On Writing


Stephen King, On Writing, Sperling e Kupfer, trad. T. Dobner

Crescita Personale, Scrittura & Scrittura Creativa

Il titolo completo dell'opera è On Writing – Autobiografia di un mestiere. Ed è proprio di questo che si parla nel libro: della storia di Stephen King, della sua famiglia, di come ha iniziato a scrivere e pubblicare, degli avvenimenti che hanno segnato la...




Stephen King, On Writing, Sperling e Kupfer, trad. T. Dobner

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Perchè leggere questo libro

Perché pur essendo un manuale sulla scrittura, è come leggere un romanzo di Stephen King: una volta iniziato, non riesci a staccartici. Perché è ricco di storie e aneddoti curiosi sulla vita dell'autore. Perché permette di vedere con gli occhi dello...


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Stephen King, On Writing, Sperling e Kupfer, trad. T. Dobner

Riassunti di libri di crescita personale


Stephen King, On Writing, Sperling & Kupfer, trad. T. Dobner Chi è l’autore? Stephen King (Portland, 1947) è uno scrittore e sceneggiatore americano, considerato da molti il Maestro dell'horror. Fra romanzi, serie e antologie di racconti, ha pubblicato più di ottanta opere e ha venduto circa mezzo miliardo di copie nel mondo. Molti dei suoi lavori sono diventati dei film. Tra i suoi best seller più celebri: Carrie, Shining, It, Misery, Il miglio verde. Vive tra il Maine e la Florida con sua moglie, la scrittrice Tabitha King. Qual è l’intento dell’autore? Il titolo completo dell'opera è On Writing – Autobiografia di un mestiere. Ed è proprio di questo che si parla nel libro: della storia di Stephen King, della sua famiglia, di come ha iniziato a scrivere e pubblicare, degli avvenimenti che hanno segnato la sua vita. Ma al contempo si parla anche di scrittura, perché l'autore cosparge le pagine di consigli e ammonimenti per chi vuole abbandonare ogni certezza e provare a intraprendere il meraviglioso, complicato, solitario mestiere dello scrittore. Questo libro insegna: Stevie. La prima parte del libro è tutta da gustare, perché Stephen (il piccolo Stevie) ci racconta della sua vita, e lo fa nell'inconfondibile stile King, scorrevole e senza fronzoli. Ci parla della sua famiglia, del suo amore per il cinema, dei lavori che ha fatto per sbarcare il lunario, delle numerose lettere di rifiuto che ha ricevuto per i suoi manoscritti, di quando ha conosciuto la moglie Tabitha, di come gli sia venuta l’idea per alcuni dei suoi romanzi, e così avanti. Imperdibile, soprattutto per chi ama questo scrittore. Chiuso il capitolo prettamente autobiografico (anche se in realtà sarà il filo conduttore dell'intero libro), si passa alla parte dedicata alla scrittura. La cassetta degli attrezzi. Per scrivere al meglio delle proprie capacità, dice l'autore, occorre costruire una cassetta degli attrezzi funzionale e dotata di più livelli. 1. Nel primo c'è il vocabolario, che è alla base della scrittura. Non occorre essere dotati di un lessico sconfinato, nel libro ci sono esempi di paragrafi complessi alla Corman McCarthy e altri più essenziali alla Ernest Hemingway, ma non per questo meno belli o intensi. L'autore suggerisce di non infarcire i testi con paroloni inutili tanto per impressionare il lettore, e di usare la prima parola che viene in mente, se risulta vivida e appropriata. Nel primo livello della cassetta c'è anche la grammatica. Che non si impara solo a scuola, ma anche (e soprattutto) leggendo e conversando con gli altri. Lo scrittore può giocare con la sintassi soltanto se è sicuro di conoscerla bene, altrimenti meglio seguire le regole alla lettera. King definisce la grammatica come “il bastone al quale aggrapparvi per rimettere in piedi i vostri pensieri e farli camminare”. Suggerisce anche di evitare due elementi, o quanto meno di non abusarne: la forma passiva del verbo, innanzitutto. Perché indebolisce il testo e fa percepire l'insicurezza di chi scrive. Uno dei numerosi esempi proposti nel libro: la riunione sarà tenuta alle sette diventa la riunione è alle sette, molto più diretto ed efficace. L'altro elemento di cui non abusare è l'avverbio, perché anche quest'ultimo comunica la paura dello scrittore, che teme di non essere abbastanza chiaro e di non arrivare al lettore. Termini come totalmente, completamente, saldamente e dissolutamente sono comparati a delle erbacce da estirpare, da utilizzare con parsimonia e da evitare come la peste nei dialoghi. In questi ultimi, invece, va rivalutato il verbo “dire”: spesso lo scrittore tende a sostituirlo con sinonimi più pomposi, quali “ciangolare”, “crocidare”, o altri anche peggiori. Ma “disse Bill” suona molto più naturale e sincero di “ciangolò Bill”, e permette al dialogo di scorrere fluido. L'autore è convinto che la paura sia alla radice di quasi tutta la cattiva scrittura, perché la riempie di artifici deboli e inutili. 2. Nel secondo livello della cassetta ci sono gli elementi di stile. A riguardo, King cita William Strunk Jr., autore di Elementi di stile nella scrittura, piccola perla pubblicata nel 1920, ma sempre viva e attuale. È un libriccino di appena novanta pagine, eppure molti scrittori lo considerano immancabile, perché oltre a riassumere le regole e le norme compositive di base, tocca innumerevoli altri argomenti, quali la punteggiatura, il ritmo, le espressioni usate impropriamente, il dialogo, l'incipit e così via. Alcuni vengono sfiorati appena, ma tanto basta per renderne il concetto senza dilungarsi. In questa parte del libro, inoltre, King fa una digressione sull'uso del paragrafo: su come la sua densità, o viceversa la sua ariosità, possano determinare il genere di opera cui appartiene, e la sua cadenza ritmica; sulla sua forza in quanto impianto base del componimento; sulla frammentazione della scrittura, che fornisce immagini nitide e tensione al testo; e sul fatto che il paragrafo sia, secondo l'autore, il luogo in cui le parole hanno modo di prendere vita e respiro. Sullo scrivere. L'autore pensa che la buona scrittura si basi su due fattori: una cassetta degli attrezzi ben fornita, e il duro lavoro e la dedizione. Con un unico paletto, ovvero la predisposizione al mestiere: un cattivo scrittore non può diventare competente, mentre uno bravo può, con la pratica, aspirare all'eccellenza. I due esercizi fondamentali per chi desidera svolgere questo mestiere sono leggere molto e scrivere molto. Leggendo si instaura un processo di apprendimento inconscio e automatico, perché ogni libro, compresi quelli brutti, ha qualcosa da insegnare. Ci si può anche ispirare allo stile dei propri scrittori preferiti: King stesso dice che agli inizi ha sperimentato prendendo spunto da autori quali Ray Bradbury, James M. Cain, Lovecraft, e che la sua prosa diventava a seconda del periodo più cruda, nostalgica o rigogliosa. Ma questo cocktail stilistico è una parte necessaria nello sviluppo dello stile di ciascuno. E poi c'è la scrittura, che dev'essere costante, prolifica per quanto nelle possibilità dell'autore, e svolta in un luogo tranquillo, a porte chiuse. Può aiutare porsi degli obiettivi, ad esempio un certo numero minimo di parole al giorno, senza scuse e senza proroghe. Di cosa scrivere. Di cose che si conoscono. Di cose immaginarie. Di ciò che si adora leggere o guardare, l'autore stesso amava fin da ragazzino i film horror e di fantascienza. Sbagliato invece dedicarsi a un genere solo perché vende o per impressionare amici e parenti, a lungo andare non funziona. Se si scrive quello che si ama e si conosce, invece, si è in grado di infondergli un'anima e di renderlo inimitabile. Viene citato l'esempio di John Grisham, che scrive storie di avvocati, ed è stato lui stesso avvocato. È per questo che i suoi libri sono così avvincenti e verosimili: perché egli conosce bene quel mondo e quel mestiere, avendoli vissuti sulla sua stessa pelle. Perciò risulta sincero, reale, gratificante. Scrivete di quel che sapete e siate onesti, dice King, non sbaglierete mai. La trama. L'autore diffida delle storie preimpostate, perché pensa che la trama si costruisca da sola. Suggerisce di disseppellire la storia delicatamente, con pinzetta e pennellino, come si fa con un fossile; mentre paragona la trama a un piccone: rozzo, meccanico, anticreativo. I suoi libri si basano per lo più su situazioni, per cui King pone i personaggi in un determinato contesto, aspetta di vedere come reagiscono e si comportano, dopo di che lo butta giù sulla carta. Ha un'idea del finale, ma lascia che i protagonisti agiscano di testa loro, spesso stupendolo e deviando la narrazione su strade inaspettate. Nel libro fa anche degli esempi pratici di creazione della storia, prendendo in esame alcune delle sue opere. Spiega, poi, che le situazioni più interessanti spesso partono da una semplice domanda: e se? E se una cittadina del New England venisse invasa dai vampiri? E se una madre e suo figlio rimanessero intrappolati in un'auto assediata da un cane idrofobo? E così via. La descrizione. Definita dall'autore come la parte del raccontare che offre al lettore una partecipazione sensoriale alla storia. Si impara a descrivere bene leggendo molto e visualizzando mentalmente ciò che si vuole mostrare al lettore, rendendolo fisicamente partecipe della scena una volta che la si è trasferita su pagina. Occorre trovare un equilibrio tra descrizioni labili e descrizioni troppo massicce, e restare sempre e comunque centrati sulla storia; dare troppi dettagli, inoltre, impedisce al lettore di lavorare d'immaginazione. Secondo King contano di più ambientazione e atmosfera, il resto viene da sé e ciascuno di noi è in grado di immaginare “una liceale emarginata e vestita con abiti di recupero”, senza che l'autore debba descrivercela nei minimi particolari. Scoraggia anche l'uso di espressioni quali “mento volitivo”, “zigomi arroganti”, “acuti occhi blu” o simili, poiché producono una scrittura pigra e noiosa. Bastano pochi particolari evocativi, scelti con cura, in genere i primi che balzano alla mente: una cravatta allentata, i polsini della camicia rovesciati su dei polsi pelosi, l'odore delle cipolle in un ristorante. Le similitudini. Una similitudine ben riuscita, dice l'autore, è come ritrovare un vecchio amico in una folla di sconosciuti. Paragonando due oggetti apparentemente senza alcuna relazione tra loro, talvolta riusciamo a rendere vivida e nuova una cosa vecchia e conosciuta. Bisogna evitare espressioni scontate, quali “correva come un matto”, “era forte come un toro” o “combatté come una tigre”: anche qui, scrittura pigra, lista di cliché. Occorre esercitarsi a trovare immagini semplici, ma al contempo fresche; lo stesso discorso vale per le metafore, e per qualsiasi altra figura retorica si decida di inserire nel testo. Il dialogo. Aiuta nel mostrare (anziché raccontare), poiché trasmette informazioni sui personaggi in modo più incisivo e senza la necessità di utilizzare la narrazione; nel libro seguono numerosi esempi in merito. Sono da evitare i dialoghi ampollosi e carichi di riflessioni; ci si può ispirare al parlato reale, quello di tutti i giorni, cogliendone accenti, dialetti, ritmo, slang. Un dialogo deve risultare autentico, sincero, e deve “suonare bene” all'orecchio di chi lo legge, senza stonature. Se in un determinato contesto o genere di libro occorre un termine forte o volgare, va usato senza preoccuparsi dell'approvazione di chi legge: sostituire un'espressione come “oh, merda!” con “oh, marmo!” giusto per non offendere il lettore, non rende l'idea e di certo non porta a una buona prosa. I personaggi. L'autore crede che il racconto breve vada sorretto dai personaggi, mentre nel romanzo dev'essere la storia a comandare, altrimenti si rischia una galleria di volti e di nomi che può stancare il lettore. King consiglia di scrivere tenendo a mente che, nella vita reale, ciascuno di noi si considera il protagonista; questo permette di creare dei personaggi tridimensionali e realistici. Fa diversi esempi, tra cui quello azzeccatissimo della protagonista del suo libro Misery, Annie Wilkes: noi la vediamo come una psicopatica, ma lei si considera una persona equilibrata e razionale. L'autore non specifica che è depressa e ha inclinazioni suicide, piuttosto la presenta come una donna taciturna che si ingozza di dolci con accanimento, e già questo rende l'idea. Inoltre, cerca di offrire al lettore brevi scorci di mondo visti attraverso gli occhi di Annie, per renderla ancora più reale e terrificante. La revisione. Non c'è una regola uguale per tutti, ma King suggerisce due bozze e una rifinitura, perché è come lui lavora. La prima bozza va scritta a porte chiuse e buttata giù il più velocemente possibile, senza fermarsi troppo a guardare indietro, lasciandosi trasportare dalla storia. Dopo la prima stesura, occorre lasciare il libro a riposare per un po', chiuso a chiave in un cassetto; questo ci permetterà di rileggerlo, poi, con occhi meno coinvolti, come fosse il libro di un altro autore. A mente fredda è più facile scovare errori di ortografia, parole o intere parti inutili, divagazioni, incongruenze, lacune nella trama o nello sviluppo dei personaggi. Soprattutto, si può cogliere il succo della storia e trovare al suo interno le cosiddette risonanze, ovvero ciò che rimarrà nel cuore e nella mente del lettore quando avrà finito il libro. Una volta apportate le dovute correzioni, si può far leggere il manoscritto a poche persone fidate: amici, famigliari o critici di qualche genere. Questo serve a rilevare le reazioni generali (se nessuno lo trovasse buono, un motivo dev'esserci) ed eventuali errori sfuggiti durante la rilettura. Per la seconda bozza, King suggerisce la formula che egli stesso utilizza e che gli fu a suo tempo consigliata: prima bozza meno il 10%. Ovvero, tagliare un decimo di ciò che si è scritto, per eliminare il superfluo e rendere il testo più vivo. Bisogna anche rivedere le parti noiose e i retroscena nebulosi o eccessivi (sì al lavoro di ricerca, ma portarlo sulle pagine nella giusta misura). Verso la fine del libro, l'autore racconta dell'incidente che ha avuto nel 1999, quando un minivan l'ha travolto (e quasi ucciso) mentre camminava sul ciglio della strada. Forse ne parla anche per far capire quanto la scrittura possa ridare vita a una persona, farle dimenticare il dolore e riportarla gradualmente alla gioia. Conclude con un esempio pratico di revisione di un pezzo, e con l'elenco di alcune letture consigliate. Citazioni: «Io credo che siano molti ad avere, se pur in forma germinale, talento di scrittore e narratore, e che questo talento possa essere rafforzato e affinato. Se non ne fossi convinto, scrivere un libro come questo sarebbe una perdita di tempo. Così è stato per me, né più né meno, un processo di crescita disarticolato nel quale hanno agito in varia misura ambizione, desiderio, fortuna e un briciolo di talento.» «Comincia così: sistemate la vostra scrivania nell'angolo e tutte le volte che vi sedete lì a scrivere, ricordate a voi stessi perché non è al centro della stanza. La vita non è un supporto per l'arte. È il contrario.» «Io vi chiedo solo di mettercela tutta e ricordatevi che, se scrivere avverbi è umano, scrivere “lui disse” o “lei disse” è divino.» «Il linguaggio non deve indossare sempre giacca e cravatta. Il fine della fiction non è la correttezza grammaticale, ma mettere il lettore a proprio agio e poi raccontargli una storia... fargli dimenticare, se è possibile, che è lui o lei che sta leggendo la storia.» «Sentirsi travolti da una grande storia magistralmente raccontata, esserne schiacciati, per la verità, rientra nella necessaria formazione di ogni scrittore. Non puoi sperare di travolgere qualcuno con la forza della tua penna se non ci sei passato prima tu.» «Scrivo perché mi appaga. Sarà anche servito a pagare il mutuo e a far andare i ragazzi all'università, ma queste sono conseguenze: ho scritto per il piacere di scrivere, per la gioia pura che ne ricavo. E se potete farlo per il piacere, potete farlo per sempre.» Perché leggere questo libro: Perché pur essendo un manuale sulla scrittura, è come leggere un romanzo di Stephen King: una volta iniziato, non riesci a staccartici. Perché è ricco di storie e aneddoti curiosi sulla vita dell'autore. Perché permette di vedere con gli occhi dello scrittore il processo di creazione di un romanzo, dall'idea germinale alla sua pubblicazione. Perché offre numerosi spunti, idee ed esempi pratici sulla scrittura. Perché si percepisce l'onestà dell'autore nello spogliarsi di tutto e raccontarsi a cuore aperto. Perché è davvero un bel libro e come direbbe King, Diamine, se è scritto bene! Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti Categoria: Scrittura & Scrittura Creativa