Il linguaggio emotivo dei bambini


Debora Conti, Il linguaggio emotivo dei bambini, Sperling e Kupfer

Crescita Personale, Genitorialità

L’autrice pone a latere il suo know-how di Life Coach e confessa che, da madre, si sia trovata agli inizi impreparata, ecco perché ha approfondito gli studi con la Positive Discipline e lo Yale Parenting Method. In questo libro vuole aiutare i neo-genitori...




Debora Conti, Il linguaggio emotivo dei bambini, Sperling e Kupfer

Debora Conti, Il linguaggio emotivo dei bambini, Sperling e Kupfer è disponibile su Amazon Debora Conti, Il linguaggio emotivo dei bambini, Sperling e Kupfer è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché ci rende umani se urliamo o perdiamo le staffe. Perché dice che siamo la generazione di genitori più attenta che mai. Perché è ricchissimo di strumenti pratici. Perché spiega in modo chiaro perché il “loro” cervello è diverso dal nostro....


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "Il linguaggio emotivo dei bambini" di Debora Conti è di circa 5/10 min.

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Debora Conti, Il linguaggio emotivo dei bambini, Sperling e Kupfer

Riassunti di libri di crescita personale


Debora Conti, Il linguaggio emotivo dei bambini, Sperling & Kupfer Chi è l’autore? Debora Conti è autrice, formatrice, Trainer di PNL a livello internazionale e Coach professionista. È dottoressa in lingue e in psicologia e ha ideato specifici metodi di auto-aiuto da applicare nelle situazioni del quotidiano. Qual è l’intento dell’autore? L’autrice pone a latere il suo know-how di Life Coach e confessa che, da madre, si sia trovata agli inizi impreparata, ecco perché ha approfondito gli studi con la Positive Discipline e lo Yale Parenting Method. In questo libro vuole aiutare i neo-genitori da 0 a 5 anni ad affrontare i grandi cambiamenti che un bambino porta con sé: aiutarli a conoscere e a gestire le sue emozioni, capire e comprendere perché il suo cervello è così diverso da quello degli adulti e adeguare comportamenti e parole di conseguenza. Conosci meglio il libro: • Il libro si divide in tre parti: nella prima parte, l'autrice si sofferma sulle diversità neurologiche tra bambini e adulti; nella seconda parte, ci si allena a educare i bambini al riconoscimento e alla gestione delle proprie emozioni; e infine, nella terza parte, l'autrice condivide tantissimi consigli pratici per aiutare i propri figli nel quotidiano, dal comportarsi "bene" all'accrescere la propria stima di sé. Il libro si presenta come un salvavita per il genitore di figli fino a 5 anni, un salvavita pratico che insegna come complimentarsi, a parlare poco e a voce moderata, a trovare il giusto equilibrio tra coerenza, dolcezza e fermezza e a far sì che perdere le staffe diventi l'eccezione mensile e non la routine quotidiana. • Il cervello dei bambini è diverso. Se con Jean Piaget si riteneva che un bambino completasse il proprio sviluppo intorno ai 12-14 anni, il dottor Jay Giedd ha scoperto, portando avanti da decenni un innovativo studio che monitora con risonanze magnetiche il cervello dalla nascita a oltre 20 anni, che la maturazione della materia grigia si completa ben oltre i 18 anni. Questo significa che facoltà come il ragionamento o il problem solving sono gestite in modo totalmente diverso nel cervello dei bambini. Non solo anche le onde elettromagnetiche cerebrali hanno frequenze differenti nei bambini, ciò che per noi può sembrare uno stato di rilassamento, per loro è normale stato di veglia. Per queste due principali ragioni, i bambini a noi risultano lenti e talvolta illogici. • Come nascono le emozioni? Tra le varie teorie, l'autrice condivide l'impostazione che suddivide le emozioni dei neonati in quattro grandi categorie: 1. identificazione o empatia, cioè voglia di contatto, 2. spinta all'esplorazione, cioè curiosità, 3. rabbia, associata alle emozioni negative, 4. paura, associata al senso di abbandono. Un'emozione è tale perché deve uscire fuori e, ciò che Daniel Goleman chiama intelligenza emotiva (cioè la capacità di riconoscere i nostri e gli altrui sentimenti, di motivarsi, e di gestire positivamente le proprie emozioni) è un obiettivo genitoriale e che è bene iniziare a coltivare sin da subito. Un bambino sotto i 2 anni o è felice o è frustrato. Nasce sicuramente per provare gioia, per ridere e per scherzare, tuttavia, come quando prova gioia e il genitore sottolinea questo bel momento chiedendogli "Sei contento vero?", l'autrice consiglia di guidare il bambino piccolo a riconoscere anche le emozioni tristi o la rabbia e la frustrazione. È fondamentale nominare e riconoscere le emozioni per aiutarli a distinguerle sin dall'inizio. • E quindi come possiamo aiutarli anche quando dobbiamo dire di no? I bambini piccoli sono spesso a rischio di incidenti domestici ed è naturale che il genitore se ne esca con un "No" di terrore gridato a squarcia gola, seguito poi da una limitazione: «Non correre con lo spazzolino in bocca che se cadi ti fai male». La frase in sé non insegna nulla di più al bambino, ecco perché l'autrice suggerisce di aggiungere: «Fermati, darmi lo spazzolino e ora vai, corri per il corridoio. Dai, fammi vedere come sei veloce», concludendo con un pizzico di dolcezza di complicità. Nella pratica, ecco cosa fare: 1. riconoscere il suo desiderio, 2. motivare il rifiuto, 3. proporre qualcos'altro dello stesso genere o trovare un diversivo. Ad esempio: «So che ti piacerebbe un'altra caramella. Troppe caramelle ti fanno male al pancino. Cosa ne dici se...?» • E la paura? La paura è un'emozione utile perché è fondamentale alla nostra sopravvivenza. Nel caso dei bambini, il genitore serve per interpretare le nuove situazioni. Se la paura è motivata, il genitore darà una spiegazione, se la paura non ha basi fondate, allora il genitore potrà accompagnare il figlio in una nuova esplorazione. Tuttavia, i genitori non dovranno mai spingere figli oltre oppure canzonarli, perché non riescono a fare certe cose. L'autrice suggerisce un esercizio per gestire la paura con i colori: 1. Chiedi al bambino in quale parte del corpo sente maggiormente la paura (nel pancino o altrove), 2. Chiedi di che colore ha questa paura, 3. Immagina di farla uscire dal corpo e 4. Chiedigli come vorrà distruggere quella cosa che ora è fuori dal suo corpo (con un razzo, una bomba o un calcione). Rendilo un gioco fantastico e complimentati con tuo figlio. 5. Infine, chiedigli che colore fantastico vorrà quindi mettere dove adesso c'è spazio. Si tratta di un esercizio di PNL (programmazione neuro linguistica) che l'autrice ha adattato al mondo dei bambini, semplificandolo nella procedura e nel linguaggio. • Come evitare le tipiche situazioni a rischio di capriccio o scatto d'ira? Evita la fretta, promuovi la sua indipendenza, spronalo a migliorarsi, promuovi scelte e compromessi, gioca al gioco del "Se lo avessi che cosa ne faresti?" (è un gioco utile per quando il figlio guarda una pubblicità e chiede quella cosa ai genitori, "se lo avessi..." permette di giocare con l'immaginazione e dare importanza al desiderio del bambino), riconosci i suoi sentimenti e proponi alternative o qualcosa di fattibile in alternativa. • Come promuovere l'autostima sin dalla scuola materna? Innanzitutto, ci previene l'autrice, è riduttivo parlare di una sola autostima, e che sia bassa o alta. La stima di sé è commisurata alle mille cose che siamo capaci o incapaci di fare e al sentimento che questo ci procura. Per promuovere la stima di sé nei nostri figli, ecco alcune semplici indicazioni: 1. Fagli sentire il tuo affetto, con il corpo e con le parole, 2. Dedicargli tempo e attenzione anche nelle cose semplici, 3. Distingui sempre tuo figlio dai suoi comportamenti, 4. Spingilo all'indipendenza ma trattienilo in caso di pericolo, 5. Lasciargli il tempo di esprimersi, 6. Coinvolgilo nella risoluzione dei suoi problemi, 7. Aiutalo a interpretare la realtà, 8. Congratulati in modo specifico sull'azione, 9. Resta sempre al suo fianco. L'educazione non è una guerra, quando fa un capriccio non è mai una sfida nei confronti dei genitori ed è sbagliato vivere l'educazione in famiglia come una serie di battaglie che devono essere necessariamente vinte. • Le routine. Le routine non sono altro che appuntamenti ripetuti durante la giornata: la routine del mattino prima di andare a scuola, la routine della sera prima di andare a letto, la mini routine per quando si torna a casa dai giardinetti ecc. Le routine sono molto importanti per dare un senso di ordine, affetto e confine ai bambini fin dalla nascita. L'autrice Tracy Hogg dava molta importanza alle routine per rendere l'ambiente casalingo familiare al bambino, e anche gli asili nido o le scuole materne hanno le loro routine per anticipare le attività ai bambini. Una routine anticipa al figlio cosa sta per accadere e può essere disegnata e affissa sulle porte dei vari ambienti casalinghi. • Chiedere correttamente. Per formulare una richiesta al figlio e ottenere il risultato desiderato, l'autrice consiglia di rispettare alcune caratteristiche: sii specifico, sii calmo, sii cortese, cerca il contatto visivo e chiedi una volta sola. In inglese si chiama prompt e significa "incitare", non è una domanda, qui non si chiede l'opinione del bambino ma solo di eseguire un’azione come quella di mettere in ordine qualcosa di specifico, quindi non i giochi o la stanza ma quei precisi giochi in quel preciso contenitore da riporre in quel preciso angolo. Non dimenticare mai l'educazione e il rispetto, che dimostrerai con un bel "per favore" e un tono calmo. • L'opposto positivo e il complimento. In inglese suona meglio, positive opposite, e sta per "chiedere in positivo". Non dire «Non fare questo», piuttosto dichiara cosa vuoi che tuo figlio faccia o cosa tuo figlio può fare in casa, e non cosa non può fare. Fai seguire l'azione corretta da un bel complimento per rinforzare l'azione, con un complimento specifico sull'azione, sincero ed entusiasta ogni volta che tuo figlio farà quella cosa. Ad esempio, se finalmente mette il pigiama sotto il cuscino, complimentati per l'azione, e non farlo solo una volta ma per altre volte in futuro. Fallo sinceramente e senza punte ironiche. • Lo shaping e le simulazioni. Si tratta di due interventi che il genitore può adottare per insegnare un’abilità: nello shaping il genitore aiuta ad eseguire una nuova abilità, come allacciarsi le scarpe, e piano piano lascia che il figlio ci provi da solo. La simulazione è un "far finta" usato magari per apprendere un comportamento corretto da tenere in casa, oppure come smorzare un capriccio. Il genitore chiederà al figlio di simulare la situazione come effettivamente andrebbe vissuta: «Dai, proviamo a far finta che sia l’orario di fare i compiti…». Citazioni: «Non è divertente fare paternali, rimproverare, urlare e combattere sempre con i propri figli.» «Un ambiente conosciuto aiuta un figlio a sentirsi più sicuro.​ Un ambiente accogliente lo aiuta a sentirsi sereno. Un ambiente familiare lo aiuta a concentrarsi sulla sua crescita.» «Sottolineare un comportamento è il modo migliore per rinforzarlo.» «Tuo figlio è un essere separato, altro da te e diverso da te.» «Noi siamo la generazione più vicina ai propri figli.» «La stanchezza, ad esempio, è un elemento che incide in maniera decisiva sulla loro condotta.» «Lo scopo è aiutare tuo figlio a riconoscere cosa sta provando.» Perché leggere questo libro: Perché ci rende umani se urliamo o perdiamo le staffe. Perché dice che siamo la generazione di genitori più attenta che mai. Perché è ricchissimo di strumenti pratici. Perché spiega in modo chiaro perché il “loro” cervello è diverso dal nostro. Perché mantiene un tono leggero, e a volte umoristico, nel raccontare suoi aneddoti famigliari con le figlie. Categoria: genitorialità Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia