La grammatica dei conflitti


Daniele Novara, La grammatica dei conflitti, Edizioni Sonda

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L’autore intende spiegare il vero significato della parola «conflitto», evitando che possa essere confusa con termini simili. L’obiettivo del volume è aiutare a gestire le difficoltà relazionali, a ridurre i conflitti inutili e a riconoscere e...




Daniele Novara, La grammatica dei conflitti, Edizioni Sonda

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Perchè leggere questo libro

Perché è un valido strumento di formazione per educatori e insegnanti. Perché affronta una problematica specifica con un linguaggio semplice. Perché l’autore spiega i concetti affiancandoli a degli esempi tratti dai suoi studi. Perché l’autore è un...


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Daniele Novara, La grammatica dei conflitti, Edizioni Sonda

Riassunti di libri di crescita personale


Daniele Novara, La grammatica dei conflitti, Edizioni Sonda Chi è l’autore? Daniele Novara è autore di numerosi libri e pubblicazioni, alcuni dei quali di largo successo e tradotti in altre lingue, tra cui Non è colpa dei bambini (2017), I bulli non sanno litigare (2018), Cambiare la Scuola di può (2018) e Organizzati e felici (2019). È ideatore del Metodo Maieutico nell’apprendimento e nella relazione d’aiuto e del metodo Litigare Bene. Qual è l’intento dell’autore? L’autore intende spiegare il vero significato della parola «conflitto», evitando che possa essere confusa con termini simili. L’obiettivo del volume è aiutare a gestire le difficoltà relazionali, a ridurre i conflitti inutili e a riconoscere e affrontare quelli necessari. La grammatica dei conflitti fa comprendere dunque che spesso, innanzi a un conflitto, la ricerca della soluzione non è la strada migliore. Questo libro insegna: Conflitto e violenza. I termini «conflitto» e «violenza» vengono spesso inseriti nella stessa area semantica e usati talvolta in modo improprio, divenendo così quasi sinonimi. Il «conflitto» può essere inteso come «guerra», «genocidio», «litigio», «contrasto», «prepotenza» etc. Stando alla definizione del Devoto-Oli, il conflitto sarebbe una «contesa rimessa alla sorte delle armi», mentre secondo lo Zingarelli, sarebbe uno «scontro di armati, combattimento». La definizione di «guerra» nel dizionario Zingarelli è molto simile al «conflitto». In inglese invece «conflict» è definito come un «grave disaccordo e discussione riguardo a qualcosa di importante». Eppure i due termini hanno una valenza molto diversa. Infatti la violenza si distingue dal conflitto per tre elementi fondamentali: 1) Il concetto di danno irreversibile; 2) Il concetto di identificazione del problema con la persona e di eliminazione della stessa; 3) Il concetto di risoluzione unilaterale del problema. So-stare nel conflitto. Il conflitto non va visto come un incidente di percorso o come un pericolo da evitare a tutti i costi. Al contrario, esso può trasformarsi in una risorsa, in un elemento necessario alla crescita e allo sviluppo personale. Tuttavia, il conflitto è evitato perché non è chiaro il modo in cui affrontarlo. Evitare il conflitto però non sviluppa apprendimento. L’autore sottolinea la propria esperienza sul campo in tal senso e quanto sia stato difficile trasformare l’idea del conflitto in un’opportunità di apprendimento. Gli ostacoli sono principalmente: 1) L’assenza di un pensiero pedagogico, psicologico o sociologico che si sia occupato e abbia studiato il conflitto in questo senso; 2) Il linguaggio. I termini con cui definiamo un elemento della nostra esperienza incidono sulla sua stessa percezione. Il conflitto dunque non ha come obiettivo la distruzione o l’eliminazione di qualcuno, a differenza della guerra, pur essendo un’esperienza di contrasto; 3) La memoria negativa sui conflitti. La nostra storia educativa sottolinea quanto sia sbagliato litigare, motivo per cui i bambini litigiosi non sono ben visti. Saper leggere i conflitti. Proprio come esiste una grammatica della lingua, c’è anche una grammatica dei conflitti: si cerca quindi di individuare gli elementi che caratterizzano i conflitti. Elementi che possono essere interpretati e da cui sviluppare apprendimento: 1) Il compito. In presenza di un conflitto, l’autore suggerisce di non puntare subito alla soluzione ma di recuperare tutte le informazioni su quello che sta accadendo, così da comprendere la situazione. Dunque il conflitto diventerebbe un compito per apprendere qualcosa di noi e degli altri, delle dinamiche relazionali, della società, compiti per sviluppare risorse personali e attivare energie creative; 2) Le informazioni. Per conoscere le informazioni relative al conflitto bisogna individuare correttamente il conflitto, comprendere i bisogni in gioco dei diversi protagonisti del conflitto e infine conoscere le emozioni che hanno un ruolo importante nei conflitti e i vantaggi legati alla sussistenza stessa del conflitto. Il giudizio e la giusta distanza. Sono i due presupposti per sviluppare la capacità di decodificare i conflitti: 1) La sospensione del giudizio. In presenza di un conflitto, il primo errore che si commette è ricercarne le cause. In ambito scolastico, per es., si attribuiscono alla famiglia le responsabilità di comportamenti disturbatori da parte di certi bambini o adolescenti. In questo modo non si fa altro che giudicare la realtà più che comprenderla. La domanda che ci si deve porre non è dunque «perché?» ma «come?» 2) La giusta distanza. Nel momento in cui il coinvolgimento in un conflitto è eccessivo o eccessivamente ridotto, anche il giudizio ne risente. Bisogna dunque saper controllare la propria ansia, saper gestire l’urgenza della fuga o il desiderio di un attacco o di uno sfogo immediato. È necessario anche tenere presente che il conflitto può essere rappresentato come un triangolo con la punta verso l’alto (iceberg) in cui la parte visibile è un pretesto per generare il conflitto. Infatti, al di sotto di esso si cela la parte interna o sommersa, una parte più complessa e difficile da comprendere. La giusta distanza è fondamentale per riuscire a inquadrare proprio la parte nascosta, che è quella più interessante. La tempestività. È un errore piuttosto comune. Con la tempestività si cerca di attivare modalità tipiche di comportamento che in realtà sono improduttive. L’intervento immediato non è sinonimo di competenza relazionale. Al contrario, per generare una reale capacità di affrontare e gestire le problematiche relazionali, è molto più utile sviluppare una logica che cerchi risposte meditate, una conduzione dei problemi a medio-lungo termine. È per questo che la tempestività va sostituita con la temporalizzazione: con questo sistema i conflitti possono essere interpretati correttamente e il tempo necessario per la riflessione servirà per assumere il giusto distacco dalla situazione contingente. Il diario dei conflitti e la scrittura autobiografica. Uno strumento di formazione molto utilizzato è il diario dei conflitti. Si tratta di un diario in cui si registrano tutti i conflitti derivati dalla propria esperienza relazionale: famiglia, lavoro, rapporto con il partner e con gli amici etc. Ogni episodio deve essere provvisto di data. La riservatezza dei contenuti garantisce uno spazio introspettivo adeguato. Scaduto il tempo, il corsista non accede più al diario se non dopo un periodo compreso tra i due e i quattro mesi. A questo punto avviene la rilettura, personale e di gruppo. Il diario è una forma di scrittura autobiografica. Con questa modalità di scrittura, esiste solo ciò che viene narrato. L’esperienza di sé permette una rilettura degli eventi con maggiore distacco ed è quindi uno strumento di apprendimento. Il Quadrante dei Conflitti. È uno strumento utilizzato nelle attività di formazione alla lettura e alla gestione dei conflitti che consente di collocare l’esperienza del conflitto all’interno di un ordine simbolico, mettendone in luce la natura e le caratteristiche nell’ambito delle relazioni umane. I suoi riquadri non sono del tutto indipendenti fra loro ma interagiscono e si interconnettono in un interscambio continuo. 1) Il conflitto intrapersonale. È un riquadro che attiene più alla natura ontologica della relazione con se stessi. Gli ambiti di osservazione e di lettura del conflitto intrapersonale sono la storia educativa personale (riguarda l’educazione ricevuta dalla famiglia), le proprie aspettative (es. l’insegnante che vuole rendersi gradevole agli alunni e ai colleghi ma spesso fallisce, creando così un conflitto interno duro e frustrante), i passaggi di ruolo nella vita (es. da figlio a genitore, da alunno a insegnante), le proprie emozioni (es. la rabbia, da non confondere con il conflitto stesso); 2) Il conflitto interpersonale. È un tipo di conflittualità che coinvolge il soggetto in maniera diretta: è il soggetto dunque che vive un conflitto con determinate persone (es. il coniuge, i figli, la classe, etc.). In questo ambito è importante individuare uno spazio-tempo adeguato a esprimere il conflitto e non lasciarlo dunque a un livello latente, cosa che priva la relazione dei suoi contenuti oggettivi e agisce in senso distruttivo; 3) Il conflitto esterno. Il soggetto non è coinvolto direttamente nel conflitto ma può aiutare i contendenti, purché sia in grado di trovare quella distanza emotiva sufficiente e adeguata a evitare un rischioso coinvolgimento diretto. Questo può accadere perché il conflitto altrui potrebbe far riemergere analoghe sofferenze subite nelle proprie vicende personali; 4) Il conflitto organizzativo. Organizzazioni sono la famiglia, la scuola, un’azienda etc. Sono tutti contesti in cui è inevitabile la presenza di conflitti. Si possono individuare tre tipi di stili organizzativi: confidenziale (regole implicite e ruoli sovrapposti e non definiti), cooperativo (regole esplicitate e vincolanti) e gerarchico (regole chiare e decise dal livello gerarchico più elevato, anche in modo arbitrario). Citazioni: «Ogni conflitto implica una risorsa e una risposta particolare, non esistono risposte standardizzate. Ogni conflitto ha un suo compito, occorre scoprirlo, rispettarlo e viverlo come riorganizzazione e apprendimento.» «È importante aiutare le persone violente ad uscire dalla loro prigione, ossia dalla modalità distruttiva che hanno di relazionarsi con gli altri.» «È indubbio che ciò che ciascuno di noi chiama conflitto o percepisce come tale, può essere colto da un’altra persona o anche dall’altra persona coinvolta nella situazione conflittuale […] in maniera radicalmente diversa, addirittura come normalità o anche come stasi.» «L’errore è un fattore collegato al successo in quanto se trattato in modo adeguato, lo consente. L’obiettivo è farcela, acquisire nuove competenze e nuovi saperi.» Perché leggere questo libro: Perché è un valido strumento di formazione per educatori e insegnanti. Perché affronta una problematica specifica con un linguaggio semplice. Perché l’autore spiega i concetti affiancandoli a degli esempi tratti dai suoi studi. Perché l’autore è un esperto in ambito pedagogico. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Comunicazione & Psicologia