Niente paura, manuale pratico di difesa per tutte le donne


Carlo Bocchialini, Niente paura, manuale pratico di difesa per tutte le donne (e per gli uomini che vogliono difenderle), SEM

Crescita Personale, Crescita & Sviluppo, Salute & Benessere

L’intento dell’autore è quello di preparare la lettrice (o il lettore) a prepararsi ad eventuali attacchi. La miglior difesa è la prevenzione e nel libro, con molti esempi veri, l’autore prepara ai guai che possono arrivare per la strada.




Carlo Bocchialini, Niente paura, manuale pratico di difesa per tutte le donne (e per gli uomini che vogliono difenderle), SEM

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Perchè leggere questo libro

Perché è chiaro. Perché mette nell’ottica di restare sempre vigili. Perché racconta di situazioni concrete utili da conoscere. Perché suggerisce cosa fare anche a chi non sa nulla di attacco e difesa fisici.


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "Niente paura, manuale pratico di difesa per tutte le donne" di Carlo Bocchialini è di circa 5/10 min.

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Carlo Bocchialini, Niente paura, manuale pratico di difesa per tutte le donne (e per gli uomini che vogliono difenderle), SEM

Riassunti di libri di crescita personale


Carlo Bocchialini, Niente paura, manuale pratico di difesa per tutte le donne (e per gli uomini che vogliono difenderle), SEM Chi è l’autore? Carlo Bocchialini è un ex avvocato e giornalista. Pratica arti marziali da oltre trent’anni ed è cintura nera 2°dan e istruttore di Krav Maga. Si è formato in Francia e ha creato il metodo Metis Krav Maga che coniuga difesa personale e prevenzione, strategia e gestione dell’incontro. Qual è l’intento dell’autore? L’intento dell’autore è quello di preparare la lettrice (o il lettore) a prepararsi ad eventuali attacchi. La miglior difesa è la prevenzione e nel libro, con molti esempi veri, l’autore prepara ai guai che possono arrivare per la strada. Questo libro insegna: Un approccio moderno alla difesa personale. La difesa personale comprende prevenzione, strategia, piccole abitudini quotidiane e qualche regola di buon senso. Quelle che – ricorda l’autore – le nostre nonne chiamavano lo “stare al mondo”. Trasformiamoci in “prede difficili” e non cadiamo vittima dell’effetto sorpresa. Salire su un tatami o un ring è difficile ma segue le sue regole, per strada le regole non ci sono. Evitare lo scontro. Il miglior modo di “vincere” è quello di evitare lo scontro. Per evitarlo può essere utile osservare e quindi conoscere il nemico. Sun Tzu in L’arte della guerra scritto 2500 anni fa scriveva che “ogni battaglia è un rischio certo”. Anche i militari oggi si preparano raccogliendo il massimo delle informazioni prima di decidere se attaccare. L’autore pone l’attenzione anche sulle conseguenze di uno scontro: processi, denunce, spese processuali… Gestire la propria rabbia è quindi un punto a proprio favore che l’autore suggerisce di allenare con pratiche meditative, yoga o training autogeno. Rory Miller, esperto di conflittualità, suggerisce di fare un corso di difesa e uno per venditori. D’altronde, diceva il generale prussiano von Clausewitz che la guerra è il prolungamento della politica. Se teniamo conto del contesto più ampio, anche la negoziazione è parte della battaglia. Non cogliere le provocazioni. Scotland Yard nel 2019 ha promosso una campagna chiamata Take 90 per arginare la violenza sociale. Anziché contare “solo” fino a 10, Scotland Yard fa riferimento alle scoperte del neuro scienziato Jill Bolte Taylos per cui 90 secondi sono il tempo necessario per spegnere il circuito della rabbia e far ritornare al normale funzionamento le cellule neurali. Per questi motivi (la gestione della rabbia e il saper lasciar perdere), Bocchialini suggerisce di non portare con sé armi come coltelli e coltellini. Sapersi difendere non basta. Per capire quanto sia difficile applicare ciò che si impara a un corso di difesa personale quando ci si trova aggrediti di sorpresa per strada, l’autore usa questa analogia: «se vado contro un muro a duecento all’ora, muoio quasi certamente sia che guidi un Hummer che una Smart.» A detta dell’autore il Krav Maga è l’arte marziale più adatta a rispondere agli attacchi per strada. Se per una semplice rapina, l’autore suggerisce di fare come dicono e consegnare loro il portafogli, quando l’aggressore attacca, il Krav Maga è pronto a rispondere. Ideato da militari israeliani, il Krav Maga non segue le classiche regole del tatami e considera l’andare incontro all’aggressore una valida difesa. Sotto stress. Sotto stress il nostro corpo riesce ad effettuare solo movimenti grossolani. L’ideale non è effettuare un solo buon colpo ma sferrare una serie di colpi, anche non di precisione. Per lavorare sotto stress è meglio sempre prevenire. La respirazione è importante per mantenere il controllo e la frequenza cardiaca sotto i 150 battiti. La paura, aggiunta allo sforzo fisico, rischia di farci perdere la cognizione e ogni tipo di reazione. L’aumento di adrenalina comporta l’aumento della frequenza del battito cardiaco. Entriamo in modalità fight or flight, le attività non indispensabili sono messe in sospensione: come la digestione, la produzione di succhi gastrici e di salive. Anche la laringe si può bloccare e rischiamo di restare letteralmente senza parole. Alle reazioni fight or flight si aggiunge anche la reazione freeze, ma solamente all’inizio per valutare la situazione. Prevenire. Occorre lavorare sulle paure e prevenire il peggio. Quello che per i romani era premeditatio malorum ci aiuta a immaginare il peggio e a prepararsi. Negli Stati Uniti è stata fatta un’inchiesta tra rapinatori, aggressori e assassini chiedendo loro come scegliessero le proprie vittime. La risposta era sempre la stessa: il linguaggio del corpo. Atteggiamento remissivo, sguardo basso, camminata incerta, apparenza distratta: sono segnali di debolezza e invitano gli aggressori in agguato ad approfittarne. L’autore suggerisce un atteggiamento assertivo da mantenere, nello sguardo e nella camminata. È altresì importante tenere gli occhi aperti ed essere vigile. «Addormentati dalle comodità della nostra vita» scrive l’autore, siamo distratti e abbassiamo la guardia. Dobbiamo mantenere una prospettiva di allerta non appena usciamo di casa e non solo in angoli bui della città o parcheggi solitari. Se scatta il “codice rosso”, Bocchialini suggerisce di tenere già la mano sullo spray al peperoncino in borsetta (in Italia è legale se contiene una miscela a base di Oleoresin Capsicum e se la confezione non supera i 20 ml, con gittata massima di tre metri e se è usato sopra i 16 anni). Molto spesso poi, può bastare lo sguardo che dimostra che siamo attenti e che cambiamo strada, ci allontaniamo, non ci facciamo prendere dalla sorpresa. Un banale escamotage è quello di fingere una chiamata con qualcuno che ci sta raggiungendo per un appuntamento e a cui stiamo dando la direzione. Alzare la guardia. Prima individuiamo il possibile aggressore, prima abbiamo la possibilità di reagire. Anche se questi sembrano i consigli “della nonna” molte persone non li mettono in pratica. A meno che non si sia di fronte a un aggressore professionista, anche lui è nervoso e non sa come reagiremo. Un buon esercizio è quello di immaginare cosa faremmo se accadesse che il tipo di fianco sull’autobus allunga le mani, quale sarebbe la miglior “difesa”? L’autore suggerisce di prepararsi anche una frase, detta con forza e che attiri l’attenzione come: «Tieni giù le mani, brutto sporcaccione!» Quando è in visita nelle scuole superiori, l’autore dice di essere espressamente scorretto politicamente. Lui dice ai ragazzi che se qualcuno mette online delle loro foto “osé” fa bene. La prevenzione è la chiave per interpretare questa provocazione: un fidanzatino amorevole oggi può diventare un ex-fidanzato arrabbiato domani. Quindi mai farsi prendere in foto in situazioni intime a priori. L’astuzia è difesa. Un altro testo antico, tanto quanto L’arte della guerra di Sun Tzu, riporta 36 suggerimenti di cui alcuni validi anche oggi. Eccone alcuni: Disturba l’acqua per catturare il pesce (cioè, crea confusione per approfittare della distrazione dell’avversario), Crea qualcosa dal nulla (cioè, fai credere al nemico qualcosa come un’arma, qualcuno che arriva…), Uccidi il serpente con il suo stesso veleno (cioè, fai credere all’avversario di avere un punto debole e usalo contro di lui), Ferisci per avere la fiducia del nemico (cioè, fingiti incapace di reagire), Nascondi una spada dietro il sorriso (cioè, mantieni un atteggiamento amichevole, ma…) e Fingiti pazzo ma resta equilibrato (cioè, sfrutta le reazioni esagerate per destabilizzare il tuo avversario, i pazzi fanno sempre paura). Affrontare la battaglia. Se lo scontro è inevitabile l’autore suggerisce di fare come quel tenero gattino nelle mani dell’adulto. Se gli si tira una secchiata d’acqua fredda addosso, il gattino si trasforma in un animale incontrollato e incontrollabile: una belva indemoniata. Nel film Il gladiatore, Russell Crowe dice: «Al mio segnale, scatenate l’inferno.» Il suggerimento è di seguire le pagine Facebook della Polizia di Stato (Agente LISA) e dell’Arma dei Carabinieri per dare un’occhiata a video di aggressioni. Urlare ed essere un po’ “animali selvaggi” aiuta a darsi coraggio, a regolarizzare il fiato, a farsi sentire, a destabilizzare l’aggressore. Come diceva Napoleone prima di una battaglia «Intanto si cominci, poi si vede…» Per attaccare, non essendo dei lottatori professionisti, l’autore suggerisce di colpire con le mani aperte per non spaccarsele nel combattimento, di usare l’ambiente e oggetti che possono servirci da armi (come una sedia o un mattarello da cucina) ed essere pronti a far cadere le borse della spesa o a sporcarsi il vestito. Sembra assurdo ma certe pensieri automatici potrebbero frenarci dal rispondere prontamente. Un pensiero utile è quello id concentrarsi su una persona a noi cara e chiedersi: come reagirei se stessero per aggredire mio figlio o i miei cari? Sul femminicidio. In Italia muoiono in media tre donne a settimana per femminicidio. Solo le condanne in leggero aumento paiono essere una buona notizia ad oggi. Un dato allarmante invece è che una vittima su tre dichiara che il personale sanitario a cui si è rivolta ha finto di non cogliere la violenza subita. Sempre nell’ottica della prevenzione, Bocchialini suggerisce di stare attente ai segnali: mai pensare che “lui” non lo farebbe mai, non sottovalutare le sue minacce verbali o come parla, ascoltare i consigli delle amiche, conservare messaggi o mail minatorie, andare in ospedale per registrare aggressioni, chiedere al proprio commissariato di polizia se hanno uno sportello di ascolto, evitare l’ultimo incontro, quello spacciato per “incontro chiarificatore”. Citazioni: «Ogni scontro evitato è uno scontro vinto.» «Lasciar correre una provocazione non è segno di debolezza ma di forza.» «Un essere umano, se è saggio e forte, non ha nulla da dimostrare.» «Non lo definirei un allenamento a “prevedere l’imprevedibile”, come dicevano i nostri nonni, o alla premeditatio malorum degli antichi Romani, ma quel minimo sindacale di “considerare il prevedibile”. Sforzare la fantasia e porsi almeno la domanda: “Se dovesse succedere questa cosa, quali sarebbero le conseguenze?”» Perché leggere questo libro: Perché è chiaro. Perché mette nell’ottica di restare sempre vigili. Perché racconta di situazioni concrete utili da conoscere. Perché suggerisce cosa fare anche a chi non sa nulla di attacco e difesa fisici. Questa scheda è stata realizzata da Paolo M. Categoria: Salute & Benessere, Crescita & Sviluppo