Manipolazione? No, grazie


Yves-Alexandre Thalmann, Manipolazione? No, grazie. Manuale espresso per una comunicazione franca e rispettosa, Ponte Alle Grazie, trad. L. De Tomasi

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L’autore suddivide i vari tipi di manipolazione, individuando per ogni tecnica una frase esemplificativa, uno scopo, alcuni esempi, il meccanismo psicologico che soggiace alla tecnica stessa, le particolarità, una palma d’oro (la frase più adottata per...




Yves-Alexandre Thalmann, Manipolazione? No, grazie. Manuale espresso per una comunicazione franca e rispettosa, Ponte Alle Grazie, trad. L. De Tomasi

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Perchè leggere questo libro

Perché l’autore fornisce una classificazione chiara e ricca di frasi esemplari che permettono subito di identificare il tentativo di manipolazione. Perché riconoscere il tentativo di manipolazione è utile per prendere le distanze da chi si finge amico ma...


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Yves-Alexandre Thalmann, Manipolazione? No, grazie. Manuale espresso per una comunicazione franca e rispettosa, Ponte Alle Grazie, trad. L. De Tomasi

Riassunti di libri di crescita personale


Yves-Alexandre Thalmann, Manipolazione? No, grazie. Manuale espresso per una comunicazione franca e rispettosa, Ponte Alle Grazie, trad. L. De Tomasi Chi è l’autore? Yves-Alexandre Thalmann, dopo la laurea in Scienze Naturali all’Università di Friburgo e un dottorato in fisica delle particelle, si è interessato alla comunicazione, laureandosi in Psicologia. Formatore e conferenziere in Svizzera nell’ambito delle relazioni interpersonali, ha fatto del rigore scientifico un punto di forza. Autore di numerosi best-seller, è anche insegnante di psicologia. Qual è l’intento dell’autore? L’autore suddivide i vari tipi di manipolazione, individuando per ogni tecnica una frase esemplificativa, uno scopo, alcuni esempi, il meccanismo psicologico che soggiace alla tecnica stessa, le particolarità, una palma d’oro (la frase più adottata per quella tecnica di manipolazione), la presa di coscienza e infine alcune frasi di risposta a ogni esempio proposto. Nella seconda parte del volume, invece, raccoglie le caratteristiche salienti di una comunicazione efficace e rispettosa, anche in questo caso proponendo per ogni categoria una frase esemplificativa, formulazioni, esempi e spiegazioni. Questo libro insegna: • Definizioni basilari. Di solito nella comunicazione interpersonale accade di essere consapevoli di alcune idee personali che, sulla base delle argomentazioni dell’interlocutore, possono essere stravolte e quindi modificate. In molti casi la persona con cui stiamo parlando adotta delle tecniche retoriche, ma in particolare sono tre le modalità con cui l’altro può far venire meno le nostre convinzioni: 1) persuadere. In questo caso colui che persuade riesce a portare dolcemente l’interlocutore ad acquisire le proprie convinzioni, senza alcuna forzatura. Una riscoperta dell’antica sofistica, liquidata da Platone (ma utilizzata da lui stesso) come «disonesta arte manipolatoria»; 2) convincere. L’arte del convincimento, invece, adotta dei significati espliciti con cui l’interlocutore, poco alla volta, giunge ad assumere le visioni del bravo comunicatore; 3) manipolare. In questa terza e ultima modalità, il manipolatore adotta tutti gli artifici comunicativi di cui è in possesso e costringe quindi l’interlocutore ad assumere determinati comportamenti. • Etico/non etico. La domanda sorge spontanea: è etico convincere l’altro a fare qualcosa? Lo è, per esempio, se il medico convince il paziente a smettere di fumare o ad adottare la dieta che gli ha consigliato. Lo è se l’allenatore riesce a convincere l’atleta ad allenarsi di più, seguendo i suoi consigli, per ottenere delle performance sportive migliori. Non è etico, invece, se l’intento è ottenere dei vantaggi personali e danneggiare l’altro, una terza persona o una pluralità di persone. • Colpevolizzazione. È la prima tecnica di manipolazione indicata dall’autore ed è esemplificata dalla frase: «È colpa tua!», con cui si cerca di addossare alla vittima la responsabilità del proprio malessere. «Se accettiamo tale responsabilità» dice l’autore, «tenderemo a fare qualcosa per migliorare la sua situazione; non gli resterà quindi che suggerirci cosa fare affinché ciò accada.» • Vittimizzazione. Si riassume nella frase: «Povero me!». Si cerca di far leva sulle proprie difficoltà o sulla propria debolezza affinché la vittima intervenga in aiuto. L’obiettivo è però ottenere favori o vantaggi personali. • Persecuzione. «Sei solo un cretino!». Con la persecuzione si cerca di consolidare la propria autorità (es. genitore, insegnante, capo), umiliando la preda e distruggendone la dignità. Esempio tipico di persecuzione nel luogo di lavoro è il mobbing, che si manifesta attraverso vari comportamenti del persecutore, tra cui ignorare, umiliare, aggredire o fare critiche distruttive. • Collera. L’obiettivo della collera è intimidire. Si esemplifica con la frase: «Adesso basta!». Per contrastare questa tecnica di manipolazione, l’autore consiglia di cercare di interrompere il dialogo, che in caso di collera diventerebbe tutt’altro che costruttivo. • Simpatia. «Solo perché sei tu…» è la battuta che esemplifica questa tecnica. Si basa soprattutto sulla familiarità (come nel caso della pubblicità di certi prodotti, che proprio perché sono onnipresenti o conosciuti tendono a piacerci di più) o sulla somiglianza (es. è più facile creare connessione con un connazionale all’estero che in patria). • I sentimenti e i legami familiari. Si fa leva sul legame di parentela per ottenere particolari favori o permettendosi comportamenti scorretti che in altri contesti sarebbero inaccettabili. Eppure l’autore mette in guardia da questo tipo di manipolazione e sottolinea che un legame interpersonale deve essere coltivato come un giardino e quindi deve prevedere una frequentazione più o meno assidua, una condivisione di momenti piacevoli ed essere infine basato sul confronto, a prescindere dal fatto che il nostro interlocutore sia un parente. • Ricatto affettivo. «Non posso vivere senza di te!». Questa è la frase che esemplifica il tipo di manipolazione, adottata da chi, per esempio, si comporta in un certo modo con il partner e per questo rischia di perderlo. Il ricatto affettivo è diffuso soprattutto nei rapporti familiari e sentimentali. • Minaccia. Serve per mettere in guardia («Sta’ attento!») dalle conseguenze negative risultanti da un certo comportamento. Non si tratta di ricatto, però, nei rapporti tra superiore e subalterno, per esempio genitore/figlio, insegnante/alunno o poliziotto/cittadino. • Menzogna e malafede. Il manipolatore che adotta questa tecnica sfrutta l’impossibilità di distinguere la verità dalla menzogna, per cui diffonde informazioni false. Le bugie possono essere però bianche o nere: nel primo caso, si tende a omettere determinati fatti per un certo scopo, per esempio per non ferire qualcuno; le bugie nere sono invece quelle dette di proposito, che deformano la realtà. • Ironia. Tecnica retorica che consiste nel fare un’affermazione in modo indiretto. Per distinguerla dal senso dell’umorismo è sufficiente osservare le persone intorno a un tavolo che reagiscono alla battuta: se ridono tutti si tratta di senso dell’umorismo, se invece c’è uno – di solito la vittima – che non ride, allora si tratta di ironia, che è rivolta contro chi non dispone dei mezzi comunicativi più idonei per difendersi da questi attacchi. Simile all’ironia è il sarcasmo, un tipo di comunicazione acida che rischia di alimentare disagio e tensione. • Do ut des. È il debito interessato. Si tratta di una tecnica di manipolazione adottata dai venditori, che per esempio possono dapprima offrire qualcosa in omaggio per poi richiedere un’offerta. Adotta questo tipo di manipolazione anche chi punta a ottenere qualcosa auspicando una generosità impossibile: per es. si chiede in un primo momento di offrire il pranzo per poi accontentarsi del caffè. In questo caso il manipolatore ha concesso alla vittima di rifiutare e rilancia con un’offerta più bassa (rifiuto-rilancio). • Coerenza. Il venditore adotta questa tecnica di manipolazione quando pone una serie di domande che abbiano la stessa risposta per ottenere una risposta automatica alla domanda che davvero gli interessa. Per esempio: «Lei si chiama XY? Abita a Z? Le piace risparmiare?» Questa tecnica si chiama «piede nella porta». • Autorità. Una tecnica adottata nel marketing quando su un certo prodotto si scopre che è stato verificato/acquistato/consigliato da personaggi di rilievo. Stanley Milgram ha addirittura dimostrato che le persone sono più propense a sottomettersi a un’autorità quando si tratta di persone legate alla scienza. Infatti, nel corso di un finto esperimento si chiese ai partecipanti di somministrare delle scosse elettriche a degli sconosciuti. Il camice del professore indusse la maggior parte dei partecipanti a somministrare delle scariche letali. • Le manipolazioni che non sono tali. Non sono vere e proprie manipolazioni. Si tratta di pratiche tutt’altro che pericolose: 1) I messaggi subliminali. Sono adottati spesso per manipolare l’opinione pubblica. Negli anni ’50 il gestore di una catena cinematografica dichiarò di aver inserito nei fotogrammi di alcuni film dei messaggi che invitavano a bere la Coca-Cola, adducendosi così il merito della lievitazione nelle vendite; 2) L’ipnosi. È adottata da alcuni dentisti e medici per effettuare certe operazioni chirurgiche e per i suoi effetti antalgici. Anche alcuni psicologi la adoperano per accedere alle zone più remote della psiche dei pazienti. La comunicazione efficace e rispettosa. Dalle tecniche di manipolazione ci si può però difendere. Questo non significa di certo manipolare a propria volta il manipolatore, poiché in questo modo si porterebbe la relazione interpersonale a una degenerazione irreversibile. L’autore suggerisce piuttosto di assicurarsi che il rapporto sia costruito sulla base di un rispetto reciproco. • Rendere chiaro il progetto. È la prima tecnica suggerita, esemplificata dalla domanda: «Che cosa ti aspetti da me?». È importante comprendere subito le intenzioni altrui ma per farlo bisogna studiare i due livelli su cui si basa la comunicazione: 1) un livello esplicito, corrispondente alla comunicazione verbale; 2) un livello implicito, corrispondente al non detto, alla comunicazione non verbale (il tono della voce, la postura, la gestualità) e a tutto ciò che appartiene all’implicito. È qui che si nasconde un secondo messaggio, che deriva da un’intenzione. L’implicito è dunque onnipresente nella comunicazione ma il manipolatore lo utilizza per mettere la vittima di fronte a due messaggi diversi e creare quindi confusione. In questo modo, il manipolatore può dire qualcosa senza dirlo davvero, suggerirlo senza subirne le eventuali conseguenze. L’autore suggerisce di non interpretare l’implicito ma di fare subito una richiesta di chiarimenti. • Chiarire il contesto. Tipica dei rapporti gerarchici è l’ambiguità, per cui è bene chiedere subito se il messaggio contiene un ordine o una richiesta, laddove il primo andrebbe eseguito senza discutere, mentre la richiesta può o non può essere eseguita. Eppure il presupposto iniziale dell’ordine è proprio la presenza di un rapporto di superiorità-subordinazione, in assenza del quale la richiesta avviene senza alcun diritto da parte del richiedente. • Saper dire di no. In genere si cerca di compiacere gli altri, in particolar modo i genitori. Per questo è molto difficile dire di no. Quando però si opta per il rifiuto, spesso si tende ad accompagnarlo con una serie di giustificazioni che servono per non offendere il richiedente. Questo accade perché si prova empatia per l’altra persona. Un no secco è considerato spiacevole. • Esprimere il proprio stato d’animo. Molto spesso le emozioni non vengono ascoltate e così si tende a interiorizzarle. Ma la repressione delle emozioni può portare a danni enormi dal punto di vista psicologico (insonnia, depressione), oltre che condurre a disturbi fisici come ulcera o eczema. Dall’altro lato, non è corretto nemmeno sfogare le emozioni in modo esplosivo, poiché questo non farebbe altro che rovinare del tutto l’armonia del rapporto. I manipolatori possono sfruttare i sensi di colpa, accusando quindi l’altro della responsabilità delle proprie emozioni. Es.: «Se mi sento così è colpa tua!», «Mi farai morire dal dispiacere.» L’autore consiglia di non «ingoiare» i propri stati d’animo. • Descrivere i fatti. Non ci si limita a descrivere ciò che percepiamo ma si sfruttano le proprie emozioni, intrise di giudizi di valore. I giudizi servono per categorizzare la realtà, per darci sicurezza e distinguere il bello e il brutto, il buono e il cattivo. I giudizi dunque creano dei rapporti di forza tra gli interlocutori e le interpretazioni provocano discussioni senza fine. I manipolatori ci sguazzano e sanno che la colpevolizzazione, la persecuzione e l’adulazione funzionano spesso su chi non riesce a distinguere il giudizio dalla realtà oggettiva. Citazioni: «Il vero rimedio alla manipolazione è una comunicazione franca e rispettosa, la cui parola d’ordine è “libertà”, dove l’altro è considerato come Altro a pieno diritto, dotato di tutte le sue facoltà decisionali; non ottenere da lui nulla che non abbia liberamente accettato di fare, con piena cognizione di causa. Questo è il solo modo per intrattenere relazioni sane, proficue e durature.» «Nessuno tranne noi ha il potere di renderci felici o infelici.» «La collera è una reazione inscritta nei nostri geni; è presente anche nel regno animale. […] In particolare, permette di intimidire un potenziale avversario, allo scopo di evitare lo scontro e le conseguenze negative che potenzialmente comporta. Di qui la nostra propensione a temere le manifestazioni di collera e a evitarle.» «I segni e i simboli dell’autorità bastano da soli per provocare una reazione di sottomissione.» «Una vera richiesta è sempre accompagnata dalla possibilità di ricevere una risposta sia positiva sia negativa (al contrario si tratta di un ordine o di una manipolazione). In altre parole, l’assenso o il rifiuto dovrebbero essere entrambi ugualmente semplici da formulare.» Perché leggere questo libro: Perché l’autore fornisce una classificazione chiara e ricca di frasi esemplari che permettono subito di identificare il tentativo di manipolazione. Perché riconoscere il tentativo di manipolazione è utile per prendere le distanze da chi si finge amico ma vuole in realtà sfruttare l’altro a proprio vantaggio. Perché offre delle strategie utili non soltanto per affrontare i manipolatori ma anche nella comunicazione quotidiana. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Comunicazione & Psicologia