Imparare l’ottimismo


Martin Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero, Giunti, trad. F. Innocenti

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

Il libro uscì per la prima volta nel 1990 e basava le sue affermazioni su prove scientifiche collezionate da 25 anni di ricerche e studi. L’intento in questo libro è rivoluzionario, focalizzare gli sforzi scientifici verso lo studio e la ricerca...




Martin Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero, Giunti, trad. F. Innocenti

Martin Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero, Giunti, trad. F. Innocenti è disponibile su Amazon Martin Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero, Giunti, trad. F. Innocenti è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché con lucidità e chiarezza passa dallo spiegare l’impotenza appresa allo stile esplicativo fino ad approdare a una semplice tecnica per coltivare l’ottimismo. Perché non è solo un’analisi si modalità ottimista o pessimista ma un manuale da...


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Martin Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero, Giunti, trad. F. Innocenti

Riassunti di libri di crescita personale


Martin Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero, Giunti, trad. F. Innocenti Chi è l’autore? Martin Seligman è professore all’University of Pennsylvania, è riconosciuto l’ideatore della teoria dell’impotenza appresa e della psicologia positiva, è stato presidente dell’associazione degli psicologi degli USA. Nel 1976 ha vinto il premio per l’Early Career Award” per i suoi studi scientifici a inizio carriera. Qual è l’intento dell’autore? Il libro uscì per la prima volta nel 1990 e basava le sue affermazioni su prove scientifiche collezionate da 25 anni di ricerche e studi. L’intento in questo libro è rivoluzionario, focalizzare gli sforzi scientifici verso lo studio e la ricerca dell’ottimismo da replicare e presentare il funzionamento a un pubblico vasto di persone comuni, oltre il milieu scientifico. Conosci meglio il libro: • Partendo dai suoi studi sull’impotenza appresa, Seligman arriva alla conclusione che – come impariamo a essere impotenti di fronte alle difficoltà nella vita – così possiamo imparare a essere ottimisti. Tutto nasce da studi che il dott. Seligman effettuò sottoponendo dei cani a scosse elettriche in laboratorio. Dopo diversi tentativi di ribellione e lotta, alcuni cani riuscivano a liberarsi schiacciando un bottone con il muso, mentre altri semplicemente appresero a rassegnarsi e a sopportare le scosse. Questi ultimi accettarono lo stato di impotenza anche quando lo sperimentatore permise loro di potersi liberare dalle scosse. I cani rassegnati non provarono nemmeno ad allontanarsi dalla bassa barriera. • Quando questo senso d’impotenza persiste, Seligman chiama in causa una semplice spiegazione: gli stili esplicativi. In pratica, di fronte a eventi negativi l’autore distingue persone ottimiste e pessimiste. Ciò che li distingue non è la fortuna o cosa la vita riserva loro, ma lo stile interpretativo che adottano di fronte alle difficoltà. L’autore racconta di una coppia di genitori che, osservando la piccola figlia non reagire ai richiami sonori, reagirono in differenti modi: il neo papà si preoccupò subito che la piccola potesse essere sorda, ricordandosi per di più di suo nonno sordo e dandosi ogni colpa possibile; la neo mamma, invece, riuscì a gestire meglio la situazione d’incertezza senza deprimersi prima del tempo, in quanto al termine del weekend si sarebbero recati dal pediatra. Il pediatra non riscontrò nulla di strano, la bimba era sana. Tuttavia il padre – ancora preoccupato - necessitava di ulteriori prove e solo quando vide la bimba sobbalzare per aver udito un rumore per strada permise a se stesso di tranquillizzarsi. • Lo stile esplicativo si apprende, ci spiega l’autore e non siamo certo destinati a subirlo. I pessimisti hanno uno stile esplicativo permanente, cioè “quando qualcosa va storto, tutto va storto”. Gli ottimisti invece hanno uno stile temporaneo, cioè se un ottimista perde un grosso cliente al lavoro, ha perso solo quel cliente e non tutti i grossi clienti. Gli ottimisti vedono al problema come qualcosa di specifico, i pessimisti come qualcosa di generalizzato: «Va tutto storto». Se uno studente pessimista riceve ingiustamente un brutto voto, potrebbe pensare che sarà destinato a ricevere altri brutti voti in altre materie e che quindi non dipenda da lui. Uno studente ottimista nella stessa situazione circoscriverebbe al professore ingiusto l’accaduto, restando fiducioso sul futuro e convinto che altri professioni potranno comunque apprezzare il suo lavoro. • Altra distinzione nello stile esplicativo tra ottimisti e pessimisti è che i primi tendono ad imputare a cause esterne le negatività e a cause interne eventi positivi. Per esempio, se un partner lascia il pessimista, questi teme di non essere stato all’altezza, se il partner lascia una persona tendenzialmente ottimista, questi giungerà alla serena conclusione che non erano fatti l’uno per l’altra. La buona notizia è che approcci pessimisti, come generalizzare brutte situazioni crederle permanenti e dovute a causa nostra, possono cambiare. • Secondo l’autore, sono le nostre esperienze passate che ci rendono persone tendenzialmente ottimiste o pessimiste, cioè chi crede di poter controllare il proprio destino oppure chi pensa di dover subire il fato a sé destinato senza poter far nulla. Lo stile esplicativo si apprende dall’esempio dei genitori e a scuola. Visto che il nostro stile esplicativo si apprende, noi possiamo imparare come parlare a noi stessi: l’autore rassicura noi lettori perché, anche se abbiamo appreso uno stile pessimista da bambini, non siamo condannati a usarlo per sempre. • Ma quali sono i vantaggi di essere ottimisti? Cioè perché dovremmo allenarci a diventarlo? Perché i vantaggi sono moltissimi: si è più sani in genere, il sistema immunitario è più forte, si è più attivi e ci si prende maggior cura di sé. Di base, gli ottimisti credono che ciò che fanno ha potere di influenza, i pessimisti invece credono che qualsiasi cosa facciano non abbia importanza. L’ottimista è più propenso a condividere, anche le brutte esperienze, per farsi aiutare dalla sua cerchia di amici. I pessimisti, di contro, tendono ad avere stili depressivi. Per l’autore, la depressione è “la convinzione che le proprie azioni siano inutili”. • Un’altra ragione per cui è utile cercare di diventare più ottimisti è che si riesce meglio nello sport e nella vita in generale. L’autore e il suo team hanno osservato per una stagione lo stile esplicativo di due equipe di baseball: i New York Mets e i St. Luis Cardinals, i primi decisamente i più ottimisti della National League e i secondi tendenzialmente pessimisti. Le caratteristiche tecniche dei due team erano comparabili. Seligman predisse che il campionato successivo sarebbe stato di successo per i Mets mentre i Cardinals avrebbero perso in classifica: così fu. Altri studi furono fatti con nuotatori professionisti: cronometrati per una competizione e ottenendo i tempi nelle loro medie, ai nuotatori fu invece detto che la performance era scadente. Gli ottimisti si misero in discussione senza esitazione e qualcuno superò il punteggio precedente, i pessimisti invece ottennero tempi decisamente peggiori. • Non solo nello sport ma per ottenere successo a scuola e sul lavoro, uno stile esplicativo ottimista agevola il terreno. Osservando la categoria degli agenti di vendita, Seligman osservò che un bravo agente non è colui che possiede le giuste tecniche di vendita, né è sufficiente la motivazione, anche l’ottimismo è fondamentale per selezionare il personale giusto. • La tecnica dell’ABC per cambiare. Tecnica ideata dallo psicologo Albert Ellis e poi ripresa da Seligman insieme a Steven Hollon e Arthur Freeman, consta di tre passaggi: A per Avversità, B per convinzioni (beliefs), C per conseguenze. Innanzitutto è fondamentale individuare una sequenza ABC e poi riconoscere i vari step. Ad esempio, un litigio tra coniugi potrebbe essere l’Avversità (A), le convinzioni (B per beliefs) potrebbero dividere l’interpretazione tra una ottimista («È un giorno storto») o una pessimista («Ho sbagliato tutto»), le conseguenze (C) sarebbero quindi totalmente differenti: l’ottimista potrebbe sentirsi solo temporaneamente arrabbiato, mentre il pessimista si sentirebbe depresso e avvilito. L’autore suggerisce di prestare attenzione al proprio dialogo interiore per scoprire le proprie convinzioni di fronte alle avversità. Osservati vari schemi ABC, si possono cambiare partendo da B. Diventare ottimisti per l’autore significa partire dal mettere in discussione le convinzioni che ci spingevano fino ad oggi a gestire le avversità con pessimismo, e farle vacillare. Citazioni: «L’ottimismo è speranza. Non è assenza di sofferenza. Non è essere sempre felici e soddisfatti. È la convinzione che sebbene si possa sbagliare o si possa avere un’esperienza dolorosa, si può agire per cambiare le cose.» «Il pessimismo dei bambini è in parte appreso dagli adulti di riferimento, come genitori, insegnanti, educatori. I vostri figli sono come spugne: assorbono ciò che dite e come lo dite.» «Gli ottimisti vivono più a lungo e realizzano più cose.» Perché leggere questo libro: Perché con lucidità e chiarezza passa dallo spiegare l’impotenza appresa allo stile esplicativo fino ad approdare a una semplice tecnica per coltivare l’ottimismo. Perché non è solo un’analisi si modalità ottimista o pessimista ma un manuale da seguire per cambiare con tantissimi esempi concreti. 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