Il potere delle abitudini


Charles Duhigg, Il potere delle abitudini – Come si formano. Quanto ci condizionano. Come cambiarle, TEA Pratica, trad. M. Sartori

Crescita Personale, Crescita & Sviluppo

L’intento è quello di spiegare come nascono le abitudini, come modificare quelle dannose e come crearne di nuove. L’intento è anche quello di dare una visione delle abitudini di organizzazioni e aziende di successo. Ogni capitolo affronta a un argomento...




Charles Duhigg, Il potere delle abitudini – Come si formano. Quanto ci condizionano. Come cambiarle, TEA Pratica, trad. M. Sartori

Charles Duhigg, Il potere delle abitudini – Come si formano. Quanto ci condizionano. Come cambiarle, TEA Pratica, trad. M. Sartori è disponibile su Amazon Charles Duhigg, Il potere delle abitudini – Come si formano. Quanto ci condizionano. Come cambiarle, TEA Pratica, trad. M. Sartori è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché fornisce sia degli strumenti che delle nozioni per imparare a modificare le abitudini. Perché è ricco di esempi. Perché abbraccia diverse situazioni, siano esse del singolo individuo, delle aziende, che della società. Perché è un libro che tutti...


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Charles Duhigg, Il potere delle abitudini – Come si formano. Quanto ci condizionano. Come cambiarle, TEA Pratica, trad. M. Sartori

Riassunti di libri di crescita personale


Charles Duhigg, Il potere delle abitudini - Come si formano. Quanto ci condizionano. Come cambiarle, TEA Pratica, trad. M. Sartori Chi è l’autore? Charles Duhigg (New Mexico 1974) è un giornalista e autore americano, vincitore del premio Pulitzer. È stato un reporter del New York Times. Si è laureato all’Università di Yale ed ha conseguito un MBA presso la Harvard Business School. Qual è l’intento dell’autore? L’intento è quello di spiegare come nascono le abitudini, come modificare quelle dannose e come crearne di nuove. L’intento è anche quello di dare una visione delle abitudini di organizzazioni e aziende di successo. Ogni capitolo affronta a un argomento centrale: «le abitudini si possono cambiare, se capiamo come funzionano». Conosci meglio il libro • Il circolo delle abitudini. Studi accademici, interviste e molte ricerche portano l’autore ad affermare che le abitudini sono inizialmente delle scelte deliberatamente assunte a un certo punto della nostra vita e a cui poi «smettiamo di pensare ma che continuiamo a fare, spesso ogni giorno». L’autore insiste dicendoci che ognuno di noi ha deciso consciamente il proprio modo di vivere: quanto mangiare, ogni quanto concedersi uno sfizio o quando fare sport. La ripetizione dei comportamenti ha fatto sì che diventassero automatici, per cui ora agiamo senza pensarci. Tutto questo non è altro che un processo neurologico e numerosi sono gli studi che ricoprono questo aspetto. L’autore ne riporta diversi tra cui quello svolto dal MIT (Massachussetts Institute of Technology) negli anni ‘90 sulla relazione tra abitudini e quella parte di cervello chiamata i nuclei della base che si trova alla base del telencefalo. Gli scienziati notarono che i primati che riportavano delle lesioni ai nuclei della base, avevano dei problemi nel ricordare facili abitudini, come ad esempio aprire un contenitore, e quindi cominciarono a chiedersi se questa parte del cervello svolgesse un ruolo essenziale nella gestione delle abitudini. • L’autore riporta un esperimento: alcuni scienziati inserirono una minuscola periferica (come un piccolo joystick) e decine di minuscoli fili nel cranio di alcuni ratti che poi vennero messi in un labirinto a forma di T con al termine della cioccolata. Il labirinto era ideato in modo tale che il ratto si trovasse di fronte ad una parete che si sollevava solo dopo un forte click. Solitamente il ratto si metteva a gironzolare su e giù nel corridoio centrale, annusando i vari angoli come se stesse fiutando il cioccolato che non riusciva a trovare. Dopo qualche ripetizioni, il ratto aveva appreso dove poter far scattare la parete, smise quindi di esplorare annusando, ma da quel momento andava subito a far alzare la parete per poi raggiungere il cioccolato a colpo sicuro. Man mano che imparava ad orientarsi nel labirinto, gli scienziati notarono che l’attività cerebrale del ratto diminuiva: era come se il cervello andasse in automatico, come se avesse interiorizzato il percorso per arrivare al cioccolato e lo facesse senza doverci pensare più. Questo processo per cui il cervello «traduce la sequenza di azioni in una routine automatica si chiama chucking, ovvero l'acquisizione di unità di informazioni ed è alla base della formazione delle abitudini». • Le abitudini, quindi, rientrano in quei metodi che il cervello usa per risparmiare energia. Ma attenzione – ci fa notare l’autore – risparmiare è un gioco che può essere anche pericoloso perché, mentre è rilassato, al nostro cervello potrebbe sfuggire qualche dettaglio. Nell’eseguire un comportamento automatizzato, l’attività cerebrale è molto attiva sia all'inizio che alla fine del comportamento stesso: i ricercatori, infatti, hanno scoperto che nel ratto che aveva automatizzato il percorso, l'attività cerebrale era massima all'inizio del labirinto e alla fine, nel momento in cui mangiava la cioccolata. Quindi, al centro di ogni abitudine c’è un circolo neurologico di tre fasi: segnale, routine, gratificazione: «Prima c'è un segnale, un interruttore che dice al nostro cervello di entrare in modalità automatica e quale abitudine usare. Poi c'è la routine, che può essere fisica, emotiva o mentale. Infine c’è la gratificazione, in base alla quale il nostro cervello decide se vale la pena di memorizzare una certa routine». Questo viene chiamato il circolo dell’abitudine. • La regola aurea del cambiamento delle abitudini. «Per cambiare un'abitudine è sufficiente cambiare la routine mantenendo il segnale e la gratificazione all'origine» ci rivela l’esperto Duhigg. Secondo l'autore, una cattiva abitudine non può essere eliminata ma solo modificata. Per modificare un’abitudine si deve mantenere lo stesso segnale e la stessa gratificazione andando a cambiare la parte centrale denominata routine. Questa è definita dall’autore la regola aurea per il cambiamento delle abitudini. Per spiegare questo concetto, l’autore porta l'esempio di Tony Dungy che divenne allenatore dei Tampa Bay Buccaneers alla fine degli anni ‘90. I Bucs erano una delle peggiori squadre della National Football League, e, sotto la guida di Dungy, divennero una delle squadre più forti. Anziché creare delle nuove abitudini, Dungy sfruttò le vecchie abitudini dei giocatori modificandole. Automatizzare queste nuove routine avrebbe consentito ai giocatori di rispondere ai segnali in maniera automatica; agire senza dover pensare a cosa fare avrebbe reso il loro gioco più veloce, e quindi vincente. • Credere per cambiare. Durante le partite del campionato, Dungy notò che quando la squadra era sotto stress ritornava a giocare alla vecchie maniera. Un fattore necessario alla realizzazione del suo piano di allenamento, era che i giocatori iniziassero a credere alla sua strategia di gioco. L’autore fa notare che lo stesso vale all’interno dei gruppi degli Alcolisti Anonimi. Gli AA, quindi, danno un metodo per combattere le abitudini che girano intorno all’assunzione di alcol. Queste nuove abitudini hanno lo scopo di offrire agli alcolisti le stesse gratificazioni del bere. A questo servono la figura dello sponsor e la partecipazione alle riunioni. Quello che però consente agli ex alcolisti di non tornare a bere anche nei momenti difficili della vita è il credere: «quando gli alcolisti imparavano a credere in qualcosa, quell’abilità coinvolgeva pure altre parti della loro vita, finché arrivavano a credere nella possibilità di un cambiamento. Credere era l’ingrediente che trasformava un circolo dell’abitudine rielaborato in un comportamento permanente». Lo stesso discorso fece Dungy quando passò ad allenare i Colts: «Crederci è la componente più importante del successo nel football professionistico. […] La squadra voleva crederci, ma quando la tensione diventava troppo forte i giocatori si rifugiavano nelle vecchie abitudini, lontano dai rischi». Quindi, per far sì che le abitudini cambino è necessario credere nella possibilità di tale cambiamento. Citazioni «Quasi tutti i comportamenti possono essere modificati se il segnale e la gratificazione restano immutati». «Quando si entra a far parte di gruppi dove il cambiamento sembra possibile, le probabilità che tale cambiamento si verifichi diventano più concrete». «Le abitudini chiave coincidono con i “piccoli traguardi”, come vengono definiti nella letteratura accademica, e contribuiscono al rafforzamento di altre abitudini con la creazione di nuove strutture: in altre parole, il cambiamento diventa contagioso». «L’azienda spese milioni di dollari per sviluppare programmi di studio per formare i dipendenti all’autodisciplina. I dirigenti scrissero manuali che insegnavano come trasformare la forza di volontà in un’abitudine. Questo spiega almeno in parte in che modo una sonnolenta azienda di Seattle si sia sviluppata fino a diventare un gigante con oltre diciassettemila locali e profitti per più di dieci miliardi di dollari l’anno. Qual è il metodo Starbucks?». Perché leggere questo libro Perché fornisce sia degli strumenti che delle nozioni per imparare a modificare le abitudini. Perché è ricco di esempi. Perché abbraccia diverse situazioni, siano esse del singolo individuo, delle aziende, che della società. Perché è un libro che tutti coloro che vogliono avere una maggiore qualità della vita dovrebbero leggere. Questa scheda è stata realizzata da Tatiana Zucconi Categoria: Crescita & Sviluppo Acquista…