Fattore 1%


Luca Mazzucchelli, Fattore 1%, Giunti

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L'intento dell'autore è quello di presentare un metodo innovativo per trasformare, passo dopo passo (1% alla volta), i comportamenti ritenuti importanti in azioni facilmente ripetibili, quindi in abitudini forti e sostenibili nel tempo.




Luca Mazzucchelli, Fattore 1%, Giunti

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Perchè leggere questo libro

Perchè aiuta a capire quali sono quegli ostacoli che finora ci hanno impedito di mantenere nel tempo un’abitudine e spiega come svilupparne di nuove, più funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi e della persona che si vuole diventare. Perché...


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Luca Mazzucchelli, Fattore 1%, Giunti

Riassunti di libri di crescita personale


Luca Mazzucchelli, Fattore 1%, Giunti Chi è l’autore? Luca Mazzucchelli è Vicepresidente dell'Ordine Psicologi della Lombardia, giornalista pubblicista, psicologo e psicoterapeuta. Si occupa di psicologia clinica e del benessere nel suo studio privato e nelle palestre Virgin Active come mental coach. Fondatore del Servizio Italiano di Psicologia Online, prima realtà di supporto psicologico a distanza in Italia, collabora con aziende, società e associazioni per la produzione di video psicologico-divulgativi rivolti a professionisti ed appassionati di psicologia. Appassionato di nuove tecnologie, Luca sensibilizza il grande pubblico sulle tematiche di stampo psicologico attraverso il suo blog, la sua pagina facebook e il suo video canale «Parliamo di Psicologia». Qual è l’intento dell’autore? L'intento dell'autore è quello di presentare un metodo innovativo per trasformare, passo dopo passo (1% alla volta), i comportamenti ritenuti importanti in azioni facilmente ripetibili, quindi in abitudini forti e sostenibili nel tempo. Questo libro insegna: Cosa sono le abitudini. Secondo l’autore, siamo il risultato delle abitudini che abbiamo adottato negli ultimi cinque anni. Allo stesso modo, tra cinque anni non saremo nient’altro che il risultato delle abitudini che da oggi decideremo di adottare. Le nostre vite sono governate dalle abitudini, che rappresentano il nostro modo di reagire alle cose senza pensarci. Tutti noi abbiamo migliaia di abitudini, risultate dall’educazione ricevuta da genitori, insegnanti, amici, media… da quasi tutto ciò che ci circonda. Per realizzare un cambiamento, l’autore propone un metodo basato sul cambiamento geometrico-esponenziale: introdurre un cambiamento dell’1% innesca un altro piccolissimo cambiamento e la somma dei piccoli cambiamenti produce il grande cambiamento, ma con un’accelerazione geometrica (effetto valanga). Attraverso la logica dell’1%, prima si introduce in un sistema un nuovo apprendimento che, attraverso l’esercizio e la ripetizione, diverrà poi acquisizione; le acquisizioni mantenute nel tempo diventano poi abitudini resistenti al cambiamento. Perchè non riusciamo a cambiare? L’autore sostiene che non abbiamo il potere di cambiare le persone, perchè voler mettere in atto un cambiamento è una scelta individuale; possiamo semmai incentivarle. Alla base di ogni grande decisione e cambiamento della nostra vita c’è un’emozione (l’autore parla di “tempesta emotiva”) che ci ha spinto ad agire, positiva o negativa che sia. Per raggiungere i propri obiettivi è fondamentale definire: 1) la meta, ovvero capire quali sono i propri reali desideri, e 2) il sistema da mettere a punto per raggiungere la meta. Imposta la tua direzione. L’autore afferma che impostare una corretta direzione di vita è il primo indispensabile passaggio per capire quali comportamenti automatizzare e far diventare abitudini vincenti, ovvero quelle che aiutano a diventare la persona che si vuole essere. Per individuare le azioni sulle quali lavorare nell’ottica di automatizzarle, l’autore propone due strumenti molto potenti: 1) il primo per comprendere i propri valori, 2) il secondo per ragionare come Pareto e concentrarsi su quelle poche cose capaci di fare la differenza nella vita. Per conoscere i propri valori occorre prendere consapevolezza di ciò per cui vale la pena vivere. Per individuare i propri valori, l’autore suggerisce di porsi le seguenti domande: «Cosa vorrei che la gente dicesse di me al mio funerale o, per farla meno tragica, uscendo da una stanza? Se mi rimanesse solo un anno di vita, come impiegherei il mio tempo? Se mi rimanessero solo più cinque minuti di vita, chi vorrei sentire? Cosa posso fare per legare il mio operato a dei valori o a degli scopi e così dargli più senso?». Rispondendo a queste domande emergeranno i propri valori, le azioni coerenti al valore individuato e cosa evitare di fare. La direzione che vogliamo dare alla nostra vita, se in accordo con i nostri valori, è molto più importante degli obiettivi specifici che ci poniamo. L’altro modo per chiarirsi le idee su quali comportamenti incentivare e quindi rendere abitudinari nella propria routine è quello di utilizzare il Principio di Pareto o Legge 80/20, secondo la quale gli aspetti più importanti sui quali concentrarsi (il 20%) sono quelli in grado di garantirci la maggior parte del nostro risultato (l’80%). L’autore, per scegliere l’abitudine da cui iniziare, consiglia di sceglierne una positiva, da prendere e non una da abbandonare (che implicherebbe la rinuncia); scegliere qualcosa di tangibile, da poter fare ogni giorno della settimana, nel momento migliore della propria giornata, anche solo per un paio di minuti, ma con costanza. Questione di mindset. Il mindest è la forma mentis con la quale ci approcciamo alla realtà, quell’insieme di idee che ci appartengono, frutto delle nostre esperienze, della nostra cultura, della nostra educazione e, in generale, della nostra vita. Come riporta l’autore, per cambiare occorre modificare il mindset per porre sé stessi al centro della propria vita e delle proprie decisioni. Un piccolo cambiamento nel mindset, nel modo di pensare, andrà a produrre un cambiamento analogo anche nelle scelte quotidiane. Per attuare un cambiamento sostenibile nel tempo bisogna procedere per piccoli passi, tarando il proprio mindset sul fattore dell’1%. Modi di pensare l’1%. Tra i diversi modi di intendere questa percentuale, l'autore ne riporta tre particolarmente efficaci: 1) Voglio crescere dell'1% su una competenza specifica. 2) Voglio dedicare l'1% della mia giornata a imparare o migliorare un'abilità'. 3) Voglio migliorare dell'1% in tutte le aree di una certa abilità per ottenere l'effetto valanga. L'autore avverte che mantenere le abitudini sufficientemente flessibili per essere modificate e migliorate nel tempo servirà a impedire a quelle stesse abitudini di trasformarsi da strumento per la crescita personale a una rigida gabbia comportamentale. Inoltre suggerisce di mantenere sempre una piccola quota di variabilità / novità nella propria routine. L’anatomia delle abitudini. Dopo il mindset, il secondo pilastro per acquisire buone abitudini è rappresentato dalla conoscenza dell’anatomia delle abitudini. Per comprendere di cosa si tratta l’autore introduce il concetto di “circolo dell’abitudine”, che si compone di tre parti: 1) Il segnale, ciò che fa scattare in automatico l’abitudine. 2) L’azione, il comportamento che mettiamo in atto in risposta a un dato segnale. 3) Il beneficio, la gratificazione / ricompensa che si guadagna dall’aver compiuto l’azione innescata dal segnale. Lavorando su queste tre componenti è possibile dare una direzione più consapevole a buona parte di quelle automazioni che, volenti o nolenti, decidono che tipo di persona si diventerà. Per acquisire comportamenti semplici possono bastare anche solo tre settimane; per quelli più complessi possono servire anche otto mesi. Affinché un comportamento possa venire agilmente ripetuto nel tempo, è necessario che possieda contemporaneamente le seguenti tre caratteristiche: 1) Deve essere attivabile con poco sforzo, in maniera semplice. 2) Deve essere raggiungibile, realistico. 3) Deve essere coinvolgente, accendere i propri interessi. L’autore suggerisce di lavorare bene sui segnali e sulla semplificazione della azioni; solo se si è ancora bloccati si dovrà agire sull’elemento della motivazione. Come lavorare sui segnali. L’autore ricorda che i segnali sono una sorta di campanelli o interruttori, che ci ricordano o ci spingono verso l’azione che vogliamo compiere. I segnali ai quali agganciare le nuove abitudini da prendere possono essere molteplici. L’autore consiglia di scegliere segnali semplici e immediati, visibili, caldi (facilmente accessibili e manipolabili) e di impostare lo spazio (che sia la casa o il luogo di lavoro) in modo da avere maggiori probabilità di mettere in atto ciò che ci si è prefissati, per esempio: creando promemoria visivi (post-it, salvaschermo del pc, del telefono e del tablet, adesivi, gadget particolari); indossando un braccialetto o un elastico che serva a ricordare cosa si deve fare, etc. Anche le persone che frequentiamo possono essere dei segnali che attivano in noi stati d’animo, emozioni e sensazioni più o meno utili ai nostri obiettivi. Un ottimo esercizio che suggerisce l’autore consiste nell’individuare delle azioni che compiamo senza pensare (es. mettere le scarpe, sedersi a tavola a mangiare) e a cosa reagiamo ogni giorno senza pensarci (es. il semaforo diventa verde e accelero). Una volta individuate bisogna agganciarle ai comportamenti che vogliamo adottare. Come semplificare il comportamento. L’autore sottolinea quanto sia importante impostare nel proprio ambiente segnali che faranno partire un’azione talmente semplice da non potervi rinunciare. Per ottenere questo si può ricorrere a sei fattori di semplificazione: 1) Ridurre il tempo; rendere l’azione più rapida e più accessibile. Viceversa, per disincentivare un determinato comportamento, bisogna far sì che richieda più tempo. 2) Ridurre i costi; si può semplificare (per invogliare) o rendere più complesso (per scoraggiare) un determinato comportamento sfruttando il fattore denaro. 3) Ridurre lo sforzo fisico; se è necessario un grande sforzo fisico per adottare un nuovo comportamento, sarà difficile riuscire a mantenerlo. 4) Ridurre lo sforzo mentale; quando lo sforzo mentale necessario ad avviare il nuovo comportamento da adottare è piccolo, siamo davanti a un elemento facilitatore, se invece è grande può essere un fattore di dissuasione. 5) Avere il consenso sociale; quando ciò che dobbiamo fare è poco riconosciuto dalla società in cui viviamo, sarà più difficile farlo. Se invece è ben accetto o magari scontato nel nostro contesto sociale, allora sarà più facile. 6) Appoggiarsi a un’azione routinaria; adottare un’abitudine completamente nuova è molto più difficile rispetto a implementarne una che fa già parte di noi. Se abbiamo già un’azione routinaria consolidata, possiamo concentrarci per aumentarne l’intensità. L’autore consiglia di compiere una determinata azione nei momenti della giornata, come il mattino, in cui siamo più freschi, riposati ed energici. Bisogna partire dai piccoli cambiamenti, con progressi graduali, regolarità, rispettando il nostro metabolismo interiore, e poi continuare comodi. Nei processi di cambiamento la parte più difficile è compiere il primo passo. L'autore riporta il concetto “zero giorni zero”, ovvero evitare di vivere una giornata senza dedicarci affatto alla nostra azione da automatizzare, almeno nella sua versione breve. Dopo aver ottimizzato la semplificazione dell’azione e i segnali, si può lavorare sul talento e sulla motivazione. Come lavorare sulla motivazione. L’autore riferisce che la forma di motivazione più potente è quella intrinseca o “automotivazione”, una fortissima determinazione che nasce dentro ognuno di noi. È il caso per esempio di quelle persone sovrappeso che decidono di dimagrire non per compiacere le aspettative di un altro (un partner, un gruppo di amici, la società), ma per ragioni tutte loro, come riconquistare la stima in se stessi, piacersi o mantenere una buona salute. La chiave di tutto sta nel significato che diamo a quello che facciamo, molto più efficace rispetto alla motivazione estrinseca, ovvero alla carica che ci viene da fuori. L’autore fa riflettere in questa direzione attraverso due domande: 1) Quello che fai è utile solo a te o anche alle persone che ti stanno intorno?, 2) Ci stai mettendo qualcosa di tuo particolare, qualcosa che ti caratterizza / ti rende unico? L’autore afferma che ci sono tre elementi che ci permettono di incrementare o ridurre la motivazione: 1) Le sensazioni: il comportamento da agire provoca piacere o causa dolore? 2) Le aspettative: è un comportamento che stimola la nostra fiducia e speranza o ci incute timore? 3) L'appartenenza: se faccio quella cosa mi sento socialmente più accettato o, al contrario, rifiutato? Motivazione extra. L’autore ricorda che di norma il picco della nostra motivazione lo raggiungiamo nel momento in cui ciò che dobbiamo fare non è troppo facile nè troppo difficile, cioè quando la situazione è sfidante al punto giusto e sentiamo di entrare nello stato di flusso (flow), una sorta di trance nella quale non avvertiamo stanchezza o distrazione e diamo il meglio di noi stessi. Le abitudini chiave. L’autore parte dal presupposto che le cattive abitudini non sono facili da abbandonare, ma vanno sostituite con altre più funzionali. A questo scopo è utile appoggiarsi alle cosiddette “abitudini chiave”, quelle che hanno la capacità di imprimere una svolta nello stile di vita di una persona, svolgendo un ruolo fondamentale (“effetto domino”). Il concetto è che da un’abitudine chiave ne derivano altre direttamente connesse ad essa (esercizio fisico, meditazione, diario quotidiano, formazione e alzarsi prima la mattina). Per mettere a fuoco la propria abitudine chiave, può essere d’aiuto porsi la seguente domanda: «Cosa faccio nei miei giorni migliori?». Le abitudini basate sull’identità. L’autore prende in considerazione un possibile nuovo approccio per lavorare sulle abitudini, basato non tanto su cosa fare, ma su chi vogliamo diventare, quindi sulla identità. Un’abitudine basata sull’identità è un’abitudine che parte dal nocciolo, dallo strato più interno della propria personalità e, come tale, è assolutamente più radicata, profonda e solida. Per arrivare a questo l’autore consiglia di iniziare a rispondere alla seguente domanda: «Che tipo di persona devi diventare per arrivare là dove vuoi?» Il potere dell’ambiente. Secondo l'autore il fattore ambiente modella il nostro comportamento in modo invisibile ma decisivo, e fa sì che questo possa essere sostenibile o meno nel tempo. Per cambiare radicalmente il comportamento, si deve iniziare a cambiare radicalmente il contesto. Per incentivare l’abitudine che si vuole acquisire e/o disincentivare il comportamento che si vuole abbandonare, l'autore suggerisce di preparare in anticipo oggetti da collocare in punti strategici (es. lasciare il telefono in un’altra stanza, nascondere le icone di programmi non in uso sul PC per evitare distrazioni, etc.). Il feedback. L’autore afferma che il feedback è un segnale molto prezioso che l’ambiente ci restituisce in seguito a un’azione che compiamo e consiglia di porsi delle domande per aiutarsi a rendere la propria abitudine più specifica possibile, quindi capace di procurare un feedback: «Quante volte alla settimana vuoi mettere in atto il tuo nuovo comportamento? In quali giorni e a che ora? Quanto tempo ti impegnerà svolgere l’azione? Ci sono altri parametri che puoi considerare per valutare se hai portato a termine la tua azione?». Uno dei sistemi di feedback più funzionali sono le checklist che, via via che si spuntano le cose fatte, danno un quadro preciso di quanto è stato portato a termine e di quanto invece dovrà essere recuperato. Il ruolo della genetica e le barriere biologiche. L’autore invita a riflettere sui tipi di barriere che ci separano dall’abitudine che si vuole acquisire. Alcune saranno barriere ambientali (quelle più semplici da correggere), altre invece avranno a che fare con il proprio corredo biologico. Alcune ricerche hanno stimato che il DNA ha il potere di influenzare le performance di una persona in una percentuale pari al 30% in media. Questo significa che una parte delle nostre chance di realizzarci in un determinato ambito è “limitata” dalla nostra dotazione biologica. Quindi i geni che abbiamo ereditato (e che ci forniscono una predisposizione, un “talento naturale” in qualcosa) possono supportarci nel nostro cammino in questa direzione. L’autore afferma che ognuno ha almeno due competenze, due aree nelle quali può puntare ad essere molto bravo, ossia a posizionarsi nel 25% dei più bravi del settore scelto, ovviamente in seguito a sforzi, impegno, costanza e dedizione. Infatti se si studia, ci si allena e ci si prepara, si può realisticamente pensare di stare nel 25% dei migliori. Una volta individuate due aree in cui si hanno buone abilità, occorre allenarle con costanza, grinta e unirle. L’influenza del contesto sociale. L'autore rammenta che l’ultimo pilastro da conoscere e studiare e sul quale si reggono le abitudini è rappresentato dal contesto sociale. Per acquisire o rinforzare un’abitudine occorre frequentare persone che la possiedono già e ne hanno fatto un loro stile di vita. Se non è possibile frequentarle fisicamente, si può fare anche online; l’importante è stabilire una relazione con esse. Citazioni: «Sarà proprio quando accetterai di vivere le emozioni forti che occupano la tua quotidianità che troverai il coraggio di prendere le decisioni importanti.» «La vita è composta per il 20% da ciò che ci accade e per l’80% da come accogliamo quello che ci capita.» «La lamentela è come un virus che si diffonde se non viene curato.» «Un cambiamento non è un evento epocale, ma un processo in continuo divenire.» «Rendi le cose così semplici da non potere dire loro di no.» Perché leggere questo libro: Perchè aiuta a capire quali sono quegli ostacoli che finora ci hanno impedito di mantenere nel tempo un’abitudine e spiega come svilupparne di nuove, più funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi e della persona che si vuole diventare. Perché l’autore mostra un metodo, messo a punto grazie a studi e sperimentazioni sul campo, che illustra come far diventare i comportamenti ripetibili nel tempo e trasformarli quindi in abitudini. Perchè è ricco di spunti, esempi, consigli e riflessioni su come trasformare la propria quotidianità e tagliare il traguardo delle mete prefissate adottando nuovi abitudini. Questa scheda è stata realizzata da Gabriele Savino Categoria: Comunicazione & Psicologia