescita psicologica dell’essere umano. La pratica che possiamo svolgere per raggiungere questa consapevolezza è quella di fermarci, rilassarci e osservare con distacco i nostri pensieri, osservare l'ambiente che ci circonda, osservare il cambiamento che avviene continuamente intorno a noi, dentro di noi e prendendo consapevolezza della precarietà di ogni cosa. Il quarto potere è il non attaccamento. Un passaggio complicato ma importante perché attraverso questa consapevolezza diveniamo definitivamente adulti. Non abbiamo più bisogno di protezione, di punti di riferimento, di sicurezza, perché nella realtà non c'è sicurezza, tutto è in continuo cambiamento. Un bambino ha bisogno di avere delle sicurezze intorno a sé mentre un adulto sa che il suo riferimento è sé stesso. Da adulti diveniamo genitori, cioè siamo noi a diventare punto di riferimento per gli altri, ad aiutarli accettandoli per quello che sono e apprezzando la loro unicità. Inoltre il non attaccamento ci porta a superare l'egoismo personale, a distaccarci dall'ego acquisendo la capacità di amare realmente in quanto l'amore vero è desiderio della felicità dell'altro, e non della nostra. Osservando i piccoli attaccamenti, le abitudini irrinunciabili anche se frivole, iniziando a concepire che fare quella cosa o meno dipende solo della nostra volontà; liberandoci dai piccoli attaccamenti possiamo arrivare poi ad aggredire attaccamenti più importanti come le dipendenze. La consapevolezza della precarietà fa apprezzare le cose nella loro unicità e bellezza. L'attaccamento è desiderio di ciò che non c'è, il non attaccamento è godere di quello che c'è. L’esercizio da svolgere per realizzare il non attaccamento è quello di fermarsi, calmarsi, respirare, osservare con distacco i pensieri, osservare l'ambiente che ci circonda, divenire consapevoli della precarietà di ogni cosa e sentirsi distaccati da queste cose. Il quinto e ultimo potere da realizzare è l'amore universale quello che ci fa raggiungere lo stato di Buddhità in quanto ci dà, attraverso l'amore universale, la serenità che ne è la caratteristica fondamentale. Per realizzarlo è necessario aver conquistato gli altri quattro livelli, cioè essersi liberati dal proprio ego, vivere in contatto con la realtà ed essere liberi dalla paura. Com'è possibile sviluppare dentro di sé l’amore universale? Attraverso la compassione, una parola che significa “con la stessa passione”, cioè proviamo la stessa sofferenza degli altri. Comprendendo questa sofferenza sviluppiamo un amore nei loro confronti. Imparando ad accettarci e perdonarci, impariamo a provare compassione prima di tutto per noi stesso. Lo stesso dobbiamo fare con gli altri per arrivare ad amarli perché l'amore è in fondo vedere noi stessi nell'altro. Amore per ogni essere dell'universo non è altro che amore per noi stessi. Può essere sviluppato sperimentandolo ripetutamente. Possiamo applicarci quotidianamente mettendoci in comunicazione con tutti gli esseri dell'universo, con la loro sofferenza, fino a provare compassione per tutti, fino a raggiungere la consapevolezza dell'identità tra noi e loro. Sviluppiamo così la quarta personalità possibile nell’evoluzione psicologica (dopo essere stato bambino, adulto e genitore) per l'essere umano: lo stato di Buddha. Infine l'autore ci ricorda quanto sia importante mantenere la serenità al di sopra di qualsiasi cosa perché se non siamo sereni non possiamo aiutare gli altri. Se proviamo sofferenza, essa in quel momento è necessaria per aumentare la consapevolezza e nello stesso modo dobbiamo rispettare la sofferenza altrui: ognuno ha il suo cammino. Noi non siamo in grado di togliere la sofferenza altrui, possiamo solo essere pronti nel momento in cui qualcuno ci chiederà aiuto. Realizzando lo stato di Buddhità mettiamo in moto la nostra evoluzione spirituale e siamo pronti al meglio per aiutare gli altri a fare altrettanto. Citazioni: «Un Buddha è colui che ha conquistato la serenità, la mantiene in qualunque situazione e ama gli altri. Tutto qua. E scusate se è poco». «La nostra serenità non dipende dalle situazioni ma dalla nostra reazione a esse». «Ogni essere umano ha natura di Buddha». «Il non attaccamento porta alla liberazione dalla sofferenza». «L’illuminazione consiste nella costante consapevolezza del continuo cambiamento della realtà». Perché leggere questo libro: Perché questo manuale, seppure sintetico e scritto con l’ironia e l’immediatezza che caratterizzano l’autore, riassume in modo chiaro e semplice gli insegnamenti fondamentali del Buddha e li rende comprensibili a tutti. Seguendo i cinque passi indicati, si lavora su concetti psicologici fondamentali applicabili nella nostra quotidianità. Questo libro è davvero un piccolo gioiello di introduzione al buddismo ma soprattutto spiega a tutti quanto la pratica suggerita dal Buddha sia utile a livello psicologico per risolvere le nevrosi dell’essere umano. Applicandosi con volontà e costanza è possibile superare qualunque tipo di sofferenza, attingendo ad uno stato permanente di serenità dentro di noi.Questa scheda è stata realizzata da Silvia Bruciamonti Categoria: Mindfulness & Felicità Acquista il libro…