Elementi di stile nella scrittura


William Strunk jr, Elementi di stile nella scrittura, Dino Audino editore, trad. di S. Rossi

Crescita Personale, Scrittura & Scrittura Creativa

L'autore aveva inizialmente scritto e pubblicato questo prontuario solo per uso didattico all'interno dell'università, con l'intento di riassumere per i suoi studenti i più importanti principi sintattici e grammaticali. Il libro fu pubblicato poi per vie...




William Strunk jr, Elementi di stile nella scrittura, Dino Audino editore, trad. di S. Rossi

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Perchè leggere questo libro

Perché è un concentrato di regole e consigli di stile utile come pochi. Perché è (ed è stato) un punto di riferimento per molti grandi scrittori. Perché nel libro si toccano in dettaglio anche altri argomenti, e ci sono numerosi esempi pratici. Perché...


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William Strunk jr, Elementi di stile nella scrittura, Dino Audino editore, trad. di S. Rossi

Riassunti di libri di crescita personale


William Strunk jr, Elementi di stile nella scrittura, Dino Audino editore, trad. di S. Rossi Chi è l’autore? William Strunk jr (Cincinnati, 1869-1946) è stato professore di letteratura inglese alla prestigiosa Cornell University, ed è conosciuto proprio per questo libro, pubblicato nel 1918 con il titolo The Elements of Style. Il suo studente E.B. White l'ha ampliato e revisionato nel 1957; dalla sua pubblicazione, ne sono state vendute più di 10 milioni di copie nel mondo. È stato inserito dal Time nella lista dei 100 migliori libri scritti in lingua inglese dal 1923. Qual è l’intento dell’autore? L'autore aveva inizialmente scritto e pubblicato questo prontuario solo per uso didattico all'interno dell'università, con l'intento di riassumere per i suoi studenti i più importanti principi sintattici e grammaticali. Il libro fu pubblicato poi per vie tradizionali e successivamente ampliato e revisionato più volte, fino a divenire un vero e proprio manuale che tocca in modo conciso tutti gli elementi di stile della scrittura. È pensato per l'inglese americano, ma nella versione italiana sono state conservate solo le regole che possono essere applicate universalmente. Questo libro insegna: Elementari regole d'uso. In questo capitolo l'autore parla della punteggiatura, premettendo che pur essendoci delle regole più o meno rigide che la definiscono, qui si mettono in campo anche la sensibilità e il gusto personali. La punteggiatura dona ritmo al testo e contribuisce a dargli un senso; inoltre ha una funzione segmentatrice, ovvero separa gli elementi che lo compongono, per evitare possibili ambiguità e facilitarne la comprensione. Ci sono alcuni esempi pratici, per dimostrare quanto possa variare il significato di una frase anche soltanto inserendo uno o più segni di interpunzione. Eccone un paio: «I ragazzi che non avevano studiato rifecero l'esame» è differente da «I ragazzi, che non avevano studiato, rifecero l'esame». Nel primo esempio, si indicano solo alcuni dei ragazzi, nel secondo le due virgole fanno intendere che si parla di tutti. Altro esempio: «Hai capito!», «Hai capito?», «Hai capito...». La stessa frase, ma tre diverse intonazioni. Segue una serie di regole, cito quelle forse meno conosciute: 1) Le incidentali devono essere racchiuse tra due virgole, tranne se l'interruzione del flusso del discorso è lieve. L'autore specifica che non è sempre facile individuare le incidentali, ovvero le proposizioni accessorie rispetto al periodo in cui sono inserite. Ci sono esempi lampanti, tra cui: «Mio fratello, ne sarai felice, è ora in perfetta salute». Qui sarebbe impossibile omettere le virgole, perché la frase perderebbe senso letta tutta d'un fiato. A volte, anziché usare le incidentali, si può scegliere di spezzare il periodo in due proposizioni: «Il pubblico, che all'inizio era apparso distaccato, si fece sempre più partecipe» può diventare «Il pubblico all'inizio era apparso distaccato. Poi si fece sempre più partecipe». Non si possono invece spezzare le proposizioni in casi come: «Il candidato che meglio soddisfa i requisiti richiesti otterrà il posto», perché il che serve proprio a identificare il candidato. 2) Anteporre la virgola a un'eventuale congiunzione coordinante. Questione spesso dibattuta, la famigerata virgola prima delle congiunzioni e o ma. Si può utilizzare, dice l'autore, precisando che non bisogna esagerare. In alcuni casi si può riformulare la frase come segue: «La situazione è critica, ma c'è ancora una possibilità di salvezza» diventa «Benché la situazione sia critica, c'è ancora una possibilità di salvezza», proposizione complessa che risulta meno slegata. I due tipi di periodi vanno comunque equilibrati all'interno del testo, perché abusando di preposizioni complesse si rischia di ottenere uno stile troppo formale; come spesso accade, il giusto è nella mezza misura. 3) Non usare la virgola tra proposizioni indipendenti. La rivincita del meraviglioso punto e virgola; che è poco più di una virgola e poco meno di un punto, proprio ciò che a volte occorre. Eccone un esempio: «I romanzi di Stevenson sono divertenti. Sono pieni di avventure emozionanti» diventa «I romanzi di Stevenson sono divertenti; sono pieni di avventure emozionanti». Una terza possibilità potrebbe essere: «I romanzi di Stevenson sono divertenti, poiché sono pieni di avventure emozionanti», ma Strunk sottolinea l'evidente superiorità della costruzione con il punto e virgola, in quanto meno slegata della prima e più breve della terza. 4) Una proposizione participiale posta all'inizio di un periodo deve riferirsi al soggetto grammaticale della principale. Esempio: «Passeggiando per la strada, vide una donna con due bambini». In questo caso, il passeggiando è riferito al soggetto della parte principale, non alla donna. Se l'autore avesse voluto riferirsi alla donna, avrebbe dovuto scrivere: «Vide una donna con due bambini, che passeggiava per la strada». Elementari norme compositive. Anche qui, cito le più interessanti e meno conosciute. 1) Usare la forma attiva. Ne parla anche Stephen King nel suo manuale di scrittura On Writing: meglio optare per la forma attiva del verbo, in quanto il passivo indebolisce il testo e comunica l'insicurezza dell'autore. «Ricorderò sempre il mio primo viaggio a Boston» è molto meglio di «Il mio primo viaggio a Boston sarà da me sempre ricordato», poiché più vivido, diretto. In alcune descrizioni si può sostituire la forma attiva con espressione vacue, per rendere meglio l'atmosfera: «C'era una gran quantità di foglie secche», «Si sentiva il suono di una chitarra da qualche parte in casa», e così via. 2) La forma positiva è preferibile alla negativa. L'autore suggerisce chiarezza, evitando un linguaggio esitante o evasivo. Di regola, un concetto negativo dovrebbe essere espresso in forma positiva, evitando per quanto possibile l'uso della negazione non: «Non era mai puntuale» può tranquillamente essere sostituito con «Era sempre in ritardo» ad esempio, molto più incisivo. Così come non onesto può essere sostituito da disonesto, non importante da futile, non ricordare da dimenticare, e così via. La contrapposizione positivo/negativo è molto potente: «Non pietà, ma giustizia». 3) Nei riassunti, attenersi a un unico tempo verbale. L'autore spiega che nel riassumere un dramma andrebbe utilizzato il presente, mentre nel sintetizzare una poesia, un racconto o un romanzo si può usare anche il passato. Di norma, se il riassunto è al presente, le azioni antecedenti dovrebbero essere espresse al passato prossimo; se il riassunto è al passato, dovrebbero essere espresse al trapassato. Possono esserci alcune eccezioni, ma la regola di base è ricordare di attenersi al tempo scelto per tutto il testo. 4) Collocare a fine periodo la parola cui si vuole dare maggiore enfasi. La fine del periodo, così come l'inizio, sono le cosiddette “posizioni enfatiche”, dunque sono i punti in cui collocare ciò che si vuole mettere più in evidenza: «Falsità e ipocrisia non le riusciva a perdonare» fa risaltare proprio le due doti negative di cui si parla all'inizio della frase, mentre nella proposizione «Da allora l'umanità è avanzata sotto molti aspetti, sebbene non abbia compiuto grandi progressi quanto a forza d'animo» si vuole invece enfatizzare la forza d'animo citata alla fine. Nel libro ci sono anche altri consigli, tra cui quello di utilizzare un linguaggio chiaro, specifico e concreto, e quello di evitare parole inutili per mantenere vigore nella scrittura. Forma e parole. I due capitoletti che seguono sono rispettivamente dedicati alle questioni di forma e alle parole ed espressioni usate impropriamente. Nel primo l'autore spiega alcune regole a volte ignorate, per citarne alcune: le proposizioni poste tra parentesi hanno una loro punteggiatura (perdindirindina!); le abbreviazioni si distinguono per troncamento e per contrazione, e a seconda del tipo vanno scritte in modo diverso (cap. per capitolo va col punto, Mr per mister va senza); gli accenti vanno inseriti anche all'interno delle parole se ci può essere un'ambiguità di significato, come nei termini sùbito o subìto; la D eufonica si usa solo quando la parola che segue inizia con la stessa lettera della precedente (ed era, ad andare), ma anche in alcune eccezioni quali ad ogni e ad oggi. Nel secondo capitolo Strunk parla delle espressioni usate erroneamente o inutilmente, ecco anche qui qualche esempio: un membro del corpo docenti è semplicemente un docente; diverso da è la forma giusta, e non diverso che; un uomo che ha molta ambizione è ridondante e può essere sostituito da un uomo ambizioso; parole come interessante, fattore e molto se possibile vanno evitate, in quanto abusate e vaghe; è preferibile sostituire il mentre con il punto e virgola. Questioni di stile. Inserito come appendice al libro, questo capitolo parla dello stile quale “insieme delle caratteristiche linguistiche, sintattiche e ritmiche di un testo”. Lo stile viene ulteriormente arricchito dalla personalità di chi scrive, dal suo modo di pensare, dall’atteggiamento che ha nei confronti del mondo e della vita. Seguono alcuni consigli, rivolti soprattutto a chi si avvicina alla scrittura; eccone 5 in dettaglio. 1) Lo scrittore sta dietro alla storia, non davanti. Errore tipico del principiante, che cerca di attirare l'attenzione di chi legge sulle proprie abilità anziché sulla storia, facendo sfoggio del proprio bagaglio tecnico. La bravura dello scrittore sta proprio nel far dimenticare la presenza della voce narrante al lettore, affinché quest'ultimo possa immergersi di gusto nel libro, e dimenticarsi che solo di un libro si tratta. 2) Scrivere con nomi e verbi. I nomi sono le parole che identificano, i verbi quelle che agiscono; senza questi due elementi, la frase non esiste. Detto questo, ci sono scrittori essenziali come Hemingway, che basano la loro scrittura quasi interamente su verbi e nomi; e scrittori che invece infarciscono il testo di avverbi e aggettivi. L'aggettivo andrebbe utilizzato con parsimonia, laddove risulti davvero funzionale; ad esempio, nella frase «Padre John lo circondò con un braccio, stringendolo con rude affetto», il termine rude è necessario, poiché chiarisce meglio il tipo di affetto e identifica che genere di persona è Padre John. Anche gli avverbi andrebbero limitati il più possibile, perché indeboliscono la scrittura. Comunque, occorre precisare che ogni testo è un caso a sé. 3) Prima persona, terza persona, stile indiretto. Prima di iniziare un romanzo o un racconto, l'autore deve scegliere la voce narrante, e se questa voce dev'essere interna o esterna alla storia. Se si opta per la prima persona, l'io narrante può raccontare solo quello che ha visto, vissuto o gli è stato raccontato. In caso di terza persona esterna, si può avere un narratore onnisciente (che vede, sa tutto e commenta) o uno più oggettivo, che si limita a riferire i fatti lasciandone al lettore la libera interpretazione. Esiste anche lo stile indiretto libero, dove il narratore in terza persona sceglie un personaggio da seguire e da usare come filtro per esprimere pensieri e raccontare azioni. Il punto di vista diventa quindi quello del personaggio scelto. 4) L'incipit. La frase d'apertura di un libro o di un racconto è il momento in cui il lettore inizia a familiarizzare con lo stile dello scrittore e decide se dargli o meno fiducia; proprio per questo motivo, in genere si consiglia di essere incisivi e memorabili nelle prime battute. Ci sono diversi tipi di incipit: descrittivi, biografici, con commento o cornice, oppure in medias res, ovvero nel vivo dell'azione. Quest'ultimo fornisce una sensazione di immediatezza e permette al lettore di catapultarsi subito all'interno della storia, dimenticando all'istante la voce narrante. 5) Il dialogo. È lo strumento tramite il quale i personaggi di un libro prendono vita, perché è nel loro incontrarsi e interagire che ne emergono essenza e contraddizioni. Il dialogo è il punto debole di molti scrittori, perché non è facile calarsi nei panni di personaggi spesso diversi dal proprio modo di essere e renderli comunque credibili e reali. Un dialogo rivela molto dei protagonisti: il loro carattere, la loro cultura, l'atteggiamento che hanno nei confronti della vita. Per identificare chi parla, si usa spesso il semplice “disse”, che non necessita dell'avverbio accompagnatorio (es. “disse con rabbia”) se la prosa che precede ha preparato bene la scena. 6) Il finale. Il momento in cui il lettore esce dal mondo immaginario del libro e torna a quello reale. Di solito avviene quando la storia è oggettivamente conclusa, ma anche qui possono esserci delle variazioni: in passato lo scrittore tendeva a segnalare in modo esplicito la fine del libro al lettore, per evitargli il “trauma” dell'uscita dalla storia. Nei romanzi e nei racconti contemporanei, invece, spesso vengono utilizzati i cosiddetti finali sospesi, che hanno l'obiettivo di comunicare una sensazione oppure quello di preludere a un seguito. La revisione e altri stili. Nel testo di Strunk si parla poi della necessità di revisionare il testo (la scrittura è riscrittura), delle paratassi e ipotassi, del ritmo, dei tempi verbali, della suspense, del linguaggio figurato e dei vari tipi di voce narrante, quali la narrazione non lineare e la metanarrativa. Merita menzione lo stile cinematografico, dove lo scrittore passa da un'inquadratura lontana a una più vicina, o viceversa. Come esempio, un pezzo tratto da Oceano mare di Alessandro Baricco: «Una nuvola. Zucchero. Cucchiaino. Cucchiaino che gira nella tazza. Cucchiaino che si ferma. Cucchiaino nel piattino. Anna Deverià, seduta di fronte, ad ascoltare». Citazioni: «È straordinaria l'attualità dei consigli contenuti all'interno di questo sempreverde. Questo è un libro che continua a scriversi, aggiornandosi da solo.» «Ad ogni modo, per il lettore il romanzo inizia con la frase d'apertura, la soglia che separa il mondo reale da quello immaginario inventato dallo scrittore.» «Lo scrittore deve preparare “l'ambiente” (non nel senso di luogo, ma di atmosfera, tensione), costruire cioè un buon antefatto, in modo che quando i due personaggi sono uno di fronte all'altro il lettore già sa, più o meno, cosa si diranno, e soprattutto come se lo diranno.» «Nella buona scrittura le influenze si mescolano in modo nuovo, naturale e originale, passando per la personalità dello scrittore, il suo vissuto e la sua particolare visione del mondo.» «Regola d'oro della prosa narrativa è che non esistono regole, eccetto quelle che ogni scrittore pone a se stesso. La ripetizione e la semplicità funzionavano (di solito) per gli scopi artistici di Hemingway. La variazione e l'ornamento funzionavano per quelli di Nabokov, specialmente in Lolita.» «…la fiaba termina quando l'eroe ha trionfato delle avversità, il romanzo biografico trova il suo finale indiscutibile nella morte dell'eroe, il romanzo d'educazione quando l'eroe raggiunge la maturità, il romanzo poliziesco quando il colpevole è stato scoperto.» Perché leggere questo libro: Perché è un concentrato di regole e consigli di stile utile come pochi. Perché è (ed è stato) un punto di riferimento per molti grandi scrittori. Perché nel libro si toccano in dettaglio anche altri argomenti, e ci sono numerosi esempi pratici. Perché gli scrittori, soprattutto quelli alle prime armi, non sono esenti dall'avere dubbi e dal commettere errori. Perché oltre alle regole di base, mostra le sfumature che impreziosiscono la scrittura. Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti Categoria: Scrittura & Scrittura creativa