Il potere nascosto degli ipersensibili


Christel Petitcollin, Il potere nascosto degli ipersensibili, Sperling & Kupfer, trad. E. Riva

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia

L’autrice approfondisce l’ipersensibilità, caratteristica tipica di chi usa soprattutto l’emisfero destro del cervello, ovvero di quelle persone che tendono a farsi molte domande, a dubitare di sé stesse e a mettere in discussione qualunque cosa....




Christel Petitcollin, Il potere nascosto degli ipersensibili, Sperling & Kupfer, trad. E. Riva

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Perchè leggere questo libro

Perché l’autrice spiega la personalità di un iperefficiente con molti esempi, riportando casi specifici dei suoi pazienti. Perché lo stile è molto semplice e amichevole, propositivo e ricco di spunti e di buoni consigli. Perché fa comprendere che il...


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Christel Petitcollin, Il potere nascosto degli ipersensibili, Sperling & Kupfer, trad. E. Riva

Riassunti di libri di crescita personale


Christel Petitcollin, Il potere nascosto degli ipersensibili, Sperling & Kupfer, trad. E. Riva Chi è l’autrice? Christel Petitcollin, esperta in psicologia e crescita personale, è autrice di molti libri di successo, tradotti in diversi paesi. Qual è l’intento dell’autrice? L’autrice approfondisce l’ipersensibilità, caratteristica tipica di chi usa soprattutto l’emisfero destro del cervello, ovvero di quelle persone che tendono a farsi molte domande, a dubitare di sé stesse e a mettere in discussione qualunque cosa. L’obiettivo dell’autrice è analizzare la personalità di queste persone ipersensibili e proporre dei consigli per migliorarne le relazioni, tanto in famiglia quanto con gli amici e nel lavoro. Questo libro insegna: Iperestesici e ipersensibili. Gli iperestesici sono quei soggetti che godono di sensi particolarmente sviluppati. L’iperestesia è però anche una condizione di vigilanza perenne che permette di sentire diversi suoni nello stesso tempo e di distinguere un rumore di stoviglie. Gli iperestesici sono dotati di quello che l’autrice chiama «naso da cane o da gatto» e sono considerati anche dei buongustai. Il fatto di avere uno sviluppo sensoriale ben al di sopra della media, porta a definire gli iperestesici come ipersensibili. Gli ipersensibili sono dotati di un basso livello di intelligenza emotiva, vale a dire quella capacità di riconoscere e controllare le proprie emozioni. L’ipersensibilità ha di certo i suoi pro e i suoi contro: da un lato le persone ipersensibili sono molto empatiche e altruiste, curiose, dalla mentalità aperta e dotate di autoironia; dall’altro, sono molto esigenti con sé stesse e pronte quindi a giudicarsi. Gli iperefficienti mentali e il pensiero ramificato. Gli iperefficienti mentali hanno il fulcro del loro ragionamento nell’emisfero destro. Tra le loro peculiarità, troviamo il pensiero ramificato. Per far comprendere di cosa si tratta, l’autrice adotta l’esempio di Manon, che deve scrivere una tesina sul Rinascimento italiano, per perdersi in un labirinto di informazioni: ogni notizia ne fa scaturire un’altra e alla fine la tesina finisce per essere sovrabbondante, a causa della mancanza di filtri. Agli iperefficienti mentali accade proprio questo: un’idea ne produce un’altra, in un turbinio infinito. Il cervello di una persona iperefficiente non è capace dunque di spegnersi e cerca di esplorare a fondo tutti gli aspetti di una nuova idea prima di ritornare a quella principale. Il limite del pensiero ramificato si riscontra nella difficoltà di gestire le emozioni: per questo ci si può sentire euforici per una nuova idea, salvo poi sprofondare nella depressione più cupa per il fatto di coglierne tutti i limiti. Il vuoto identitario. Un altro tratto della personalità di un iperefficiente è il vuoto identitario, ovvero la difficoltà di sentirsi compresi, una perenne assenza di appagamento da parte dell’altro. Il vuoto identitario deriva dal valore che l’individuo dà a se stesso ed è costituito da: 1) L’autostima. È il modo in cui il soggetto si vede. Con un’alta autostima risulta molto più facile instaurare relazioni positive, mentre se l’autostima non è stata sufficientemente sviluppata, ci si sentirà spesso insicuri e ci si metterà sempre in discussione; 2) La paura del rifiuto. L’uomo è un animale sociale ed è quindi consapevole di non poter vivere in totale solitudine. Il rifiuto mette in pericolo la sua stessa sopravvivenza. Gli iperefficienti hanno conosciuto il rifiuto fin dall’infanzia e in età adulta lo vivono con grande terrore, per cui i loro comportamenti tenderanno ad adattarsi alle regole non scritte della società, ma questo dall’altro lato li porterà a essere facilmente manipolabili. Strategie di adattamento. L’autrice si domanda in che modo allora gli iperefficienti riescano ad adattarsi alle richieste della società. Innanzitutto, queste persone ipersensibili cercano di essere come gli altri per evitare il giudizio negativo e la conseguente sofferenza dovuta al rifiuto. In secondo luogo, gli iperefficienti tendono a rifugiarsi nel sogno, vivendo così una realtà alternativa ed estremamente idealizzata, che li porta però a non percepire più la realtà. L’idealismo. Gli iperefficienti si comportano in modo tale da non tradire mai il loro sistema di valori e di credenze, legati alla famiglia, al lavoro, all’amore o all’amicizia. Nel momento in cui il sistema subisce un tradimento, cercano di ribellarsi, rivendicando le proprie ragioni. Gli iperefficienti non conoscono dunque sfumature e di conseguenza possono comportarsi, da un lato, come dei saggi gentili, empatici, pazienti e comprensivi, e dall’altro come dei brontoloni inaciditi. Per evitare delusioni, l’autrice suggerisce non tanto di tradire il proprio sistema di valori, quanto piuttosto di non imporlo agli altri e di accettare che esso sia diverso per ogni persona. Le relazioni. Tenendo conto le caratteristiche finora esaminate, si può dedurre che le relazioni degli iperefficienti mentali siano tutt’altro che semplici. Questo dipende innanzitutto dal fatto che difficilmente comprendono le convenzioni sociali tra i normopensanti (quelli che usano l’emisfero sinistro del cervello), motivo per cui sono soliti provare imbarazzo; in secondo luogo, gli iperefficienti mentali nutrono delle aspettative troppo alte nei confronti degli altri, e spesso queste aspettative tendono a essere disattese. L’autrice sottolinea la totale complementarietà tra queste due tipologie di persone: da un lato ci sono i manipolatori, subdoli e bugiardi, sicuri di sé, perentori e accusatori; dall’altro gli iperefficienti, schietti, insicuri e inclini a mettersi sempre in discussione. Viste le personalità agli antipodi, l’autrice consiglia agli iperefficienti mentali di dimenticare la gentilezza e la benevolenza, poiché «bisognerebbe parlare al perverso nella sua stessa lingua». I normopensanti. In queste persone predomina l’emisfero sinistro, il che le induce a promuovere l’individualismo e l’egocentrismo. Per questo, durante una conversazione, questi soggetti sono più concentrati su ciò che li differenzia dall’interlocutore anziché su ciò che li accomuna. Sono meno abili nel percepire i dettagli a causa dei sensi meno sviluppati. Poiché possiedono un livello di esigenza inferiore rispetto a quello degli iperefficienti, riescono a riconoscere più facilmente i propri successi. Sono in grado di concentrarsi solo su ciò che utile, ma hanno difficoltà a leggere il linguaggio non verbale. Spesso i loro argomenti di conversazione sono banali e difficilmente si aprono a idee rivoluzionarie, poiché ritengono che quelle da loro adottate vadano più che bene. Allo stesso modo, i normopensanti non si mettono in discussione, essendo ben integrati nella società; di conseguenza non hanno alcun bisogno di migliorarsi. A differenza degli iperefficienti mentali, i normopensanti nutrono una maggiore fiducia in se stessi e non adottano il pensiero ramificato. Giudicano con sicurezza poiché sono confortati dal 70-85% dei loro simili, cosa che li fa sentire sempre nel giusto. Vivere bene con la propria iperefficienza. L’autrice suggerisce una serie di trucchi per poter convivere serenamente con la propria iperefficienza: 1) L’ancoraggio. Metodo usato dalla PNL (Programmazione Neuro-Linguistica), consiste nell’associare un gesto a un particolare stato d’animo. Si tratta di rievocare una situazione precedente in cui ci si è trovati in una condizione positiva e di recuperarla, per esempio, unendo il pollice e l’indice oppure, come consiglia l’autrice, chiudendo il pugno come se si tenesse nella mano il proprio stato interiore; 2) La mappa mentale. Strumento utilissimo nello studio, la mappa mentale può trasformarsi in un prezioso aiuto per gli iperefficienti. Si tratta di una rappresentazione gerarchica degli argomenti che sfrutta soprattutto la vista, adottando disegni e immagini colorate, così da facilitare la memorizzazione degli elementi che compongono la mappa; 3) Riacquisire l’autostima. Il primo passo consiste nella rinuncia alla perfezione. Talvolta, infatti, gli iperefficienti ricercano la perfezione assoluta, illudendosi di poterla prima o poi raggiungere. Il perfezionismo, sottolinea l’autrice, va visto piuttosto come una strategia di autosconfitta. Gli iperefficienti non devono fare altro che accettarsi così come sono. In secondo luogo, è bene riconoscere i propri successi, senza sminuirli, valorizzare l’immagine di sé e coltivare l’amore di sé, arrivando infine a licenziare quel sabotatore interiore che ordina cosa fare, che genera rimpianti e frustrazioni e che offre una morale da quattro soldi per creare sensi di colpa. L’iperefficiente in società. L’iperefficiente non deve avere paura della solitudine. Anzi, la solitudine può essere rigenerante se è consapevole e se corrisponde a una scelta ben precisa. Non si dovrebbe invece accettare una compagnia sbagliata per evitare la solitudine. Gli iperefficienti, per la paura di essere abbandonati, tendono a stringere relazioni troppo soffocanti, sia con il partner sia con gli amici, anche se questo comportamento risulta talvolta controproducente. L’autrice consiglia infine di imparare ad accettare le critiche e di vederle come una proiezione di quei comportamenti vietati da colui che critica a se stesso. Citazioni: «Non dovete dimostrare il vostro valore, siete perfetti nella vostra imperfezione. Accontentatevi di essere voi stessi, e allora il vostro vuoto identitario sarà colmato.» «Il cervello degli iperefficienti mentali è regolato dall’affettività, ed è così in ogni situazione. Queste persone hanno bisogno di affetto, di incoraggiamenti continui, di calore e di contatto umano e persino di coccole, di un clima relazionale sereno e positivo.» «Potremmo paragonare il pensiero ramificato a un hovercraft: ha bisogno di una certa soglia di stimolazione per prendere il via, ma non appena raggiunge la piena potenza vola al di sopra dei dati con una rapidità inebriante.» «I normopensanti non sono sempre collegati alla catena logica che va dal comportamento al valore: per loro, un comportamento è un dettaglio aneddotico che non dimostra niente.» Perché leggere questo libro: Perché l’autrice spiega la personalità di un iperefficiente con molti esempi, riportando casi specifici dei suoi pazienti. Perché lo stile è molto semplice e amichevole, propositivo e ricco di spunti e di buoni consigli. Perché fa comprendere che il flusso di pensieri inarrestabili è un problema che riguarda molte persone. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Comunicazione & Psicologia