Donne che amano troppo


Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, Trad. E. Bertoni

Crescita Personale, Relazioni & Coppia

Robin Norwood sostiene che anche l'amore può essere "troppo" quando sfocia in comportamenti autodistruttivi e autolesionisti. Se per noi "amare" significa soffrire, allora vuol dire che stiamo amando troppo. L'invito a «riconoscere il fatto, comprenderne le...




Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, Trad. E. Bertoni

Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, Trad. E. Bertoni è disponibile su Amazon Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, Trad. E. Bertoni è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché attraverso le storie di tante donne, può aiutarne altre a comprendere quando e perché l'amore si trasforma in un gioco malsano e pericoloso. Perché apre la strada alla via della consapevolezza e delle possibili soluzioni. Perché sebbene pubblicato...


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "Donne che amano troppo" di Robin Norwood è di circa 5/10 min.

Abbonati anche tu a DISIATO per leggere la scheda completa di questo libro riassunto per te dal nostro team.

Con DISIATO risparmi tempo e denaro!








Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, Trad. E. Bertoni

Riassunti di libri di crescita personale


Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, Trad. E. Bertoni Chi è l’autore? Psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia si occupa dei problemi della "dipendenza" e da sempre lavora nel campo dell'alcolismo e della tossicodipendenza. I suoi libri sono stati tradotti in più di trenta lingue e venduti in tutto il mondo. Qual è l’intento dell’autore? Robin Norwood sostiene che anche l'amore può essere "troppo" quando sfocia in comportamenti autodistruttivi e autolesionisti. Se per noi "amare" significa soffrire, allora vuol dire che stiamo amando troppo. L'invito a «riconoscere il fatto, comprenderne le ragioni, costruire gli strumenti per un cambiamento» viene da chi, come l'autrice, ha "amato troppo" pagandone un prezzo alto, in salute fisica e mentale. Attraverso il racconto di esperienze di donne, il testo offre la possibilità a chi si riconosce in esse, di gettare le basi per uscire dall'incubo del "troppo amore" e dall'ostinata intenzione, tutta al femminile, di salvare l'insalvabile. Conosci meglio il libro: Un passato di amore che ritorna. Secondo l'autrice c'è una evidente relazione tra quanto le “donne che amano troppo" hanno vissuto in famiglia ed il loro comportamento in amore. Queste donne mettono in scena situazioni infelici che conoscono e hanno già sperimentato, con il desiderio inconscio di poter mettere a posto le cose e «l'eccitante prospettiva di raddrizzare vecchi torti». Se hanno vissuto in un ambiente violento, cercano inconsapevolmente un compagno violento o, se hanno conosciuto problemi di alcol, si innamorano di chi è un'alcolista o lo è potenzialmente, quelle che hanno subito l'assenza di un padre sono attratte da uomini distaccati e freddi. Spesso inoltre sono incapaci di valutare se un uomo è adatto o non è adatto a loro. Tale incapacità è da attribuire, secondo la Norwood, a come i genitori hanno gestito le emozioni e le situazioni di tensione in famiglia. Comportamenti violenti giustificati da fattori caratteriali, assenze dovute a tradimenti ma celate dietro scuse improbabili, situazioni visibili in modo esplicito ai più piccoli che, se vengono negate da figure di riferimento come i genitori, portano i bambini a dubitare delle loro abilità percettive: «sminuiti nella loro capacità di comprendere i sentimenti propri e altrui» si convincono di non esserne capaci. Anche il bisogno di affetto disatteso può essere tra i motivi per cui alcune donne scelgono un rapporto d'amore malato. Le donne che "amano troppo" in genere provengono da famiglie dove hanno ricevuto poco affetto e di conseguenza cercano di sanare questo bisogno «per interposta persona» offrendo le loro cure a qualcun altro, nel tentativo di trasformarlo in una persona attenta e affettuosa. Se sono cresciute con il timore dell'abbandono, faranno di tutto per impedire che quel rapporto finisca, terrorizzate dall'idea di essere lasciate sole e con un'autostima pericolosamente bassa. La storia di Jill. Jill è una giovane donna che, racconta l'autrice, cerca con urgenza una risposta al perché, nonostante ce la metta tutta, gli uomini, dopo averla corteggiata e conosciuta, la lascino. Colleziona una serie di fallimenti in amore che non sa spiegarsi, dalla storia con Randy, un avvocato di San Diego, il cui comportamento dopo poco tempo diventa ossessivo e ossessionante, al marito Paul, un uomo inetto e violento che, durante il matrimonio, lei fa di tutto per accontentare nelle vesti di brava moglie e massaia. Paul la lascia per un'altra donna e nonostante l'inferno di quel matrimonio Jill ne esce distrutta, si sente un'inetta ed un'incapace, attribuisce a se stessa le colpe di quel fallimento. Quando si nega l’evidenza e si ricerca l’affetto altrui. Nel corso della terapia emerge che Jill viene da una famiglia disturbata nella quale ha sempre cercato di conquistare l'affetto di suo padre un uomo incapace di provare sentimenti, o di avere legami affettivi profondi. Questa caratteropatia ignorata, giustificata, negata o non riconosciuta dagli altri membri della famiglia, fa sì che Jill metta in discussione le sue capacità di valutazione e attribuisca la freddezza paterna alla sua incapacità di farsi voler bene. La negazione dell'evidenza è l'unico modo per sperare di ricevere amore da quell'uomo con l'idea che un giorno riuscirà a cambiare se stessa «abbastanza da indurre a cambiare lui». Nella vita da adulta e nei rapporti affettivi non sa far altro che riproporre la stessa dinamica: è attratta da uomini che non la amano e dai quali cerca disperatamente di farsi amare. Ma lo ami abbastanza da poterlo cambiare? Un pregiudizio culturale consolidatosi nel tempo e spesso trasmesso fin dalla tenera età ai bambini anche attraverso le favole è quello per cui una donna può cambiare un uomo solo se lo ama abbastanza. Charles Perrault in La bella e la bestia racconta di una giovane donna, bella ed innocente, che trasforma con il suo amore un essere ripugnante in uno splendido principe. Il dato preoccupante è che "le donne che amano troppo" sanno cogliere "esclusivamente" il senso salvifico di questa favola e non anche la «verità spirituale» in essa contenuta che ci chiede di aiutare gli altri e chi è meno fortunato di noi. Il ruolo delle donne che amano troppo. C'è inoltre, secondo l'autrice, una relazione tra il ruolo che queste donne occupano nella società e l'attitudine ad amare troppo. Generalmente svolgono professioni assistenziali; sono spesso infatti infermiere, medici, psicologhe, terapeute o assistenti sociali ad essere attratte da uomini bisognosi di affetto e di aiuto, problematici o in cattiva salute o ancora incapaci di avere buoni rapporti con altri. Esse trovano «eccitante l'uomo poco equilibrato, una sfida irresistibile l'uomo infido, romantico l'uomo imprevedibile, incantevole l'immaturo, misterioso il lunatico», situazioni e persone complicate da cui altre, con un vissuto familiare più sereno, fuggirebbero. Sesso e tensioni. Molto spesso – sostiene la Norwood – il sesso è un elemento che le “donne che amano troppo" utilizzano per superare le tensioni nel rapporto. Mentre per chi vive in modo sano una relazione, non è facile godere della sessualità di coppia quando esistono dei conflitti profondi, queste donne considerano il sesso «eccitante appassionante e irresistibile», ma soprattutto "efficace" per superare contrasti, unico aspetto gratificante in un rapporto infelice. Una dipendenza tira l’altra. Nei casi più gravi le “donne che amano troppo” possono aggiungere alla dipendenza verso un uomo un ulteriore dipendenza facendo uso di alcol, di droghe e molto spesso di cibo. S’instaura un circolo vizioso da cui è difficile uscire e nel quale si dà a una dipendenza la colpa dell'altra: «bevo, faccio uso di droga, sono bulimica perché il mio rapporto è infelice, il mio rapporto è infelice perché bevo, faccio uso di droga o sono bulimica». In questo caso la guarigione dalla sostanza di cui si abusa, sostiene la Norwood, deve andare di pari passo con la guarigione dalla dipendenza emotiva. Se amare troppo è una malattia, la buona notizia è che da questa malattia si può guarire. Qualunque donna che metterà in atto le indicazioni contenute negli ultimi capitoli del testo porrà le basi per questa guarigione. I punti che Robin Norwood tocca e che poi descrive nel dettaglio sono dieci per cui, se vorrete guarire, dice l'autrice, dovrete 1. Andare a cercare aiuto 2. Considerare la vostra guarigione una priorità 3. Cercare un gruppo di sostegno formato da donne come voi con cui interagire 4. Sviluppare il vostro lato spirituale con esercizi mirati 5. Smettere di dirigere e controllare gli altri 6. Imparare a non farvi invischiare in giochi di interazione 7. Affrontare coraggiosamente i vostri problemi e le vostre manchevolezze personali 8. Coltivare qualsiasi bisogno che debba essere soddisfatto in voi stesse 9. Diventare egoiste 10. Spartire con altre donne quello che avete sperimentato e imparato. Tutti i consigli implicano alla base una presa di coscienza del problema e una buona dose di umiltà. Guarire, infatti, significherà in primo luogo diventare sincere con se stesse e accettare di non potercela fare da sole. La scelta di un terapista preparato ad affrontare la problematica è una scelta importante, come è importante la terapia di gruppo, la condivisione di esperienze comuni attraverso gruppi di sostegno da frequentare con assiduità e costanza. Guarire dovrà essere una priorità come smettere di dirigere e controllare ciò che non è in vostro potere perché questo senso di onnipotenza può solo generare frustrazioni e disperazione. L'esercizio spirituale, che siate credenti o no, vi aiuterà a delegare ad una forza più grande di voi (in qualunque modo la vogliate chiamare) il controllo sulla vostra relazione d'amore e vi consentirà di concentrarvi su voi stesse. Se vorrete guarire inoltre dovrete orientarvi verso uno scambio con il vostro compagno che sia genuino di informazioni e sentimenti mettendo da parte i "giochi di interazione": «accuse contro accuse, rimproveri contro rimproveri» che sono senza scopo, futili, degradanti e di dubbia utilità. Nei capitoli finali si trovano molti consigli e strategie per affrontare i problemi con coraggio, per prendersi cura di se stesse e condividere poi la propria esperienza con altre donne che come – anche loro – amano o hanno "amato troppo". Perché leggere questo libro: Perché attraverso le storie di tante donne, può aiutarne altre a comprendere quando e perché l'amore si trasforma in un gioco malsano e pericoloso. Perché apre la strada alla via della consapevolezza e delle possibili soluzioni. Perché sebbene pubblicato per la prima volta nel 1985 è un testo quanto mai attuale. Ci aiuta a capire che, anche oggi probabilmente, alla base di tanti fatti di cronaca ed episodi di denuncia da parte delle donne, può esserci proprio il loro desiderio e la loro difficoltà di riscatto da amori malati, basati sulla paura non solo fisica, ma anche su quella di restare sole, di essere ignorate o abbandonate, retaggio e di problematiche familiari irrisolte. Citazioni: «Il meccanismo della negazione è particolarmente utile per ignorare verità che non vogliamo prendere in considerazione.» «Molte donne commettono l'errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse.» «Cercare di cambiare qualcun altro è frustrante e deprimente, mentre esercitare il nostro potere reale di cambiare noi stesse e la nostra vita è esilarante.» «Il timore che altri sappiano impedisce a molte donne di andare a trovare l'aiuto che potrebbe salvare la loro vita e la loro relazione.» Categoria: relazione di coppia Questa scheda è stata realizzata da Elvira Carrabba Acquista il libro…