Piccolo manuale per imparare a fare e a ricevere critiche


Barbara Berckhan, Piccolo manuale per imparare a fare e a ricevere critiche, Feltrinelli, trad. C. Malimpensa

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

La critica è un’osservazione che talvolta, se espressa nel modo sbagliato, può arrivare a mettere a repentaglio la serena prosecuzione dei rapporti interpersonali. Forte della propria esperienza di comunicatrice, Barbara Berckhan fornisce alcuni utili...




Barbara Berckhan, Piccolo manuale per imparare a fare e a ricevere critiche, Feltrinelli, trad. C. Malimpensa

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Perchè leggere questo libro

Perché con uno stile leggero e confidenziale ci svela quanto sia complessa l’arte della comunicazione e vivere in una società senza alcun tipo di attrito. Perché è non soltanto una lettura piacevole ma anche un utile manuale che aiuta ad affrontare con...


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Barbara Berckhan, Piccolo manuale per imparare a fare e a ricevere critiche, Feltrinelli, trad. C. Malimpensa

Riassunti di libri di crescita personale


Barbara Berckhan, Piccolo manuale per imparare a fare e a ricevere critiche, Feltrinelli, trad. C. Malimpensa Chi è l’autore? Barbara Berckhan è autrice best-seller da oltre un milione di copie. Esperta di pedagogia e di psicologia, si è specializzata nel settore della comunicazione, in particolare PNL e Voice Dialog. Tra gli altri suoi titoli, editi da Feltrinelli, troviamo Piccolo manuale di autodifesa verbale (2012) e Piccolo manuale per non farsi mettere i piedi in testa (2014). Qual è l’intento dell’autore? La critica è un’osservazione che talvolta, se espressa nel modo sbagliato, può arrivare a mettere a repentaglio la serena prosecuzione dei rapporti interpersonali. Forte della propria esperienza di comunicatrice, Barbara Berckhan fornisce alcuni utili consigli su come approcciarsi positivamente alla critica, non soltanto nel caso in cui sia rivolta a terzi ma anche qualora oggetto della critica fossimo proprio noi stessi. Questo libro insegna: • Sopportare la critica. Ci sono situazioni in cui talvolta ci si sente infastiditi: può trattarsi della musica troppo alta di un vicino o di una riunione noiosa che pare servire soltanto per accrescere l’egocentrismo dei superiori. A questi fastidi si può reagire in due modi: con l’indifferenza o con un feedback. Nel primo caso, però, la situazione non cambierà affatto. Di conseguenza, lo stato di insoddisfazione perenne potrebbe far insorgere una malattia psicofisica o portare soltanto a un continuo lamento. «Lamentarsi per scaricare la tensione» dice l’autrice, lamentarci e emettere giudizi negativi sugli altri ci fa sentire saggi e superiori. Nel caso in cui, invece, si scegliesse di fornire un feedback, sarà necessario capire in che modo agire senza provocare reazioni indesiderate: in tal senso, l’autrice suggerisce di far capire che cosa dà fastidio, di essere sempre sinceri e infine di evitare i litigi. • Il diritto di criticare. Assodato che evitare la critica non possa essere una soluzione, l’autrice si domanda però se davvero criticare sia un diritto: «dovete davvero criticare tutto ciò che vi irrita o vi risulta sgradito? Quest’ultima domanda è ovviamente mal posta – per la scelta del verbo dovere. Voi non dovete fare niente. Non esistono obblighi, né prescrizioni. Far capire cosa si prova o esternare una critica sono scelte facoltative». Esiste però una rassegna di critiche ingiuste o fuori luogo, dette «critiche insensate». Si tratta nello specifico di questioni private (es. abitudini di figli o genitori), di ciò che non si può cambiare (es. il tempo, la moda, i prezzi troppo alti etc.) e infine di ciò che non è importante (es. le abitudini dei vicini o dei colleghi). • I bisognosi di armonia. Sono coloro i quali non criticano per paura di offendere e che quindi preferiscono rivolgere critiche contro qualcuno parlandone male alle spalle. Questo atteggiamento è rappresentato con la metafora del «raccoglitore di bollini»: l’autrice è convinta che saremmo in grado di muovere critiche nei confronti degli altri, non lo facciamo perché temiamo di offenderli, pensiamo di rovinare la “bella atmosfera” rivelando un nostro disagio. Consideriamo la critica come il preludio di un litigio o la “distrazione dell’armonia”, fino all’inizio della separazione. I «bollini» sono dunque le scocciature «che decidiamo di accettare senza proferire verbo». Ma cosa comporta la mania di collezionare tutti questi bollini? La conseguenza inevitabile è la fine della relazione interpersonale, cosa che avviene spesso con l’esplosione di tutto il rancore represso verso l’altro. Tre sono i rimedi suggeriti dall’autrice: comunicare subito il disagio; comunicare senza drammi; e infine evitare di prevedere le conseguenze. • Criticare senza offendere. La critica è giusta quando non è offensiva. In caso contrario, non produce nulla di positivo. L’autrice ha pronta la soluzione, dire cosa ci infastidisce tralasciando tutto ciò che potrebbe portare alla mancanza di rispetto dell’altro, usando quindi parole non offensive. Ecco come specifica l’autrice: « Giudizi radicali del tipo: “Non sai proprio lavorare assieme agli altri” sono da una parte mortificanti, dall’altra non sono esaustivi.» Abbiamo quindi bisogno di una certa “disciplina oratoria” per imparare a dare un feedback efficace, l’autrice ci invita a riflettere prima di parlare. Come scegliere allora le parole giuste? Quali sono i criteri più adatti, le strategie più utili per sottoporre l’altro al proprio giudizio senza irritarlo? Un trucco consiste nel pensare a ciò che potrebbe ferire noi stessi: sarebbe bene, per esempio, evitare il sarcasmo o le battutine ironiche, che tendono a essere molto più taglienti di un commento diretto. In secondo luogo, si potrebbero evitare le azioni militari, per cui sarebbe meglio, ad esempio, parlare a quattr’occhi che davanti a tutti i colleghi/amici/parenti, adottare un tono di voce calmo e neutro ed evitare le accuse e i monologhi. • Rabbia e irritazione. La rabbia è un’emozione negativa che si insinua nella mente e che talvolta provoca delle azioni dannose. Ma l’autrice avverte: «Non lasciatevi trascinare dalla rabbia. Non fermate l’attenzione su un evento negativo. Preoccupatevi piuttosto di rivolgere i pensieri verso l’agire, riflettendo su come potete fare. In questo modo potete indirizzare l’energia rabbiosa in una direzione produttiva». L’importante è dunque non lasciare che la collera prenda il sopravvento. Per gestire la rabbia, l’autrice suggerisce tre strategie: 1) Accettare la rabbia. Significa non rifiutare la rabbia ma accoglierla di buon grado; 2) Osservare quali pensieri vi passano per la mente. Anche in questo caso, i pensieri vanno accettati, nonostante la collera non dica sempre la verità; 3) Agire solo con la calma. Questo perché la calma produce dialoghi più efficaci e aiuta a prendere decisioni più intelligenti. • Negoziare anziché vietare. Con il divieto spesso non si ottiene l’ubbidienza ma solo la ribellione. Esempio: il padre ritiene che il volume dello stereo ascoltato dalla figlia sia troppo alto. Ordinandole di spegnerlo si produrrebbe una reazione negativa da parte della ragazza e si rischierebbe di rovinare il rapporto interpersonale. Per questo è preferibile il dialogo al divieto, un dialogo che produca un accordo, risultato di una soluzione che risulti equa per tutte le parti. • Apprezzamento, stima e gratitudine. «Sembra quasi che le cose positive non meritino di essere menzionate. Quelle negative invece, sì che sono sensazionali! Di quelle parliamo immediatamente. Errori, crisi, catastrofi e tutto il peggio del peggio – ecco cosa ci esalta! Di questo parliamo, a questo prestiamo attenzione». Per far comprendere questo concetto, l’autrice propone l’esempio del bambino che tende a sgambettare per attirare l’attenzione degli adulti: lo fa perché di solito non si elogiano i comportamenti corretti ma ci si focalizza solo su ciò che non va bene. • Critica a sorpresa. Oltre a essere soggetti di critica si può anche esserne i destinatari. È capitato anche all’autrice, quando in un seminario si è ritrovata a vedere i suoi allievi mentre correggevano le sue stesse dispense. Una critica improvvisa genera un senso di impotenza, anche se l’osservazione dovesse risultare utile. Per non trovarsi spiazzati, l’autrice suggerisce di chiedere un feedback, in modo tale da non sentirsi impreparati. «Se una critica vi coglie di sorpresa» consiglia l’autrice «prima di tutto fermatevi. Evitate di dare risposte affrettate. Nessuna giustificazione immediata, nessuna reazione indignata di difesa. Rimanete semplicemente stupiti e dapprima in silenzio. Ripetetevi la seguente frase: voglio prima di tutto capire cosa sta succedendo.» • Critica non obiettiva. Ci sono critiche che non risultano per niente utili e che anzi diventano solo offensive. Queste sono critiche non obiettive e vengono mosse per quattro motivi fondamentali: 1) Non si è in grado di muovere critiche. Imparare a criticare può provocare danni esattamente come chi sta guidando per la prima volta. Solo con il tempo si apprende davvero come muovere una critica e per non fare danni serve molto allenamento. 2) Sindrome acuta di burn-out. È legata allo stress. «La sofferenza interiore viene trasmessa ad altri attraverso la comunicazione. In altre parole: quando lo stress è eccessivo, il modo di rapportarsi con gli altri ne risente. Il tono di voce si fa più tagliente, per la consueta gentilezza non c’è tempo, ci si limita a urlare ordini». 3) Presunzione. I presuntuosi sono coloro che si reputano superiori agli altri. «Per persone di questo tipo è del tutto normale guardare alcuni dall’alto in basso, ma anche sentirsi inferiori rispetto ad altri. Con i primi adottano un atteggiamento di disprezzo, con i secondi di estrema adulazione». 4) Battute che non fanno ridere nessuno. Si tratta di quelle critiche rivolte da chi si crede spiritoso o disinvolto ma ottiene soltanto il risultato di umiliare o di offendere l’oggetto della sua critica con osservazioni tutt’altro che divertenti. L’autrice individua quindi i quattro tipi di critica non obiettiva: 1) La critica riguarda la sfera personale (es. cosa si mangia, la musica o i libri preferiti, il modo di vestirsi etc.). Infatti le buone relazioni si basano su «una giusta via di mezzo tra il saper condividere e il porre confini precisi intorno alla propria sfera individuale. Anche nelle relazioni più intime e nel rapporto con i figli esiste sempre e comunque un ambito solo vostro, che non riguarda nessun altro»; 2) Distruttore di torri, che «riesce con poche parole a radere al suolo qualsiasi piano, idea o progetto possiate avere». Si individua facilmente grazie a frasi come “Ma stiamo dando i numeri?”, “Non ci sei proprio portato!” o “La figuraccia è assicurata”. Frasi perentorie di adulti che «non sanno costruire le loro torri ma, in compenso, con poche parole riescono a distruggere quelle degli altri. Come affrontarli? Chiedendo idee e proposte; 3) Battute idiote o attacchi verbali. Si affrontano dicendo chiaramente che il commento risulta fastidioso; 4) Pettegolezzi. Una critica ha senso soltanto se rivolta al diretto interessato. Diverso è invece il caso di un terzo soggetto che riferisce qualcosa che ha sentito dire su qualcuno. «Non accettate una critica riportata da altri» consiglia l’autrice. «Affrontate direttamente la persona che l’ha formulata per prima.» • Il critico interiore. È una voce interna che giudica continuamente tutto quello che si fa, soprattutto quando si sbaglia. È una voce che tende a sminuire e a manifestare perenne insoddisfazione. «Il critico interiore vuole fare di noi persone migliori. E a questo punto ecco che ritorniamo alla convinzione di base da lui condivisa. Ai suoi occhi siamo imperfetti, mai abbastanza bravi. E lui è pronto a ricordarcelo in ogni momento. Con ogni suo attacco mina la nostra autostima. La formula è: più forte è il critico interiore, più debole è la nostra autostima». Citazioni: «Questo libro non insegna solo a sfogarsi. Tratta di cambiamenti reali. Tratta del modo in cui potete smettere di ingoiare bocconi amari grazie a una comunicazione efficace.» «C’è un ampio settore della vostra vita quotidiana nel quale il feedback risulta inutile. Si tratta degli affari privati degli altri. Dalle questioni del prossimo potete tranquillamente tenervi alla larga. Tutto quanto è chiaramente di competenza altrui non vi interessa.» «Quando le persone gentili e cortesi all’improvviso escono dai gangheri e da un momento all’altro dichiarano di voler divorziare, di volersi licenziare, di voler mettere una pietra sopra tutto ciò che è stato e fare punto e a capo, spesso la ragione è una sola: per anni hanno spazzato tutti i problemi sotto il tappeto.» «Non importa quanto efficace e costruttiva sia la vostra critica: chi vi sta davanti non è obbligato a obbedirvi. In breve: se non vuole, voi non potete farci nulla. Questo è il limite di ogni dialogo.» Perché leggere questo libro: Perché con uno stile leggero e confidenziale ci svela quanto sia complessa l’arte della comunicazione e vivere in una società senza alcun tipo di attrito. Perché è non soltanto una lettura piacevole ma anche un utile manuale che aiuta ad affrontare con intelligenza persone troppo votate alla critica. Perché è ricco di strategie di comunicazione, consigli e avvertimenti, opportunamente segnalati da un’apposita icona. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Comunicazione & Psicologia