Piccoli bulli e cyberbulli crescono


Anna Oliverio Ferraris, Piccoli bulli e cyberbulli crescono, Bur

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia, Genitorialità

L’intento dell’autrice è fornire indicazioni generali sull’origine e le cause del bullismo, analizzando le dinamiche individuali e di gruppo, le reazioni e i sentimenti di aggressori e vittime nonché le trappole online, gli interventi e le misure di...




Anna Oliverio Ferraris, Piccoli bulli e cyberbulli crescono, Bur

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Perchè leggere questo libro

Perché è pratico e ricco di esempi concreti sul fenomeno del bullismo. Perché rivela le dinamiche che si celano dietro a comportamenti aggressivi e violenti. Perché adotta uno stile non tecnico ma leggero e amichevole. Perché l’autrice è specializzata...


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Anna Oliverio Ferraris, Piccoli bulli e cyberbulli crescono, Bur

Riassunti di libri di crescita personale


Anna Oliverio Ferraris, Piccoli bulli e cyberbulli crescono, Bur Chi è l’autore? Anna Oliverio Ferraris è psicologa, psicoterapeuta e scrittrice. Ha diretto la rivista “Psicologia Contemporanea”, collabora con “Scuola dell’infanzia”, “Vita scolastica”, “Prometeo” e partecipa a trasmissioni radiofoniche e televisive su temi di sua pertinenza.Tra i suoi volumi più recenti: A piedi nudi nel verde. Giocare per imparare a vivere (Giunti 2011), La sindrome Lolita (Bur 2014) e Il terzo genitore. Vivere con i figli dell’altro (Cortina 2016). Qual è l’intento dell’autore? L’intento dell’autrice è fornire indicazioni generali sull’origine e le cause del bullismo, analizzando le dinamiche individuali e di gruppo, le reazioni e i sentimenti di aggressori e vittime nonché le trappole online, gli interventi e le misure di prevenzione. L’autrice propone anche delle soluzioni alla frequente diffusione del cyberbullismo, una nuova forma di persecuzione che si manifesta sul web. Questo libro insegna: Il problema della violenza. La violenza deriva dall’aggressività, una forza legata a quella pulsione distruttiva che si contrappone a quella positiva (eros e thanatos). La violenza è molto diffusa tra gli adolescenti. L’autrice riporta alcune testimonianze di ragazzi che hanno assistito o che si sono resi protagonisti di episodi di pestaggi, risse e di bullismo in genere. Questo fenomeno si riscontra di più tra i maschi, che hanno bisogno di rispondere alle provocazioni. Può trattarsi tanto di futili motivi quanto di litigi dovuti a una ragazza. Le cause vanno ricercate però anche in altri fattori: per es. le forme di violenza possono essere preterintenzionali e dovute a frustrazioni, insuccessi, noia etc. oppure pianificate e miranti a divertirsi alle spalle di qualcuno, appropriarsi di beni altrui, punire, vendicarsi, tormentare etc. Aggressività e violenza. Eppure l’aggressività non implica necessariamente la violenza. Mentre la violenza è un atto contro l’altro che mira a provocare sofferenza e/o ferite, l’aggressività è una manifestazione della forza vitale che può trasformarsi in violenza. L’aggressività non va repressa per non sviluppare un «falso Sé», un’immagine idealizzata di chi non si arrabbia mai. L’aggressività adattiva contribuisce alla stabilità fisica e psichica di una persona ed è funzionale all’affermazione di sé e alla tutela della propria identità. L’autrice sottolinea che spesso la mancanza di aggressività è percepita come segno di debolezza. Dunque, è bene che anche i bambini conoscano emozioni negative come rabbia, aggressività e odio, in modo tale da non diventare vittime perenni. Il visibile e l’invisibile. Le aggressioni possono ravvisare due livelli: 1) L’invisibile. Nell’esempio proposto, l’insegnante rimprovera Gianni per aver copiato il compito da un compagno, mentre è stato lui ad aver fatto copiare. A casa, suo fratello lo spintona e lui reagisce mollandogli uno schiaffo. La madre di Gianni lo rimprovera ma la sua è la manifestazione di una rabbia repressa non nei confronti di suo fratello ma per l’ingiustizia che ritiene di aver subito a scuola. L’episodio fa comprendere che un adolescente incontra molte più difficoltà a trattenere le proprie pulsioni. La reazione si manifesta su un oggetto di sfogo che può non avere nulla a che fare con l’origine della pulsione. 2) Il visibile. La rabbia può essere anche manifesta. In tal caso, essa cela però delle problematiche familiari che coinvolgono direttamente il ragazzo (es. violenze subite da un genitore, maggiore attenzione nei confronti di un fratello o di una sorella etc.). La prevenzione in famiglia. La famiglia è senz’altro determinante per la crescita del bambino in senso positivo o negativo. L’autrice individua un indice di rischio sulla base del livello culturale della famiglia: lieve (in contesti come divorzio, separazioni, altro partner prima dei sedici anni etc.), medio (povertà, genitori criminali etc.), elevato (in contesti di violenza domestica, trascuratezza, abusi sessuali etc.). È necessario che fin da piccolo il bambino si senta amato e che costruisca un’immagine di sé positiva. Questo gli permette di essere tranquillo e fiducioso e di reagire meglio alle paure e allo stress. La tenerezza deve essere affiancata all’amore-fermezza da parte dei genitori. Lo stile educativo può essere autoritario (regole ferree a cui non si deve discutere), permissivo (senza una linea-guida), respingente/trascurante (adottato dai genitori distaccati e non coinvolti) o iperprotettivo/possessivo (attaccamento eccessivo ai figli che riduce il loro livello di autonomia). Imparare a difendersi. Se il bambino dimostra di essere emotivamente forte, è difficile che il bullo lo prenda di mira, e se ciò dovesse accadere, perlomeno saprà come difendersi. L’autrice propone una serie di strategie difensive: 1) Contropiede. Consiste nel dare al bullo risposte ad hoc. Es. all’insulto «ciccione» si può rispondere con «Grazie, molto gentile. Io però sono intelligente»; 2) Linguaggio del corpo. Espressione neutra sul viso, sorriso, braccia rilassate, lungo i fianchi o in tasca; 3) Disinnesco. Rispondere ad aggressioni verbali violente con un tono di voce basso e lento; 4) Rilassarsi. La rabbia non è una soluzione. Potrebbero esserlo invece degli esercizi di rilassamento, per es. ci si potrebbe allenare a respirare inspirando lentamente e profondamente ed espirando; 5) Dire di “no”. La gentilezza di alcuni bambini non deve portare alla manipolazione da parte dei falsi amici. Bisogna dunque saper dire di no; 6) Ostracismo. Consiste nell’esclusione dal gruppo. A scuola l’integrazione può avvenire tramite l’insegnante o in autonomia. È importante non cercare a tutti i costi di essere accettato. Come riconoscere la vittima. La vittima di bullismo potrebbe non voler parlare delle angherie subite. Eppure ci sono alcuni segni che aiutano il genitore a capire che qualcosa non va: 1) Ansia durante il tragitto per andare a scuola; 2) Disturbi psicosomatici (es. emicranie, disturbi di stomaco e pancia etc.); 3) Lividi e ferite al ritorno da scuola; 4) Soldi mancanti per presunte distrazioni, a cui spesso seguono furti ai familiari; 5) Telefonate capaci di recare ansia; 6) Assenza di amici; 7) Irritazione e aggressività frequenti con genitori o fratelli e sorelle; 8) Tristezza e melanconia croniche; 9) Evasività nelle risposte; 10) Comportamenti insoliti. Se il bullo è il figlio. Il genitore non dovrebbe scusare né minimizzare il figlio che adotta comportamenti da bullo e né tantomeno dovrebbe accusare la vittima. L’autrice suggerisce alcune strategie da adottare: 1) Raccogliere dettagli da più fonti prima di intraprendere qualunque iniziativa; 2) Condannare la violenza senza alcuna discussione, una volta acquisita la certezza che l’obiettivo era fare del male; 3) Evitare di essere aggressivi con chi riferisce episodi di bullismo che hanno visto il figlio protagonista; 4) Domandarsi se la violenza fisica e/o verbale sia già presente in famiglia; 5) Domandarsi se ci sono armi in casa: infatti se non sono motivate (es. andare a caccia), ne incoraggiano l’uso; 6) Far scusare il figlio bullo con la vittima; 7) Esercitare un controllo maggiore sul figlio in caso di mancanza di fiducia totale circa il suo comportamento fuori casa; 8) Supervisione e controllo anche per quanto riguarda il cyberbullismo. Il bullismo a scuola. Nelle scuole, soprattutto le medie, sono aumentati notevolmente gli episodi di bullismo. Questo è dovuto a diversi fattori: es. tutti frequentano le scuole medie e proseguono gli studi, e rispetto al passato le classi sono eterogenee e la disciplina scolastica è meno tollerata dagli alunni. Il problema per l’insegnante è comprendere quando è il momento di intervenire. La risposta non è semplice, poiché la protezione eccessiva impedisce al ragazzo di confrontarsi con le difficoltà. Tuttavia i segni di bullismo, qualora ce ne fossero, non vanno ignorati. Punire o non punire? La questione è piuttosto dibattuta. Secondo alcuni, i ragazzi non dovrebbero essere puniti perché sono ancora troppo immaturi e perché il bullo potrebbe essere a sua volta vittima del contesto sociale in cui è cresciuto. Bisognerebbe cercare di fargli riconoscere la responsabilità personale dei propri atti: è su questo punto che l’educatore dovrebbe puntare, poiché si tratterebbe del primo passo per produrre un cambiamento. L’altro versante teorico sostiene invece che la sanzione vada intesa come un segno, che sia un messaggio chiarificatore su ciò che è bene e ciò che male, un messaggio che la famiglia non ha saputo comunicare correttamente. Il cyberbullismo. La differenza fondamentale tra bullismo e cyberbullismo risiede nello strumento utilizzato. Tecnologie evolute come smartphone e tablet si sono diffuse anche tra i più giovani, che per aumentare la propria popolarità si divertono a filmare scene che dal loro punto di vista appaiono divertenti. Si tratta, per es., di atti di vandalismo oppure di violenza nei confronti degli sconosciuti. Questo è il cyberbullismo. In comune con il bullismo, ci sono tre caratteristiche: l’insistenza persecutoria, la sproporzione delle forze a favore degli aggressori e l’intenzione di nuocere da parte dell’aggressore/persecutore. A differenza del bullismo, con il cyberbullismo aumenta notevolmente la visibilità degli atti, che può diventare virale attraverso la condivisione e provocare un enorme senso di angoscia nella vittima. Il cyberbullo agisce pubblicando foto, video, registrazioni audio che diffondano maldicenze. Il cyberbullismo si manifesta in forme come flaming (insulti), assillo (insulti a carattere persecutorio), denigrazione (pettegolezzi, maldicenze e calunnie diffuse sui social), mascherata (si finge di essere una persona per danneggiarla), outing o inganno (pubblicazione in rete di informazioni di carattere personale), esclusione (es. da un gruppo social) e cyberstalking (persecuzione tramite messaggi, chat, e-mail etc.). Tipologie di cyberbulli. 1) Gli avidi di potere. Sono bulli diventati cyberbulli. Di solito non agiscono da soli e hanno sete di dominio; 2) Le ragazze maligne. Agiscono in gruppo al computer a casa di qualcuno, inviando messaggi o foto che ridicolizzano; 3) I vendicativi. Vittime dei prepotenti a scuola, si vendicano a casa grazie alle loro abilità informatiche. Agiscono spesso in forma anonima; 4) Gli angeli vendicatori. Corrono in aiuto dei più deboli. Attaccano gli aggressori o coloro che si oppongono alla causa che essi difendono; 5) Gli inconsapevoli. Non hanno intenzione di nuocere ma colpiscono per errore, per es. sbagliando indirizzo. Citazioni: «Sebbene molti dei ragazzi che girano con un’arma cerchino soltanto prestigio, la presenza dell’arma aumenta il rischio di fare male a qualcuno.» «Gli abusi e i traumi subiti nell’infanzia possono innalzare il tasso di aggressività individuale non solo nell’infanzia ma anche in età adulta.» «La famiglia è l’ambiente di vita in cui i bambini fanno i primi fondamentali apprendimenti. Qualunque sia la sua struttura, la famiglia dovrebbe essere in grado di accogliere un bambino e di prepararlo a vivere sia tra le mura domestiche sia al di fuori, anche tra persone diverse dai propri familiari.» «Gli adulti che operano nella scuola dovrebbero prestare attenzione a ciò che avviene tra i ragazzi, anche se questi non parlano, negano o minimizzano.» Perché leggere questo libro: Perché è pratico e ricco di esempi concreti sul fenomeno del bullismo. Perché rivela le dinamiche che si celano dietro a comportamenti aggressivi e violenti. Perché adotta uno stile non tecnico ma leggero e amichevole. Perché l’autrice è specializzata in ambito psicologico. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Comunicazione & Psicologia