Libera la tua vita


Lucia Giovannini, Libera la tua vita, Sperling e Kupfer

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

Nonostante i progressi scientifici e tecnologici degli ultimi 50 anni, le persone sono sempre più stressate, insoddisfatte e infelici. Malgrado la durata media della vita sia aumentata, così come la disponibilità di cibo e le comodità, l'ansia e il...




Lucia Giovannini,  Libera la tua vita,  Sperling e Kupfer

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Perchè leggere questo libro

Perché alla fine di ogni capitolo trovi un esercizio pratico che ti permette di affrontare in modo concreto ciascuna delle 16 distorsioni cognitive, Perché contiene numerosi spunti di riflessione aggiuntivi, Perché è ricco di racconti allegorici piacevoli...


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Lucia Giovannini,  Libera la tua vita,  Sperling e Kupfer

Riassunti di libri di crescita personale


Lucia Giovannini, Libera la tua vita, Sperling & Kupfer Chi è l’autore? Lucia Giovannini è autrice di best seller tradotti e venduti in tutto il mondo. È coach certificata e trainer PNL, membro dell'American Psychological Association, co-fondatrice dell'ente formativo Bless You International e co-direttrice della scuola di PNL LUCE – Libera Università di Crescita Evolutiva. Insegna il metodo Louise Hay (ama te stessa) in Italia e Svizzera; inoltre, tiene corsi e conferenze per aziende e privati in Asia e in tutta Europa. Qual è l’intento dell’autore? Nonostante i progressi scientifici e tecnologici degli ultimi 50 anni, le persone sono sempre più stressate, insoddisfatte e infelici. Malgrado la durata media della vita sia aumentata, così come la disponibilità di cibo e le comodità, l'ansia e il malessere continuano a dilagare, anche tra le fasce d'età più giovani. L'autrice si chiede la causa di questa sofferenza emotiva diffusa, provando a individuare le 16 principali distorsioni cognitive che affliggono l'essere umano e spiegando passo a passo come affrontarle, al fine di vivere più liberi e sereni. Questo libro insegna: I 15 (+1). Secondo l'autrice, l’essere umano tende spesso a utilizzare 16 schemi di pensiero tossici che gli impediscono di esprimere appieno il suo potenziale, allontanandolo da una vita felice. Si tratta di distorsioni cognitive di vario genere, che conducono ad abitudini nocive e a comportamenti disfunzionali. Riconoscere questi errori e provare a correggerli, apre la possibilità al cambiamento. Come sottolinea l'autrice con degli esempi pratici, è importante capire che spesso soffriamo non tanto per le situazioni che viviamo, ma per come le percepiamo osservandole attraverso questi filtri distorsivi. Istruzioni per l’uso. L'autrice spiega che ciascuna delle 16 modalità di pensiero illustrate nel libro viene etichettata, ma al solo fine di facilitarne l’identificazione. Aggiunge, inoltre, che ci sono due tipi di domande complementari che favoriscono il cambiamento: cosa posso fare di nuovo/diverso e cosa posso smettere di fare di sbagliato/nocivo. Consiglia anche di tenere un diario su cui annotare pensieri, domande, reazioni, emozioni, per accrescere la propria consapevolezza e alleggerire la mente. Infine, mette in guardia da 4 credenze limitanti: l'impossibilità di migliorare se stessi, il pensare che la propria situazione sia diversa da quelle altrui, la paura di non essere in grado di farcela e la convinzione che siano gli altri a dover cambiare. Sono tutti alibi e sistemi per non assumersi le proprie responsabilità. I 15 (+1) in dettaglio. Le 16 distorsioni cognitive analizzate provengono da diverse fonti, citate in modo più approfondito nel volume; tra queste, la PNL (programmazione neurolinguistica) e la psicologia, un esempio fra tutti il lavoro di Aaron Beck, padre della terapia cognitiva. Imparare a riconoscerle ci fa capire quando i nostri pensieri stanno prendendo una direzione disfunzionale, e ci permette di correggerla per tempo. Eccole in dettaglio, tenendo presente che nel libro sono corredate di schemi riassuntivi, esercizi pratici e numerosi spunti riflessivi: 1) Il superimpegnato. Colui che è così impegnato da non riuscire più ad ascoltare il proprio corpo e i messaggi che quest'ultimo gli invia, almeno fino a quando sopravviene un crollo o una crisi. Se abbiamo dei dolori fisici li copriamo con un farmaco, se si tratta di malesseri psichici li soffochiamo tenendoci indaffarati, mentre invece dovremmo cercare di andare alla fonte dei sintomi e chiederci perché siano comparsi. Meglio ancora, dovremmo provare a sviluppare la nostra intelligenza emotiva e trovare il tempo di ascoltarci dentro, anche prima che questi sintomi appaiano. 2) Il melodrammatico. Colui che trasforma la propria vita in un dramma, una tempesta di emozioni negative che lo travolge di continuo e lo tiene in balìa. È erroneo pensare che il modo in cui sperimentiamo un'emozione corrisponda necessariamente alla verità; dobbiamo imparare a gestire le sensazioni che proviamo, osservarle da scienziati senza bisogno di reprimerle o negarle, farle filtrare attraverso la parte più razionale del cervello. Questo ci permette di non identificarci con l'emozione e di accettare la realtà in tutte le sue sfumature, comprese quelle negative. 3) L'apocalittico. Colui che si aspetta sempre il peggio e si chiede di continuo cosa potrebbe andare storto, vivendo nell'apprensione e nell'ansia atavica. I pericoli di oggi non riguardano più la sopravvivenza, pertanto vengono trasferiti sul piano emotivo, tramutandosi in paure meno circoscritte e per questo meno facili da affrontare: essere esclusi da un gruppo, non trovare un partner, parlare in pubblico, perdere il lavoro o qualcuno che si ama. Viviamo pertanto in uno stato di costante allerta. Occorre invece sfidare il messaggio di paura, respirare a fondo, porsi le domande giuste e cercare di vivere nel qui e ora. 4) Il sorvegliante. Colui che tenta di tenere tutto sotto controllo, disperdendo inutilmente energia vitale e pensando in questo modo di poter influire sull'esito degli eventi. L'autrice spiega che questa trappola mentale può portare all'evitamento delle situazioni percepite come pericolose, alla procrastinazione, alla ricerca della perfezione e alla chiusura in se stessi. Ma l'unica vera “zona di potere” è quella dei nostri pensieri e delle nostre azioni perché, a differenza di ciò che accade nel mondo esterno, abbiamo il potere di controllarli. 5) L'autotiranno. Colui che “deve” a tutti i costi: devo avere quel lavoro, devo fare bella impressione, l'incontro fissato deve andare come spero. Tutti quei devo pesano, stressano e costano molta energia, perché l'inconscio li registra come necessari alla sopravvivenza, mettendo in allarme l'intero organismo. Tra il devo e il voglio c'è un abisso: il secondo è più flessibile e, nonostante richieda comunque il massimo dell'impegno per il raggiungimento di un obiettivo, concede anche la possibilità di fallire, e di superare la caduta senza troppo dolore e frustrazione. 6) L'indovino. Colui che legge nella mente degli altri convinto di conoscere i loro pensieri, pur non avendo delle prove attendibili che glieli confermino. Poi, sulla base delle sue supposizioni, prende decisioni e costruisce storie mentali completamente campate in aria. L’autrice suggerisce di controllare la veridicità delle proprie deduzioni e di iniziare a porsi alcune domande, come ad esempio: su cosa è basata la mia percezione? Quali sono le prove? Potrebbero esserci altre interpretazioni? Non diamo mai per scontato di sapere cosa pensano gli altri. 7) Il nostalgico. Colui che vive costantemente proiettato nel passato, carico di rimorsi e rimpianti. Spesso rimuginiamo sulle occasioni perdute, piuttosto che chiederci cosa possiamo fare nel presente per migliorare la nostra vita. Investiamo tempo ed energia su ciò che non esiste più, e che non abbiamo il potere di modificare. Inoltre la zavorra del passato, con i suoi pesanti strascichi emotivi, spesso ci blocca nelle decisioni future. L'autrice spiega che occorre perdonare (se stessi e gli altri), uscire dalla zona di confort e “smettere di vivere voltati indietro”, per iniziare ad esistere nel qui e ora. 8) Il catalogatore. Colui che generalizza, prendendo una singola esperienza e traformandola in uno schema universale. Ad esempio: “Mario mi ha fatto soffrire” diventa “Tutti gli uomini sono infedeli”. Il cervello tende a catalogare ed etichettare perché in questo modo risparmia energia e affronta più facilmente la complessità della vita. Ma ragionare a compartimenti stagni ci porta a seri errori di valutazione, oltre che a comportarci in maniera da favorire l'avverarsi delle nostre profezie. L'autrice ci invita dunque a riflettere quando ci troviamo a utilizzare termini troppo drastici quali: tutti, nessuno, sempre, ogni volta, mai. 9) La vittima. Colui che personalizza ogni cosa, convinto che il mondo ce l'abbia con lui e sicuro di essere la causa di tutti i mali. Spesso ci dimentichiamo di avere potere solo sulle nostre azioni ed emozioni, così come chi ci sta intorno. Non siamo responsabili dell'intero universo, tanto meno dell'infelicità altrui. Lamentarci e fare le vittime, inoltre, non porta ad alcun risultato; giova invece decidere di accettare le situazioni o attivarci per cambiarle. Per evitare di personalizzare troppo, l'autrice suggerisce anche di allenare il distacco, che dona leggerezza e permette di vedere il lato positivo. 10) Il bravo bambino. Colui che dice sempre sì, anche a proprio discapito. Diciamo di sì per evitare i conflitti, essere accettati dalla massa, comprare l'affetto e l'approvazione degli altri. Ma cercando costantemente di compiacere tutti, si finisce con lo scontentare se stessi e col perdere la propria autenticità. Non possiamo piacere all'intera umanità, ma in fondo, che importa? L'autrice consiglia di liberarsi dalla paura del giudizio altrui e di ascoltare la rabbia repressa, perché può mostrarci i nostri desideri più profondi, ormai sepolti sotto una coltre di conformismo. 11) Il giudice. Colui che si paragona di continuo agli altri. Sono tutti più belli, più magri, più capaci, più intelligenti di lui; possiedono più soldi, fanno cose che lui non può fare, sono più felici. L'autrice invita a distogliere l'attenzione dal prossimo, iniziando a focalizzarci invece su ciò che abbiamo, e che spesso diamo per scontato. Quando smettiamo di confrontarci con il resto del mondo, scompare il nostro senso di inferiorità, e possiamo semplicemente esistere. Le persone vanno prese ad esempio solo in quanto modelli positivi cui ispirarci per migliorare noi stessi, senza però stabilire standard irrealistici e senza rinunciare alla nostra personalità. 12) Il commissario. Colui che dà sempre agli altri la colpa di ciò che accade, soprattutto nei momenti di stress. Quando siamo in questa modalità rifiutiamo di assumerci le nostre responsabilità, e distribuiamo colpe anziché cercare soluzioni. Si apre così la strada a quella che l'autrice definisce la triade dell'infelicità: il vittimismo, la personalizzazione e la colpevolizzazione. Ma se invece che sprecare inutilmente tempo a criticare, lo impiegassimo a risolvere i problemi di cui accusiamo gli altri, forse finiremmo col sentirci meglio. 13) Il primo della classe. Colui che cerca sempre di essere perfetto. Le persone si aspettano molto da lui, poiché abituate ai suoi standard altissimi, non sapendo quanta fatica gli costa mantenerli. Quando cerchiamo la perfezione lo facciamo per non deludere gli altri, per non sentirci dei mediocri; non capiamo che in realtà stiamo lottando contro l'insicurezza e la paura di fallire, rifiutando emozioni negative quali delusione, frustrazione, senso di inferiorità. Dovremmo riflettere su quanto gli errori possano insegnarci e puntare all'eccellenza, piuttosto che alla perfezione. 14) Il minimizzatore. Colui che sminuisce sempre le cose positive che crea, togliendo loro unicità e valore. Non è mai soddisfatto del proprio operato e si sente in dovere di giustificare ogni vittoria e risultato che ottiene. In questo caso, l'autrice suggerisce di provare ad applicare la svalutazione al pensiero negativo: l'articolo che ho scritto non è come vorrei? Almeno l'ho scritto. Ho perso la coincidenza del mio volo? Però sono arrivato a metà strada. Sono andato a correre solo una volta, anziché tre? Una è meglio di niente. Cogliamo il positivo anche dove pare non esserci. 15) L'accumulatore. Colui che cerca sempre di soddisfare i propri bisogni, anche in modo esagerato e innaturale, caricandoli di significati distorti e utilizzandoli per placare emozioni come noia, rabbia, tristezza e insoddisfazione. Ecco allora che sorgono assuefazioni impossibili da soddisfare, quali ad esempio lo shopping compulsivo, l'ipersessualità e la dipendenza da cibo o da altre sostanze. Occorre dunque rendersi consapevoli dei propri bisogni, rivederne i significati emotivi e trovare nuovi modi funzionali per soddisfare quelli più veri e profondi. 16) Il prudente. Colui che non insegue i propri sogni per paura di lasciare la strada facile e sicura. Non rischia, non si espone per prevenire il fallimento, passa la vita a nascondersi e ad aspettare. La sua vocina interiore gli intima di restare nella “zona di confort”, di resistere al cambiamento. L'autrice spinge invece a vivere in armonia con l'universo, abbracciando il campo energetico dei sogni, carico di passione, amore e impegno. Solo in questo modo potremo dar vita a qualcosa di grande, e di vero. Non dobbiamo aver paura di essere felici e di ispirare anche gli altri ad esserlo. Note finali. Se riflettiamo su queste 16 distorsioni cognitive e sul modo erroneo in cui ci fanno percepire la realtà, ci doteremo degli strumenti per prevenirle e per cambiare in positivo il nostro modo di pensare e agire, eliminando frustrazioni, ansia, paure, depressione. Ogni momento è buono per iniziare una nuova parte della nostra vita, passo dopo passo, imparando ad essere gentili e compassionevoli verso noi stessi e gli altri. E non importa quanto spesso cadremo: sforzarci e rialzarci ogni singola volta sono già di per sé dei progressi onorevoli e degni di nota. Citazioni: « Il carattere è l'insieme delle cornici, dei significati che man mano abbiamo dato agli eventi, l'insieme delle inquadrature con cui abbiamo scattato le istantanee della nostra vita. Poi attraverso la ripetizione ci siamo allenati, spesso per anni, a comportarci nella medesima maniera. » « ... a farci stare male non è ciò che succede in sé ma i significati che abbiamo dato a quella cosa, a quell'avvenimento, i nostri pensieri e le nostre emozioni a riguardo. » « L'idea è sentire l'emozione invece di reprimerla, ma poi farla passare attraverso il setaccio della consapevolezza invece di farla diventare un vortice e finirci dentro. » « Il dolore, se lo sappiamo “utilizzare”, è un portale straordinario verso il cambiamento: ogni ferita può condurre a una rinascita. » « Se nel momento in cui l'onda emotiva ci investe riusciamo per un attimo a rallentare i pensieri e a osservarci, noteremo che le emozioni, paura inclusa, nascono, arrivano all'apice e poi, se smettiamo di alimentarle, si placano da sole. » « Spesso siamo così legati al passato, a determinati pensieri, a certi stati d'animo, al alcuni ricordi che, anche se sono spiacevoli, sono diventati la nostra “zona di confort”. Chi sarei senza quel modo di pensare? Cosa farei? ci chiediamo. E abbiamo paura a lasciarli andare. » Perché leggere questo libro: Perché alla fine di ogni capitolo trovi un esercizio pratico che ti permette di affrontare in modo concreto ciascuna delle 16 distorsioni cognitive // Perché contiene numerosi spunti di riflessione aggiuntivi // Perché è ricco di racconti allegorici piacevoli e toccanti // Perché prende spunto sia dalla psicologia che dalla PNL, fondendo il meglio delle due // Perché ti permette di comprendere e affrontare gli schemi di pensiero tossici che limitano la tua vita e il tuo potenziale Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti Categoria: Comunicazione & Psicologia