Gestire la rabbia


Monica Morganti, Gestire la rabbia. Mindfulness e mandala per imparare a controllare e usare questa emozione travolgente, Franco Angeli

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia, Mindfulness & Felicità

L’autrice intende far scoprire al lettore quale è la vera origine della rabbia, un’emozione negativa spesso repressa anche a causa delle regole imposte dalla società. I test auto-valutativi proposti permettono al lettore di conoscersi meglio e di...




Monica Morganti, Gestire la rabbia. Mindfulness e mandala per imparare a controllare e usare questa emozione travolgente, Franco Angeli

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Perchè leggere questo libro

Perché l’autrice spiega l’origine della rabbia con molti esempi tratti dalla sua esperienza di psicoterapeuta. Perché aiuta a riflettere su quanto sia importante riconoscere le proprie emozioni. Perché è corredato da test che permettono di capire...


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Monica Morganti, Gestire la rabbia. Mindfulness e mandala per imparare a controllare e usare questa emozione travolgente, Franco Angeli

Riassunti di libri di crescita personale


Monica Morganti, Gestire la rabbia. Mindfulness e mandala per imparare a controllare e usare questa emozione travolgente, Franco Angeli Chi è l’autore? Monica Morganti, psicoterapeuta con formazione junghiana, esercita da più di vent’anni la sua attività clinica a Roma. Conduce gruppi di Mandalaterapia, anche online, e dipinge mandala da oltre 20 anni. Ha pubblicato La rabbia delle donne. Come trasformare un fuoco distruttivo in energia vitale (2006), Se il tuo “lui” è sposato. Istruzioni per l’uso (2007), Figlie di padri scomodi. Comprendere il proprio legame col padre per vivere amori felici (2009) e E tu che uomo sei? Viaggio attraverso gli archetipi della psicologia maschile (2012). Qual è l’intento dell’autore? L’autrice intende far scoprire al lettore quale è la vera origine della rabbia, un’emozione negativa spesso repressa anche a causa delle regole imposte dalla società. I test auto-valutativi proposti permettono al lettore di conoscersi meglio e di scoprire le radici della propria rabbia interiore. Pratiche essenziali per la guarigione sono la mandalaterapia e la scrittura creativa. Questo libro insegna: Che cos’è la rabbia. Si tratta di un’emozione primitiva già presente nei neonati e in specie animali diverse dall’uomo. La rabbia, o più propriamente l’ira, deriva dall’istinto di sopravvivenza, che negli animali si manifesta, per esempio, con l’attacco. Quando invece è l’uomo a provare rabbia, il corpo esprime questa emozione attraverso la velocizzazione del respiro, l’aumento di intensità della voce, l’irrigidimento dei muscoli etc. L’uomo che prova rabbia sente la necessità di sfogarsi su qualunque cosa per ritrovare il proprio benessere. La rabbia scaturisce nel momento in cui il soggetto si sente frustrato per il fatto di non riuscire a soddisfare i propri bisogni fisici e/o emotivi. Come si manifesta la rabbia. Spesso la rabbia può manifestarsi in modo incontrollabile con urla e parole offensive capaci di danneggiare sia il soggetto rabbioso sia chi gli sta intorno. L’autrice sottolinea che reprimere la rabbia non può portare a nulla di positivo: da un lato la rabbia esplode e provoca sgomento per la sua energia distruttiva, dall’altro viene espressa non con urla ma con il linguaggio (es. sarcasmo, spirito polemico, perenne irritazione etc.). Anche i giovani sono soggetti a rabbia, che però non viene indirizzata verso l’esterno ma verso l’interno, ovvero verso se stessi, con un costante attacco al corpo (autolesionismo, abuso di alcol, bulimia etc.), che non viene percepito come proprio. L’autrice propone un test auto-valutativo con cui il lettore possa comprendere in che modo esprime la rabbia, prendendo come campione gli ultimi quindici giorni. Es.: «Mi scoraggio se ricevo una forte critica», «Mi arrabbio per i torti subiti», «So superare la delusione se gli altri non mi apprezzano» etc. Le opzioni sono «Mai», «Talvolta» e «Spesso», alle quali si attribuiscono i punteggi rispettivamente di 1, 2 e 3. I sintomi psicosomatici. Le emozioni negative che invadono la mente si riflettono sul corpo attraverso disturbi o malattie psicosomatiche, per cui rabbia, ansia e altre emozioni dolorose vengono scaricate sul fisico. Questo accade quando l’energia è bloccata e quindi il corpo reagisce segnalandoci la nostra infelicità e la collera sommersa. Stando agli studi di PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia) l’organo più colpito dalla repressione della rabbia è l’intestino, quella parte del corpo dove si esprimono le angosce esistenziali e la paura. L’intestino è infatti definito come un «secondo cervello», poiché possiede una rete nervosa di oltre 100 milioni di neuroni che gestiscono l’attività intestinale e che si collegano al cervello tramite il sistema nervoso vegetativo. Di conseguenza, infiammazioni, alterazioni intestinali e depressioni possono essere manifestazioni di processi come stress ed emozioni, che avvengono nella testa. La nascita della rabbia. L’origine della rabbia è antica e si può fare risalire all’infanzia. L’autrice sottolinea che è piuttosto normale sentirsi ancora feriti per qualcosa, seppur si tratti di eventi lontani nel tempo. Questa ferita dipende molto dal legame con i genitori, dal desiderio appagato o inappagato di ricevere più amore e attenzioni. L’autrice individua però tre cause principali nella nascita della ferita antica: 1) La fiducia tradita. I genitori non hanno amato come avremmo voluto. Questo provoca un danno psicologico che ci spinge a non fidarci più di nessuno. La sfiducia può dunque derivare dai pochi contatti fisici o dalla scarsa attenzione da parte dei genitori, mentre l’eccesso di fiducia, che genera però delle aspettative esagerate e illusorie, non fa altro che creare ancora più ansia e farci sentire più fragili e insicuri; 2) L’abuso nascosto. È legato alla negligenza dei genitori o dei tutori del minore (es. percosse, lesione, atti sessuali, abbandono, trascuratezza etc.). Spesso i bambini preferiscono non raccontare l’abuso da parte dei genitori, provocandosi involontariamente danni sullo sviluppo fisico, psicologico, emotivo, comportamentale e relazionale. Di conseguenza, chi è stato vittima di abusi da bambino rischia o di continuare a subire quello stesso tipo di violenza anche da adulto, ritenendola una forma di amore, oppure di diventare carnefice, seguendo quello stesso modello comportamentale appreso da bambino. Ben più grave e devastante è l’abuso sessuale, soprattutto se a opera di un genitore, un insegnante o un prete; 3) La perdita precoce. Può riguardare la morte di un adulto o il cambiamento dell’Io, ovvero la fine del nostro pensiero, della nostra memoria e delle relazioni. La morte può produrre vere e proprie trasformazioni: es. il bambino può avere paura di addormentarsi di notte o restare sveglio di giorno; può temere di restare solo. L’autrice sottolinea, però, l’importanza di dare spiegazioni ai bambini circa la perdita anziché trincerarsi dietro a un silenzio che può fare ancora più male. Senza il giusto supporto dei genitori, nell’adulto si riattiveranno vecchi meccanismi psicologici di abbandono e rabbia, non essendo stato possibile accettare l’inevitabile cambiamento. Gestire la rabbia. La rabbia non è negativa in sé per sé. Lo diventa soltanto se si traduce in violenza verso gli altri o se stessi. Se una certa situazione provoca rabbia, non bisogna reprimerla ma è meglio manifestare il nostro dissenso, così da modificare in modo positivo la situazione. La repressione della rabbia è legata alle regole dettate dalla famiglia, inculcate fin da piccoli. L’autrice sottolinea invece quanto sia importante dire un vero «no» agli altri anziché un finto «sì» che provoca rancore e rabbia verso noi stessi. Per comprendere al meglio il ruolo della rabbia in famiglia, l’autrice propone un test auto-valutativo con una serie di domande e relativo spazio per la risposta. Es.: «Come veniva considerata e affrontata la rabbia nella mia famiglia quando ero piccolo/a?», «Come esprimeva mia madre la sua rabbia?», «Quale frase detta da mia madre in un momento di rabbia mi ricordo immediatamente?» etc. Mindfulness. Per gestire la rabbia e non farsi travolgere da essa, l’autrice suggerisce di adottare la mindfulness, ovvero la capacità di essere attenti e consapevoli di ciò che ci succede in ogni momento, riuscendo a osservare tanto con la mente quanto col cuore e con il corpo. Si tratta di un’osservazione partecipe, per cui lo stato emotivo viene sentito e non si limita a essere osservato dall’esterno. L’autrice propone un esercizio che permette di imparare a gestire la collera: bisogna osservare tutte le sensazioni e le emozioni generate nella mente e nel corpo in presenza della rabbia. Questa pratica è utile per rintracciare la ferita antica che si è riattivata e che è la vera causa della rabbia. Nel concreto, l’autrice suggerisce di rompere le vecchie abitudini, provando a prestare più consapevolezza a tutte le azioni quotidiane. Lo stesso bisogna fare quando la rabbia sta per prendere il sopravvento: è necessario dunque guardare ciò che ci sta accadendo da un’altra prospettiva. In questo modo sarà possibile superare la confusione mentale che accompagna la collera e fare chiarezza sulla causa del dolore e della rabbia. Attraverso la mindfulness la ferita non potrà essere cancellata ma solo rimarginata, per trasformarsi quindi in una cicatrice che fungerà da monito per il futuro. Per imparare a esercitare la mindfulness, l’autrice propone un test auto-valutativo con una serie di domande a cui è possibile rispondere «Quasi sempre», «Talvolta» o «Quasi mai»; a ogni opzione è assegnato un punteggio, rispettivamente 1, 2 e 3. Es. «Mi può accadere di provare emozioni ma di non esserne cosciente se non dopo un po’ di tempo», «Mi succede di rompere o rovesciare oggetti perché non presto attenzione o sto pensando a qualcos’altro» etc. Autonomia. La mindfulness applicata alla rabbia fa nascere un forte desiderio di autonomia, ovvero la capacità di un soggetto di governarsi con le proprie leggi, un soggetto in grado di distinguere tra i desideri e le effettive possibilità di realizzarli, tra sogni e realtà oggettiva. L’autonomia non va confusa con la solitudine, che può generare, da un lato, una piacevole sensazione di pienezza, se siamo centrati e in equilibrio; dall’altro, invece, un disequilibrio emotivo trasforma la solitudine in «mancanza» e si accompagna alla sensazione che solo la compagnia è in grado di completarci. Il contrario dell’autonomia è la dipendenza, che scaturisce quando si percepisce il bisogno assoluto dell’altro e che perderlo provocherebbe la rovina di tutta la propria esistenza. La dipendenza è legata al rapporto madre-figlio, in particolare al desiderio del bambino di ricevere sempre più latte materno per continuare a sopravvivere. Essa conduce dunque a un rapporto-prigione che vede da un lato un inseguitore, bisognoso di amore, e dall’altro un inseguito che teme di essere soffocato e di non poter più essere se stesso. Questo tipo di relazione è dannosa per entrambi e porta inevitabilmente al disamore. Sviluppare mindfulness. Lo sviluppo della mindfulness non può prescindere dal soul making, ovvero «fare anima». Si tratta di una pratica molto simile alla meditazione per un buddista o alla contemplazione del rosario per un cattolico. Significa ascoltare la propria anima, darle la possibilità di manifestare le proprie esigenze e di appagarle. Grazie alla sua esperienza da psicoterapeuta, l’autrice può evidenziare l’unicità di ogni persona, per cui ogni approccio terapeutico dovrà essere diverso. L’obiettivo della seduta è lo scioglimento delle rigidità caratteriali, delle tensioni emotive relazionali e dei conflitti psicologici. Secondo l’autrice, la rabbia è uno degli aspetti più nascosti dell’anima. Quando la rabbia giunge alla coscienza, ecco che si potrà arrivare a un vero benessere psicofisico. Per sviluppare mindfulness è necessario disconnettersi dal mondo esterno e in particolar modo dalla tecnologia e dagli impegni lavorativi. Mandalaterapia. L’autrice propone due strumenti essenziali per allenare la consapevolezza e per trasformare la rabbia in un’utile leva di cambiamento. Il primo è la Mandalaterapia. Il mandala è una figura geometrica dotata di una potente carica simbolica. Es. il cerchio rappresenta la totalità ed è una forma che dà ordine al mondo interno ed esterno. Il mandala è una specie di mappa interiore capace di guidare chi vuole intraprendere un percorso di crescita personale: infatti colorando il mandala è possibile approfondire sensazioni, idee e vissuti. L’autrice propone dei mandala da colorare: «La rabbia», «La ferita», «L’abuso», «La perdita», «Autonomia», «Assertività», «Trasformazione». Il colore adottato assume un particolare significato, per questo l’autrice spiega come interpretarne la scelta: 1) Rosso. Indica l’eccitazione, l’energia finalizzata, la pulsione, il desiderio; 2) Il giallo e l’arancione. Il significato fisiologico del giallo è lo scioglimento, mentre quello psicologico è il cambiamento, da intendersi come sviluppo. Essendo vicino al colore della luce del giorno, il giallo esprime il potere illuminante della coscienza. L’arancione è l’unione del giallo e del rosso. L’arancione esprime calore e vitalità. Nella cromoterapia, il contatto con l’arancione contrasta la depressione e la malinconia; 3) Il verde. È l’unione del blu e del giallo e fisiologicamente indica una tensione non esplicitata, un’energia che si raccoglie in sé e che appare statica; 4) Il blu. Il significato fisiologico del blu è la calma. Il suo significato psicologico è invece l’abbandono fiducioso all’altro. È anche il colore della profondità dei sentimenti e della soddisfazione priva di tensione. Il potere delle storie. Il secondo strumento che contribuisce allo sviluppo della mindfulness è la scrittura, una pratica presente in tutte le culture. Ascoltare una storia aiuta a entrare in contatto con le emozioni dei personaggi e di proiettarle sul nostro vissuto. Anche la scrittura permette di liberare e di riconoscere le nostre emozioni. La scrittura è un’attività che richiede calma, concentrazione, totale immersione nel silenzio del racconto. È un’attività che ci permette di guardare il mondo da un nuovo punto di vista. La scrittura può intendersi dunque come un atto terapeutico, un’azione curativa che consente di liberarsi dalle emozioni negative. Esempio di scrittura creativa sono le pagine di diario, il racconto autobiografico, una lettera per sé stessi o una favola. Inventare favole che presentino il tema della collera può risultare un buon sistema terapeutico, già adottato dall’autrice con i propri pazienti. Citazioni: «La rabbia è una potente energia psicologica che si attiva in ognuno di noi quando ci troviamo nell’impossibilità di soddisfare i nostri bisogni fisici ed emotivi, di indirizzare la nostra vita verso un senso di pieno benessere […].» «Sentirsi in collera implica, necessariamente, sperimentare un sentimento di separazione e distanza dall’altro con cui siamo arrabbiati e, di conseguenza, di solitudine affettiva ed emotiva perché viviamo una momentanea e spaventosa sensazione: l’altro ci è nemico!» «La fiducia nel nostro valore personale e nell’amore dell’altro verso di noi, è la base emotiva su cui impostiamo la vita relazionale perché ci permette di aprirci all’altro […].» «Gestire la rabbia vuol dire usare questa energia e, anziché esserne travolti, decidere quale sia l’azione più utile da intraprendere in risposta alla situazione frustrante e questo è possibile solo se ne diventiamo profondamente consapevoli […].» Perché leggere questo libro: Perché l’autrice spiega l’origine della rabbia con molti esempi tratti dalla sua esperienza di psicoterapeuta. Perché aiuta a riflettere su quanto sia importante riconoscere le proprie emozioni. Perché è corredato da test che permettono di capire quanto si è in grado di gestire la rabbia. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Comunicazione & Psicologia, Mindfulness e Felicità