L’inno buddhista alla vita


Kotarō Hisui, L’inno buddhista alla vita, 27 domande tra zen e psicologia per rinnovare il tuo rapporto con il mondo, Vallardi, R. G. Vergagni

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità

Immaginando di dover morire, o preparandosi all’inevitabile, l’autore ci invita a correggerci sin da subito, per eliminare rimpianti, per scoprire perché viviamo, per apprezzare il momento presente e per “osare” di più nell’unica vita che abbiamo...




Kotarō Hisui, L’inno buddhista alla vita, 27 domande tra zen e psicologia per rinnovare il tuo rapporto con il mondo, Vallardi, R. G. Vergagni

Kotarō Hisui, L’inno buddhista alla vita, 27 domande tra zen e psicologia per rinnovare il tuo rapporto con il mondo, Vallardi, R. G. Vergagni è disponibile su Amazon Kotarō Hisui, L’inno buddhista alla vita, 27 domande tra zen e psicologia per rinnovare il tuo rapporto con il mondo, Vallardi, R. G. Vergagni è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché dice la verità su di noi, sul futuro inevitabile e su come vivere al meglio. Perché racconta storie ispiranti. Perché ci sprona a dare veramente il meglio di noi, non in termini di profitto ma di cuore. Perché è emozionante.


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "L’inno buddhista alla vita" di Kotarō Hisui è di circa 5/10 min.

Abbonati anche tu a DISIATO per leggere la scheda completa di questo libro riassunto per te dal nostro team.

Con DISIATO risparmi tempo e denaro!








Kotarō Hisui, L’inno buddhista alla vita, 27 domande tra zen e psicologia per rinnovare il tuo rapporto con il mondo, Vallardi, R. G. Vergagni

Riassunti di libri di crescita personale


Kotarō Hisui, L’inno buddhista alla vita, 27 domande tra zen e psicologia per rinnovare il tuo rapporto con il mondo, Vallardi, R. G. Vergagni Chi è l’autore? Kotarō Hisui è uno psicologo giapponese e autore di bestseller basati sulla terapia del linguaggio. I suoi testi utilizzano parole, citazioni, combinazioni di kanjii (caratteri nipponici) a beneficio del pensiero e dell’anima. Qual è l’intento dell’autore? Immaginando di dover morire, o preparandosi all’inevitabile, l’autore ci invita a correggerci sin da subito, per eliminare rimpianti, per scoprire perché viviamo, per apprezzare il momento presente e per “osare” di più nell’unica vita che abbiamo a disposizione. La visione della morte è semplicemente servita come spinta per ricercare il proprio vero io. Questo libro insegna: Capitolo 1: vivere senza rimpianti. L’autore ci invita a immaginare l’ultimo giorno della nostra vita, immaginiamo che il corpo si spegne e che passano 5 minuti: abbiamo lasciato qualcosa in sospeso? In quei 5 minuti dopo la morte, ci sarebbe qualcosa che ci tormenta? Rassicuriamoci – ci riporta alla realtà l’autore – possiamo ancora rimediare perché… siamo ancora vivi. Kotarō Hisui ci racconta di un novizio e di un monaco buddista. Il novizio ogni giorno poneva una domanda al monaco. Al primo giorno chiese: ma se in tutti in fondo al cuore è presente la “buddhità” perché solo alcuni la trovano? La risposta fu che solo alcuni al mondo s’impegnano. Al secondo giorno il novizio chiese al monaco, ma perché allora tutti non s’impegnano? Perché non tutti hanno l’ambizione per farlo, rispose allora il monaco. Al terzo giorno, il novizio chiese ancora: e allora, perché alcune persone nutrono l’ambizione? La risposta del monaco fu che solo le persone che sanno che “gli esseri umani inevitabilmente muoiono” hanno l’ambizione. Memento mori, ricordati che devi morire. In una cattedrale di Strasburgo in Francia è raffigurato un teschio sull’altare proprio per ricordare che è così che finiamo tutti. Quali sono i rimpianti che potremmo avere prima di morire? Quali sono i limiti che ci siamo autoimposti e che rischiano di generare dei rimpianti?: queste sono due domande che l’autore propone a noi lettori a inizio percorso. E ancora: Di quali fortune abbiamo bisogno di renderci conto prima che sia troppo tardi? E infine: se oggi fosse l’ultimo giorno della nostra vita, come considereremmo le angosce che ci affliggono in questo momento? Capitolo 2: vivere un sogno. Se la vita è una sola, allora come possiamo vivere la vita dei sogni? L’autore ci fa immaginare che avvenga un miracolo, quello che vogliamo e poi ci chiede cosa cambierebbe al risveglio, il giorno dopo: come ce ne accorgeremmo? Cosa faremmo di diverso? Come interagiremmo con i famigliari? Un’altra domanda importante che ci propone Kotarō Hisui è la seguente: per che cosa vorremmo essere ricordati? E quindi, vi abbiamo dedicato abbastanza tempo? Quali sono i nostri punti di forza a favore? A completare questo percorso immaginifico, Kotarō Hisui ci invita a immaginare il nostro epitaffio sulla tomba? Ispiriamoci a persone che ammiriamo e pensiamo così a come vorremmo essere ricordati. E, se vivere è un sogno, come possiamo ricordarci di viverlo ogni giorno? La morte arriva per tutti, al 100%, pertanto l’autore ci incalza: quali sono le 10 cose che vorremmo fare prima di morire? Capitolo 3: vivere una missione. Se ci rimanessero 5 anni di vita… che cosa desidereremmo fare? Ci basterebbero per rendere felici le persone accanto a noi? La morte sollecita la determinazione a vivere, ci ricorda l’autore, e quando si è determinati a portare a termine qualcosa si è anche pronti a morire. E se il tempo non fosse più “finora” ma “d’ora in poi”? Come potremo impiegare al meglio il nostro tempo? In generale, qual è la nostra missione? Cosa non riusciremmo a fare se fossimo qualcun altro? All’Istituto per la Fisica all’Università di Tokyo hanno verificato che dopo la morte, il peso di alcuni topolini diminuiva di un decimillesimo. Questo decimillesimo potrebbe essere il peso dell’anima. Se dividi il corpo di un topo in tre parti, il suo peso totale dovrebbe corrispondere a quello di quando poco prima era in vita. E invece no, manca il peso della “funzione”. Se prendiamo una sveglia, la cui funzione è suonare al momento giusto e la smontiamo, viene meno la sua “funzione”. Ai 5 elementi della natura possiamo allora aggiungere shikidai, la coscienza. Capitolo 4: vivere ascoltando la voce del proprio cuore. L’autore ci racconta la storia di un suo amico molto indebitato e per questo così disperato da voler tentare il suicidio per ripagare i debiti con l’assicurazione. Deciso a schiantarsi contro un camion, proprio all’ultimo cambiò idea e sterzò perché fece a tempo a vedere il viso felice del guidatore del camion e si rese conto che poteva essere un padre di famiglia. Si sentì egoista e decise di smetterla con una vita miserabile. Smise di desiderare le cose con la mente e iniziò a seguire i desideri del suo cuore. Voleva semplicemente abbracciare suo figlio, passare del tempo insieme e vederlo sorridere. Le domande in merito che l’autore pone al lettore sono: se ritroviamo il cuore, quanto ci sentiamo più leggeri? Capitolo 5: ultimo messaggio. Se tutti siamo destinati a morire, iniziare ad accettarci è un ottimo punto di partenza, per vivere. Se il tè che berremo oggi fosse l’ultimo tè della nostra vita, cosa cambierebbe? L’autore ci invita a pensare ai momenti felici della nostra vita e a raccontarceli. Poi ci presenta l’esercizio dell’empty chair, una tecnica psicologica che ci permette di adottare nuovi punti di vista. Dalla sedia A, ci chiede di sederci sulla sedia B e immaginare di essere all’ultimo giorno della nostra vita goduta a pieno: dove siamo? Chi vediamo? Proviamo un senso di compiutezza? Un senso di calma e pienezza? Dopo aver provato a pieno queste sensazioni, ci chiede di tornare sulla sedia A e di osservare quell’immagine di noi ipotetici: quale sarebbe il suo messaggio? Bob Marley diceva Everything’s gonna be alright, Charlie Chaplin diceva In the end, everything is a gag. E l’io che abbiamo di fronte nella sedia B? Citazioni: «Tutti noi abbiamo una probabilità del 100% di morire.» «Avere rimpianti in punto di morte è proprio la peggior disgrazia.» «Se fossero sempre come ce le aspettiamo, le persone sarebbero di una noia mortale.» «Oggi le persone che amiamo sono in vita. Esiste fortuna più grande.» «Se dobbiamo morire, almeno facciamolo dopo esserci stupiti delle nostre infinite possibilità.» «L’io che voglio diventare è il mio vero io.» «Se le orienti in direzione di ciò che ti fa palpitare il cuore, perfino le cose che odi si trasformano in qualcosa di amabile.» «Ti andrebbe bene vivere come stai facendo, se sapessi di dover morire da un momento all’altro?» «Al pensiero che sarà l’ultima volta, perfino attendere un quarto d’ora a un passaggio a livello ci sembrerà una fortuna.» Perché leggere questo libro: Perché dice la verità su di noi, sul futuro inevitabile e su come vivere al meglio. Perché racconta storie ispiranti. Perché ci sprona a dare veramente il meglio di noi, non in termini di profitto ma di cuore. Perché è emozionante. Questa scheda è stata realizzata da Francesca R. Categoria: Mindfulness & Felicità