Donne che mangiano troppo


Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, Feltrinelli, Trad. D. Besana

Crescita Personale, Salute & Benessere

L'autrice racconta la storia di Anna, trent’anni, insegnante, bulimica. Attraverso la sua vita e le sue esperienze, traccia il profilo di una persona affetta dal problema della bulimia, indaga sui motivi che hanno scatenato questo disturbo e che l'autrice...




Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, Feltrinelli, Trad. D. Besana

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Perchè leggere questo libro

La bulimia è una malattia invalidante ma a differenza di altre è una patologia sommersa. È difficile da riconoscere all'esterno e si può intervenire solo se, chi ne è affetto, ammette di avere bisogno di aiuto. Le donne che soffrono di questo disturbo...


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Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, Feltrinelli, Trad. D. Besana

Riassunti di libri di crescita personale


Renate Göckel, Donne che mangiano troppo, Feltrinelli, Trad. D. Besana Chi è l’autore? Psicologa e psicoterapista tedesca, Renate Göckel si occupa da anni della terapia di donne afflitte da bulimia e da disturbi del comportamento alimentare. Qual è l’intento dell’autore? L'autrice racconta la storia di Anna, trent’anni, insegnante, bulimica. Attraverso la sua vita e le sue esperienze, traccia il profilo di una persona affetta dal problema della bulimia, indaga sui motivi che hanno scatenato questo disturbo e che l'autrice sostiene siano applicabili anche a persone affette da anoressia o obesità. Conosci meglio il libro: • La bulimia, l'anoressia e l'obesità sono disturbi del comportamento alimentare che hanno radici comuni e presentano caratteristiche tipiche di un comportamento maniacale: la ricerca avida o il rifiuto di un determinato elemento (il cibo), la segretezza, uno stato di ebbrezza o di offuscamento della ragione, seguito da un brusco risveglio contraddistinto da sensi di colpa e dall'immediata ripromessa di un cambiamento puntualmente disatteso. Tutti hanno come motivazione inconscia quella di mettere distanza tra l'individuo e la realtà in cui vive. Nell'anoressia la persona sa tenere in pugno i propri desideri e i propri bisogni, si sente superiore e considera debole chi non riesce ad esercitare il suo stesso controllo. La donna bulimica, invece, mira alla perfezione e non accetta quella parte di sé che ritiene imperfetta e che si manifesta con gli attacchi di fame. Tramite il vomito la mette a tacere, ma l'immagine che offre al mondo non è quella vera. La persona obesa interpone il grasso tra sé e il mondo esterno, è un mezzo per tenere lontani gli altri ispirando un senso di ripugnanza. • Il testo ruota attorno a un concetto fondamentale ma molto interessante: le persone che soffrono di questi disturbi sono persone che durante la loro infanzia hanno ricevuto troppo poco in quanto a cure, protezione, amore. Spesso hanno ottenuto attenzione non nel momento in cui l'hanno richiesta, ma quando l'adulto lo ha ritenuto necessario. Per questa carenza, e il conseguente desiderio, da neonati hanno imparato una sola strategia, afferrare e trattenere a sé in base al principio «ora o mai più». L'autrice parla d’incapacità a sopportare le frustrazioni, di avidità, di tendenza ad aggrapparsi agli altri nelle relazioni d'amore e nelle amicizie. Per queste persone quanto ricevono non è mai abbastanza, si mostrano forti e superiori con gli estranei ma sono fragili e dipendenti con le persone con cui hanno un rapporto più intimo. • La vita di Anna, protagonista del testo, è costellata da imperativi: trattenersi, sacrificarsi, prima il dovere poi il piacere. Trattenersi vuol dire mettere da parte se stessa per tenere in conto i bisogni altrui. Al livello inconscio Anna sa che solo se sarà “abbastanza” potrà essere amata e apprezzata. Concetto interessante è quello del debito/credito affettivo nelle relazioni interpersonali: se Anna sarà disponibile, carina e attenta potrà vantare un credito nei confronti di una persona e si aspetta che quella stessa persona lo restituisca. Così, difronte alla altrui disponibilità, Anna si sentirà in dovere di contraccambiare anche quando non può o semplicemente non vuole. • In alcuni capitoli, il mangiare in eccesso e procurarsi il vomito viene analizzato dall'autrice lasciando da parte la storia di Anna e consigliando al lettore, eventualmente affetto da tale patologia, di indagare su sé stesso e suoi comportamenti partendo da vari punti di osservazione. L'invito è a non cercare soluzioni secondo un atteggiamento tipico del bulimico del “tutto e subito”. Con la conseguente e sempre uguale riproposta del «Non lo faccio più» si va a rafforzare quel dato comportamento e si produce l'effetto opposto quello di «rifiutarlo e mentire a sé stessi». Conviene quindi «accettare l'idea di avere ancora bisogno del cibo» e auto-analizzare l'impulso a mangiare. • I punti di osservazione nell'indagine di Renate Göckel individuano il dove, il quando, e il che cosa si mangia e guardano agli attacchi di fame come ad un gesto simbolico. Mangiare troppo può significare tapparsi la bocca, ricacciare dentro dei sentimenti, distogliere l'attenzione dai veri problemi, ma anche stare così male per avere una scusa valida per disdire un appuntamento. Attraverso il cibo ci s’impedisce di fare qualcosa di diverso come vivere i sentimenti, accettare la solitudine, sforzarsi di individuare e di affrontare i problemi o semplicemente imparare a dire di no. • Il cibo, suggerisce l'autrice, diventa un facile ricorso in situazioni di affanno o di noia. Affannarsi vuol dire agitarsi dietro le cose, essere sotto pressione, inseguire piani cervellotici che non badano alle nostre esigenze e al nostro benessere, pensare di dover fare tutto e di doverlo fare bene: «c'è sempre qualcosa da perfezionare, un dettaglio da sistemare». All'estremo opposto c'è la noia, sia essa come bisogno di un passatempo, sia come letargismo ossia incapacità totale a cambiare una situazione, sinonimo d’inerzia e passività, o come vuoto interiore o ancora come attesa di qualcosa. Il cibo interviene, secondo l'autrice, come soluzione ai due stati perché «mangiando è possibile modificare la percezione del tempo». Quando si è in affanno, mangiando il tempo si dilata, si avverte meno la pressione su di sé, quando si è annoiati attraverso il cibo si colmano vuoti temporali percepiti come noiosi. Il vomito è la strategia per rimettere le cose a posto, riprendere il controllo, “tuffarsi nell'illusorio, non lo farò più, posso controllarmi”. Questa sembra essere la soluzione ideale, si elimina ciò che si è mangiato si scongiura un aumento di peso e si riduce parzialmente l'immagine negativa che la persona ha di se stessa. • La psicoanalista e psicoterapeuta inglese Susie Orbach sostiene che le donne che mangiano troppo posseggono una doppia personalità: una grassa e una magra e affrontano la vita a seconda dell'immagine che hanno del proprio corpo. Nel corso di una seduta di psicoterapia con Anna, la scrittrice la spinge a visualizzare se stessa durante una festa mentre diventa sempre più grassa, fino a diventare una palla e poi a vedersi magra e in forma. La stessa situazione fa sì che Anna si comporti diversamente a seconda se a prendere il sopravvento sia l'una o l'altra parte. Anna grassa è impacciata e s’isola fisicamente e psicologicamente. È diffidente verso gli altri, non ha fiducia in sé, non si reputa capace di sostenere una conversazione interessante e ritiene che qualsiasi persona con cui potrebbe relazionarsi la giudicherà per il suo aspetto fisico. Anna magra invece si abbandona alle sensazioni, e si fida degli altri. Allo stesso modo in versione magra, Anna è capace di far valere le sue ragioni nel lavoro quando non le è possibile sostituire un collega, mentre, in versione grassa, farà di tutto per superare le difficoltà e accontentarlo rispettando l'immagine di donna perfetta e sempre disponibile che vuole trasmettere agli altri. • Più ci si occupa di questa problematica più risulta rilevante, secondo l'autrice, il rapporto che si ha e si è avuto con la propria madre. L'analisi della scrittrice parte dai primi mesi di vita quando il neonato è interessato esclusivamente al soddisfacimento dei propri bisogni. Intorno al sesto mese il piccolo si affranca da questo stretto rapporto con la madre e s’interessa a cosa e a chi lo circonda, seguendo una "costanza oggettiva", ovvero ricordando cose e persone anche se queste sono temporaneamente sparite dal suo campo di azione. In questo periodo sorride intenzionalmente per attirare l'attenzione e spingere l'adulto ad occuparsi di lui. Se una madre non è attenta alle richieste del neonato, questi si sentirà deluso e frustrato e svilupperà una capacità assai ridotta a superare le frustrazioni e le separazioni, peculiarità che l'autrice ha riscontrato in molte delle sue pazienti affette da bulimia. Le persone bulimiche tendono ad aggrapparsi, per mancanza di fiducia nella presenza materna e desiderio di vicinanza, di calore ed è per questo che le donne bulimiche «aspirano a ritornare alla condizione iniziale dell'allattamento» dove nutrirsi è piacere illimitato. Attraverso la storia di Anna, l'autrice dedica una lunga e articolata trattazione al rapporto tra madre e figlio e a quella che definisce nelle persone bulimiche «una simbiosi non riuscita». Citazioni: «Tutto ciò che nella vita hai volentieri in pugno, controlli, guidi, tutto questo ha in pugno anche te.» «Il tempo scorre sempre con la stessa velocità, ciò che cambia è solo la percezione di esso.» «Tutti sappiamo che il sorriso di un bambino può sciogliere il cuore anche della persona più dura. La natura ha provveduto saggiamente.» «La vita è molto più semplice quando non si deve corrispondere a una certa immagine.» Perché leggere questo libro: La bulimia è una malattia invalidante ma a differenza di altre è una patologia sommersa. È difficile da riconoscere all'esterno e si può intervenire solo se, chi ne è affetto, ammette di avere bisogno di aiuto. Le donne che soffrono di questo disturbo appaiono il più delle volte persone forti e determinate e con un'esistenza abbastanza ordinaria. Leggere questo libro pone numerosi punti di domanda su quanto si conosce in merito ed è un invito ad approfondire l'argomento sul cibo e su come esso può diventare protagonista nella vita delle persone. Questa scheda è stata realizzata da Elvira C. Categoria: salute /benessere Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia