L’ingannevole paura di non essere all’altezza


Roberta Milanese, L’ingannevole paura di non essere all’altezza. Strategie per riconoscere il proprio valore, Ponte alle Grazie

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L’autrice esplora le varie espressioni del disagio che porta ad avere scarsa fiducia nelle proprie risorse e dopo un’attenta classificazione esemplifica ed espone gli strumenti tipici della Psicoterapia breve strategica con i quali nella sua carriera ha...




Roberta Milanese, L’ingannevole paura di non essere all’altezza. Strategie per riconoscere il proprio valore, Ponte alle Grazie

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Perchè leggere questo libro

Perché con la trascrizione di diversi casi clinici esemplifica molto chiaramente i concetti espressi nel testo e presenta in modo efficace alcuni strumenti della Psicoterapia Breve Strategica. Perché le paure trattate sono molto comuni e il testo aiuta a...


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Roberta Milanese, L’ingannevole paura di non essere all’altezza. Strategie per riconoscere il proprio valore, Ponte alle Grazie

Riassunti di libri di crescita personale


Roberta Milanese, L’ingannevole paura di non essere all’altezza. Strategie per riconoscere il proprio valore, Ponte alle Grazie Chi è l’autore? Roberta Milanese dopo la laurea in Psicologia conseguita con lode presso l’Università degli studi di Padova, si è specializzata in Psicoterapia Breve Strategica presso la Scuola di specializzazione di Arezzo, diretta dal Prof. Giorgio Nardone. Dal 2000 lavora presso il suo studio di Milano dove svolge attività di psicoterapia, coaching e formazione in lingua italiana e spagnola. Qual è l’intento dell’autore? L’autrice esplora le varie espressioni del disagio che porta ad avere scarsa fiducia nelle proprie risorse e dopo un’attenta classificazione esemplifica ed espone gli strumenti tipici della Psicoterapia breve strategica con i quali nella sua carriera ha affrontato questa tipologia di disturbo. Questo libro insegna: L’epidemia dell’insicurezza. Sono parecchi gli studi e le ricerche che mostrano come nei Paesi in cui si è raggiunto un alto livello di benessere sia anche diffusa una sorta di “malattia”, quella che Nietzsche definiva “debosciamento”: giovani e non che cresciuti protetti da famiglie e società non affrontano ostacoli utili alla creazione di autostima e fiducia nelle proprie risorse, spesso rinunciando anche a mettersi alla prova. Il non sentirsi all’altezza può riguardare diversi ambiti e si declina su tre livelli, spesso senza una netta distinzione: la relazione fra noi e noi stessi, fra noi e gli altri e fra noi e il mondo circostante. È una sofferenza che può sfociare in un vero e proprio disturbo psicologico invalidante o solo in una fatica che non ci impedisce di vivere ma ci limita enormemente. Oggi è ampiamente dimostrato, anche in campo neuroscientifico, che l’accesso alla realtà non è mai diretto ma mediato dalle nostre percezioni, quindi anche l’autostima è influenzata dai nostri autoinganni, dalle nostre interpretazioni della realtà. Riconoscere questi autoinganni ci permette di imparare a gestirli meglio. Le psicotrappole dell’insicuro. Un intervento orientato al cambiamento deve concentrarsi sul momento attuale in cui si trova la persona e modificare i suo copioni ripetitivi. Il Centro di Terapia Strategica di Arezzo ha messo a punto strategie e stratagemmi terapeutici che si sono dimostrati particolarmente efficaci; riguardo all’argomento del testo, sono stati individuati alcuni copioni percettivo-reattivo, quelli che Nardone definisce “Psicotrappole”, mediante i quali una persona insicura legge la realtà. Due psicotrappole fondamentali a livello di pensiero sono quella del “Sottovalutare-sopravvalutare” e quella definita con “lo sento quindi è” quindi basate su percezioni proprie e non fatti evidenti. Oltre alle psicotrappole del pensiero ci sono le psicotrappole dell’agire, azioni ripetute che non sono affatto funzionali e portano le persone a delle tentate soluzioni al problema, come le definisce l’autrice, per evitare la sofferenza, con l’unico risultato di incrementare il disagio e di generare profezie negative che si realizzano. Nella paura di non essere all’altezza queste sono le più frequenti: 1. Evitamento, 2. Chiedere aiuto, 3. L’eccesso di controllo, 4. Difendersi preventivamente e 5. Rinunciare. Giudice esterno o interno. Molti vivono temendo di essere giudicati dagli altri e questa paura si declina in più forme. Il giudizio può provenire da qualcuno in particolare, in una situazione particolare, in diversi ambiti o in tutti gli ambiti della vita di una persona. Spesso il contenuto del giudizio riguarda il piano intellettuale, altre volte quello fisico o ancora la personalità. In tutti questi casi il rapporto fra sé e gli altri è la prima cosa ad essere compromessa. Quando il giudice è esterno si possono affrontare 4 tipi di paure: di esporsi, dell’impopolarità, del conflitto, del rifiuto. Se la paura del giudizio proviene da una voce interiore si parla di giudice interno. In questo caso la relazione compromessa è quella tra Sé e sé e nonostante ad una prima analisi spesso possa sembrare che sia il giudizio degli altri a preoccuparli, in realtà quel giudizio trova risonanza in quello che quella persona ha di sé stessa, amplificandolo. In questi casi le paure predominanti sono due: dell’inadeguatezza e del fallimento. La paura di esporsi. Può interessare un campo specifico o qualsiasi situazione in cui ci si sente costantemente giudicati per ciò che si dice o si fa. La sintomatologia che la accompagna è spesso quella ansiosa e nei casi più intensi può portare anche ad attacchi di panico in cui la paura è quella di perdere il controllo e fare figuracce fino ai casi invalidanti di fobia sociale, paranoia, manie persecutorie e disturbi somatoformi. È associata ad un sentimento di vergogna tanto che le tentate soluzioni vanno generalmente nella direzione di rendersi il meno visibili possibile agli occhi degli altri o a cercare di limitare possibili danni, e sono generalmente: 1. Evitare le esposizioni, 2. Prendere precauzioni, 3. Pianificare ossessivamente. Nei casi presentati dall’autrice si analizza la paura di mostrare emozioni e debolezze in pubblico, la schiavitù del perfezionismo e la tendenza paranoica a cui può portare questo timore. La paura dell’impopolarità. Chi soffre di questa paura teme di perdere l’approvazione o l’affetto delle persone con cui intrattiene relazioni significative. In ambito lavorativo si esprime con la difficoltà di prendere decisioni che potrebbero non essere piacevoli per qualcuno, a livello personale, invece, si teme di non essere più amati e addirittura abbandonati. In generale la persona in questione ha la necessità di essere amata, benvoluta e apprezzata dagli altri. Si va da forme leggere in cui si è sempre attenti alle esigenze altrui a forme più estreme in cui si assiste a quell’atteggiamento, definito “prostituzione relazionale”, in cui si è incapaci di dire no e si trascurano le proprie esigenze. Se il copione è generalizzato si parla di vera e propria patologia che rende insane tutte le relazioni interpersonali ed affettive. Le tentate soluzioni di persone con la paura dell’impopolarità sono: 1. Assecondare e compiacere gli altri, 2. Fare quello che si ritiene che gli altri vogliano, 3. Evitare di esporsi. I casi presentati riguardano l’incapacità di dire no e l’utilizzo ripetuto di bugie. La paura del conflitto. Questo caso potrebbe sembrare analogo a quello precedente, la differenza sostanziale è che non si ha paura di perdere affetti a causa del conflitto ma si ha paura di non saper gestire emotivamente il conflitto di per sé, di essere travolti dall’aggressività dell’altro o di non saper gestire le proprie di reazioni e ferire irrimediabilmente la persona rovinando la relazione. Generalmente sono o persone cresciute in situazioni familiari dove i conflitti erano abituali e che sentono la necessità quindi di evitare il conflitto il più possibile quasi fosse tossico, o all’opposto cresciute in totale armonia e che non hanno quindi imparato a gestirlo. Questa paura tante volte non è percepita ma si nasconde dietro a giudizi di tipo valoriale o ideologico, la tendenza a giustificare l’avversione al conflitto con un autoinganno come una scelta dettata da valori personali che esaltano la correttezza della mediazione, o del rispetto degli altri e dei loro punti di vista. Le tentate soluzioni per questa paura sono: 1. Evitare qualunque rischio e contraddittorio in generale, 2. Chiedere ma sempre in maniera morbida, 3. Creare relazioni paritarie. La paura del rifiuto. È questo un fenomeno crescente soprattutto fra i giovanissimi. Questi ragazzi non hanno imparato a gestire le relazioni con i pari e si sentono profondamente insicuri. E’ una cosa diversa dal bullismo perché in questo caso è la persona ad autoescludersi perché si sente profondamento inadeguato o non accettato finendo per innescare quel processo di profezia che si autorealizza che lo rende realmente escluso. È comunque una paura potenzialmente presente a tutte le età e comprende i timori del rifiuto da un punto di vista fisico, intellettuale o qualsiasi altra insicurezza personale. Le tentate soluzioni in questo caso prevedono di: 1. Evitare le esposizioni, 2. Sforzarsi e confermare l’inadeguatezza, 3. Difendersi preventivamente. La paura dell’inadeguatezza. In questo caso la relazione più critica è quella con sé stessi, la persona vive con un giudice interno che può assumere le sembianze di un vero e proprio persecutore e sono impermeabili ai segnali provenienti dal mondo che le circonda e che confermerebbero invece il contrario. Come dice Nardone «per questi individui il successo vale zero, l’insuccesso vale doppio». Spesso si sentono degli impostori che riescono nella vita grazie alla fortuna ma pronti ad essere smascherati da un momento all’altro. Le tentate soluzioni sono: 1. Ipercontrollo, 2. Delega, richiesta di aiuto o di assicurazioni, 3. Autoassicurazione e 4. Rinuncia. Una delle strategie utilizzate in questi casi dall’autrice è quella di chiedere al paziente di immaginare come andrebbe la giornata se per miracolo non si sentisse inadeguato, questa manovra può essere in grado di innescare una profezia che si autorealizza, ma in positivo. La paura del fallimento. In questa paura il soggetto teme di deludere le proprie aspettative su sé stesso. Spesso sono persone cresciute in contesti che li sopravvalutava e in cui percepivano le aspettative senza sentirsene mai all’altezza. Se il timore è lieve può mettersi in gioco ed abbandonare non appena abbia le prime difficoltà, se è forte evita direttamente di affrontare un compito scegliendo solo quelli in cui si sente già capace. Nei casi gravi si arriva a patologie depressive o paranoiche determinate dal fatto che fallire è l’unico destino possibile. In alcuni casi nasce da eventi traumatici e improvvisi che si scontrano con la psicotrappola che Nardone definisce “l’inganno delle aspettative”. Le tentate soluzioni tipiche anche in questo caso sono: 1.Evitare le prove, 2. Delegare e chiedere aiuto e 3. Rinunciare. In conclusione, l’autrice stila una lista di suggerimenti per aumentare la propria autostima ed evitare di cadere preda delle paure oggetto del libro, consigli utili che si aggiungono alle tecniche terapeutiche mostrate nell’analisi dei casi presi in esame. Partendo dal presupposto fondamentale che l’autostima è una facoltà che si costruisce e non ereditaria, bisognerebbe: 1. Affrontare le sfide che la vita propone, 2. Alzare progressivamente l’asticella ma stare attenti a non porsi obiettivi impossibili, 3. Considerare che la perfezione non va d’accordo con l’eccellenza, 4. Non credere che si possa piacere a tutti, 5. Pensare alle relazioni come un ballo di coppia, non si creano o gestiscono da sole ma prevedono una responsabilità condivisa, 6. Essere favorevoli al cambiamento, 7. Riconoscere che il cuore ha le sue ragioni, quindi accettare di non poter controllare interamente il nostro mondo emotivo ma imparare a gestirlo, 8. Impiegare il proprio tempo a migliorare sé stessi, 9. Considerare che arrendersi vuol dire essere sconfitti, il fallimento fa parte del processo di crescita e non è mai una sconfitta. Citazioni: «La fragilità negata, infatti, diventa una pericolosa debolezza, mentre quella accettata può trasformarsi addirittura in un punto di forza.» «Chi vuole eccellere deve accettare di poter avere qualche piccola imperfezione che lo protegge dalla grande imperfezione.» «Solo “evitando di evitare” quello che la vita ci propone, possiamo metterci alla prova esviluppare le nostre capacità.» «[…] non solo hai evocato tutti i fantasmi delle tue paure, ma sei anche andata loro incontro fino a toccarli. E siccome sono fantasmi, se li tocchi svaniscono.» Perché leggere questo libro: Perché con la trascrizione di diversi casi clinici esemplifica molto chiaramente i concetti espressi nel testo e presenta in modo efficace alcuni strumenti della Psicoterapia Breve Strategica. Perché le paure trattate sono molto comuni e il testo aiuta a prenderne consapevolezza e cogliere spunti interessanti. Questa scheda è stata realizzata da B. Muzzolon Categoria: Comunicazione & Psicologia.