Facci Caso


Gennaro Romagnoli, Facci Caso. Come non farti distrarre dalle sciocchezze e dare attenzione a ciò che conta davvero nella vita, Mondadori

Crescita Personale, Crescita & Sviluppo

L’autore si propone di spiegare cosa sia davvero l’attenzione e come poterla allenare. Attraverso esercizi, aneddoti e teorie scientifiche fornisce strumenti per imparare a gestirla e di conseguenza gestire meglio la propria vita.




Gennaro Romagnoli, Facci Caso. Come non farti distrarre dalle sciocchezze e dare attenzione a ciò che conta davvero nella vita, Mondadori

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Perchè leggere questo libro

Perché fornisce moltissimi strumenti teorici e pratici per riflettere e per raggiungere nuovi livelli di consapevolezza migliorando la nostra attenzione. Perché dona punti di vista nuovi su questioni abituali a cui spesso non prestiamo abbastanza...


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Gennaro Romagnoli, Facci Caso. Come non farti distrarre dalle sciocchezze e dare attenzione a ciò che conta davvero nella vita, Mondadori

Riassunti di libri di crescita personale


Gennaro Romagnoli, Facci Caso. Come non farti distrarre dalle sciocchezze e dare attenzione a ciò che conta davvero nella vita, Mondadori Chi è l’autore? Gennaro Romagnoli è uno psicologo e psicoterapeuta specializzato in ipnosi e meditazione, autore di "Psinel", il podcast di psicologia e crescita personale più̀ ascoltato in Italia. Si occupa di divulgazione online dal 2007. Qual è l’intento dell’autore? L’autore si propone di spiegare cosa sia davvero l’attenzione e come poterla allenare. Attraverso esercizi, aneddoti e teorie scientifiche fornisce strumenti per imparare a gestirla e di conseguenza gestire meglio la propria vita. Questo libro insegna: L’era della distrazione. Da un punto di vista evolutivo l’attenzione “ha imparato” a saltare velocemente da uno stimolo all’altro per permettere la sopravvivenza delle specie. Una parte di noi monitora in continuazione l’ambiente esterno in modo involontario e solo quando qualcosa risulta essere particolarmente interessante cattura la nostra attenzione. Un’altra caratteristica è quella di regolarsi in base ad esigenze e circostanze e spesso siamo in grado di non utilizzarla quando un’azione è diventata particolarmente abitudinaria, automatica, permettendoci di compierla senza l’utilizzo di risorse mentali consapevoli. Nel mondo attuale la continua esigenza di monitorare l’ambiente esterno e di prevenire le minacce non sarebbe necessaria ma ce la portiamo come regalo dai nostri antenati e questo ci rende sensibili a degli errori cognitivi definiti bias o euristiche. I comunicatori di professione, ideatori di slogan pubblicitari, i media, i comunicatori politici e altri ancora utilizzano proprio questi bias, quindi tendenze ereditarie, per indirizzare la nostra attenzione a loro vantaggio. Alla scoperta dell’attenzione. L’autore definisce l’attenzione come dei processi di selezione attiva e passiva delle informazioni che percepiamo in uno specifico momento. Quando ci concentriamo su qualcosa, ne diventiamo consapevoli, e allo stesso tempo non facciamo più caso ad altri stimoli che in ogni caso il nostro sistema percettivo rileva, questo per non essere sommersi dalla mole di dati che riceviamo ogni giorno. Attraverso la spiegazione di un esperimento sull’ascolto dicotomico, ci dimostra come siamo, in effetti, in grado di “tagliare pezzi” di realtà, ossia come sia possibile escludere informazioni importanti quando la nostra attenzione è intenzionalmente posta su altro. L’apprendimento è fondamentale per l’uomo e permette di costruire delle mappe mentali che ci guidano nell’esperienza del mondo senza grandissimi dispendi di energia. Questo risulta molto utile in attività automatiche come la guida, per esempio, camminare, respirare, e altro ancora. Per il 50% si è immersi nelle nostre mappe mentali e questo ci impedisce di cogliere ciò che succede fuori ma, soprattutto, dentro di noi quando queste mappe creano delle vere e proprie credenze e convinzioni sulla base di pensieri ripetuti che utilizziamo per filtrare il mondo in modo non attento. Il supervisore centrale. L’attenzione è divisa, ossia ci permette di affrontare più compiti contemporaneamente dividendo le risorse cognitive fra più stimoli, e più numerosi sono questi stimoli, minore sarà la qualità dell’attenzione posta su ciascuno di essi. Ciò che fa funzionare l’attenzione in modo corretto è un “supervisore centrale” che in particolare si occupa di: 1. Distribuire le risorse attentive; 2. Far affrontare gli imprevisti; 3. Inibire le azioni abituali; 4. Selezionare e inibire le informazioni; 5. Gestire i feedback; 6. Eseguire azioni poco apprese 7. Organizzare in modo sequenziale i compiti; 8. Non controllare direttamente il comportamento. L’autore precisa che non è propriamente un singolo organo a occuparsi di tutto questo ma un insieme di reti neurali ubicate nei lobi frontali e prefrontali del cervello che consumano moltissimo soprattutto nel caso in cui l’attenzione venga reindirizzata da uno stimolo all’altro frequentemente. Il circolo dell’attenzione sostenuta. L’autore propone uno schema in quattro fasi per esplorare il processo che porta a perdere e recuperare l’attenzione: 1. Focus, 2. Perdita di focus, 3. Mi accorgo di aver perso il focus, 4. Mi perdono, mi congratulo e ritorno al focus. Leggendo il quarto punto si potrebbe storcere il naso e non comprendere il motivo di perdonarsi e congratularsi, ma è questo il passaggio fondamentale per riuscire ad allenare l’attenzione alimentando un vero proprio circolo virtuoso di “attenzione sostenuta”. Come spiega il neuroscienziato Peter Malinowski, ogni volta che perdiamo il focus e ce ne accorgiamo, attiviamo una serie di reti neuronali differenti, quel supervisore centrale di cui l’autore ha già parlato, composto da cinque circuiti: 1. Circuito dell’allerta che permette di porre attenzione su un qualsiasi oggetto, 2. La Default Mode Network (DMN) attiva quando la mente vaga, 3. Il circuito della “salienza”, che ci permette di osservare ciò a cui stiamo pensando, quale sia lo stimolo predominante in un preciso momento, 4. Gli organi esecutivi che ci permettono di abbandonare una distrazione in modo non giudicante, 5. La rete di orientamento che ci riporta sull’oggetto di partenza. Con la pratica deliberata che utilizza questo ciclo dell’attenzione sostenuta è possibile rafforzare questi circuiti neuronali e aumentare la consapevolezza. Riprendere i sensi. I sensi rappresentano il nostro “contatto con il mondo” e allenarli rappresenta il primo passo per allenare l’attenzione. Esistono due modi di fare esperienza del mondo e di conseguenza due “Sé”, il Sé narrativo, quello che filtra le informazioni trasformandole in una narrazione coerente e mediata attraverso processi automatici e mappe, e il Sé esperienziale che fa direttamente esperienza delle cose. Quando veniamo rapiti dal nostro Sé narrativo, e dalle storie che ci raccontiamo, dal chiacchiericcio interno, ovviamente perdiamo il resto del mondo intorno a noi. Un esercizio utile per tornare in presenza e consapevoli al momento presente è quello di pensare ad una parte del corpo, di sentire le sensazioni che i nostri sensi ci comunicano, pratica definita Bodyscan. La cosa importante è che non si deve immaginare la parte del corpo ma impegnarsi a percepirla fisicamente. Meditazione e consapevolezza. Esistono vari tipi di pratiche meditative, quelle utili al fine dell’autore, e che hanno mostrato maggiori risultati, sono quelle legate alla consapevolezza. Il primo a formalizzare e utilizzare in campo medico una di queste, la mindfulness, fu negli anni settanta il medico Jon Kabat-Zinn. In generale sono pratiche molto utili per riportare l’attenzione sui nostri sensi e spostarci dal Sé narrativo al Sé esperienziale. Di tutto questo processo il momento fondamentale è quello in cui ci accorgiamo di essere finiti nelle nostre mappe e torniamo al presente, al qui e ora, osservando senza interferire. L’autore per identificare questo processo utilizza la sigla IOS (Intenzione - Ora (nel presente) -Senza giudicare). Risultati sperimentali hanno dimostrato come meditare espanda la capacità di stare attenti anche nella vita, sotto diversi aspetti. Strumenti per “lasciare andare”. Per allenare l’attenzione è necessario lasciare andare contenuti che alimentano il vagare del nostro pensiero, soprattutto quando non c’entrano con ciò che stiamo facendo. Uno strumento di consapevolezza molto utile è la scrittura espressiva e lo psicologo James Pennebaker ha stilato alcune regole per utilizzarla traendone il massimo vantaggio. Un altro mezzo efficace, frutto della ricerca in una pratica terapeutica abbastanza recente, la ACT (Acceptance and Commitment Therapy), è dare un nomignolo ai nostri schemi ricorrenti. In questo modo li timbri, impari a riconoscerli, e a metterli poi momentaneamente da parte perché non influiscano su ciò che stai facendo. La ACT ha permesso di utilizzare concetti legati a pratiche mindfulness come metodi operativi e semplici applicabili nella vita quotidiana senza vere e proprie sessioni di meditazione. Altri strumenti di questa pratica sono 1. Sto pensando a…, 2. Abbandonare la lotta, 3. Cambiare il tono di voce, 4. Accogliere le sensazioni, 5. Gentilezza e compassione e 6. Defusione linguistica (rendere innocua una parola privandola del suo significato). Le mappe più importanti sono costituite dai nostri obiettivi e, ad un livello gerarchico superiore, dai nostri valori. Avere un obiettivo chiaro è un buon punto di partenza per allenare la nostra attenzione ma non sempre è sufficiente, entrano quindi in gioco i nostri valori, perché noi scegliamo le mete in base a ciò che è più importante per noi. Sono essenziali ma dobbiamo ricordarci che sono pur sempre mappe e come tali dobbiamo fare in modo di non identificarci totalmente con esse evitando di diventare mentalmente poco flessibili. Spesso sono semplici abitudini mentali per nulla ideali acquisiti attraverso l’esperienza o le persone che ci circondano. L’autore propone degli esercizi per fare chiarezza, perché avere in mente cosa ci guida rafforza la nostra motivazione, indirizza le nostre risorse attentive e ancora di più, dà un senso alla nostra vita. Relazioni e attenzione. Le qualità delle relazioni che creiamo determinano la qualità della soddisfazione della nostra vita. Ciò che determina la qualità dipende dalla quantità di attenzione che dedichiamo agli altri attraverso l’ascolto privo di giudizio e con tutte le difficoltà delle distrazioni. Questo è possibile cercando di praticare il silenzio, le domande al posto delle affermazioni e la parafrasi. Un altro passo importante riguarda quello che l’autore definisce “tenere a mente la mente degli altri”, mentalizzare è la parola che viene usata, cercare di avere consapevolezza degli stati mentali degli altri. Non è una cosa semplice e richiede un grande sforzo. Essere consci di come interagiamo con gli altri prevede tanta consapevolezza, attenzione e responsabilità ma è una delle attività più proficue per dare senso, valore e forza alle nostre vite. Citazioni: «[…] un’altra eredità del passato, l’essere più attratti dalle cose “negative” che da quelle “positive”, perché queste ultime hanno un basso valore evolutivo.» «Le mappe, cioè i nostri apprendimenti che si trasformano in aspettative sul mondo, sono importantissime ma è fondamentale anche saperle mettere da parte per poterci godere ciò che capita intorno a noi.» «[...] dobbiamo accettare che dentro di noi avvengono milioni di operazioni istantanee, che non possiamo né controllare né prevedere, e neanche conoscere.» «Le mappe sono incredibilmente utili per togliere “ambiguità” al mondo, ma la verità è che il mondo è terribilmente ambiguo, per quanto si cerchi di prevederlo.» «Più ti alleni a lasciare andare le cose non pertinenti in quel momento e più diventi bravo a notare l’emergere di cose non pertinenti.» Perché leggere questo libro: Perché fornisce moltissimi strumenti teorici e pratici per riflettere e per raggiungere nuovi livelli di consapevolezza migliorando la nostra attenzione. Perché dona punti di vista nuovi su questioni abituali a cui spesso non prestiamo abbastanza attenzione. Perché dimostra quanto l’attenzione sia fondamentale per la qualità di azioni, relazioni e della vita in generale. Questa scheda è stata realizzata da B. Muzzolon Categoria: Crescita & Sviluppo