Mangiare inconsapevole


Brian Wansink, Mangiare inconsapevole, Editrice Pisani, trad. M.Marino

Crescita Personale, Salute & Benessere

Con molti esperimenti, a volte divertenti da leggere e altre scioccanti e rivelatori, il prof. Wansink ci tiene a segnare un punto: le diete non funzionano e l’unico segreto per dimagrire è farlo lentamente e bene. Nel libro ne parla con molti consigli...




Brian Wansink, Mangiare inconsapevole, Editrice Pisani, trad. M.Marino

Brian Wansink, Mangiare inconsapevole, Editrice Pisani, trad. M.Marino è disponibile su Amazon

Perchè leggere questo libro

Perché è ricco di esperimenti che ci mostrano come funziona la mente di noi consumatori, spesso inconsapevoli. Perché finalmente dà una visione chiara sia del perché le diete non funzionano e sia del perché siano così attratti dal junk food. Perché...


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Brian Wansink, Mangiare inconsapevole, Editrice Pisani, trad. M.Marino

Riassunti di libri di crescita personale


Brian Wansink, Mangiare inconsapevole, Editrice Pisani, trad. M.Marino Chi è l’autore? Professore presso la Stanford University, dirige anche il Food and Brand Lab alla Cornell University. È autore di molti testi sull’alimentazione e sul comportamento dei consumatori. Nella sua biografia d’autore ci tiene ad aggiungere che «non è un salutista e adora le patatine fritte!». Qual è l’intento dell’autore? Con molti esperimenti, a volte divertenti da leggere e altre scioccanti e rivelatori, il prof. Wansink ci tiene a segnare un punto: le diete non funzionano e l’unico segreto per dimagrire è farlo lentamente e bene. Nel libro ne parla con molti consigli pratici per aiutare il lettore non solo ad aprire gli occhi ma a iniziare sin da subito. Questo libro insegna: Niente diete, e allora cosa? È incredibile quanto l'individuo medio pensi al cibo durante il giorno, secondo gli studi dell'autore ogni giorno prendiamo circa 200 decisioni in merito al cibo: faccio colazione o no? E cosa mangio? E quanti biscotti? La merendina la prendo con la glassa o con lo zucchero? Farcita o non farcita? Sgranocchio in cucina o in macchina? E così via per migliaia di altri dettagli sul cosa, come, quando... L'intento dell'autore non è quello di parlare di diete, bensì quello di riprogettare il nostro ambiente in modo che possiamo mangiare ciò che vogliamo senza sensi di colpa e neppure senza ingrassare. La promessa è alta: riprogettare la nostra vita alimentare in modo che sia "piacevole e accorta". La chiave sta nel rendere il nostro ambiente circostante un ambiente a favore dello stile di vita che vogliamo mantenere e non contro di esso. I libri di diete tradizionali di solito generano disperazione, spingono le persone alla privazione e a comprare un altro libro di diete che prometta un percorso meno doloroso per dimagrire. E se noi, invece, rimuovessimo le cause? E se noi lavorassimo alla base e togliessimo tutto ciò che ci spinge a mangiare troppo e riorganizzassimo la nostra vita e le nostre abitudini? I persuasori occulti. Troppo spesso, ci ricorda l'autore, mangiamo senza sapere perché. Mangiamo l'ultimo pezzo duro di torta, anche se sa di cartone, oppure mangiamo delle patatine fritte fredde e mollicce e lo facciamo in modo inconsapevole, senza pensarci. Come se riempirci fosse un nostro dovere. Wansink racconta di un esperimento con dei pop-corn stantii regalati in un cinema ad uno spettacolo tenutosi giusto dopo pranzo e in confezioni di misura diversa (media o abbondante), seguiva poi da un'intervista alle persone che avevano riconsegnato il proprio contenitore vuoto. A chi avesse ricevuto la confezione grande fu chiesto perché la avessero finita e nessuno dava la colpa al caso, alla confezione o al film. Tutti dichiaravano di aver mangiato consapevolmente. Ma la realtà è un'altra: le persone non mangiavano perché avevano fame, non mangiavano perché i popcorn erano buoni. Mangiavano solo perché condizionati da tutta una serie di segnali attorno a sé, tra cui la grandezza della confezione, il film che distraeva, le persone accanto che masticavano rumorosamente popcorn. I tempi giusti per dimagrire. Il 95% di tutte le persone che hanno perso peso con una dieta, lo recupera tutto. La maggior parte delle diete promuove la privazione, non importa di quale alimento perché dipende dalla dieta. Secondo l'autore le diete non funzionano perché 1) il corpo le contrasta, 2) perché il cervello le contrasta e 3) anche perché l'ambiente le contrasta. Milioni di anni di evoluzione hanno reso il nostro corpo troppo intelligente per abboccare al trabocchetto della privazione. Il nostro metabolismo corporeo è efficiente e si adatta alle situazioni: se c'è tanto cibo da bruciare brucia, se c'è poco cibo da bruciare "spegne la fornace". Questo meccanismo non aiuta chi si mette a dieta, e allora in che misura il dimagrimento può continuare senza che il metabolismo venga compromesso? Secondo le ricerche riportate dall'autore, pare che si possono perdere 250 grammi a settimana senza che si inneschi un rallentamento metabolico. Ma perché questa cifra non soddisfa le persone né i dietologi? Perché è troppo poco e rende il dimagrimento troppo lento per le logiche del "tutto o niente". Più privazione più ricadute. «Privarsi non è un gran modo di godersi la vita» scrive l'autore. Tutto va contro una logica di privazione: il corpo e il suo funzionamento, il cervello e i suoi pensieri, e l'ambiente nel nostro quotidiano. Ma c'è una buona notizia: quelle stesse leve che quasi invisibilmente ci portano lentamente ingrassare possono benissimo essere quelle che ci porteranno verso un leggero dimagrimento inconsapevole. Secondo un articolo apparso su Science scritto dal dott. James O. Hill e il dott. John C. Peters, è sufficiente eliminare solo 100 calorie al giorno dal proprio regime alimentare per evitare aumento di peso. E come si fa? Camminando 2000 passi in più al giorno (circa un chilometro e mezzo) o assumendo 100 calorie in meno di quanto non si facesse prima. Il modo migliore quindi è quello che non provoca alcun senso di privazione e che genera dimagrimento inconsapevole. Una delle regole proposte dall'autore è quella di stabilire un 20% in meno dell'apporto calorico e, per ciò che resta, stabilire un 20% in più tra verdure e frutta. Apriamo gli occhi. Molto spesso noi mangiamo di più perché non visualizziamo ciò che programmiamo di mangiare, oppure ci dimentichiamo cosa abbiamo mangiato perché lo abbiamo fatto distrattamente senza guardarlo. L'autore racconta di un altro esperimento dopo una partita del Super Bowl: 53 studenti furono invitati a festeggiare nei locali di un circolo sportivo. Alle cameriere fu chiesto di ripulire la metà dei tavoli dai resti del cibo e non ripulire, ma lasciare accumulati, i resti nell'altra metà dei tavoli. Gli invitati rispettarono il copione atteso: mangiarono di più le persone sedute ai tavoli che venivano sistematicamente ripuliti. Noi non mangiamo calorie, noi mangiamo quantità. Ecco perché è importante visualizzare cosa mangiamo per evitare di mangiare troppo. Anche certi abiti, che l'autore definisce "abiti segnale", sono un elemento visivo e facilmente percepibile, ci indicano se stiamo aumentando o calando di peso. La capacità di visualizzare ci condiziona e motiva in tutto: è più stimolante organizzarsi un percorso a piedi che ha una meta vera, piuttosto che una distanza su un tapis roulant fino a che si è stanchi, perché in questo secondo caso ci si continuerà a chiedere: sono stanca? Sono stanca? Sono stanca? Se siamo stati educati a "ripulire il piatto" cercheremo di ottenere sempre questa visione perché svuotare il piatto è un obiettivo chiaro e potente, indipendentemente dagli indizi di sazietà. L'autore suggerisce quindi di visualizzare prima ciò che si vuole mangiare e di visualizzare mentre si sta mangiando per essere consapevoli di ciò che si mangia. Alcune illusioni ottiche utili. Disponiamo una linea in orizzontale e poi in verticale: ci sembrerà più lunga se la guardiamo in altezza, pertanto l'autore suggerisce di creare volume quando si crea un piatto o di usare bicchieri alti, per dare l'illusione di mangiare o di bere di più. L'autore riporta un esperimento a confronto tra bicchieri lunghi e sottili e bicchieri larghi e corti, il risultato fu che chi consumava da bicchieri corti e larghi, beveva il 74% in più dei loro compagni. Un'altra illusione ottica che può essere sfruttata per suggerire agli occhi la sazietà è quella del cerchio tra i cerchi. Se io circondo un cerchio nero da tanti cerchiolini piccoli, il cerchio nero sembrerà grande. Se io circondo lo stesso cerchio nero da tanti cerchi grandi, il cerchio nero sembrerà piccolo. Quindi, se io verso 100 grammi di purè di patate in un piatto dal diametro di 30 cm apparirà quantitativamente inferiore che se lo dispongo su un piatto di 20 cm. Il suggerimento è chiaro: usiamo piatti e ciotole di dimensioni piccole. Rendiamo scomodo il mangiare. In una pubblicazione scientifica dal titolo controverso (Obese Humans and Rats, it. Uomini e ratti obesi), il professor Stanley Schachter crea un parallelo tra esperimenti effettuati con ratti obesi e persone in sovrappeso. Il messaggio nel suo libro è molto chiaro: più l’atto del mangiare richiede sforzi, meno mangiamo. Se al topolino viene richiesto di seguire un percorso in un labirinto e alzare una leva più volte per ricevere da mangiare, il topolino mangerà il giusto. Se anche a noi fosse richiesto di fare altrettanto, avremmo risolto l'obesità. Il consiglio che Wansink trae da questo insegnamento è quello di proporsi delle difficoltà: mangiare con le bacchette cinesi, allontanare i biscotti e renderli di difficile accesso, concedersi uno sfizio solo dopo una camminata... Un altro esperimento riportato dall'autore riguarda le mense militari: i soldati bevevano acqua due volte di più quando le brocche erano collocate su ciascun tavolo, rispetto a quando erano sistemate in un tavolo a parte. Quindi, rendiamo accessibile ciò che è sano, e inaccessibile ciò che non lo è. L'influenza degli amici. Amici e familiari ci influenzano stabilmente durante i pasti. Quando siamo insieme ad altri, tendiamo a mangiare come loro: per quantità, per varietà e per velocità. Cosa si fa allora? L'autore suggerisce alle persone che sono voraci di mangiare da sole e concentrarsi, perché le conversazioni tendono a distrarre. Per altri è utile prendere a modello chi mangia tante verdure e mangiare con loro. La televisione è un altro pericolo: perché distrae, perché induce a mangiare di più e a mangiare per lungo tempo. Si tratta di un fatto accertato, riporta l'autore: meno le persone guardano la televisione più sono magre. Comfort food e comfort psicologico. Pochi comfort food sono dieteticamente crudeli. In un'intervista realizzata, per 1004 americani i comfort food preferiti non erano per niente junk food. Si trattava di cibi sani come la pasta o la pizza, la bistecca o l'hamburger, alcune verdure e per fino la zuppa. Ciò che rende un cibo un comfort psicologico è un percorso complesso legato alle esperienze della singola persona. Come per le libere associazioni in psicologia per scoprire insight, l'autore adottò un'intervista di laddering: cioè pone di continuo domande sul perché si mangia un certo cibo a una persona per un tempo di 45 minuti. L'esempio riportato nel libro è quello di una donna il cui comfort food erano popcorn misti a M & M's: secondo lo schema riportato le piaceva il gusto dolce combinato con il salato, lei provava felicità e rilassamento, si sentiva a casa e sicura, ma si sentiva anche in colpa, però poi lo associava a una tradizione familiare e anche all'amore del marito e continuava a mangiare. Il comfort food, quindi, è un cibo che dona emozioni, sicurezza, un senso di familiarità ma anche - certe volte - sensi di colpa. L'autore suggerisce di rendere questi comfort food "accettati e confortevoli". Piuttosto che non mangiarli mai più, è meglio riprogrammare i momenti del comfort food in momenti speciali. I quattro insani estremi del cibo strumento. Per educare i nostri figli impariamo queste 4 trappole: non va bene trasformare il cibo in ricompensa («Se prendi ottimo, ti porterò a mangiare il gelato»), in senso di colpa («Finisci il piatto, i bambini muoiono di fame in Cina»), in punizione («Finisci le verdure altrimenti non guarderai la TV») o come conforto («mangia il budino che ti farà sentire meglio»). Per proporre le verdure ai nostri figli mostriamo amici che le apprezzano; presentiamo i cibi come fonti di forza ed energia, intelligenza e superpoteri; offriamo varietà e iniziamo sin da subito a proporre tante verdure o insalate per almeno la metà del piatto; rendiamo le porzioni ufficiali, servendoci di contenitori e di ciotole, così che non si esageri con le porzioni. La febbre del fast food. Come mai siamo così attratti dal fast food? Secondo Wansink la spiegazione è molto semplice: nella nostra evoluzione siamo stati programmati per amare il sapore dei grassi, del sale e dello zucchero. Il grasso fornisce le riserve caloriche necessarie ad affrontare le cicliche carestie. Il sale aiutava i nostri antenati a ritenere l'acqua ed evitare la disidratazione. Lo zucchero ci aiutava a distinguere le bacche dolci da quelle velenose. Ecco perché – molto semplicemente – siamo appassionati dei gusti forti del fast food: per sopravvivere. Nella nostra logica, per cui "tutto è bianco o nero", pensiamo che il grasso faccia male o che sia meno calorico, invece l'autore riporta esempi di molti cibi definiti senza grassi, o con meno grassi, e con soltanto il 10% circa di calorie in meno. La risposta dell'autore è quella 1) di scegliere cibi non elaborati, 2) di assumere buoni grassi per la maggior parte del tempo e 3) di saper leggere le etichette. Più le etichette sono semplici, più il cibo è di qualità. Più le porzioni sono piccole, più possiamo permetterci tutto. Il potere dei tre. Al termine del libro l'autore propone questo semplice proposito: quali tre cambiamenti nella nostra routine dietetica potrebbero facilmente diventare abitudini alimentari inconsapevoli e positive? Wansink suggerisce di proporne solo tre di propositi, perché così è facile ricordarli ed eseguirli. Se facciamo tre piccoli cambiamenti, assumendo 100 o 200 calorie in meno, alla fine dell'anno saremo approssimativamente più leggeri di circa 13 Kg. Ma anche se riusciamo a farne uno o due di propositi potremmo diminuire dai 5 ai 10 kg senza accorgersene. Citazioni: «La maggior parte di noi è beatamente inconsapevole dei fattori che incidono su quanto mangiamo.» «I libri di diete tradizionali focalizzano l'attenzione su ciò che i dietologi e gli operatori sanitari sanno.» «La migliore dieta è quella che non si sa di fare.» «Nessuno va a letto magro e si sveglia grasso.» «C'è solo una cosa che è abbastanza forte da sconfiggere la tirannia del momento. L'abitudine.» Perché leggere questo libro: Perché è ricco di esperimenti che ci mostrano come funziona la mente di noi consumatori, spesso inconsapevoli. Perché finalmente dà una visione chiara sia del perché le diete non funzionano e sia del perché siano così attratti dal junk food. Perché sfrutta le stesse leggi del marketing per “vendere” alla propria mente un modo sano e impercettibile per dimagrire bene. Questa scheda è stata realizzata da Barbara C. Categoria: Salute & Benessere