Guida di sopravvivenza per iperempatici


Judith Orloff, The empath survival guide (it: Guida di sopravvivenza per iperempatici), edizione francese Leduc.

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L’intento dell’autrice è insegnare delle strategie di sopravvivenza agli ipersensibili, nei vari campi della loro vita: nella relazione con gli altri, sul lavoro, nelle situazioni stressanti, in famiglia, nelle relazioni amorose. Per fare ciò,...




Judith Orloff, The empath survival guide (it: Guida di sopravvivenza per iperempatici), edizione francese Leduc.

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Perchè leggere questo libro

Perché aiuta ad individuare le vere fonti della nostra stanchezza e insoddisfazione. Perché ci aiuta a conoscerci meglio e a definire il nostro livello di ipersensibilità, e a come adattare la nostra vita nel rispetto di questa nostra particolarità....


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Judith Orloff, The empath survival guide (it: Guida di sopravvivenza per iperempatici), edizione francese Leduc.

Riassunti di libri di crescita personale


Judith Orloff, The empath survival guide (it: Guida di sopravvivenza per iperempatici), edizione francese Leduc. Chi è l’autore? Judith Orloff è una psichiatra californiana che si è interessata e specializzata nell’ipersensibilità e nell’iperempatia perché lei stessa ne soffriva, come racconta lei stessa all’inizio del libro. Fra le sue numerose opere, troviamo tradotta in italiano Detox emozionale. Il metodo per riequilibrare le emozioni e portare gioia nella vita, Libertà emotiva. Liberati dalle emozioni negative e trasforma la tua vita, La seconda vista, il dono della veggenza. Qual è l’intento dell’autore? L’intento dell’autrice è insegnare delle strategie di sopravvivenza agli ipersensibili, nei vari campi della loro vita: nella relazione con gli altri, sul lavoro, nelle situazioni stressanti, in famiglia, nelle relazioni amorose. Per fare ciò, l’autrice presenta esempi personali ed esercizi ideati sulla sua esperienza. Aiuta a prendere coscienza delle proprie fragilità, a proteggersi evitando le situazioni che stimolano eccessivamente l’ipersensibilità, e a costruirsi delle difese solo per le situazioni inevitabili: si tratta quindi di un buon compromesso tra le reazioni classiche “devi indurirti, costruirti una corazza” o “sei una persona speciale, bisogna tenerti sotto una campana di vetro”. Questo libro insegna: Iperempaticità. Esistono vari tipi di ipersensibilità, (detta, in termini più precisi, iperempaticità): gli iperempatici cinestetici captano lo stato fisico degli altri, la loro salute e la loro energia; gli iperempatici emozionali captano e assorbono le emozioni altrui; gli iperempatici intuitivi vivono delle esperienze comunicative straordinarie, quali la telepatia, la comunicazione con il regno animale o vegetale, le premonizioni etc. Non tutti gli ipersensibili o iperempatici sono introversi. La scienza dell’empatia. Dei ricercatori hanno scoperto i neuroni specchio: sono un gruppo di cellule cerebrali all’origine del sentimento di compassione e di empatia. Esistono tuttavia delle persone, affette da sociopatie e psicopatie, che sono sprovviste di questa capacità. L’Heart Math Institute ha scoperto anche l’esistenza di campi elettromagnetici generati dal nostro cuore e dal nostro cervello. Gli iperempatici sono particolarmente ricettivi rispetto ai campi elettromagnetici altrui, così come a quelli della Terra. Un altro studio parla del “contagio emozionale”, fenomeno naturale che possiamo osservare in qualsiasi gruppo di persone: un bambino che piange a scuola, l’entusiasmo di un collega, la risata di un amico, influenzano il nostro umore. L’impatto negativo dell’iperempatia sulla vita quotidiana si può rilevare a livello fisico (sensazione ricorrente di stanchezza, di soffocamento, dolori muscolari, emicranie, allergie, sovraccarico renale) ed emotivo (ansia, depressione, crisi di panico). Alcuni tipi di iperempatici sviluppano delle dipendenze da alcol, droghe, fumo e cibo per creare una distanza dalla realtà che li sommerge, come meccanismo inconscio di difesa. Nelle relazioni, riscontriamo la tendenza a legarsi a persone già impegnate, per fuggire il rischio di un’eventuale relazione troppo intensa, o al contrario a delle personalità distruttive, come ad esempio ai narcisisti perversi, e il rifiuto di fondare una famiglia. In famiglia, l’educazione dei figli può comportare una sfida per i genitori iperempatici, che assorbono le emozioni dei figli e possono sentirsi sommersi da esse e dalle esigenze dei figli. Anche sul lavoro, il rischio di essere una spugna dei sentimenti altrui e una vittima di vampiri energetici è sempre in agguato. Nel libro vengono insegnate delle tecniche per proteggersi dal sovraccarico emotivo. Per quel che riguarda la salute, l’autrice consiglia di prendersi bene cura di sé, con un’alimentazione sana e ricca di cereali integrali e verdure, dormire e riposare molto, prendere le vitamine C e D, fare dell’esercizio fisico, meditare, evitare le medicine, prendersi vari momenti di solitudine ed evitare, per quanto possibile, le personalità tossiche, i luoghi rumorosi e affollati (i centri commerciali, le feste o le professioni che comportino un contatto costante e prolungato con la gente). La prima tecnica di protezione è quella di chiedersi se il malessere che sentiamo è davvero nostro, o se appartiene a qualcun altro. Saper individuare il limite tra noi e gli altri ha già di per sé un effetto benefico. Un’altra tecnica è il mantra «rendo quest’energia negativa all’universo», accompagnato da delle espirazioni profonde, con le quali si espelle, insieme all’anidride carbonica, anche tutta la negatività accumulata; la tecnica dello scudo energetico consiste nel ritirarsi in un luogo calmo, respirare profondamente, concentrandosi sull’espirazione, e visualizzare uno scudo di luce bianca o rosa, che circonda tutto il nostro corpo, spesso vari centimetri. Questo scudo impedisce l’accesso alle energie negative, e ci fa sentire rigenerati e felici. Per finire l’esercizio, ringraziare lo scudo e “tenerlo a portata di mano” per i momenti in cui sarà necessario, riconcentrarsi sul respiro e infine riaprire gli occhi. I punti cardine di una vita di coppia e di famiglia ideale agli iperempatici sono: prendersi dei momenti di solitudine prima di cominciare a sentirsi sommersi; negoziare il tempo per fare un bagno o rilassarsi ogni giorno; negoziare coi familiari la quantità di tempo che si può dedicare alla vita sociale; negoziare uno spazio privato in cui potersi isolare, all’occorrenza avere camere o letti separati; concentrarsi su un solo problema per volta; non prendere mai le cose sul piano personale; mettere sempre una distanza tra sé stessi e ciò che ci viene detto; quando si esprime una richiesta, utilizzare la tecnica del sandwich (cioè non formulare una richiesta, ma una domanda, facendola precedere da un commento positivo sull’interlocutore, e terminando con una frase di ringraziamento); imporre una regola che vieta le grida; non cercare di “salvare” il proprio partner o di piacere a tutti; adattare i suoni e le luci: suoni forti e luci aggressive possono inquinare l’ambiente di vita dell’iperempatico e renderlo nervoso. La sessualità può essere problematica, specie per gli iperempatici di tipo cinestetico, perché ad ogni contatto fisico i campi elettromagnetici delle due persone si mescolano, col rischio di venir risucchiati nei sentimenti e nelle emozioni dell’altro: ciò spiegherebbe la difficoltà di molti ad avere dei partner occasionali. Purtroppo però, molti iperempatici, avendo difficoltà a trovare un partner, quando ne incontrano uno si gettano nella relazione, per paura di perdere un’occasione rara, mettendo da parte la prudenza, e cadono facilmente vittime di relazioni tossiche. L’autrice consiglia di studiare il tantrismo: infatti, se si reprime la propria sessualità per paura di finire vittima di un partner tossico, si attirerà proprio quel tipo di situazione. Trovare invece un equilibrio in se stessi ci permetterà di attirare il partner adatto, o insegnare al partner presente o futuro il rispetto e l’ascolto che sono alla base del tantra. Come proteggersi dai vampiri energetici? Innanzi tutto è importante rendersene conto: l’autrice delinea le sensazioni e i pensieri che emergono quando si è vittime di una relazione di dipendenza: la stanchezza, il cattivo umore, le sensazioni di non essere visti né sentiti, di non essere all’altezza, di non essere in buona salute, la voglia di dolci, l’autocritica esasperata, l’ ansia, la collera, un sentimento di vergogna e l’impressione di essere giudicati e manipolati. Ecco come l’autrice consiglia di relazionarsi con le persone in base alle seguenti tipologie: Il narcisista: ha un bisogno patologico di essere ammirato e non esita a manipolare il suo entourage con la prevaricazione, la distruzione dell’autostima del partner, la finzione e il vittimismo. L’autrice consiglia di imparare ad individuarli e fuggirli: allontanarsi gradualmente e senza darlo a vedere, evitando il confronto diretto, che scatenerebbe reazioni estenuanti o subdole. L’autrice descrive un rituale di taglio del cordone che ci lega a questa persona, e di passaggio a una fase successiva della vita, in cui questa persona non avrà posto; Il collerico gestisce i conflitti con la violenza, le urla, le accuse, l’attacco e il controllo; può dire cose orribili senza rimorso. L’autrice trova importante allontanarsi fisicamente da queste scenate, anche se non sono dirette a noi, o prendersi del tempo per evacuare in solitudine l’accumulo di emozioni negative. L’autrice propone una tecnica di visualizzazione: immaginar se stessi come una finestra aperta attraversata dalle urla e dalla collera dell’altro, in modo che queste emozioni vadano via subito dopo averci oltrepassati. In seguito, imporre la regola che vieta le urla, negoziare la possibilità di riparlare del problema quando l’interlocutore si sarà calmato, ribadire che lo si sente anche se parla con un tono di voce normale, e che ci sarà più facile venire incontro alle sue esigenze quando riuscirà a comunicarcele senza aggredirci; La vittima è un tipo di personalità più subdola perché fa leva sulla compassione, di cui gli iperempatici sono ricchi, ma rifiuta o boicotta qualsiasi aiuto, risucchia le energie e la buona volontà di chi cerca di aiutarlo invano. Per proteggersi, l’autrice indica cinque gesti: porre i propri limiti con gentilezza, in modo da non poter scatenare un’altra crisi di vittimismo; ascoltare per un tempo limitato e trovare una scusa per svincolarsi non appena la vittima comincia a ripetersi e a enumerare sempre gli stessi problemi, oppure indicarle che non siete la persona adatta per aiutarla. Il linguaggio non verbale è più efficace delle parole: incrociare le braccia sul petto, rompere il contatto visivo, allontanarsi di un passo convinceranno la “vittima” che sarà inutile insistere; Il melodrammatico cerca di attirare l’attenzione su di sé in tutti i modi possibili e risucchia le nostre energie con racconti rocamboleschi e colpi di scena (ritardi non annunciati, cambi di programma ingiustificati, progetti annullati all’ultimo momento con scuse inverosimili…) La mancanza di reazione è già un buon deterrente: mai stupirsi, mai fare domande o dare l’impressione di ascoltare con interesse. È anche utile dirgli che preferite non prendere altri impegni con lui o lei finché non sarà sicuro di aver “risolto i suoi problemi” e in grado di tener fede agli impegni presi; Il maniaco del controllo può sfinirci con i suoi continui consigli non richiesti e critiche su tutto quello che non abbiamo fatto a modo suo. Ribellarsi non aiuterà. L’autrice suggerisce invece di ringraziare per i consigli, e spiegare che abbiamo bisogno di riflettere da soli sul da farsi. Chiedere alla persona di smettere di criticarci incessantemente, in maniera ferma, senza dubitare di sé e senza porsi in un ruolo di vittima; riflettete sul problema di autostima su cui queste persone fanno leva: se si è sicuri di sé, non si darà appiglio a questo tipo di comportamento; Il mulino verbale invade il nostro spazio vitale, è sordo al linguaggio non verbale, e quindi non basterà allontanarsi o dare segni di impazienza per disfarsene. Per proteggersi, bisogna innanzitutto metter da parte il proprio desiderio di far piacere a tutti: c’è un limite alla disponibilità che si può offrire. L’unica soluzione è riuscire ad interromperli, trovare un’occupazione urgente che serva da scusa per la vostra fuga. Se non è possibile, si può tentare di intervenire, con calma e umorismo, chiedendo di poter partecipare alla conversazione, o mettendo un timer da cucina col tempo che gli resta per parlare; Il passivo-aggressivo nasconde la sua ostilità dietro delle buone maniere e una maschera di persona piacevole e pacifica. In compenso, procrastina, dimentica gli impegni presi, è inaffidabile e sfuggente, o tiene il broncio senza spiegare l’origine del problema. I suoi messaggi ambivalenti ci disorientano. L’autrice suggerisce innanzitutto di fidarsi del proprio intuito: se ci si sente a disagio, val la pena di parlarne, affrontando un solo problema per volta e con calma, limitandosi a constatare le promesse non mantenute, o chiedendo di essere più chiaro. L’autrice trova utile fare una lista delle persone che frequentiamo suddividendole in queste tipologie, e valutare con quali di loro possiamo tagliare i ponti, con quali no. Per affrontare gli incontri inevitabili, consiglia il ricorso ad alleati esterni come la litoterapia, la purificazione del proprio spazio con oli essenziali o erbe, e uno ionizzatore, l’aromaterapia, l’immersione periodica nella natura, la meditazione con candele bianche. Essere genitori di bambini iperempatici è una sfida, a maggior ragione quando noi stessi lo siamo. Per aiutare un figlio ipersensibile, è importante dargli una sensazione di sicurezza: un motivo di più per imparare le tecniche per non lasciarci sommergere dalle emozioni. I bambini ipersensibili accumulano più “tossine” degli altri. È quindi importante evitare un’esposizione eccessiva alla televisione, ai videogiochi, a situazioni stressanti (anche in senso positivo), ai rumori e ai colori forti, e ai giochi agitati in gruppo, specialmente a prossimità dell’orario del sonno. Questi bambini possono essere spesso incompresi e giudicati capricciosi. Sarà compito nostro evitare che il sovraccarico di emozioni li renda intrattabili. È bene organizzare le loro giornate, come le nostre, lasciando frequenti spazi vuoti e liberi per “decomprimersi”. Citazioni: «In quanto iperempatica, ho dovuto lottare tutta la vita tra il mio bisogno di essere amata e quello di stare da sola.» «Certi iperempatici hanno un intuito e delle visioni molto forti che guidano la loro vita.» «Esprimete i vostri bisogni riguardo la vostra natura ipersensibile. Sarebbe troppo doloroso negare la vostra sensibilità solo per non voler disturbare il vostro partner.» «Sorridete e ridete di più. Cosi terrete a distanza i vampiri energetici.» Perché leggere questo libro: Perché aiuta ad individuare le vere fonti della nostra stanchezza e insoddisfazione. Perché ci aiuta a conoscerci meglio e a definire il nostro livello di ipersensibilità, e a come adattare la nostra vita nel rispetto di questa nostra particolarità. Perché insegna molte tecniche utili per proteggersi dallo stress e dalle relazioni tossiche, che potrebbero essere di grande utilità anche a chi non è iperempatico ai livelli descritti dall’autrice. Questa scheda è stata realizzata da Elisa Nicotra Categoria: Salute & Benessere; Comunicazione & psicologia