Messaggio per un'aquila che si crede un pollo


Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo, Piemme Edizioni, trad. L. Cangemi

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità

I sottotitoli del libro ne illustrano bene il contenuto: scopri te stesso e riprenditi la vita; la lezione spirituale della consapevolezza; la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti. L'autore parla proprio di questo: di...




Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo,  Piemme Edizioni, trad. L. Cangemi

Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo,  Piemme Edizioni, trad. L. Cangemi è disponibile su Amazon Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo,  Piemme Edizioni, trad. L. Cangemi è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché è ricco di storielle divertenti e al tempo stesso profonde. Perché l'autore ci dà un pugno nello stomaco, ma riesce a farlo con leggerezza e ironia. Perché può aiutarci a scoprire un nuovo modo di vivere meglio. Perché si può imparare a essere...


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Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo,  Piemme Edizioni, trad. L. Cangemi

Riassunti di libri di crescita personale


Anthony De Mello, Messaggio per un'aquila che si crede un pollo, Piemme Edizioni, trad. L. Cangemi Chi è l’autore? Anthony De Mello (Bombay 1931 – New York 1987) è stato un gesuita, scrittore e psicoterapeuta indiano. Nei suoi libri si riscontrano influssi delle correnti spirituali buddiste, taoiste e cristiane, anche se nel tempo De Mello vi si è allontanato e ha iniziato a parlare di Dio come di un “puro vuoto”. Le sue storie aiutano a raggiungere il dominio di sé e a rompere i legami che ci impediscono di essere liberi e di vivere con serenità. Qual è l’intento dell’autore? I sottotitoli del libro ne illustrano bene il contenuto: scopri te stesso e riprenditi la vita; la lezione spirituale della consapevolezza; la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti. L'autore parla proprio di questo: di come entrare a contatto con la parte più intima del nostro essere e vivere alla massima espressione. Il tutto condito da una buona dose di umorismo e leggerezza, che si gusta e che non guasta. Questo libro insegna: L'aquila che si credeva un pollo. Questa breve storiella introduttiva merita di essere riassunta, perché chiarisce appieno il titolo e l'essenza del libro: un uomo trovò un uovo d'aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L'uovo si schiuse in contemporanea con gli altri, dunque l'aquilotto crebbe assieme ai pulcini convinto di essere uno di loro: frugava la terra in cerca di vermi, chiocciava e schiamazzava, si alzava da terra solo di pochi cm. Passarono gli anni, l'aquila invecchiò. Un giorno vide volare nel cielo sopra di sé un uccello maestoso ed elegante; chiese allora ai suoi fratelli: “Chi è quello?” “È l'aquila, il re degli uccelli”, gli risposero. “Appartiene al cielo, invece noi polli apparteniamo alla terra”. E così l'aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale. Con questa storia De Mello - che la raccontava spesso nel corso dei suoi seminari - intendeva dire che a volte l'uomo vive inconsapevole delle potenzialità che ha dentro, e delle vette che (se solo volesse) sarebbe in grado di raggiungere. Svegliarsi. Il libro è suddiviso in tanti brevi capitoli, ciascuno riportante una riflessione dell'autore. Questi inizia parlando di come la maggior parte delle persone vivano addormentate nel corso della propria vita, senza riuscire a comprendere lo splendore dell'esistenza umana. Si raccontano storie, si convincono di ciò che pensano gli altri su di loro, rimangono deluse se le proprie aspettative vengono tradite. Vivono nell'angoscia, nella paura, nella confusione, dilaniate da conflitti di ogni genere. Non desiderano davvero la felicità, perché non possiedono il giusto tipo di egoismo per poterla raggiungere. Peggio ancora, legano la felicità a oggetti, persone o situazioni: “Posso essere felice solo se...”. L'autore ci invita a riflettere su quanto sarebbe bello riuscire a fermare il mare di conflitti e di emozioni negative che scorre dentro di noi, per nuotare verso la strada che conduce all'amore e alla pace. Rinuncia e apertura mentale. Tutte le volte che si rinuncia a qualcosa, continua De Mello, si finisce col restare legati per sempre all'oggetto della rinuncia, perché gli si conferisce potere. Occorre invece cercare di capire il vero valore di quell'oggetto, in modo da non dovervi più rinunciare, perché a quel punto cadrà da solo. Bisogna anche imparare a: mettere in discussione le proprie convinzioni; ascoltare con apertura mentale; cambiare atteggiamento; guardare le cose da un punto di vista alternativo; considerare le novità, per quanto strane possano sembrare; ammettere quando si sbaglia e quando si ha torto. L'autore cita la splendida frase di Buddha: “I monaci e i discepoli non devono accettare le mie parole per rispetto, ma devono analizzarle come un orefice analizza l'oro – tagliando, limando, levigando, fondendo”. Ci è stato fatto un lavaggio del cervello, una sorta di ipnosi che ci ha portato a vivere secondo delle idee e dei preconcetti difficili da sradicare. È necessario sfidare la paura, uscire dalla propria zona di confort, aprire gli occhi e iniziare a guardare. Il naturale egoismo. Le nostre azioni sono contaminate dall'egoismo, spiega l'autore. Inutile raccontarsi bugie: quando facciamo la carità ne traiamo piacere, ci sentiamo utili e gratificati, compiaciuti. Perciò, anche quando si fa qualcosa per amore di qualcuno, lo si fa nel proprio interesse, o per non sentirsi in colpa. Il nostro sé entra sempre e comunque in gioco, perché si tratta di uno scambio bidirezionale: perfino quando una madre si sacrifica per suo figlio entra in gioco l'egoismo, proprio perché si tratta di suo figlio, non di quello della sua vicina. Il bene assume il suo valore più alto solo nelle occasioni in cui non ci si rende conto che si sta facendo del bene. Perciò, impariamo a guardare le nostre azioni sotto una nuova luce e a pensare al nostro egoismo senza sentirci in colpa, perché è umano, è istinto di conservazione, è liberatorio. Impariamo anche a dire di no in tutta serenità. Illusioni e delusioni. Ci si aspetta sempre qualcosa dagli altri, continua De Mello, li si carica di aspettative senza considerare che si ha a che fare con persone istintivamente egoiste, che come noi perseguono il proprio interesse personale. Ma se vogliamo evitare di essere abbindolati e delusi, dobbiamo abbandonare le nostre idee ingannevoli e imparare ad amare gli altri così come sono, cancellando le false opinioni che abbiamo ricamato su di loro e i colori brillanti con cui li abbiamo dipinti per nascondere la realtà. Eliminiamo le aspettative e pretese che mirano al nostro benessere; smettiamo di sperare in qualcosa di meglio rispetto a ciò che abbiamo ora, perché pensare al futuro ci fa dimenticare che stiamo già bene nel presente, senza rendercene conto. Cristalline le parole dell'autore in merito: «Svegliatevi. Quando sarete pronti a barattare le vostre illusioni con la realtà, i vostri sogni con i fatti, allora ci arriverete. Solo allora la vita assumerà un significato, e diventerà splendida.» Il cambiamento. Per ottenere un vero cambiamento, spiega De Mello, iniziamo a cambiare noi stessi attraverso la comprensione, evitando interferenze, giudizi ed etichette di ogni genere. Impariamo ad auto-osservarci, cioè a osservare ciò che è dentro e attorno a noi dall'esterno, come se stesse accadendo a qualcun'altro. Senza personalizzarlo o restarne emotivamente coinvolti, e senza identificarci con le nostre emozioni. Perché se si desidera trasformare ciò che è in ciò che si pensa dovrebbe essere, si cessa di comprendere. “Voi”, dice l'autore, “siete come il cielo, intento a osservare le nubi. Siete osservatori passivi, distaccati”. Tutto ciò richiede una mente disciplinata, la presenza nel qui e ora, la capacità di liberarsi dai condizionamenti esterni e dalle dipendenze, e non ultima la volontà di cancellare i sentimenti negativi nei confronti delle altre persone, per evitare le reazioni istintive e passare invece alle azioni consapevoli. La felicità. Iniziamo a conoscere la felicità, continua De Mello, solo quando prendiamo coscienza di noi stessi, quando impariamo ad auto-osservarci e a lasciare che le nostre illusioni poco a poco si sbriciolino, quando smettiamo di avere paura e di fissarci su ciò che ci manca. Consapevolezza è la parola chiave: siamo consapevoli delle nostre emozioni e non ci identifichiamo in esse; siamo consapevoli dei sentimenti che proviamo e ci chiediamo da dove vengono e cosa portano con sé. Se siamo così fortunati da riuscire a capire qual è il nostro vero io, non saremo mai più la stessa persona che eravamo prima, e niente potrà più ferirci, spaventarci o toccarci. Perché a quel punto saremo più che soddisfatti di essere nessuno, le parole successo e fallimento perderanno ogni significato, non ci importerà di renderci ridicoli. Avremo più energia perché ne sprecheremo meno a reagire in modo istintivo, riusciremo a rilassarci e smetteremo di vivere in funzione di qualcosa, qualunque essa sia. I 4 passi verso la saggezza. L'autore così riassume i 4 gradini che portano alla saggezza: a) il primo è entrare in contatto con i sentimenti negativi di cui non siamo consci; b) il secondo è capire che il sentimento negativo è dentro di noi, non nella realtà, perciò è inutile tentare di modificare la realtà pensando di risolvere le cose; c) il terzo è imparare a non identificarci con quel sentimento: non diciamo ad esempio “sono depresso”, ma piuttosto “la depressione è dentro di me, ed è un sentimento passeggero”; d) il quarto è chiederci come possiamo cambiare le cose, una volta che le abbiamo comprese. Attenzione: cambiando noi stessi, non chi ci circonda. È sbagliato dire “mi sento bene perché il mondo va bene”; la frase corretta è: “il mondo va bene perché io mi sento bene”. Proviamo a pensare a come il paesaggio ci appare splendido quando siamo di buon umore: noi percepiamo le cose e le persone non per come sono, spiega De Mello, ma per come siamo noi. Perciò, cambiando noi stessi in meglio, cambieremo in meglio anche la percezione di ciò che ci circonda. Una persona nuova. Man mano che ci identifichiamo meno con l'io, prosegue l'autore, ci troviamo sempre più a nostro agio con tutto e tutti, perché non abbiamo più paura di essere feriti o respinti, di doverci giustificare o di dover fare colpo su qualcuno. Quando ci liberiamo dalle etichette che le persone ancora “addormentate” ci hanno affibbiato, togliamo loro ogni potere e diventa più facile amarle incondizionatamente. Non definiamo il nostro valore personale in base a concetti effimeri quali il successo, i soldi, la bellezza esteriore. Quello che ci fa crescere e ci rende ciò che siamo sono le esperienze, soprattutto quelle dolorose; quello che ci fa capire la nostra essenza è il modo in cui reagiamo alle situazioni. Perdiamoci per ritrovarci, realizzando che siamo qualcosa di diverso da ciò che pensavamo. Analizziamo i nostri desideri senza cercare di reprimerli, perché anche i desideri ci parlano di noi. Non nutriamoci di emozioni per essere felici, perché è come riempirsi di droga. Infine, entriamo nel presente. In realtà non sappiamo. Smettiamo di credere di sapere, perché in realtà non sappiamo: «Colui che sa non dice; colui che dice non sa», spiega l'autore. Non dobbiamo litigare sulle parole o sui concetti, perché si tratta solo di opinioni, in grado di scatenare tempeste. San Tommaso d'Aquino affermava che il grado più elevato della conoscenza di Dio è conoscere Dio in quanto sconosciuto, ovvero sapere che non conosciamo Dio. Le parole sono limitate proprio perché non sono in grado di esprimere bene i concetti: cosa significa essere Russi? Indiani? Americani? Giapponesi? Ci identifica come individui? Ci rende orgogliosi? Perché così ci è stato insegnato? Spesso agiamo in modo meccanico senza rendercene conto, mentre la bellezza di un'azione non deriva dal suo essere un'abitudine, ma dalla sua sensibilità, chiarezza di percezione e coscienza. Liberandoci dai condizionamenti e dalle esperienze negative, vivremo nuove avventure portando con noi un bagaglio molto più leggero. I vincoli. Non abbiamo bisogno dell'amore di alcuno, abbiamo solo bisogno di entrare in contatto con la realtà. De Mello propone un piccolo esercizio a riguardo: pensiamo per qualche minuto a qualcosa o qualcuno cui siamo vincolati. Diciamo a questa persona o a questo oggetto: “In realtà non ho bisogno di te per essere felice. Mi sto solo ingannando con questa convinzione. Non sei tu a rappresentare la mia felicità”. In questo modo, entreremo in contatto con la verità. Un altro esercizio consiste nel pensare a un'occasione in cui abbiamo avuto il cuore spezzato ed eravamo convinti che non avremmo mai più potuto essere felici; invece, cos'è accaduto? Che il tempo è passato e abbiamo trovato un nuovo oggetto o persona a cui vincolarci. Ma questo non dimostra forse che il vincolo perduto non era realmente necessario? Godiamo ancora di più della presenza degli altri quando ci rendiamo conto che non sono necessari, perché stare con loro diventa una libera scelta, e non abbiamo più bisogno di usarli. Consapevolezza. Spesso pensiamo di poter essere felici solo se siamo in pace. Ma ci è mai venuto in mente che potremmo essere felici pur essendo in tensione? Se siamo tesi, fermiamoci a osservare la nostra tensione, perché non capiremo mai noi stessi se cerchiamo di cambiarci fintanto che non abbiamo assunto consapevolezza. Diventiamo dunque consapevoli della nostra tensione, lasciamo che semplicemente accada e che poi scorra via, così come è arrivata. Non c'è una meta da raggiungere. La vita inconsapevole non è degna di essere vissuta, lasciamo che il dolore si occupi di sé stesso e smettiamo di dare potere ai demoni, grazie alla comprensione. La nostra esistenza non ha significato nel vero senso della parola, ma assume un senso solo quando la si percepisce come un mistero. La saggezza sopravviene quando lasciamo cadere le barriere date da preconcetti e condizionamenti. La vita. Vivendo in questa società, spiega De Mello, ci è stata somministrata una droga chiamata approvazione, apprezzamento, successo, prestigio, potere, apparenza. Siamo diventati dipendenti da questa droga, impotenti, tanto che abbiamo disimparato a perdere il controllo, per la paura di fallire e di essere criticati dagli altri. Dobbiamo smettere di “marciare al ritmo del tamburo” e di voler soddisfare a tutti i costi le aspettative altrui. Impariamo a lasciar perdere i conflitti che ci tormentano e ricominciamo a godere del vero cibo della vita, dei piaceri dei sensi e della mente, delle piccole cose. “Rallentate” dice l'autore, “gustate, annusate e ascoltate, lasciate che i vostri sensi si risveglino”. È come quando le persone vanno in vacanza: passano mesi a programmarle e quando finalmente sono lì, già pensano a prenotare il volo di ritorno. Il passaporto per la vita è immaginarsi nella tomba: osservando i problemi da quel punto di vista, cambia tutto. Meditiamoci ogni singolo giorno. Come fare. Come arrivare alla consapevolezza e al risveglio? Ecco alcuni utili consigli dell'autore: a) attraverso la consapevolezza costante, la pazienza, la compassione; b) comprendendo i nostri vincoli e dipendenze; c) sviluppando il gusto per le cose buone della vita, come l'amore per il lavoro, le risate e l'intimità con le persone da cui non dipendiamo emotivamente; d) svolgendo delle attività talmente appassionanti che, mentre le facciamo, non ci importano il successo e l'approvazione altrui; e) tornando alla natura e mettendoci in silenziosa comunicazione con piante, animali, acqua, cielo, stelle; f) apprezzando la solitudine e sentendoci veramente liberi; g) ricordando che le guerre derivano dalla proiezione esterna del conflitto che abbiamo dentro; h) eliminando le aspettative su di noi e sugli altri; i) smettendo di nutrirci di popolarità, apprezzamenti, lodi; j) imparando che amore significa amare una persona per ciò che è, non per come la immaginiamo; k) guardando il mondo senza filtri, con gli occhi e lo stupore di un bambino; l) assaporando i sentimenti che si provano quando si è a contatto con la realtà, davanti a un bel tramonto, un buon film, un bel libro, una sana compagnia. Ecco, conclude l'autore, un programma per tutta la vita. Citazioni «Sapete qual è il segnale del risveglio? È il momento in cui ci si chiede: “Sono io il pazzo, o lo sono tutti gli altri?”. Davvero, è così. Perché noi siamo pazzi. Il mondo intero è pazzo. Folli certificabili in piena regola. L'unico motivo per cui non siamo tutti rinchiusi è che siamo troppi.» «Ma la gente non fa che andare a sbattere contro la vita, una volta dopo l'altra. Continua a girare in stato di sonnambulismo. Non si sveglia mai. Purtroppo, non le viene mai in mente che potrebbe esistere un altro modo di vivere.» «Esistono due tipi di egoismo. Il primo è quando io concedo a me stesso il piacere di compiacermi. Il secondo è quando mi concedo il piacere di compiacere gli altri. Questo sarebbe un tipo di egoismo più raffinato.» «Non si tratta che di una sorta di inganno della mente, uno strano tipo di illusione. Siete stati indotti a pensare – pur non essendone consci – che siete voi la vostra depressione, che siete voi le vostre ansie, che siete voi la vostra gioia e le emozioni che provate.» «Dentro c'è un vuoto, non è vero? E quando il vuoto viene alla superficie, cosa si fa? Si fugge, si accende la televisione, si accende la radio, si legge un libro, si cerca la compagnia umana, il divertimento, la distrazione. Lo fanno tutti.» «La prima volta che ho potuto scorgere uno sprazzo di questo nuovo mondo, è stato terrificante. Ho capito cosa significava essere soli, senza un posto dove appoggiare la testa, lasciando liberi tutti ed essendo liberi noi stessi, senza essere speciale per nessuno e amando tutti.» Perché leggere questo libro. Perché è ricco di storielle divertenti e al tempo stesso profonde. Perché l'autore ci dà un pugno nello stomaco, ma riesce a farlo con leggerezza e ironia. Perché può aiutarci a scoprire un nuovo modo di vivere meglio. Perché si può imparare a essere felici senza né se né ma. Perché spesso abbiamo già tutto ciò che occorre, ma siamo troppo ciechi per riuscire a vederlo. Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti Categoria: Mindfulness & Felicità