Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni


Jessica Alexander, Iben Sandahl, Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni, Newton, trad. F. Gianotti Tabarin

Crescita Personale, Genitorialità

L’intento di Jessica, mamma americana trapiantata in Danimarca e sposata a un danese, e di Iben, psicoterapeuta danese, è quello di presentare in modo semplice e concreto un metodo accessibile, armonioso e solidale di vivere, nel rispetto reciproco e...




Jessica Alexander, Iben Sandahl, Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni, Newton, trad. F. Gianotti Tabarin

Jessica Alexander, Iben Sandahl, Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni, Newton, trad. F. Gianotti Tabarin è disponibile su Amazon Jessica Alexander, Iben Sandahl, Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni, Newton, trad. F. Gianotti Tabarin è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché questo metodo si concentra sul gioco, l’empatia, le capacità di socializzazione… insomma, dimensioni umane che spesso in certe culture vengono messe in secondo piano. Più che un libro è un movimento che attraversa tutto il globo, dagli Stati...


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni" di Jessica Alexander è di circa 5/10 min.

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Jessica Alexander, Iben Sandahl, Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni, Newton, trad. F. Gianotti Tabarin

Riassunti di libri di crescita personale


Jessica Alexander, Iben Sandahl, Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni, Newton, trad. F. Gianotti Tabarin Chi è l’autore? Jessica Alexander è una mamma americana che vive in Danimarca e Iben Sandahl è una psicoterapeuta danese: insieme hanno deciso di scrivere questo libro per capire quale sia il modello danese e come poterlo esportare per aiutare anche i genitori di altri paesi. Qual è l’intento dell’autore? L’intento di Jessica, mamma americana trapiantata in Danimarca e sposata a un danese, e di Iben, psicoterapeuta danese, è quello di presentare in modo semplice e concreto un metodo accessibile, armonioso e solidale di vivere, nel rispetto reciproco e ricercando sempre quella essenziale intimità famigliare hygge. Conosci meglio il libro: • Il libro esordisce con un acronimo divertente: PARENT sta per Play (gioco), Authenticity (autenticità), Reframing (ristrutturazione), Empathy (empatia), No ultimatums (nessun ultimatum), Togetherness and Hygge (intimità e hygge). E proprio questa sigla ripercorre il libro che divide i suoi capitoli per ciascuna lettera della parola Parent, genitore. Alla fine del libro (e del nostro riassunto) viene spiegata la filosofia hygge… • P sta per Play: oggi è raro lasciare al caso il tempo libero dei figli, c'è come una tacita pressione per organizzare le attività dei nostri figli. Programmiamo in modo esagerato la vita dei figli, ma cosa accadrebbe se dicessimo che invece il gioco libero insegna ai bambini la gestione dello stress e la resilienza? E’ stato dimostrato che la resilienza è uno dei fattori più importanti per pronosticare una vita adulta di successo. In Danimarca non si pone l'enfasi solo sull'istruzione e sugli sport, ma anche su socializzazione, autonomia, coesione, democrazia, autostima. La vera felicità non deriva dall'istruzione ma dal saper gestire dello stress, dall'avere amici e avere una visione del mondo realistica. Se un bambino deve sempre dare il massimo per ottenere qualcosa (voti, premi, elogi) allora secondo i danesi non arriverà mai a sviluppare la propria motivazione interna. In psicologia questo sostegno interno, o motivazione è conosciuto come "locus of control": luogo opposto di gestione. La vita non è controllata da fattori esterni come l'ambiente o il fato. ​ • Lev Vygotskij, lo psicologo russo dello sviluppo, parla di "zona di sviluppo prossimale": cioè quello spazio per imparare e crescere in un ambiente adatto, ricevendo il giusto aiuto. In Danimarca i genitori cercano di non intervenire a meno che non sia assolutamente necessario e confida nel fatto che i figli trovino la migliore soluzione per loro. Lasciando loro spazio viene permesso ai bambini di sviluppare sia la capacità che la fiducia nel loro locus of control interno. Nell'uomo come nell'animale il gioco libero serve a gestire lo stress e a sviluppare strategie di coping (il modo in cui si affrontano le difficoltà ambientali). Le autrici ci ricordano il famoso gioco Lego che in danese significa "giocare bene". • A sta per Authenticity. I film danesi non solo non hanno sempre un lieto fine, a volte sono malinconici, tristi o tragici, quindi come fanno i danesi a essere così felici? In realtà guardare film tristi rende la realtà attorno a noi più positiva, fa rivolgere l'attenzione agli aspetti positivi della propria vita. La genitorialità autentica è la dimostrazione di coraggio di un genitore che si mostra onesto emotivamente ai propri figli. Un genitore autentico mostra emozioni quali paura, rabbia, frustrazione e anche come gestirle al meglio. • Lodare in modo autentico. Essere umili è un valore molto importante in Danimarca, l'autrice Iben dice alle figlie che possono fare quasi tutto se si impegnano davvero, lei le incoraggia ma cerca di non lodarle troppo perché sa che i bambini sentono i complimenti quando suonano vuoti e falsi. La psicologa di Stanford, Carol S. Dweck distingue adulti e bambini con mentalità fissa o flessibile: i bambini a cui è stato detto di continuo che sono intelligenti sono cresciuti con una mentalità fissa, invece i bambini con una mentalità di crescita tendono ad interessarsi all'apprendimento. La studiosa ha provato che la lode in sé non dà un feedback positivo e non aiuta a cogliere le sfide della vita. Quindi come lodare in modo autentico? Lodiamo il processo, la perseveranza, l'impegno, i risultati finora ottenuti. Lodiamo la generosità, l'onestà e l'attenzione all'altro. • R sta per Reframing (ristrutturazione). L'autrice Jessica tendeva a reagire troppo velocemente se qualcosa andava storto nell'educazione della figlia. Esasperata alzava le mani e diceva «La bambina non fa quel che dico. Non ubbidisce mai». Suo marito danese, invece, mostrava pazienza calma e aveva sempre la frase magica. Ma dove si poteva trovare il libro delle frasi magiche? Ristrutturare significa rivedere il modo con il quale vediamo il mondo. I danesi lo chiamano "ottimismo realistico": né pessimismo né ottimismo esagerato. La ristrutturazione è una caratteristica chiave per la resilienza e quest'ultima vale come elemento di costruzione del successo nell'età adulta: dal reparto di oncologia alle Olimpiadi, fino alla stanza dei bottoni. • L​imitiamo il linguaggio sintetico. Frasi come «Odio volare», «Sono una frana in cucina» e «Non ho la forza di volontà», mancano di valutazione e restringono la capacità di sentire e valutare ciò che ci circonda.. La ristrutturazione con i bambini implica che un adulto aiuti una bambina a spostare il fulcro della sua attenzione da ciò che pensa di non saper fare a ciò che sa fare. Contro le etichette, le due autrici suggeriscono il linguaggio "esternalizzante", ovvero un linguaggio capace di separare la persona dal problema: visualizzare come lo si percepisce («Come vedi la pigrizia? Di che colore è? Come si fa sentire?») , pensare all'atteggiamento opposto, descriverlo e immaginarlo, infine trovare una trama diversa alle situazioni. I genitori danesi sono bravi ad aiutare i loro figli a concettualizzare le loro emozioni e guidarle verso soluzioni: il compagno ha rubato la bambola di vostro figlio, ma non è cattivo come dice il figlio, ha fatto una cosa sbagliata. E cosa si può fare? Chiederla indietro o farsi aiutare dalla maestra. E poi? E poi magari giocare tutti insieme con tutte le bambole. • E sta per Empathy. Un giorno l'autrice Jessica decide di provare ad ascoltare sul serio, senza filtri preconcetti. L'empatia è la capacità di riconoscere e comprendere i sentimenti altrui, ma l'empatia è una prerogativa umana? Il famoso primatologo Frans de Waal dimostra nel suo libro “L’età dell’empatia” che l’empatia è, in effetti, visibile in tutti i tipi di animali. I risultati di alcune ricerche rivelano che l’empatia è presente anche nei topi, nelle scimmie, nei primati, nei delfini, negli elefanti, e in altri animali. Da un punto di vista evoluzionista, l’empatia è un istinto prezioso che ci ha aiutato a sopravvivere in gruppo. Gli esseri umani non sarebbero potuti sopravvivere senza l’empatia e la solidarietà. Daniel Siegel, professore ordinario di psicologia presso la UCLA, afferma: «L’empatia non è un lusso per gli esseri umani, è una necessità. Non sopravviviamo perché abbiamo gli artigli o perché abbiamo delle grosse zanne. Sopravviviamo perché siamo in grado di comunicare e di collaborare». Alcuni studi dimostrano che già a diciotto mesi i bambini cercano quasi sempre di aiutare un adulto che sia visibilmente impegnato in un compito. • I bambini sono costantemente focalizzati sui loro genitori e li rispecchiano, per questo i genitori hanno una grande responsabilità che devono portare avanti per i propri figli. Le famiglie che possono reprimere la capacità di un bambino di essere empatico sono quelle in cui i piccoli vengono sottoposti ad abusi fisici, psicologici, o sessuali. Sono stati violati i confini entro cui essi si sentivano sicuri, e così è stata colpita la loro capacità di dispiacersi per gli altri. I bambini ai quali viene continuamente detto quali sentimenti provare e come comportarsi non progrediranno allo stesso modo di quelli a cui viene riconosciuto e permesso di esprimere tutte le proprie emozioni. • N sta per No ultimatum. Gli psicologi dello sviluppo dividono gli stili di genitorialità in quattro categorie distinte: 1. autoritari (esigenti e non responsivi, vogliono obbedienza e hanno standard molto alti – le classiche mamme tigri), 2. autorevoli (esigenti ma responsivi, stabiliscono anche loro standard elevati ma sono supportivi), 3. permissivi (molto responsivi ma raramente esigono un comportamento maturo dal loro bambino, basandosi invece sulla autoregolazione che fa il bambino stesso) e 4. disimpegnati (non sono né responsivi né esigenti, ma non fino al punto di essere negligenti). • Bocciate le punizioni fisiche, anche le sculacciate. La ricerca ha scoperto che la punizione fisica può alterare parti del cervello coinvolte nello svolgimento dei test per il quoziente intellettivo e può aumentare la probabilità di fare uso di sostanze stupefacenti. I genitori sculacciano perché pensano che sia efficace. E forse lo è, nel breve termine. Ma passato il momento, è una pratica piuttosto inefficace. I bambini imparano a ubbidire perché hanno paura. E cosa si fa poi? Si picchia più forte? In Danimarca sculacciare è diventato illegale nel 1997. I genitori danesi sono rispettosi. I danesi vogliono che i loro figli siano rispettosi, ma il rispetto deve essere reciproco. C’è differenza tra la fermezza e la paura. Se c’è la paura, la bambina non sempre capirà la vera ragione per cui dovrebbe fare una certa cosa; vorrà semplicemente evitare di essere picchiata o sgridata. Ci ricordano le autrici che i figli di genitori autorevoli hanno più probabilità di diventare autonomi, di essere accettati a livello sociale, apprezzati nella carriera scolastica e ben educati. Questi bambini sono anche più in sintonia con i genitori e meno influenzati dai compagni. • Consigli per evitare gli ultimatum sono 1. distinguere sempre comportamento da bambino, 2. evitare il braccio di ferro, 3. prendere il tempo di insegnare, 4. ristrutturare, 5. accettare qualunque sentimento, 6. ricordarsi che la protesta è una reazione a qualcosa, 7. contestualizzare il cattivo comportamento. • T sta per togetherness. At hygge sig o hygge (pronunciato ugghe) significa “stare insieme alle persone care in un’atmosfera intima, serena e accogliente” ed è lo stile di vita danese. Il concetto di intimità e hygge ha molte implicazioni, ma fondamentalmente significa mettere da parte se stessi a beneficio del gruppo. Significa lasciare i problemi fuori della porta e sacrificare i bisogni e i desideri personali per rendere più piacevole riunirsi con gli altri. È un’esperienza molto più bella da trasmettere ai propri figli. A loro non piacciono i drammi degli adulti, le negatività, e le controversie. I bambini sono molto felici di stare tutti insieme e in un’atmosfera intima, serena e accogliente con le persone care! I ricercatori della Brigham Young University e della University of North Carolina a Chapel Hill hanno raggruppato i dati di 148 studi riguardanti il modo in cui le condizioni di salute cambiano a seconda delle relazioni sociali. Come sviluppare il senso hygge? 1. Vivere insieme il presente, 2. Divertirsi insieme, 3. Creare una situazione intima, accogliente e serena, 4. Smettere di lamentarsi ma ristrutturare. Citazioni: «A volte dimentichiamo che essere genitori, come amare, è un verbo, indica cioè un’azione.» «Più giocano, più diventeranno resilienti e abili nella socializzazione.» «Quando mettiamo “noi” al posto di “io”, perfino il “malessere” diventa “benessere”» (rif. Hygge). Perché leggere questo libro: Perché questo metodo si concentra sul gioco, l’empatia, le capacità di socializzazione… insomma, dimensioni umane che spesso in certe culture vengono messe in secondo piano. Più che un libro è un movimento che attraversa tutto il globo, dagli Stati Uniti all’India, passando per tutta Europa. Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia