Shinrin-Yoku, l’immersine nei boschi


Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Shinrin-Yoku, l’immersine nei boschi, edizione Studio Tesi

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità

L'intento del libro è quello di spiegare al lettore un rituale giapponese per liberarsi dall'ansia e dallo stress. Il "bagno di foresta", o lo Shinrin-Yoku, viene spiegato dall'autrice con diverse varianti per rigenerarsi nel verde.




Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Shinrin-Yoku, l’immersine nei boschi, edizione Studio Tesi

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Perchè leggere questo libro

Perché dall’idea semplice della “camminata nella natura” l’autrice ci fa scoprire un modo per riconnettersi con il mondo, la natura, le nostre emozioni e i nostri antenati. Perché ci presenta vari modi per mettere questo percorso in pratica e ci...


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Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Shinrin-Yoku, l’immersine nei boschi, edizione Studio Tesi

Riassunti di libri di crescita personale


Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Shinrin-Yoku, l’immersine nei boschi, edizione Studio Tesi Chi è l’autore? Scrittrice, viaggiatrice e documentarista. È autrice di numerosi libri e caposcuola della visione simbolo-immaginale. La sua peculiarità è quella di spaziare da Oriente a Occidente: da yoga, sciamanismo e meditazione, fino alla psicologia occidentale e allieva di James Hillman. Qual è l’intento dell’autore? L'intento del libro è quello di spiegare al lettore un rituale giapponese per liberarsi dall'ansia e dallo stress. Il "bagno di foresta", o lo Shinrin-Yoku, viene spiegato dall'autrice con diverse varianti per rigenerarsi nel verde. Questo libro insegna: Origini e benefici. Il termine Shinrin-Yoku è stato coniato in Giappone da M. Tomohide Akiyama, al tempo direttore dell'ente forestale giapponese e fa riferimento all'immersione nella natura con i cinque sensi. Le città ci allontanano dalla natura e questa filosofia ci riavvicina ai suoi benefici con un metodo pratico di azione e comportamento. È provato che con l'immersione nei boschi, e in generale con il contatto con la natura, si abbassa la concentrazione dell'ormone dello stress nel corpo, si rinforza il sistema immunitario, si regola la pressione arteriosa e il battito cardiaco, e si fa scendere il colesterolo. Uno studio del 2013 dell'Università di Exeter nel Regno Unito è giunto a conclusione che chi abita in aree verdeggianti è più felice. Lo Shinrin-Yoku nasce in Giappone insieme all'estetica giapponese che, più che una filosofia, è una vera e propria guida di vita. Essa ha avuto origine dalla visione del buddismo Zen e dall'osservazione della natura. Buddhismo Zen. L'osservazione empirica della natura rende evidente la caratteristica di impermanenza. Tutto in natura è cangiante e non può essere afferrato. La parola Nirvana significa letteralmente "estinzione" e fa riferimento allo svanire di tutte le apparizioni illusorie, perché un uomo liberato non ha più bisogno di proiettare se stesso nel divenire e può essere libero nel Nirvana. Secondo il Buddismo, non esiste il concetto di tempo lineare: il tempo è circolare, dove le stagioni si susseguono ciclicamente e non c'è mai inizio né fine. Il divenire, la ruota del Samsara, è fatto di vite e di morti e ci rende consapevoli di incontrare l'amore, il Sacro che è l'esperienza del darsi ed è la chiave del Nirvana e della Liberazione finale. A questo si oppongono gli attaccamenti e le paure umane. Lo Shinrin-Yoku è una via verso la felicità che prende la natura come maestra. Perché l'uomo connesso alla natura non è solo più sano, ma è anche meno manipolabile e condizionabile. Il pensiero immaginale. Il pensiero immaginale per Henry Corbin consiste nel seguente concetto: noi viviamo in un "mundus imaginalis" dove ogni apparizione è simbolo del nostro cammino verso il risveglio e la libertà. Credere nell'oggettività è espressione di una volontà di controllo e di potere da parte dell'uomo sulla natura. Se, dalla rivoluzione industriale in poi, l'economia cerca di riprodurre sempre più il profitto dell'uomo in scala, anche a discapito della natura, l'esperienza del "bagno nella natura" non è riproducibile su scala industriale, è affidata all'intuizione personale, nonostante i suoi benefici siano dimostrabile scientificamente. La sua storia. Terminato il liceo classico, a soli 19 anni, l'autrice si trasferì nell'isola di Sri Lanka dove ha intensamente praticato lo Yoga, lo sciamanismo e la meditazione buddista. Per 6 anni è stata iniziata dal suo maestro Michael Williams e ha frequentato un tempio della foresta sotto la guida del Venerabile Gata Thera accanto al Reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero, suo compagno di meditazione. Nell'eremitaggio dormiva in una grotta, si svegliava alle 4 del mattino quando la foresta era ancora buia, sedeva dinnanzi all'albero della Bodhi e praticava la meditazione seduta e riceveva insegnamenti dal maestro. Poi con una ramazza di saggina puliva il percorso praticando la meditazione camminata. Faceva colazione, andava al fiume a lavarsi e studiava. Eseguiva dei lavori, andava a prendere l'acqua al pozzo o tagliava la legna. Avevano molte provviste procurate dai fedeli e non di rado le ridistribuivano a ragazzini che ne necessitavano. Tornata dalla Sri Lanka, si laureò in psicologia per poi fondare un'associazione che organizzava viaggi in luoghi mistici del pianeta come nelle steppe e nei deserti per incontrare monaci, sciamani, mistici ed eremiti. La sua casa attuale si trova in Svizzera al limitare di un bosco, dove spesso cervi, volpi e cinghiali vengono fin sulla soglia di casa. Quando si reca in città per la presentazione di un libro o per convegni, porta sempre con sé il bosco, simboleggiato da un piccolo ramo che lei chiama la sua "bacchetta magica". Pratica dello Shinrin-Yoku. La pratica più tradizionale è la passeggiata e meditazione nel bosco o nella foresta. 1. Il primo momento è l'entrata nel bosco, in cui si sente un cambio di energia, come se una vibrazione di pace e profondità ci avvolgesse. L'autrice suggerisce di inchinarsi al bosco quando si entra e lo si percepisce entrare dentro di noi. Eseguire un inchino è come chiedere il permesso di entrare in comunione con l'invisibile: le idee e le energie. 2. Mentre si cammina è utile portare l'attenzione al respiro spontaneo e dirsi "So che sto inspirando" e poi "So che sto espirando". Rimanere consapevoli simultaneamente della presenza del bosco che ci avvolge e del respiro. 3. Dopo qualche minuto di camminata possiamo chiederci "Chi sta respirando?" e visualizzare i nostri polmoni espandersi durante l'inspirazione, e contrarsi per l'espirazione, proprio come il bosco e l'universo attorno a noi che si espandono e si contraggono. 4. Quindi possiamo continuare a chiederci "Chi sta provando cosa?" e possiamo donare al bosco la nostra emozione, recitando il mantra "A te, a te, a te» e chiedere alla foresta di aiutarci a guarirla: se si tratta di un'emozione di sofferenza o di risolverla se si tratta di un emozione di gioia e di espanderla a tutte le creature senzienti. Tipi di meditazione. È possibile meditare in piedi o da seduti. In piedi, fermandosi nei pressi di un albero che ci attrae, eseguire un leggero inchino con la testa e chiedere allo spirito dell'albero il permesso di entrare in connessione. Possiamo appoggiare le mani o la schiena sul tronco e percepire la linfa che scorre nell'albero. All'inizio dovremo immaginare e poi potremo sentirla che scorre. Possiamo rimanere per qualche minuto ad ascoltare lo scorrere della linfa senza fare o pensare a nulla. La meditazione può essere anche svolta a piedi nudi, facendo attenzione a dove si posano i piedi, per mantenere un contatto vero con la nuda terra. Possiamo anche meditare da seduti (in giapponese, Takigyo). È importante rimanere immobili, perché l'immobilità nella meditazione seduta acquieta la coscienza. Il traguardo desiderato è, nel Buddismo, il samadhi che significa "unione con il tutto". È bene tenere la schiena ben dritta, così che la postura meditativa inspiri un senso di nobiltà e dignità. Se la colonna vertebrale è eretta, questa sensazione si produce spontaneamente. Nell'immobilità possiamo ascoltare il respiro e ripetere "So che sto inspirando", "So che sto espirando", "So che sto provando questo...", "So che sto pensando a questo...". Così che l'emozione o il pensiero disturbanti si dissolvano e possiamo tornare a rivolgere l'attenzione al respiro spontaneo. Reinventare il corpo nella foresta. Il nostro corpo è un'immagine per cui ogni cellula è fatta di ingredienti invisibili: come la consapevolezza e l'energia. Ecco che il corpo possiede, per questo, infinite capacità di rigenerazione. Raggiungendo il livello profondo dell'anima possiamo accedere al vero potenziale del nostro corpo per rigenerarci. I quattro elementi dell'universo non sono realtà oggettive, ma sono emozioni, sogni e desideri: a) L'acqua è l'esperienza dell'umidità e della secchezza, b) Il fuoco è l'esperienza del calore e del raffreddamento, c) L'aria è l'esperienza del movimento e dell'immobilità, d) La Terra è l'esperienza della pesantezza-leggerezza o sofficità e di durezza. Lo scheletro è la terra. Al termine della meditazione camminata, possiamo raccogliere un pizzico di terra, sfregarla tra le dita e immaginare che sia il nostro stesso scheletro polverizzato. Possiamo così lasciare andare l'attaccamento che limita la nostra vita e la nostra crescita gettando la terra nell'aria e chiedendo alla foresta di aiutarci a lasciare andare il nostro attaccamento. Infine, possiamo prendere un profondo respiro e continuare a camminare con la sensazione di incominciare una nuova vita. L'immersione nella natura in città. In città possiamo fare un bagno di natura coltivando fiori o curando bonsai. Possiamo camminare per il corridoio, per una lunghezza di 4 o 5 metri e poter muovere e girare il corpo lentamente e con piena consapevolezza di ogni movimento, decorare la casa con fiori e piante o anche profumi di oli essenziali. Possiamo passeggiare per i parchi cittadini e rendere il nostro terrazzo il nostro luogo di natura. L'estetica giapponese. Gli ideali tradizionali dell'estetica giapponese sono 10 e ciascuno di essi può procurare uno spunto per la meditazione nella natura: 1. Mono no aware indica il pathos delle cose che svaniscono e ci ricorda l'impermanenza; 2. Wabi sabi indica la semplicità, l'umiltà e l'imperfezione come componenti della bellezza; 3. Jo-ha-kyu è il principio del giusto ritmo e del giusto momento; 4. Yugen, che letteralmente significa "leggermente scuro", indica il fascino di tutto ciò che è in penombra, proprio come nella foresta, dove alcune cose sono invisibili. Dove si nascondono gli spiriti degli alberi e alcuni aspetti della foresta sono fuori dalla portata dello sguardo ordinario; 5. Miyabi indica la quiete come dimensione in cui è possibile assaporare la bellezza. Una Quiete essenziale, perché la mancanza di essenzialità genera ansia e confusione; 6. Iki fa riferimento alla capacità di godere dei piaceri della carne con distacco ed eleganza senza compulsività o ansia; 7. Shibusa ricorda che è bello ciò che è naturale e ci invita a coltivare gli ambienti dove viviamo nel modo più naturale possibile; 8. Yohaku-no-bi è la "bellezza di ciò che manca". Per esempio, passeggiando, se vediamo un albero dai colori autunnali, possiamo renderci conto che nell'immagine mancano le foglie verdi e possiamo ringraziare il verde che manca. Questo ci insegna a fronteggiare la mancanza e a trasformarla in una risorsa; 9. Ma, che fa riferimento al fatto che la bellezza è nel vuoto come la melodia è nelle pause di silenzio tra una nota e l'altra; 10. Kire significa "tagliato fuori" e ci ricorda la continuità dell'impermanenza. L'ikebana, l'arte di disporre i fuori recisi, è un esempio di Kire. I fiori, tagliati dal fluire della vita perché recisi, dimostrano la continuità dell'impermanenza della vita, perché appassiscono e poi tornano alla terra, da cui origineranno nuovi fiori in un ciclo ininterrotto. anche la morte è espressione di Kire. Il pensiero immaginale. È quella terra di mezzo, tra conscio e inconscio ,dove nascono le immagini. Dove si incontrano gli opposti e dove nasce la nostra immagine e quella della foresta. L'unica cosa che dobbiamo fare è camminare nella natura, impegnando i nostri sensi a godere del contatto con la bellezza, con la mente libera e il cuore aperto. Il pensiero immaginale è quello più creativo, è libero e non bisogna compiere alcuno sforzo per raggiungerlo. Ci lasciamo catturare dalla bellezza, dai profumi e dai suoni della foresta. È proprio grazie al cadere di ogni sforzo che ci uniamo veramente con la foresta. Questa unione ci dona l'accesso allo stato immaginale che è una condizione di vera creatività. Nietzsche stesso scriveva di non fidarsi dei pensieri che non sono nati all'aria aperta e in movimento. La foresta guarisce. La foresta acuisce i sensi, risveglia la consapevolezza e ci insegna la non-dualità tra noi e gli oggetti. Tocca una foglia e sentine la sofficità e la leggerezza. Chiudi gli occhi e dai alla foglia tutto il tuo amore. Poi restituiscila alla foresta. Afferra un sasso e sentine la durezza e la pesantezza. Donagli tutto il tuo amore e poi restituiscilo alla foresta. quindi esegui il mudra della triplice accettazione (mudra nello yoga significa "gesto simbolico"): stando fermo in piedi o seduto, oppure camminando, porta la mano destra sulla spalla sinistra e la mano sinistra su quella destra. Così facendo esprimi la completa intenzione di accettare pienamente la tua incarnazione nel corpo, nella famiglia e nell'epoca che stai vivendo. La pila di sassi zen. Se vuoi lasciare un segno del tuo passaggio nella foresta e che non alteri l'equilibrio degli elementi, ma che possa indicare al futuro viaggiatore il richiamo alla meditazione, puoi creare una pila di sassi zen. Mentre cammini, raccogli delle pietre di differente misura e poi impilale dalla più larga alla più stretta per creare una pila zen. Dedica la tua pila agli spiriti del bosco. Ogni sasso è unico: è stato modellato per milioni di anni e ogni giorno è accarezzato dal sole e dai venti. Prima di depositare ogni sasso nella pila, avvicinalo al tuo cuore e salutalo in segno di rispetto, oppure affidagli un tuo problema. Il dialogo con gli antenati. Alcune teorie sostengono che le nostre memorie siano registrate esternamente al corpo in un campo energetico chiamato "campo morfico". Questa teoria è anche presente come pensiero nello Yoga da molti secoli. L'etere, akasha in sanscrito, è il Quinto Elemento sul quale si fissano le nostre memorie. Pare che non incontriamo un albero per caso ma che gli alberi siano canali di comunicazione tra noi e i nostri antenati. I popoli animisti, che vivono nella natura, seguono il culto degli avi. Avi e natura per loro sono due facce della stessa medaglia. È importante, a detta dell’autrice, sentire vicini i propri antenati e di sentirne l’amore, il perdono e la gratitudine attraverso la natura. Il mudra delle “mani giunte”, detto Gasshō. È un gesto simbolico molto usato nel Buddhismo Zen. Congiungere le mani simboleggia l’unione degli opposti e l’ottenimento dello stato di non dualità, è anche un segno di pace perché con le mani giunte non si combatte e, infine, è un segno di rispetto per ciò che abbiamo davanti e di umiltà. Davanti alla natura, prima si congiungono le mani all’altezza del volto, a distanza di un pugno, con le mani e i palmi uniti in segno di superamento della dualità; in seguito si abbassano le mani davanti al petto, all’altezza del cuore, con palmi un po’ separati e dita giunte assumendo così la forma di un fiore di loto. Ora ci si può chiedere “Come posso esprimere ancora più bellezza e amore nella mia vita?” La OMI, One Minute Immersion. È possibile entrare in contatto con la natura anche a casa e in un minuto. L’autrice propone alcune schede nel libro che presentano vari alberi per leggerne storie, miti e benefici ed entrare in connessione con la natura. I rametti dei propri alberi preferiti possono servire da “bacchette magiche” da avere sempre con sé per questo scopo. Citazioni: «L'uomo connesso alla natura non è solo più sano, ma è più spirituale, meno manipolabile e condizionabile.» « La natura insegna agli uomini a parlare con gli spiriti, a rimanere in contatto con i propri avi, ispira un senso del tempo circolare, una visione complessa del reale, tale per cui il tutto è nella parte e la parte è nel tutto, una visione ricorsiva, secondo la quale gli effetti sono contenuti nelle cause.» «La quiete presuppone essenzialità poiché la mancanza di essenzialità Crea confusione e ansia.» «Dopo un po' che cammini chiedi alla foresta di manifestare l'angolo giusto per sederti. Scegli insieme alla foresta il momento in cui fermarti, la pietra su cui sederti, l'albero al quale appoggiarti. Questo luogo preciso deve nascere dalla relazione tra te e la foresta o non sarà mai il posto giusto: soffierà vento, farà caldo o freddo, ci saranno troppi insetti o poca luce, ma se la scelta maturerà dalla relazione allora sarà il tuo rifugio e la culla della tua creatività e tutto sarà perfetto.» «Un obiettivo non ha senso se lo perseguì solo per te stesso.» «Ci sono sempre almeno due modi, infatti, per figurarsi e perseguire un traguardo: il primo è esercitando un controllo, uno sforzo con la propria mente, il secondo è quello di aprirsi all’intelligenza del cuore che è capace di cooperare con l’intelligenza dell’universo. Solo attraverso la seconda via si può raggiungere ciò che gli antichi chiamano “eudaimonia”, la felicità, perciò solo sulla seconda via i traguardi possono dirsi ben realizzati, la ricchezza può dirsi vera ricchezza, l’amore vero amore e il successo vero successo.» Perché leggere questo libro: Perché dall’idea semplice della “camminata nella natura” l’autrice ci fa scoprire un modo per riconnettersi con il mondo, la natura, le nostre emozioni e i nostri antenati. Perché ci presenta vari modi per mettere questo percorso in pratica e ci mostra quanto sia facile, anche lontani da foreste o boschi. Perché ci insegna come l’atto di camminare nella foresta sia ricco di saggezza orientale. Questa scheda è stata realizzata da Paolo M. Categoria: Mindfulness & Felicità