Happycracy


Edgar Cabanas, Eva Illouz, Happycracy. Come la scienza della felicità controlla le nostre vite, Codice edizioni, Trad. D. Fassio

Crescita Personale, Crescita & Sviluppo

Lo scopo degli autori è quello di dimostrare il processo che ha portato al centralismo e alla mercificazione della felicità nella vita dell’uomo contemporaneo causando uno spostamento della responsabilità dalla società all’individuo e conseguenti...




Edgar Cabanas, Eva Illouz, Happycracy. Come la scienza della felicità controlla le nostre vite, Codice edizioni, Trad. D. Fassio

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Perchè leggere questo libro

Perché gli autori presentano un punto di vista molto interessante e decisamente nuovo rispetto alle continue sollecitazioni che riceviamo in questo campo. Perché il testo svela le dinamiche sottese a diversi ambiti che ci appartengono ma di cui spesso non...


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Edgar Cabanas, Eva Illouz, Happycracy. Come la scienza della felicità controlla le nostre vite, Codice edizioni, Trad. D. Fassio

Riassunti di libri di crescita personale


Edgar Cabanas, Eva Illouz, Happycracy. Come la scienza della felicità controlla le nostre vite, Codice edizioni, Trad. D. Fassio Chi è l’autore? Eva Illouz è professore di Sociologia all'Università ebraica di Gerusalemme e alla School for Advanced Studies in the Social Sciences di Parigi. Edgar Cabanas è professore associato all’Università Camilo José Cela di Madrid e ricercatore presso il Centro per la storia delle emozioni del Max Planck Institut di Berlino. Qual è l’intento dell’autore? Lo scopo degli autori è quello di dimostrare il processo che ha portato al centralismo e alla mercificazione della felicità nella vita dell’uomo contemporaneo causando uno spostamento della responsabilità dalla società all’individuo e conseguenti cambiamenti, non sempre positivi, da un punto di vista politico, ideologico, scientifico ed economico. Questo libro insegna: La ricerca della felicità, di una felicità idealizzata, permea la nostra quotidianità. La ritroviamo ovunque. È diventata una “mentalità”, qualcosa che si può modificare con la forza di volontà e che è in grado di dare senso alla vita, metro per definire il valore di un individuo. Si identifica con un tipo di persona tenacemente individualista, motivata, ottimista, dotata di integrità e grande intelligenza emotiva. Questa idealizzazione si sposa bene con il concetto molto americano, ma adottato da molti paesi occidentali ormai, quella del self-made man, in cui perseveranza e impegno personale saranno sempre ricompensati portando all’ascesa sociale e alla felicità non tenendo conto dei reali processi strutturali che determinano una specifica situazione sociale. Alla luce di tutto questo la felicità è un prodotto di cui siamo gli unici responsabili, che può essere insegnata e appresa. La psicologia positiva. Alla fine degli anni ’90 questa disciplina, grazie al suo fondatore, lo psicologo Martin Seligman, ha gettato le basi per una nuova scienza della felicità che si prefiggeva l’obiettivo di scoprire i fondamenti psicologici del benessere, del senso della vita e del funzionamento ottimale che avrebbe portato l’individuo a raggiungere il massimo delle sue potenzialità. Negli anni è diventata una priorità della ricerca accademica, ha attirato grandi investimenti pubblici e privati e si è gradualmente collocata anche tra gli obiettivi prioritari di alcuni Paesi in campo politico, sociale ed economico. Si è creata una stretta sinergia tra psicologia positiva, operatori del benessere e professionisti vari che da questa hanno tratto delle convalide del loro mestiere promuovendo un vasto mercato di servizi, prodotti, seminari, corsi di formazione etc. Altra stretta connessione si è creata con l’economia alla ricerca di una felicità oggettiva, misurabile e universale che avrebbe aiutato a misurare l’efficienza delle politiche economiche e il progresso di un Paese, distogliendo così l’attenzione da indicatori socioeconomici più obiettivi e completi. Gli autori, facendo riferimento a diversi saggi in merito, propongono le riserve delineatesi negli anni verso questo tipo di disciplina, quattro nello specifico: 1. Epistemologiche: la psicologia positiva risulterebbe infatti essere una pseudoscienza con assunti e deduzioni fallaci. 2. Sociologiche: si analizzano gli attori sociali e gli interessi che se ne servono e la direzione individualista a cui inevitabilmente porta con tutte le conseguenze in campo politico ed economico. 3. Fenomenologiche: questa scienza conduce spesso a risultati contraddittori e sgraditi e alla ricerca ossessiva di un miglioramento personale che alimenta un mercato di professionisti del benessere fisico e mentale. 4. Morale: L’ideologia si basa su una scelta netta fra benessere e sofferenza dando per scontato che esista una reale possibilità di scelta, che siano due condizioni opposte e che la sofferenza possa essere definitivamente debellata. Psicologia positiva e individualismo. La felicità è un bene in quanto immagine del benessere e della soddisfazione personale di un individuo diventando così una giustificazione scientifica dell’individualismo. Il raggiungimento della felicità dipende da forza di volontà e determinazione personale e, come chiarisce lo stesso Seligman, le circostanze esterne hanno un ruolo marginale perché la cosa importante non è tanto cosa accade ma come si percepisce ciò che succede. È fondamentale quindi modificare i modi di pensare, sentire e comportarci, indipendentemente dalle condizioni strutturali in cui siamo inseriti. Moltissime sono state le critiche verso questa formulazione, e diverse sono le implicazioni: in campo politico, con le conseguenti scelte a livello di benessere della società stessa e in campo sociale, con la tendenza ad una “ritirata emotiva” nella quale ricercare risorse contro un ambiente instabile, rischioso e imprevedibile, tipico del periodo che stiamo vivendo, tralasciando una dimensione comunitaria a favore di una visione narcisista. Allargando il concetto, molti psicologi positivisti sono arrivati a concordare sul fatto che la felicità di una nazione e dei suoi cittadini dipenda dal carattere individualista della società. La positività al lavoro. L’idea di felicità ha invaso anche le organizzazioni lavorative diventando un utile strumento a loro vantaggio che giustifica gli aspetti più distorti dell’economia di mercato. Negli ultimi cinquanta anni il neoliberismo ha creato un ambiente economico meno sicuro, non più regolamentato, individualizzato e fortemente incentrato sul consumo comportando dei cambiamenti a livello aziendale e la scomparsa di sicurezza e stabilità sul posto di lavoro. Gli ambiti di questo cambiamento hanno riguardato in primo luogo la responsabilità individuale che invece di promuovere autoconsapevolezza, libera scelta e sviluppo personale, ha delegato ai lavoratori tutte le criticità passando da un sistema in cui l’organizzazione sorvegliava e promuoveva la crescita personale del dipendente ad una autogestione del lavoratore. In questo contesto si è inserita la psicologia positiva rispondendo perfettamente a queste criticità, diventando uno strumento potente nelle mani delle organizzazioni, scaricando sull’individuo le carenze strutturali del sistema economico e di impresa. La felicità diventa la condizione senza la quale è impossibile adattarsi ai cambiamenti economici, ottenere soddisfazioni lavorative e diventare produttivi in un ambiente competitivo e incerto. Si introduce il concetto di “lavoratore felice” per il quale emozioni positive e motivazioni sono attitudini psicologiche essenziali, e autonomia e flessibilità sono le competenze che lo caratterizzano. La felicità risulta essere il migliore investimento possibile per diventare cittadini migliori. I tratti caratteriali di un cittadino felice ed efficiente sono tre: 1. L’autogestione emotiva che permette di gestire pensieri ed emozioni razionalmente e strategicamente in tutti i campi della vita, favorendo il perseguimento dei propri obiettivi con motivazione ed efficienza. La critica che molti autori muovono è che questo porti a ritenere che l’uomo possa governare la vita a suo piacimento, di essere l’unico responsabile di ciò che gli accade. 2. L’autenticità che prevede che una persona si “presenti onestamente, agisca con sincerità e si concentri su ciò che sa fare meglio”, ma non solo, la psicologia positiva inizia a concettualizzarla come un tratto distintivo della personalità, caratteristica stabile e biologicamente determinata che può essere misurata e descritta oggettivamente. 3. Il funzionamento ottimale che determina la felicità e il successo personale, ed è rappresentato dal “fiorire dell’uomo”, dalla contentezza che si prova quando l’obiettivo si raggiunge grazie alle proprie capacità più autentiche attraverso un miglioramento perpetuo e infinito. L’individuo sano. La psicologia positiva ha introdotto una nuova classificazione dello stato di salute di un individuo. Se tende alla negatività, nonostante non abbia sintomi di disturbi mentali, allora non è sano, al contrario, chi ha un alto grado di positività può considerarsi un individuo in salute. La salute mentale si distingue quindi in due poli opposti, la salute completa è caratterizzata da ottimismo, speranza, autostima e benessere e la salute incompleta si ha a fronte di pessimismo, insicurezza e insoddisfazione. A questo punto si delinea bene la funzione della psicologia positiva, quella di stabilire i tratti psicologici che permettono un funzionamento efficace della persona e l’individuazione delle tattiche giuste per portarla verso la sanità. Su queste basi nascono teorie che contrappongono emozioni positive, che portano alla fioritura dell’essere umano, a quelle negative con relativi coefficienti matematici per calcolare il rapporto fra le due e il conseguente livello di benessere. Queste formulazioni numeriche furono fortemente contestate e se ne dimostrò l’infondatezza da un punto di vista matematico. In generale gli autori sottolineano come queste teorie siano decisamente riduzioniste e non tengano conto della complessità dei fenomeni emotivi. Citazioni: «Il suo messaggio è semplice: così come è possibile modificare un aspetto della propria personalità con la forza di volontà e i giusti insegnamenti, allo stesso modo la felicità può essere creata a tavolino, insegnata e appresa.» «Esaltando l’individualità e stigmatizzando la negatività, questo dardo perenne potrebbe averci distratto da un’altra impresa: la costruzione di un senso di unione e di collettività.» «Il culto della felicità è, nel migliore dei casi, una distrazione paralizzante, e non una cura dal senso di impotenza, o dall’ansia.»«Ancora oggi, non è chiaro fino a che punto i cittadini abbiano beneficiato dalla nascita e dal rafforzamento della scienza della felicità, ma non c’è dubbio che gli psicologi positivi, gli economisti della felicità e una variegata gamma di operatori ne abbiano tratto guadagni enormi.»«Al contrario, nella sua forma attuale, la psicologia positiva è uno strumento potentissimo in mano alle organizzazioni e alle istituzioni, che permette loro di costruire lavoratori, soldati e cittadini più obbedienti.» Perché leggere questo libro: Perché gli autori presentano un punto di vista molto interessante e decisamente nuovo rispetto alle continue sollecitazioni che riceviamo in questo campo. Perché il testo svela le dinamiche sottese a diversi ambiti che ci appartengono ma di cui spesso non ci rendiamo conto. Questa scheda è stata realizzata da B. Muzzolon Categoria: Crescita & Sviluppo