In incognito, la vita segreta della mente


David Eagleman, In incognito – La vita segreta della mente, Mondadori, trad. L. Serra

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L’intento dell’autore è di spiegarci che gran parte di ciò che facciamo, pensiamo o sentiamo non è sottoposto al nostro controllo conscio. Eagleman sostiene anzi che la coscienza, “quell’io che si anima ogni mattina”, non è che una piccola parte...




David Eagleman, In incognito – La vita segreta della mente, Mondadori, trad. L. Serra

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Perchè leggere questo libro

Perché è ricco di racconti interessanti per chi è appassionato di neurobiologia. Perché dimostra in mille e più modi la potenza del cervello nelle sue parti. Perché ci rende speciali seppur detronizzando l’uomo nello spazio e nel tempo.


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David Eagleman, In incognito – La vita segreta della mente, Mondadori, trad. L. Serra

Riassunti di libri di crescita personale


David Eagleman, In incognito – La vita segreta della mente, Mondadori, trad. L. Serra Chi è l’autore? David Eagleman è un neuroscienziato del Baylor College of Medecine di Houston e direttore del Laboratory for Perception and Action. Ha pubblicato su Science, Nature e il New York Times regolarmente. Qual è l’intento dell’autore? L’intento dell’autore è di spiegarci che gran parte di ciò che facciamo, pensiamo o sentiamo non è sottoposto al nostro controllo conscio. Eagleman sostiene anzi che la coscienza, “quell’io che si anima ogni mattina”, non è che una piccola parte di quanto avviene nel cervello. Il libro approfondisce le illusioni ottiche, le funzioni, a volte ridondanti, di certe parti del cervello, il concetto di colpevolezza correlato alla genetica, fino ad arrivare a come può la mente cosciente essere ancora protagonista. Questo libro insegna: Un transatlantico oltre la coscienza. Il cervello è il materiale più complesso che sia mai stato scoperto nell'universo. Di aspetto rosato, pesa poco meno di un chilo e mezzo ed è composto da parti miniaturizzate che si auto configurano e ha una complessità ben superiore a qualsiasi manufatto umano. La prima lezione condivisa dall'autore è che quasi tutto ciò che facciamo o pensiamo non è sottoposto al nostro controllo conscio. Allarghiamo le pupille quando troviamo qualcosa di attraente su cui posare gli occhi ma non lo facciamo esplicitamente. Nel 1200 Tommaso d'Aquino notò che si batte il piede inconsciamente a ritmo di musica e si ride per una battuta senza pensarci. Relegò tali comportamenti in una categoria separata dagli atti umani affermando che "non procedono dalla riflessione della ragione". Una mattina della seconda metà del 1600, Leibniz compose trecento esametri latini. Successivamente, il filosofo matematico tedesco ideò il calcolo differenziale, il sistema numerico binario, svariate teorie filosofiche e le fondamenta dell'informatica. Egli ipotizzò che ci fosse altro oltre la coscienza per realizzare tutto questo e le chiamò "petites perceptions", piccole percezioni. Alla fine del 1700, l'anatomista Charles Bell scoprì la differenza tra i nervi motori e quelli sensoriali. Nel 1800, il filosofo Herbart ipotizzò una logica matematica per le idee. Secondo lui se un'idea si contrappone a un'altra la indebolisce, relegandola sotto la soglia della consapevolezza. Nella seconda metà dell'Ottocento, Freud, visitando con cura i pazienti, arrivò alla conclusione che i comportamenti umani si possono spiegare solo in termini di processi mentali invisibili. Fino ad allora ogni deviazione era considerata demoniaca o attribuita a una volontà debole. Sensi ed esperienza. Un incredibile esperimento dimostro la "cecità al cambiamento" dei nostri sensi. Un complice chiedeva indicazioni stradali a una persona, poi degli operai passavano, senza alcun riguardo, in mezzo ai due interlocutori trasportando una porta e il complice veniva scambiato con un altro. La maggior parte delle persone interpellate per le indicazioni stradali continuava a fornirle senza notare il cambio di persona. Che posizione ha la lingua nella bocca in questo momento? Solo nel momento in cui ci viene posta la domanda siamo in grado di rispondere. Di fatto – ci dice Eagleman – non siamo consci di nulla finché non ci rivolgiamo domande precise in merito. Il libro prosegue con la presentazione di varie illusioni ottiche e anomalie cerebrali che dimostrano quanto il cervello interpreti ciò che vede. La mente: il divario. Andiamo in bicicletta ma non sappiamo spiegare la coreografia perfettamente sincronizzata con cui i nostri muscoli si contraggono e si distendono per effettuare il movimento. Questo è il divario tra ciò che il nostro cervello è in grado di fare e ciò che noi riusciamo ad osservare a livello cosciente. Il cervello opera per la maggior parte dei casi al di là della nostra coscienza. Persone il cui nome inizia con "J" tendono ad innamorarsi di persone il cui nome inizia con la stessa lettera. Idem per altri nomi con altre lettere iniziali. Le persone cercano negli altri il riflesso di se stesse. In un esperimento si dimostrò che soggetti che dovevano scegliere dei tè da degustare, propendevano per marche (fittizie) simili al proprio nome. Ad esempio Tommy sceglieva Tomeva e Laura sceglieva Laurel. Un altro esperimento vedeva la vita di Rasputin raccontata a dei soggetti. Si chiedeva loro di esprimere un'opinione ma la cosa curiosa era che, se questi credevano che Rasputin fosse nato il loro stesso giorno di nascita, fornivano una valutazione più generosa. Altri fenomeni di influenza come il priming o l'effetto di esposizione dimostrano come sia facile manipolare il cervello in modo sottile e al di là della propria coscienza. Anche l'effetto "illusione di verità" dimostra questo meccanismo: è più probabile credere a una frase se la si è già udita in precedenza. Questo effetto mostra il potenziale pericolo culturalmente, politicamente e in ambito religioso. Meccanismi inconsci allenati. Proprio come noi quando leggiamo le parole su una pagina o cambiamo corsia in strada, i campioni di Wimbledon si affidano interamente a meccanismi inconsci per rispondere ai colpi dell'avversario. Non sarà necessario calcolare la direzione della pallina o l'inclinazione da dare alla racchetta. È a questo punto che la coscienza svolge il proprio ruolo. Eagleman dice: «Parti consce del cervello addestrano altre parti della macchina neurale stabilendo gli obiettivi e allocando le risorse.» E ancora: «La coscienza è il pianificatore a lungo termine, il CEO dell'azienda, mentre la maggior parte delle operazioni di routine sono condotte da tutte quelle parti del cervello a cui essa non ha accesso.» «Quando il cervello si trova a dover risolvere un compito - dice Eagleman - continua a cablare i propri circuiti finché non riesce a eseguirlo con la massima efficienza.» Il compito si imprimerà in maniera indelebile nella mente e permetterà due meccanismi: la velocità, cioè l'automazione che permette di prendere decisioni in fretta e l'efficienza energetica. Sono stati osservati giocatori di Tetris, all'inizio consumavano molta energia nonostante fossero di abilità scarsa, dopo una settimana erano molto più performanti ma consumavano poca energia celebrale. Nella partita a scacchi tra il campione Garry Kasparov contro Deep Blue, il computer suo avversario, il campione russo consumò circa 20 watt, mentre il computer ne consumò migliaia. Interpretazione e istinti. Noi ci rendiamo conto solo di ciò che percepiamo attraverso i sensi e le nostre capacità cerebrali. Gli acari che sono ciechi e sordi interpretano il mondo attraverso la temperatura e gli odori. Il pesce Apteronotus Albifrons conta sui campi elettrici, il pipistrello si fa guidare dagli ultrasuoni. Ciascun organismo tende a credere che la percezione della realtà sia la realtà oggettiva. Secondo il grande filosofo e psicologo William James, il comportamento umano è più duttile e intelligente non perché fa affidamento sul ragionamento, piuttosto perché possiede più istinto delle bestie. L'autore spiega che gli istinti differiscono dai comportamenti automatici (come battere a macchina o andare in bicicletta) perché non siamo costretti a impararli per eseguirli, lì ereditiamo grazie all'evoluzione. Negli anni '60 la ricerca nel campo dell'intelligenza artificiale fece progressi nella realizzazione di programmi che gestivano conoscenze empiriche come la catalogazione degli animali nelle varie categorie. Poi però rallentò, fino a quasi fermarsi, nel momento in cui si voleva insegnare a una macchina a svolgere cose che per noi sono assolutamente naturali, istintive: come camminare lungo un marciapiede senza cadere giù dal bordo, ricordare dov'è la caffetteria, mantenere il corpo in equilibrio su due piedi, riconoscere un amico o capire una barzelletta. I contratti di Ulisse. Quando a una festa la padrona di casa ci offre una fetta di torta al cioccolato, ci troviamo davanti a un dilemma: assaggiarlo oppure temere di ingrassare? Viviamo conflitti di questo genere molto spesso perché il nostro cervello è fatto da più parti, da più scelte, da più desideri. È più forte il rischio di farsi portar via la casa un domani se il tasso di interesse sale, oppure il desiderio di possedere una bella casa oggi, sottoscrivendo un mutuo subprime prima della bolla immobiliare del 2008? Questo genere di battaglia neurale è alla base di molte scelte: nel 1995 il cervello di Bill Clinton decise di prendere il rischio e compromettere la propria reputazione politica in contropartita del piacere di un rapporto con l'affascinante Monica. La presenza di un conflitto tra desideri a breve e a lungo termine è definito da alcuni filosofi come "contratti di Ulisse" perché l’eroe si fece legare perché sapeva che il suo “io” futuro sarebbe stato tentato di seguire il canto delle sirene. La ridondanza cognitiva. Nel cervello esistono più di una parte razionale e una emozionale, esistono luoghi in cui la memoria viene trattenuta in modalità differenti, esiste il corpo calloso che permette all'emisfero sinistro e all'emisfero destro di comunicare e, se assente i due emisferi possono compiere operazioni distinte come disegnare un triangolo con la mano destra e un cerchio con la sinistra contemporaneamente senza problemi. Apparentemente l'evoluzione gioca sulla ridondanza o sulla reinvenzione incessante dei sistemi. «Il cervello brulica - dice l'autore - di sottosistemi più piccoli, con funzioni che si sovrappongono e compiti che coincidono.» Perché? Probabilmente per avere più possibilità di risolvere un problema. Probabilmente perché un sistema multipartitico è più robusto. Uno dei vantaggi della sovrapposizione dei settori è la "riserva cognitiva": a seguito di autopsie si è scoperto che alcune persone che non mostravano alcun sintomo della malattia del morbo di Alzheimer ne erano comunque devastate a livello neurale. Come può essere? Si è appurato che tali persone avevano continuato a stimolare l'attività cerebrale stimolando più parti nel cervello. Grazie alla ridondanza e alla riserva cognitiva, se si hanno più soluzioni, c'è più possibilità di affrontare i problemi. Perché abbiamo la coscienza? I neuroscienziati Francis Crik e Christof Koch si chiesero perché il cervello umano non consiste semplicemente di una serie di sistemi Zombie specializzati. In altre parole, perché siamo coscienti invece di essere solo esseri che compiono routine automatiche innate per risolvere i problemi? La risposta di Crick e Koch è che la coscienza esiste per esercitare e distribuire il controllo sui sistemi automatizzati. Lo scienziato Jeff Hawkins spiega che per entrare in casa non è cosciente di afferrare la maniglia e aprire la porta ma che, se qualcuno togliesse la maniglia e la spostasse di qualche centimetro più a destra, lui se ne accorgerebbe immediatamente. E gli animali hanno la coscienza? Secondo le teorie discusse oggi, il grado di coscienza è parallelo alla duttilità intellettuale, cioè più subroutine automatizzate possiede un animale, più sarà necessario la presenza di un amministratore CEO che dirige l'organizzazione. È colpa di chi? O di cosa? Il 1° agosto 1966 il venticinquenne Charles Whitman salì all'ultimo piano di una torre dell'Università del Texas a Austin con un baule pieno di fucili. Uccise la receptionist e sparò a turisti, persone per la strada e agli autisti dell'ambulanza. Lo stesso Whitman non si spiegava questo malessere che non riusciva a controllare. Si scoprì che l'uomo aveva una massa neoplastica nel cervello. La domanda che l'autore si pone è: in termini giuridici Whitman è colpevole? Un signore quarantenne normale mostrò all'improvviso un interesse alla pornografia infantile. Anziché in carcere fu inviato in un istituto di riabilitazione. Per un forte mal di testa, gli fecero una TAC che rivelò un grosso tumore nella corteccia orbitofrontale. Nel 2001 fu scoperto che un farmaco che veniva somministrato ai malati del morbo di Parkinson, il pramipexolo, li trasformava in giocatori d'azzardo compulsivi. Sì, i criminali sono condannabili, ma è importante iniziare a integrare le spiegazioni biologiche. La natura, come la cultura, non si scelgono, né le peculiarità ormonali, tumori nel cervello, l'esposizione a virus e batteri e tutto ciò che può compromettere una persona. Un'altra domanda si pone l'autore allora: com'è possibile attribuire una colpa a una persona per dei comportamenti quando è difficile sostenere che abbia avuto la scelta di non commetterli? Forse i criminali dovrebbero essere trattati come individui incapaci di agire diversamente? L'autore suggerisce un sistema giuridico compatibile con la biologia del cervello. All'imputabilità va sostituita la modificabilità e il concetto di riabilitazione. Chi sono e cosa so? Nel 1610 Galileo scoprì i satelliti di Giove: l'uomo non era più al centro dell'universo. Un secolo dopo l'agricoltore scozzese James Hutton analizzando gli strati sedimentari rese il nostro pianeta 800.000 volte più vecchio di quanto si credesse. Charles Darwin relegò l'uomo in uno dei tanti rami nel regno animale. Nel 1953 Francis Crick e James Watson scoprirono la struttura del DNA che non ci distingueva poi così tanto da una comune rana. L'uomo è stato detronizzato. Nel 1942 Alber Camus scrisse "Il mito di Sisifo" per cui l'uomo si trova a fronteggiare la ricerca di un senso in un mondo privo di senso. Nel 1571 Montaigne si chiedeva Que sais-je? Eagleman dice «Gran parte di ciò che siamo resta al di là delle nostre opinioni e delle nostre scelte.» Secondo una mera ottica materialista riduzionista, noi siamo fatti solo di materia, comprese le nostre emozioni. Ma se chiediamo a chiunque di avvallare questa teoria, ci risponderebbe che: noi siamo ciò che è capitato nella vita, le circostanze per cui ci siamo innamorati, il motivo per cui abbiamo scelto un certo lavoro... e tutto questo non ha niente a che vedere con la chimica del cervello ma con chi sono io. Varie ricerche scientifiche provano che la predisposizione genetica ad anomalie si manifesta solo se esiste una combinazione con trascorsi di esperienze ambientali avverse. L'autore conclude stupendosi ancora una volta dello sconcertante capolavoro che è il nostro cervello, che non è tanto una sede quanto un "hub" della mente e la più alta concentrazione di "noità". Citazioni: «Le vaste giungle di neuroni gestiscono da sé i loro programmi.» «La coscienza è come un passeggero clandestino su un transatlantico, che si prende il merito del viaggio senza riconoscere l'importanza dei massicci motori della nave.» «Nella misura in cui è utile la coscienza serve in piccole quantità e per compiti molto particolari.» «Le cose facili sono difficili: la maggior parte di quello che diamo per scontato è complesso dal punto di vista neurale.» «Gran parte di ciò che siamo resta al di là delle nostre opinioni e delle nostre scelte.» Perché leggere questo libro: Perché è ricco di racconti interessanti per chi è appassionato di neurobiologia. Perché dimostra in mille e più modi la potenza del cervello nelle sue parti. Perché ci rende speciali seppur detronizzando l’uomo nello spazio e nel tempo. Questa scheda è stata realizzata da Paolo M. Categoria: Comunicazione & Psicologia