Non siamo capaci di ascoltarli


Paolo Crepet, Non siamo capaci di ascoltarli, Einaudi

Crescita Personale, Genitorialità

L’autore intende offrire una serie di riflessioni sull’infanzia e sull’adolescenza basate su osservazioni sul campo e interviste a ragazzi, genitori e insegnanti. Vengono analizzate le criticità dei ruoli della famiglia e della scuola e le esigenze di...




Paolo Crepet, Non siamo capaci di ascoltarli, Einaudi

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Perchè leggere questo libro

Perché parla di tematiche giovanili spiegando in modo chiaro e comprensibile il mondo attuale delle nuove generazioni. Evidenzia la loro realtà fatta di aspettative, fragilità, e bisogni talvolta incompresi. Spiega cosa si nasconde dietro a certi...


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Paolo Crepet, Non siamo capaci di ascoltarli, Einaudi

Riassunti di libri di crescita personale


P. Crepet, Non siamo capaci di ascoltarli, Einaudi Chi è l’autore? Paolo Crepet è uno psichiatra, sociologo, educatore e opinionista. Dal 2004 è direttore scientifico della Scuola per Genitori. Insegna Culture e Linguaggi giovanili presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Siena. Qual è l’intento dell’autore? L’autore intende offrire una serie di riflessioni sull’infanzia e sull’adolescenza basate su osservazioni sul campo e interviste a ragazzi, genitori e insegnanti. Vengono analizzate le criticità dei ruoli della famiglia e della scuola e le esigenze di autorevolezza e coerenza nella relazione educativa. Conosci meglio il libro: • La cultura della competitività ormai diffusa in molti contesti (scuola, tv, sport…) tende a fare richieste eccessive a bambini e ragazzi che si sentono sempre più spesso messi alla prova. Essere un vincente sembra essere l’unico obiettivo richiesto e spesso preteso dagli adulti. L’autore sottolinea che il messaggio distorto che arriva ai bambini è che si è felici quando si è vincenti e competitivi, e propone – al contrario – un’educazione basata sul valore delle emozioni, sul grado di autostima e sull’importanza delle relazioni affettive. Inoltre, emergere da giovani non significa essere automaticamente vincenti da grandi. Bambini a cui è richiesto sempre il massimo si sentiranno amati e accettati solo se e quando ottengono ottimi risultati: il danno psicologico è notevole. Valutare complessivamente un bambino/ragazzo solo sulla base della valutazione scolastica esclude tutte quelle qualità e caratteristiche che la scuola non valuta. • Adolescenza precoce. Nella società odierna i processi maturativi sembrano aver preso una forte accelerata a discapito dell’infanzia. L’autore ricorda però che il processo di maturazione comprende diversi aspetti (cognitivi, sociali, affettivi) ognuno dei quali si sviluppa con diversa rapidità. Come la sfera cognitiva, oggi stimolata dalle nuove ed avanzate tecnologie e la sfera sociale rallentata dalla scarsa autonomia dei giovani di assumersi responsabilità verso sé stessi e verso gli altri. Altri esempi che l’autore cita sono quelli della sfera sessuale e sentimentale: la prima divenuta sempre più precoce e accelerata rispetto alla seconda che necessità di essere supportata e valorizzata dalla scuola e dalla famiglia. La sfera affettiva ed emotiva degli adolescenti andrebbe potenziata e arricchita attraverso lo sviluppo di tutti i sensi. • Autorevolezza. L’autore ricorda quanto sia importante per la crescita e lo sviluppo dei bambini/ragazzi avere come riferimento figure genitoriali autorevoli capaci non solo di dettare regole ma anche di farle rispettare. I primi a rispettare le regole devono essere gli adulti stessi i cui comportamenti dovrebbero essere esempio di coerenza, ascolto, giudizio e tolleranza. L’autorevolezza va esercitata da entrambe le figure genitoriali: le mamme e i papà devono essere coerenti per ciò che riguarda le regole da dare ai figli e devono utilizzare i “sì” e i “no” in modo ponderato e sicuro. Troppi “sì” denotano indifferenza, poca responsabilità e sensi di colpa dei genitori che spesso si sentono troppo assenti o concentrati su altri aspetti della loro vita. I “no” e le regole necessitano di coerenza e di spiegazioni comprensibili per i figli che hanno bisogno di sentirsi tutelati e protetti. L’autore ricorda l’importanza di valorizzare l’autonomia e l’autostima dei ragazzi, fin da piccoli. Il principio dell’autonomia dovrebbe essere un obiettivo centrale per tutti i genitori/educatori che hanno il compito di valorizzare le competenze e le risorse individuali e autonome dei bambini, rendendoli indipendenti, sicuri di sé, autosufficienti e soprattutto capaci di vivere. L’autore sottolinea che in molte situazioni i genitori preferiscono protrarre la dipendenza dei figli; ma questo è solo un atto di egoismo, perché «amare significa veder crescere». • Il ruolo della scuola e degli insegnanti. Se da una parte la didattica offre sempre più opportunità formative, l’offerta educativa è carente e non permette ai ragazzi di esprimersi, di confrontarsi a livello relazionale ed emozionale e sentirsi tutelati e protetti. La mancanza di questi aspetti crea distanza tra la scuola e i giovani che hanno bisogno di sentirsi non giudicati ma ascoltati. Secondo l’autore il ruolo educativo della scuola non può prescindere dal saper ascoltare. Scuola e famiglia dovrebbero collaborare senza contrapporsi: con le loro responsabilità e competenze specifiche possono supportare adeguatamente le esigenze e i bisogni dei ragazzi. Gli insegnanti dovrebbero diventare punti di riferimento validi e stabili per lo sviluppo e la crescita dei loro allievi; spesso invece diventano il capro espiatorio per i disagi giovanili. • Per gli adolescenti, la noia è un pericolo costante, fonte di disagio psicologico ed è stata origine di piccole e grandi disgrazie. L’autore ricorda che i ragazzi più soggetti alla noia sono i privilegiati, quelli che hanno tutto e che l’eccesso di stimoli rende apatici e privi di creatività. Nei contesti sociali connotati da alto tenore di vita, i giovani si sentono frustrati rispetto alle loro eccessive aspettative, il più delle volte troppo distanti dalla realtà. Il senso di noia è generato dall’eccessiva protezione, dal superfluo e dalla mancanza di creatività: giovani alla ricerca di forti emozioni nei weekend e apatici nella loro quotidianità. L’autore dice che per capire cosa spinge un ragazzo a darsi all’eccesso e all’inusuale durante il sabato sera, è necessario capire come vive il resto della settimana, come passa il suo tempo. È evidente che se dal lunedì al venerdì le giornate sono cadenzate dalla noia e dalla ripetitività, il weekend sarà caratterizzato da una ricerca di emozioni forti al limite del controllo. Le città dovrebbero ai giovani offrire spazi e opportunità per valorizzare la creatività e rendere diversa e speciale anche la quotidianità. Citazioni: «I bambini non apprendono solo da lunghi e faticosi insegnamenti ma anche da battute e gesti apparentemente banali.» «Lo specchio è per l’adolescente lo strumento più utilizzato, indispensabile e temuto.» «La noia è un pericolo nella vita di un adolescente.» «Se pretende di educare, la scuola ha il compito di saper ascoltare.» «Eppure l’esperienza del dolore e della morte è essenziale, strategica per la costruzione dell’identità del bambino.» Perché leggere questo libro: Perché parla di tematiche giovanili spiegando in modo chiaro e comprensibile il mondo attuale delle nuove generazioni. Evidenzia la loro realtà fatta di aspettative, fragilità, e bisogni talvolta incompresi. Spiega cosa si nasconde dietro a certi atteggiamenti e comportamenti di bambini e ragazzi in modo che il lettore possa avvicinarsi al loro mondo e comprenderlo senza pregiudizi. Questa scheda è stata realizzata da Francesca Pitzolu Categoria: Genitorialità Acquista il libro…