PNL essenziale


Steve Bavister, Amanda Vickers, PNL essenziale, Alessio Roberti editore, trad. G. Fort

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

Il volume aiuta il lettore a comprendere i concetti primari della PNL in modo pratico e coinvolgente. PNL è l’acronimo di Programmazione Neuro-Linguistica, disciplina fondata da Richard Bandler e John Grinder che studia il pensiero e il comportamento...




Steve Bavister, Amanda Vickers, PNL essenziale, Alessio Roberti editore, trad. G. Fort

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Perchè leggere questo libro

Perché avvia alla PNL adottando un linguaggio tecnico ma semplificandolo attraverso numerosi esempi tratti dalla vita quotidiana. Perché è molto motivante e fa comprendere quanto siano determinanti gli inganni della mente nel produrre una serie di...


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Steve Bavister, Amanda Vickers, PNL essenziale, Alessio Roberti editore, trad. G. Fort

Riassunti di libri di crescita personale


Steve Bavister, Amanda Vickers, PNL essenziale, Alessio Roberti editore, trad. G. Fort Chi sono gli autori? Steve Bavister è laureato in psicologia ed è un coach certificato di PNL, specializzato in public speaking, comunicazione, leadership e management. È il coautore di numerosi libri di sviluppo aziendale e personale. PNL Essenziale è un best-seller da 60.000 copie vendute. Amanda Vickers è laureata in psicologia e coach certificata di PNL. È autrice e coautrice di diversi libri su PNL e crescita personale pubblicati in tutto il mondo. Quale è l’intento dell’autore? Il volume aiuta il lettore a comprendere i concetti primari della PNL in modo pratico e coinvolgente. PNL è l’acronimo di Programmazione Neuro-Linguistica, disciplina fondata da Richard Bandler e John Grinder che studia il pensiero e il comportamento dell’uomo, formando abili comunicatori capaci di relazionarsi in modo efficace e di rendere più efficiente e pregnante la comunicazione interpersonale. Questo libro insegna: Definizione di PNL. La PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) si può definire in diversi modi, a seconda della propria percezione. La PNL è «lo studio della struttura dell’esperienza soggettiva» ma è anche «un modello che mostra come riceviamo, immagazziniamo e recuperiamo le informazioni» nonché «una serie di procedure il cui valore si misura in termini di utilità e non di corrispondenza a verità». Scienza, processo, studio, modello, manuale, sistema: la PNL è tutto questo. Ma esattamente che cosa vuol dire Programmazione Neuro-Linguistica? «Programmazione» è un termine ricavato dal lessico informatico, applicabile però anche alle emozioni e alle esperienze, trasformate, rielaborate e immagazzinate così come accade con i dati in un computer; «Neuro» si riferisce proprio al cervello, al modo in cui raccogliamo le informazioni; e infine «Linguistica» è attinente al linguaggio, non soltanto alle parole ma anche, per esempio, alla gestualità e alla posizione del corpo. I quattro pilastri della PNL. Sono i quattro aspetti chiave su cui si basa la PNL: 1) Risultati. Un errore comune è non sapere che cosa si vuol fare, vivere alla giornata senza alcun obiettivo. È invece proprio questo il primo pilastro della PNL: avere chiari in mente i risultati da raggiungere, fissandosi magari una scadenza; 2) Acutezza sensoriale. È molto importante sviluppare appieno i cinque sensi: l’osservazione della realtà circostante consente di non trascurare i dettagli. Per esempio, sarebbe molto utile, qualora si tentasse di vendere un prodotto, prestare attenzione al modo di comunicare del nostro interlocutore, non soltanto dunque a ciò che dice ma anche alla postura, al tono di voce e alla posizione delle mani; 3) Flessibilità comportamentale. L’acutezza sensoriale permette di comprendere meglio la reazione del nostro interlocutore, da cui riceviamo un feedback, positivo o negativo, sulla base del quale si adatteranno i comportamenti successivi; 4) Rapport. I primi tre pilastri della PNL permettono di raggiungere il traguardo, che però potrebbe prevedere il coinvolgimento anche di altre persone. In questo caso si aggiunge il rapport, vale a dire una sorta d’intesa tra i due interlocutori che permette di dire che con quella persona ci troviamo bene. Il rapport può essere potenziato e sviluppato adattando la nostra comunicazione a quella dell’altra persona. Le presupposizioni della PNL. La spina dorsale dell’approccio adottato dalla PNL si fonda su una serie di presupposizioni che Bandler e Grinder hanno individuato durante il percorso di fondazione, attingendo da svariate discipline come la semantica generale, la cibernetica e la grammatica trasformazionale. Eccone alcune: 1) La mappa non è il territorio. È esattamente come dire che il menù non è il pranzo e che lo spartito non è la musica. Per «mappa» si intende ciò che noi percepiamo, mentre il «territorio» è la realtà esterna, di cui possiamo fornire solo un’interpretazione; 2) Il significato di una comunicazione è la reazione che si ottiene. Quando si compie un’azione apparentemente innocua, talvolta capita di ricevere una reazione inaspettata. Questo accade perché ciò che è valido per la nostra «mappa» non sempre lo è anche per l’altro. In particolare, la comunicazione è veicolata attraverso i filtri percettivi dell’interlocutore e quindi il messaggio potrebbe essere interpretato in modo diverso rispetto al significato che il mittente voleva attribuire; 3) Non si può non comunicare. La comunicazione non verbale costituisce il 70% della comunicazione totale. Ritmo, tonalità, inflessione della voce permettono di capire che cosa realmente si sta provando in quel momento e comunicano molto più delle semplici parole; 4) Non esiste fallimento, ma solo feedback. I bambini che provano a camminare per la prima volta non hanno paura del fallimento e percepiscono i tentativi a vuoto solo come un feedback che li guiderà nel tentativo successivo, con il vantaggio però di scartare la modalità errata di approccio. Lo stesso non accade negli adulti, che hanno paura di sbagliare e quindi di fallire; 5) Le persone funzionano alla perfezione. Se le persone non sono in grado di fare una determinata cosa, non è perché qualcosa in loro non funziona. Si tratta piuttosto di comprendere quali convinzioni negative le facciano agire in un certo modo; 6) Avere possibilità di scelta è meglio di non averne. La maggior parte delle tecniche e delle presupposizioni della PNL ha a che fare con l’aumentare delle opzioni a disposizione nelle diverse situazioni. Infatti «avere un’unica alternativa significa non avere scelta». Sistemi rappresentazionali e predicati. I cinque sensi di cui l’uomo dispone servono per ottenere una rappresentazione del mondo. Gli autori ricordano che questa rappresentazione è in realtà un’interpretazione, poiché i sensi, per quanto possano essere sviluppati, possiedono delle limitazioni. Per esempio, ci è impossibile vedere bene al buio, a differenza di alcuni animali, dotati di un senso della vista molto più sviluppato del nostro. L’acronimo VAKOG (Visivo, Auditivo, Cinestesico, Olfattivo e Gustativo) indica l’insieme dei sistemi rappresentazionali, di cui spesso si tende a preferirne uno piuttosto che altri. Per esempio, per far riaffiorare un evento si può ripensare all’ambiente circostante (sistema visivo), ai suoni e alle voci (sistema auditivo) o alle sensazioni tattili e alle emozioni (sistema cinestesico). Il sistema più adottato da una persona è detto sistema primario. Il sistema rappresentazionale più utilizzato si può riconoscere prestando attenzione alle parole pronunciate, dette predicati. Per esempio, se dicessimo: «Non vedo la luce alla fine del tunnel» il sistema utilizzato sarebbe quello visivo; «Gli suona bene» indica invece che il sistema primario è auditivo. Gli autori propongono una lunga serie di esempi di predicati per ogni sistema, tra cui: 1) Sistema visivo: apparire, colpo d’occhio, chiarificare, prospettiva, immagine etc.; 2) Sistema auditivo: chiamare, riferire, urlare, gridare etc. 3) Sistema cinestesico: irritare, affilare, spostare, testa calda, farsi carico etc. Saper riconoscere il sistema primario attraverso i predicati serve per creare una comunicazione più efficace. Valori e convinzioni. Le convinzioni hanno il potere enorme di influenzare le azioni dell’uomo. Se si è convinti di non poter riuscire in un’impresa, difficilmente si tenterà di portarla a termine. Gli autori ricordano l’esempio del record raggiunto da Roger Bannister nel 1954: un miglio percorso in meno di quattro minuti. Dopo quell’impresa, altri ci provarono, consapevoli che l’obiettivo era raggiungibile. Una convinzione, sottolineano dunque gli autori, è un’idea radicata che ci porta ad agire in un certo modo. Si hanno convinzioni sulla politica, sul cinema, sulla polizia, sul sistema giudiziario, sullo studio; e tutte queste convinzioni costituiscono la mappa mentale in cui ci muoviamo ogni giorno. Le convinzioni fanno parte non soltanto di noi stessi ma molto spesso anche della nostra cerchia famigliare o del gruppo sociale a cui apparteniamo. Per questo le diamo per scontate e le accettiamo come vere. Le convinzioni possono essere «pure» (es. sapere che il sole sorgerà e tramonterà o che la nostra casa resterà in piedi) e non «pure», dette «valori», poiché implicano un giudizio di valore di fondo. Le convinzioni e i valori nella PNL. Le convinzioni e i valori si possono sintetizzare in tre profili: 1) Sono filtri percettivi. Secondo gli autori, le convinzioni e i valori determinano il modo in cui facciamo esperienza nel mondo e creano e confermano la nostra personale rappresentazione della realtà; 2) Sono distorsioni. Convinzioni e valori sono anche generalizzazioni che consentono di dare per scontata una certa questione; 3) Hanno importanza motivazionale. Ciò vuol dire che rappresentano la rotta verso cui indirizzare il nostro percorso. L’energia che poniamo verso un certo obiettivo è determinata dal tipo di convinzione che abbiamo su di essa. Per esempio, se riteniamo la famiglia una priorità, agiremo di conseguenza, dedicandole tempo ed energie. Per comprendere quanto importanti siano le convinzioni, è sufficiente pensare all’effetto placebo, un farmaco privo di principi attivi che riesce però a far migliorare o a guarire i pazienti. L’origine delle convinzioni e dei valori. Le convinzioni e i valori non sono innati. Ecco alcuni fattori che li originano: 1) Esperienze di imprinting. Sono quelle che si recepiscono fino a circa sette anni e determinano convinzioni potenzianti o limitanti; 2) La cultura in cui si cresce. L’impatto dei genitori sul bambino è molto forte e può determinare il modo di pensare e quindi alcune convinzioni, per esempio l’orientamento religioso, politico etc.; 3) Modellamento inconscio. Le persone che ci circondano sono il nostro modello e di conseguenza, seppur a livello inconscio, tendiamo a rifarci a quel modello e a ricopiarlo; 4) Feedback dagli altri. Può scaturire dai genitori, che spesso evidenziano solo i fallimenti; 5) Esperienze di riferimento. Basta una singola esperienza per convincersi di essere in grado di fare qualcosa. Convinzioni limitanti. Quando siamo convinti di essere bravi in qualcosa, facciamo di tutto per confermarlo a noi stessi. Lo stesso accade quando possediamo delle convinzioni limitanti: se pensiamo di non essere adatti a una certa situazione, per esempio parlare in pubblico, il nostro cervello farà di tutto per confermare quello che stiamo pensando. Le convinzioni limitanti si sintetizzano in tre frasi negative: 1) Non c’è speranza. Si crede che qualcosa sia impossibile; 2) Non sono in grado. Si supera la prima frase, dunque una certa cosa è possibile, ma la limitazione verte su noi stessi, che non possediamo le capacità o le qualità sufficienti per realizzarla; 3) Non me lo merito. È un’altra convinzione che riguarda noi stessi. Ci si crede immeritevoli di raggiungere un certo traguardo. I risultati. Gli autori sottolineano la differenza tra obiettivi e risultati. Un obiettivo è qualcosa che desideriamo, mentre un risultato è qualcosa che riusciamo a ottenere dopo una serie di azioni. Il risultato può essere desiderato quando ci riferiamo a qualcosa che miriamo a raggiungere o a realizzare. Ma un risultato desiderato deve essere «ben formato». Questo significa che dovrà possedere alcune importanti caratteristiche: 1) Deve essere espresso in termini affermativi. Non va bene quindi dire: «Non voglio più sentirmi nervoso quando parlo in pubblico» ma è più opportuno pensare: «Voglio sentirmi sicuro quando parlo in pubblico»; 2) Deve essere sottoposto al proprio controllo. Non va bene pensare: «Voglio che mia figlia vada bene a scuola» poiché il fatto che i risultati scolastici siano buoni dipende unicamente da qualcun altro, non dal genitore. Si deve quindi pensare a risultati che comportino l’interazione solo di noi stessi, non di altre persone. Per quanto riguarda l’esempio della figlia, è più opportuno pensare: «Voglio aiutare mia figlia ad andare bene a scuola»; 3) Deve essere il più specifico possibile. Non va bene quindi dire: «Voglio essere ricco» o «Voglio un nuovo lavoro». I risultati desiderati hanno bisogno di dettagli: ad esempio quanto ricco? Che tipo di lavoro? In che settore? Restringendo il campo si arriva a una descrizione basata sui sensi; 4) Deve avere una procedura di verifica basata sui sensi. Si collega alla caratteristica precedente. La risposta della verifica sarà relativa a visioni, odori, percezioni e sapori; 5) Bisogna considerare il contesto. Il contesto è il luogo in cui ottenere il risultato desiderato, es. famiglia, lavoro, il rapporto con il partner etc.; 6) Bisogna avere accesso alle risorse necessarie. La PNL aiuta le persone a passare dallo «stato presente» allo «stato desiderato» ma per farlo potrebbero essere necessarie delle risorse, sia interiori (abilità, conoscenze, comprensione, coraggio etc.) sia esteriori (denaro, contatti, equipaggiamento); 7) Deve conservare eventuali vantaggi e benefici preesistenti. Per esempio, si potrebbe decidere di iniziare a fumare soltanto per potersi sentire simili ai propri coetanei adolescenti, ma una volta arrivati a trent’anni il risultato desiderato (sentirsi simili) non porta più a nessun beneficio. È per questo che molte persone decidono di mollare: il risultato desiderato produrrebbe, infatti, soltanto dei benefici provvisori, legati unicamente al raggiungimento di quello specifico risultato; 8) Bisogna controllare che sia ecologicamente sostenibile. Il risultato desiderato può produrre degli effetti su tutto il sistema circostante. Per esempio, se un manager decidesse di voler raggiungere un certo traguardo, dovrebbe anche considerare il tempo da investire nel lavoro e di conseguenza le ore libere da dedicare a hobby e famiglia; 9) Bisogna definire il primo passo da compiere. Una volta individuato il risultato desiderato, per trasformarlo in realtà è necessario muovere il primo passo, senza il quale non si potrà fare neanche il resto. Stati ed emozioni. Quando si parla di «stato» si è soliti usare espressioni come «stato di noia», «stato di euforia», «essere in cattivo stato». Si tratta delle condizioni fisiche e mentali a partire dalle quali la persona agisce. Il comportamento, infatti, è determinato proprio dallo stato. Per esempio, capita quando ci si sente sicuri di sé e si riesce a fare tutto bene; al contrario, l’insicurezza porta ad agire con grandi difficoltà in qualunque ambito. Riflettere sul proprio stato è il primo passo per ottenere i risultati desiderati. Gli stati sono determinati solo da come noi stessi percepiamo il mondo in quel momento, non dalla realtà esterna. Lo stato si può cambiare. Gli autori evidenziano che molte persone riescono a cambiarlo soltanto provvisoriamente, utilizzando alcol, droghe, sesso, cibo o televisione: si dovrebbe agire piuttosto sulla propria condizione neurofisiologica. Per fornire un esempio concreto al lettore, gli autori propongono un esercizio che guida passo per passo in questo fondamentale cambiamento dello stato. Ancoraggio. In PNL l’àncora è qualcosa che riesce a far scattare un determinato stato d’animo. Può essere una canzone, l’odore del pane etc. L’àncora è il punto di riferimento di una certa esperienza e l’ancoraggio è il processo attraverso cui avviene l’associazione «risposta interiore-esperienza». Spesso le ancore si creano durante l’infanzia: può capitare che l’esperienza originaria che ha generato l’àncora sia stata rimossa da tempo, eppure la risposta emotiva continua a sussistere. Un’àncora può essere instaurata seguendo cinque condizioni essenziali: 1) Unicità dello stimolo. Le ancore efficaci producono segnali chiari e specifici al cervello. Per esempio, un’àncora cinestesica può essere il lieve tocco di una parte del corpo; 2) Intensità. L’associazione è efficace e durevole se l’àncora è instaurata prima che lo stato della persona raggiunga la sua massima intensità, ovvero il grado di forza dello stato percepito interiormente; 3) Purezza. Alla sua attivazione, l’àncora permette di recuperare esattamente quello stesso stato d’animo a cui è stata associata. Niente dunque deve contaminare l’esperienza, tantomeno gli eventuali dubbi circa la scelta dell’àncora; 4) Tempismo. Lo stimolo va applicato un secondo prima che l’intensità sia al massimo e va interrotto quando raggiunge il picco; 5) Contesto. Alcune ancore funzionano soltanto nell’ambiente in cui sono state create. Acutezza sensoriale e calibrazione. Quando si è distratti può capitare di perdersi perfino in una strada che si conosce molto bene. La PNL ha individuato una strategia per sviluppare quindi l’acutezza sensoriale e la calibrazione, utilissime nell’ambito comunicativo (vendita, coaching, leadership etc.). L’acutezza sensoriale si sviluppa prestando attenzione a tutto ciò che si riesce a cogliere immediatamente. Osservando chi ci è di fronte, si dovrà annotare tutto ciò che riguarda postura, gestualità, respirazione, voce, espressioni facciali etc. Secondo gli autori, però, osservare non è sufficiente: bisogna anche interpretare. La differenza tra osservazione e interpretazione risiede nel modo in cui si guarda, ovvero mentre nel primo caso ci si limiterà a percepire la realtà attraverso i sensi, con l’interpretazione si cercherà di dare un significato alle informazioni raccolte e a trarre delle conclusioni. Per quanto riguarda la calibrazione, si tratta di sfruttare al meglio l’acutezza sensoriale e di individuare tutti quei gesti che, in un certo contesto, assumono un significato ben preciso. La calibrazione osserva: 1) Postura. È il modo in cui la persona sta seduta o in piedi quando è attenta, rilassata, felice etc.; 2) Gesti e altri movimenti del corpo. Individua i movimenti inconsci delle persone: battere i piedi, tamburellare con le mani etc.; 3) Respirazione. Può avvenire nella parte alta del petto, in quella media o nell’addome e può variare in base allo stato emotivo; 4) Voce. Riguarda la tonalità, il volume, il timbro, la velocità, il ritmo e la qualità; 5) Incarnato. È il colore della pelle, che per esempio può arrossire o impallidire; 6) Espressioni facciali. Comprendono migliaia di configurazioni. Alcune «microespressioni» si rivelano in base allo stato della persona. Rapport. Se al lavoro due colleghi stanno parlando sottovoce, probabilmente stanno facendo rapport. È un fenomeno che prevede l’instaurazione di una forte connessione e si descrive spesso con espressioni tipo «essere sulla stessa lunghezza d’onda» o «essere in armonia». Il rapport si verifica quando ci troviamo d’accordo con le persone, quando riusciamo a creare un forte legame e una comunicazione efficace. Poiché la comunicazione maggiore è quella non verbale, per mantenere il rapport è necessario ricalcare e rispecchiare gesti, espressioni facciali, postura, movimenti oculari etc. Concetti fondamentali legati al rapport sono il ricalco e il rispecchiamento: 1) Ricalco. In seguito all’osservazione di qualcuno, se ne assumono i comportamenti (es. lo stesso modo di sedersi o gli stessi gesti). Si può ricalcare la posizione del corpo intero (come ci si siede o si sta in piedi) o soltanto la parte superiore o inferiore; si possono ricalcare anche il movimento (lento e fluido, energico e scattante etc.), le inclinazioni del capo o delle spalle (a sinistra o a destra, avanti o indietro), il linguaggio, le convinzioni e i valori; 2) Rispecchiamento. È un ricalco preciso della persona, di tutti i suoi comportamenti. L’obiettivo è creare un’immagine speculare. Meta Modello. Il Meta Modello crea una distinzione tra struttura superficiale e struttura profonda, che si rifà alla grammatica trasformazionale di Chomsky: 1) Struttura superficiale. È costituita dalla sequenza delle parole effettivamente adottate; 2) Struttura profonda. Rivela il reale significato della frase. Es. «Una vecchia legge la regola». Due sono le interpretazioni: in base alla prima, un’anziana signora legge una regola; in base alla seconda, invece, si fa riferimento a una norma che regola qualcosa. Nell’esempio proposto la struttura superficiale è la stessa ma varia la struttura profonda. Dunque questa distinzione si applica anche in PNL, poiché la struttura superficiale è ciò che diciamo a parole, mentre la struttura profonda di ciò che intendiamo comunicare è la totale rappresentazione interiore (immagini mentali, suoni, sensazioni etc.). Nel corso del passaggio tra struttura profonda e struttura superficiale si verificano tre processi: cancellazione, distorsione e generalizzazione. Il Meta Modello ha il compito di identificare questi processi e di analizzare la struttura superficiale di quello che viene detto: 1) Cancellazione. Quando siamo impegnati in svariate attività, tutto quello che avviene nel mondo circostante viene filtrato dal cervello. È per questo che riusciamo a seguire un programma in TV anche quando nella stanza tutti parlano. Per far comprendere in che modo il Meta Modello mette in discussione la cancellazione, vengono proposte alcune frasi per ogni tipo di cancellazione: cancellazione semplice («Sono triste». Domanda: «Triste riguardo a cosa?»), cancellazione di termine di paragone («Meglio adattarsi». Domanda: «Meglio di cosa?»); 2) Distorsione. Conduce a conclusioni non giustificate pur non disponendo di tutte le informazioni necessarie a una valutazione. Con la distorsione si arriva a credere che la nostra visione del mondo sia quella corretta. Esempi di distorsione da mettere in discussione con il Meta Modello: causa ed effetto (si chiarisce la relazione causale. «Mi fa davvero arrabbiare». Domanda: «Come, nello specifico, ti fa arrabbiare?»), lettura del pensiero (si identifica il ragionamento alla base dell’affermazione. «Lei pensa che io sia pigro». Domanda: «Come sai che lo pensa?»), equivalenza complessa (si stabilisce se la relazione di equivalenza sia veramente valida. «Non ho superato l’esame, sono un completo perdente». Domanda: «In che modo non superare l’esame ti rende un perdente?»), performativa perduta (si identificano i criteri impiegati per formulare il giudizio. «Non è bene che le donne lavorino quando hanno figli». Domanda: «Non è bene secondo chi? Chi lo dice?»), nominalizzazioni (si trasforma la cosa in un processo. «C’è troppa confusione». Domanda: «Cosa ti sta confondendo?»); 3) Generalizzazione. È utile per farci muovere nel mondo. Le esperienze del passato sono recuperate come punto di riferimento per il presente e per il futuro. Es. se un meccanico non ripara bene la macchina, questo non vuol dire che tutti i meccanici non sappiano lavorare. Esempi di generalizzazioni da affrontare con il Meta Modello: quantificatori universali («Lui non è mai puntuale». Domanda: «Mai? Nemmeno una volta?»), operatori modali di necessità e possibilità («Devo andare in palestra tre volte a settimana?» Domanda: «Cosa accadrebbe se non lo facessi?»), presupposizioni («Se gli importasse di me si comporterebbe diversamente». Domanda: «Come sai che non gli importa di te?»). Nel libro gli autori propongono un esercizio con una serie di affermazioni che vìolano il Meta Modello: l’obiettivo è individuare le violazioni e stabilire come mettere in discussione ciascun caso con una domanda. PNL in azione. Nel capitolo conclusivo del volume, gli autori forniscono alcuni esempi di applicazione della PNL: 1) PNL nello sviluppo personale. La PNL aiuta a prendere coscienza dei propri valori, a espandere la propria coscienza di sé e degli altri e a gestire meglio le proprie emozioni, ad acquisire quindi maggiore intelligenza emotiva; 2) PNL nelle presentazioni. Comunicare con un gruppo, ma soprattutto farlo con efficacia, diventa fondamentale per manager, direttori e docenti. Trovarsi su un palco davanti a una pluralità di persone è spesso un’esperienza che provoca enorme stress. La PNL può aiutare quindi ad affrontare il nervosismo nel migliore dei modi, per esempio cambiando lo stato emotivo e portando il parlante a sentirsi sicuro di sé; 3) PNL nello sport e nel fitness. Lo sport è una battaglia che non riguarda soltanto il corpo ma anche la mente. Nelle competizioni sportive, spesso la motivazione è molto più importante della forma fisica. La PNL può aiutare ad affrontare al meglio le competizioni sportive, trasformando un disagio fisico in spinta agonistica; 4) PNL nella salute e nel benessere. Il corpo può essere curato agendo anche sulla mente. Per esempio si può decidere di fare jogging o di allenarsi in palestra per alleggerire la mente dallo stress del lavoro quotidiano. La PNL propone numerose tecniche e aiuti che diano benefici tanto al corpo quanto alla mente; 5) PNL nelle relazioni. Con la PNL si può essere in grado di vedere degli sconosciuti come degli amici che non avevamo ancora incontrato. La PNL aiuta infatti a connettersi subito con gli altri e a creare delle relazioni soddisfacenti. D’altronde spesso la felicità dipende proprio dalla qualità delle connessioni con le persone che ci sono più vicine o che frequentiamo più spesso; 6) PNL nell’insegnamento. La PNL possiede l’enorme capacità di accelerare l’apprendimento, eppure nel mondo della scuola è stata adottata da un numero di insegnanti ancora troppo esiguo. Citazioni: «La PNL ha avuto origine dall’intenzione di individuare un modo migliore di fare terapia. L’entusiasmo è stato tanto e tale che i professionisti del settore l’hanno adottata come strumento rapido ed efficace per curare fobie, rimuovere comportamenti indesiderati e risolvere traumi; vi si può ricorrere per alleviare lo stress, migliorare la fiducia in se stessi e affrontare una vastissima gamma di altri problemi.» «Possiamo anche cambiare il significato e l’impatto della nostra codifica interiore di obiettivi futuri: rendendoli più motivanti aumentiamo la probabilità di raggiungerli.» «Scoprire di avere interessi in comune con persone che incontriamo per la prima volta rende più facile rompere il ghiaccio e stabilire rapport. Spesso sappiamo se siamo o meno in rapport con un’altra persona a seconda di come ci sentiamo interiormente. Quando siamo in rapport c’è armonia, in caso contrario la situazione può farci sentire a disagio.» «La qualità del nostro approccio a coniugi, partner, figli e altri membri della famiglia determina il grado di felicità di cui godiamo a casa. E non sono solo le persone nella nostra più ristretta cerchia a essere importanti: gli sconosciuti si possono vedere come amici che non abbiamo ancora incontrato. In qualsiasi situazione ci si trovi, la propria capacità di connettersi con gli altri determina l’efficacia delle relazioni instaurate.» Perché leggere questo libro: Perché avvia alla PNL adottando un linguaggio tecnico ma semplificandolo attraverso numerosi esempi tratti dalla vita quotidiana. Perché è molto motivante e fa comprendere quanto siano determinanti gli inganni della mente nel produrre una serie di comportamenti dannosi diventati automatismi. Perché la PNL è una disciplina utile non soltanto per i professionisti della comunicazione, per gli psicologi o per i docenti ma anche per chiunque voglia provare a guardare se stesso e gli altri da un’altra prospettiva, riuscendo a imparare dai propri errori e a trasformarli in spinta verso il successo. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Comunicazione & Psicologia