I no che aiutano a crescere


Asha Phillips, I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, trad. L. Cornalba

Crescita Personale, Genitorialità

L'autrice si chiede perchè sia così difficile dire no e porre dei limiti quando ci relazioniamo con i bambini. La difficoltà può essere legata al nostro vissuto, alla situazione del momento e a mille altri fattori che possono condizionarci. Attraverso...




Asha Phillips, I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, trad. L. Cornalba

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Perchè leggere questo libro

Perchè indaga ed esplicita le difficoltà dei genitori ed in genere degli adulti a dire “no” e spiega come comportamenti troppo permissivi possano creare disagi e problemi in famiglia, sia nell'immediato che a lungo termine. La trattazione divisa per...


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Asha Phillips, I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, trad. L. Cornalba

Riassunti di libri di crescita personale


Asha Phillips, I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, trad. L. Cornalba Chi è l’autore? Psicoterapeuta infantile britannica si è formata ed ha lavorato nel dipartimento pediatrico e come psicologa presso la Tavistock Clinic di Londra con cui ancora collabora. Attualmente lavora come consulente privato ed insegna per la British Association of Psychotherapists. Qual è l’intento dell’autore? L'autrice si chiede perchè sia così difficile dire no e porre dei limiti quando ci relazioniamo con i bambini. La difficoltà può essere legata al nostro vissuto, alla situazione del momento e a mille altri fattori che possono condizionarci. Attraverso episodi di vita vissuta, l'autrice vuole dimostrare che, in una prospettiva a lungo termine, quel "no" che tanto ci costa si rivela utile e di stimolo verso lo sviluppo delle capacità e potenzialità dei nostri bambini. Conosci meglio il libro: • Nel periodo che va dalla nascita ai due anni, elementi fondamentali nel rapporto con il bambino sono il contatto e l'interazione. Siamo di fronte a degli esseri intimamente connessi, dove i limiti imposti da un genitore rappresentano per il neonato il primo, vero messaggio di un sé orientato all'autonomia e alla differenziazione. Dire "no" in questo periodo significa per l'autrice stabilire una distanza tra un desiderio e la sua soddisfazione e al tempo stesso fargli comprendere che ci siamo e siamo presenti. Spesso il tentativo di essere genitori perfetti, capaci di venire incontro a qualsiasi esigenza e bisogno dei nostri piccoli, impedisce loro di crescere e di sperimentarsi. Desideriamo proteggerlo «ma in realtà finiamo a volte per sottrargli la sua vera esperienza». Tendiamo ad un «conforto istantaneo», incapaci di tollerare l'attesa che invece ci consentirebbe di capire meglio cosa è più utile. L'autrice fa una distinzione tra i segnali più semplici di richiesta di accudimento: allattamento, cambio del pannolino, bagnetto, sonno e le problematiche di tipo emotivo, dove invece il nostro compito si fa più arduo, come comprendere un disagio e ricercare un’intimità. • Il tempo che permette loro di auto-confortarsi. La comprensione o la mancata comprensione delle esigenze dei bambini in questa fascia d'età viene raccontata nel testo attraverso la descrizione e l'osservazione di situazioni che vede coinvolti i genitori e con i quali la scrittrice ha interagito. «La piccola Rose – racconta l'autrice – è abituata a giocare da sola, osserva il suo pupazzo, gli fa suonare il naso e tutto sommato è serena. Ad un tratto comincia a stancarsi forse del gioco o della posizione. Diventa irrequieta, piange, si dimena, richiede attenzione. La madre non capisce, le propone un nuovo gioco ma la situazione non cambia né la frustrazione della piccola. Altri pupazzi, altri giochi non servono, ed il pianto si esaspera. Solo quando la madre la prende in braccio e stabilisce con lei un rapporto emotivo la bambina si rilassa e si calma.» Il fare qualcosa o piuttosto il fare "necessariamente" qualcosa ci trasforma in genitori ansiosi, impedisce al nostro piccolo di auto-confortarsi e auto-consolarsi, quindi di sperimentarsi . «Moltissimi si sentono impotenti di fronte ad un pianto o a un lamento e vogliono risolvere subito il problema.» In questo caso, un “no” dobbiamo dirlo a noi stessi e ai nostri tentativi di farlo stare meglio. • La capacità di dire “no” diventa particolarmente importante dopo i due anni, quando nella vita del bambino compare “la disciplina”. Nel periodo che va dai due ai cinque anni il mondo è tutto una scoperta. La curiosità, l'impulsività e l'attività possono essere considerati qualità o difetti in base al punto di vista degli adulti. In questa valutazione intervengono variabili dovute alla nostra particolare percezione della realtà, al nostro livello di stanchezza, alle circostanze in cui avviene un fatto. Tutti elementi che ci condizionano e che possono alterare la comunicazione con loro. • La storia di Johnny. Così l'autrice descrive un episodio molto comune e al quale chissà quanti di noi hanno assistito: Johnny ha due anni ed è al supermercato con la mamma. Inizialmente è sereno e sorride alle persone che gli passano accanto. A un tratto si spazientisce, ma la mamma non si fa cogliere impreparata perché ha già pronta una caramella per farlo star buono. La spesa continua ma presto il bambino vuole altre caramelle e piagnucola. La mamma si irrigidisce, si fa brusca e gliele nega. La gente guarda lui che si dispera e lei al centro di un’attenzione che non vorrebbe di certo. Johnny continua ad agitarsi e lei, cosa fa? Cede e gli dà una caramella. Ma lui ora non la vuole più, si butta a terra e piange. Chiaramente, la mamma è seccata dalla situazione. • Analizziamo la comunicazione tra i due: se il bimbo piagnucola, forse è perché la spesa sta durando troppo a lungo e lui è stanco. Quando se ne rende conto, la madre ha diverse possibilità: continuare a fare la spesa oppure smettere, cercare di distrarlo o innervosirsi. Se scaviamo un po’, potremmo scoprire che la donna è già in una situazione psicologica che l'autrice definisce «compromessa». Magari è stressata perché non ama fare la spesa o forse si sente in colpa perché ha poca pazienza o ancora perché lo calma con troppe caramelle che sa che possono fargli male. Queste emozioni le tolgono la serenità di “dire no” a quei capricci facendo capire al bambino che la spesa è necessaria. Non è neppure in grado di coinvolgerlo, sembra sia paralizzata dal pianto «in conflitto con se stessa e con lui». • La separazione dal bambino. Uno dei momenti più carichi di stress a quest'età può essere rappresentato dal momento della separazione, quando i bimbi vengono lasciati a scuola, dai nonni o alla babysitter. Molto spesso è la capacità del piccolo di cogliere sentimenti di preoccupazione da parte del genitore che stimola e incentiva lacrime e capricci. Se quest'ultimo, infatti, trasmette preoccupazione per il distacco, allora il bambino amplificherà i sentimenti e mutuerà le emozioni negative della mamma o del papà. È importante in questo frangente come il genitore considera le persone e l'ambiente a cui affiderà suo figlio. Se è fiducioso, il commiato sarà tranquillo e creerà nel piccolo la prospettiva di trascorrere un periodo sereno. La strategia di salutare e sparire senza che il bambino se ne accorga si basa sull'idea di alcuni adulti che i piccoli non si rendano conto di ciò che li circonda. Niente è più lontano dal vero! È chiaro che informarli di un distacco genera quasi inevitabilmente obiezioni e capricci. Sta agli adulti accettare questi sentimenti senza rinunciare ai propri programmi. • Tra regole e disciplina, tra consapevolezza di sé e separazione. Al periodo che va dai due ai cinque anni seguono gli anni della scuola primaria, quelli del rapporto con le regole, la disciplina, l'educazione, e quindi con i limiti. «Il modo in cui reagiscono al no – sostiene l'autrice – determinerà la loro capacità di inserirsi, di farsi degli amici, di imparare.» È una fase di grandi cambiamenti e di eccitazione durante la quale i bambini assumono un'identità propria, devono trovare una collocazione sociale e spesso risolvere dei conflitti. Per fare questo hanno bisogno di sentirsi un’entità separata dai genitori, imparare ad avere fiducia in sé stessi. I genitori che soddisfano ogni desiderio del figlio, che considerano una crudeltà il “no” motivato e coerente, lo illudono e lo portano a pensare che «essi siano una sua estensione e che solo i suoi bisogni contino». L'autrice ci ricorda che non ci può essere rapporto senza separazione e che, proprio dalla separazione, nasce la consapevolezza di sé e dei propri desideri diversi da quelli degli altri, l'accettazione della diversità e delle differenze. Quanto più il piccolo impara a “tollerare” tutto ciò, più «diventa consapevole degli altri e dei loro sentimenti». • Durante l'adolescenza la questione dei “no” diventa più complessa. L'autrice si chiede se e come dobbiamo ancora porre dei limiti. In questo periodo di importanti cambiamenti fa la sua comparsa la sessualità, il corpo si trasforma, gli ormoni imperversano. Anche da un punto di vista emotivo il periodo è più complesso: gli adolescenti alternano stati d'animo di profonda tristezza ad allegria ed esaltazione, fluttuano tra momenti di indipendenza e profondo infantilismo: se lo trattate da adulto si può sentire poco accudito e considerato, se invece desiderate aiutarlo vi accuserà di considerarlo un bambino e di non fidarvi di lui. «Questa imprevedibilità dà l'impressione a tutti, in famiglia, di camminare sulle uova.» In questo clima di profonda incertezza, l'importante è non farsi sopraffare e condizionare dai suoi sentimenti. La migliore strategia sarà l'ambiente che sapremo creare intorno a lui che lo farà sentire al sicuro, nonché la chiarezza e la coerenza delle nostre idee, su cosa è giusto e cosa non lo è. Dovremmo accettare la sua ricerca di identità e aspettare che trovi la sua strada, anche se potremmo avere di fronte un ragazzino ribelle, trasandato e magari asociale. Dovrà guidarci la consapevolezza di aver fatto del nostro meglio per lui e la fiducia di aver seminato bene. • In caso sia più complicato. Durante l'adolescenza, «un' epoca in cui tutte le regole e tutti i limiti vengono attaccati», dobbiamo porre limiti ragionevoli e operare scelte equilibrate. Attraverso episodi tratti dalla quotidianità familiare, l'autrice riconosce la fatica di comportarsi con fermezza, quella di far rispettare i ruoli, le problematiche legate alla sessualità e all'amore. Ipotizza anche le difficoltà di risposta dei genitori verso un figlio che «si perde per strada», magari ripiegando su alcool, droghe o adottando comportamenti autodistruttivi. Suggerisce di sondare quei comportamenti per capire se sono frutto di una “normale ribellione” o di una patologia che necessita di un aiuto esterno. Citazioni: «Quali che siano i motivi per cui ci comportiamo in un certo modo, la nostra reazione al bambino è una comunicazione.» «Molti adulti non hanno ancora capito fino in fondo che non si gestiscono le differenze cercando di rendere l'altro uguale a noi.» «I genitori devono dire no al proprio timore di cambiare e essere aperti alla novità e alla dissonanza.» «Le basi per il superamento dell'egoismo vengono poste nell'infanzia.» «Diventare grandi comporta delle limitazioni alla propria libertà.» Perchè leggere questo libro: Perchè indaga ed esplicita le difficoltà dei genitori ed in genere degli adulti a dire “no” e spiega come comportamenti troppo permissivi possano creare disagi e problemi in famiglia, sia nell'immediato che a lungo termine. La trattazione divisa per fasce d'età ed il ricorso a episodi di vita quotidiana osservati dalla Phillips durante il suo percorso di psicoterapeuta infantile, consentono al lettore di avere a disposizione un ampio spaccato familiare e di valutare quanto, nel processo evolutivo, un "no" possa diventare importante e contribuisca a trasformare i propri figli in futuri adulti responsabili ed equilibrati. Il testo è un invito a riflettere su questa piccola parola di rottura, che spesso si rivela più formativa di un sì. Categoria: genitorialità Questa scheda è stata realizzata da E. Carrabba Acquista su …