Raggiungi la tua meta


Martin Castrogiovanni, Raggiungi la tua meta, Sperling & Kupfer

Crescita Personale, Salute & Benessere

L’intento dell’autore, che ha scoperto di essere celiaco nel 2011, è quello di raccontare la sua storia e, tra aneddoti e curiosità, parlare della celiachia con voce onesta e sincera: come ha reagito, come la gestisce, quali sono le sue ricette...




Martin Castrogiovanni, Raggiungi la tua meta, Sperling & Kupfer

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Perchè leggere questo libro

Perché rappresenta una testimonianza che insegna a non arrendersi, a trovare l'atteggiamento mentale per iniziare un grande cambiamento e a trasformare la celiachia in un'alleata.


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Martin Castrogiovanni, Raggiungi la tua meta, Sperling & Kupfer

Riassunti di libri di crescita personale


Martin Castrogiovanni, Raggiungi la tua meta, Sperling & Kupfer Chi è l’autore? Martin Castrogiovanni ha raggiunto le cento presenze nella nazionale italiana di rugby. Classe 1981, di origini argentine, giocava nel ruolo di pilone ed è uno dei rugbisti italiani più noti e attualmente un personaggio televisivo. Nel 2011 ha scoperto di essere celiaco. Qual è l’intento dell’autore? L’intento dell’autore, che ha scoperto di essere celiaco nel 2011, è quello di raccontare la sua storia e, tra aneddoti e curiosità, parlare della celiachia con voce onesta e sincera: come ha reagito, come la gestisce, quali sono le sue ricette preferite e come eseguirle. Questo libro insegna: Una questione di fisico. L'autore racconta che nel 2003, qualche tempo dopo il suo arrivo in Italia dall'Argentina, aveva iniziato a soffrire di una fastidiosissima dermatite. Qualche anno dopo i medici giunsero alla diagnosi di intolleranza al glutine, un complesso di proteine del frumento che rende elastici e leggermente gommosi pane e merendine, e più compatti pasta e biscotti. Inizialmente l'autore ignorò i suggerimenti dei medici, continuando a mangiare cibi che contengono glutine: pane, pasta, pizza, grissini, biscotti, torte… con il risultato che la sua pelle si "incendiò'" ancora di più. Inoltre con il passare del tempo perse dieci chili di massa magra (aspetto non positivo soprattutto per uno sportivo del suo livello), si sentiva sempre stanco, non riusciva più a riposare e aveva forti dolori addominali. Ad un certo punto il fastidio divenne insopportabile e, sotto prescrizione medica, fece gli esami del sangue per cercare gli anticorpi antitransglutaminasi e antiendomisio, e successivamente la biopsia che, tramite l'analisi di un pezzettino di mucosa intestinale prelevato con un tubicino che entra dalla bocca, consentirono di identificare con certezza che l'autore soffre di celiachia. La scoperta della celiachia. Nel 2011 l'autore scopre che la celiachia è un disturbo che colpisce circa l'1 per cento della popolazione, su scala nazionale e mondiale. I celiaci italiani che sanno di esserlo sono circa centosessantacinquemila, ma potenzialmente se ne potrebbero contare seicentomila. Bambini, adulti e pure anziani: la celiachia colpisce a qualunque età. L'autore paragona la celiachia ad una specie di camaleonte, perché è difficile scoprirla. Questo perché, oltre ai problemi intestinali, possono esserci molti altri sintomi: perdita di peso, anemia, piccole ulcere nella bocca, macchie scure sui denti, ossa indebolite, formicolii agli arti, crampi muscolari, depressione, ansia, ecc.. La celiachia compare quando la propria dote genetica, già predisposta, viene influenzata dall'ambiente circostante, che nel caso delle persone celiache è l'esposizione al glutine. Nel caso dell'autore, probabilmente il cambio di regime alimentare dall'Argentina (con carne in prevalenza) all'Italia (con pane, pasta e pizza in prevalenza) ha permesso alla celiachia di venire a galla. Inoltre con il cambiamento dell'agricoltura degli ultimi anni, gli alimenti sono molto più ricchi di glutine, e il nostro intestino non lo sopporta. Cambio di rotta. Dopo la diagnosi, l'autore ha dovuto cambiare rotta dall'oggi al domani, e capisce che la celiachia non è un malessere passeggero, ma rimane per tutta la vita, quindi si attrezza con un programma alimentare serio. Si procura una lista di cibi ammessi, di quelli proibiti e di quelli "ni", cioè che potrebbero contenere glutine o che sono a rischio di contaminazione, per cui è necessario conoscere e controllare ingredienti e processi di lavorazione. L'alimentazione gluten free deve essere rigorosa e per tutta la vita. Non esistono farmaci per la celiachia. L'unica cura è solo la completa, costante esclusione di tutte le possibili fonti di glutine. L'autore capisce che per continuare a lavorare al diecimila per cento, deve curare tre cose: il fisico, la testa e la pancia. Ovvero l'allenamento, la psicologia e l'alimentazione. Quindi si affida alle cure di un preparatore atletico, di una psicologa e di un nutrizionista. Una questione di testa (e di cuore). Come afferma l'autore, per accettare fino in fondo la celiachia, non ci si può limitare alla lista dei cibi "si" e di quelli "no". Ci vuole anche uno scatto nell'atteggiamento mentale, uno schema diverso. Così come nel campo da rugby, anche nella celiachia c'è sempre una partita da giocare. E l'obiettivo è sapersi risollevare dopo un colpo, dopo un placcaggio brutale. Grazie alla sua psicologa scopre il concetto di resilienza, cioè la capacità di affrontare i problemi e di uscirne rafforzati. Un cambiamento, un trauma o una ferita sono momenti per crescere. Le conquiste sono dovute unicamente ai propri sforzi, alla fiducia in sé stessi. E il rugby è resilienza allo stato puro: devi rimetterti in piedi alla svelta quando un avversario ti scaraventa a terra senza tanti complimenti. Il punto è che bisogna imparare ad attivare le proprie risorse, a ritrovare un equilibrio. La forza della resilienza è trascinante: sai che non sei invincibile, ma affronti a testa alta ciò che ti ostacola. E col sostegno confortante di chi ti vuole bene. Bisogna considerare le difficoltà come delle sfide alla propria portata e fare autocritica, ma senza esagerare per non indebolire la propria autostima. L'autore, nel campo e nella vita, mette in gioco tre qualità: 1) La concentrazione, essenziale per sapere sempre cosa deve fare e come farlo. 2) La combattività, che aiuta a portare a casa il risultato vincente, o almeno a giocare alla pari con gli avversari. 3) L'ostinazione, che permette di mantenere alte concentrazione e combattività per tutta la partita. Gli insegnamenti della psicologa. L'autore riporta gli aspetti principali su cui ha lavorato con la sua psicologa. Con lei ha imparato a sfruttare l'imagery, una serie di comportamenti preparatori che aiutano a tenere a bada l'ansia e a raggiungere uno stato di concentrazione ottimale. In pratica, si ricrea nella testa l'esperienza reale che si sta per vivere, come se la si stesse facendo in quel preciso momento. Questa specie di film che ci si proietta nella mente mette in una condizione di prontezza. Il cervello "vive" prima l'azione che poi si svolgerà nella realtà. E quando poi ci si é dentro veramente sembrerà di affrontare il compito con maggiore sicurezza e determinazione; questo perché le immagini mentali migliorano la capacità di concentrazione, la fiducia in sé stessi e il controllo delle emozioni, della fatica e del dolore. Nel caso della celiachia, questa tecnica può essere utile in quanto, ricordando con precisione quella volta in cui si è stati malissimo a causa di un determinato alimento, si rinforza la decisione di eliminarlo per sempre dalla lista della spesa. Lavorare con l'immaginazione permette anche di perfezionare una serie di gesti atletici e di "spostare" i propri pensieri su parti differenti del corpo per sopportare meglio la fatica durante la partita. Un altro sistema molto utile quando si ha bisogno di mantenere alta la concentrazione per centrare un particolare obiettivo è la tecnica del self talk: con la mente si rivolgono a sé stessi una serie di frasi, messaggi, piccoli comandi, come slogan pubblicitari. È come tifare per sé stessi con energia e positività. Questi stimoli mentali possono aiutare anche ad allontanare l'ansia o la tendenza ad isolarsi che spesso emerge a causa delle rinunce imposte dalla celiachia. Così come possono essere utili a mantenere il controllo in partita e fuori, quando si viene "derisi" dai propri amici. L'ingrediente più importante si trova nel petto. L'autore è convinto che fare del bene, aprirsi agli altri, non trascurare le persone che ci ruotano attorno, sia una medicina formidabile. Considera i bambini una valanga di energia pura, in grado di dare la forza per superare ogni ostacolo. Quando è in campo l'autore indossa delle fasciature intorno alle braccia in cui scrive sopra i nomi delle persone che ama, quelle più importanti per sé. Quei nomi racchiudono un significato capace di trasmettere energia e resistenza mentre gioca, come se fossero dei talismani. Una questione di pancia. Inizialmente l'autore ha vissuto la diagnosi di celiachia come una battuta d'arresto. I primi mesi furono molto duri, dovendo stravolgere radicalmente le proprie abitudini alimentari. Ma la voglia di lavorare sempre di più per raggiungere l'eccellenza gli ha fatto imparare l'arte di adattarsi, e ormai vive la celiachia come una situazione normalissima e la gestisce con leggerezza, senza considerarla una malattia vera e propria. L'autore, dopo essersi stampato in testa la lista di alimenti "buoni" e "cattivi", ha imparato come muoversi anche fuori casa, per esempio cercando ristoranti con ambienti e attrezzatura dedicati, per ridurre il rischio di contaminazione. Provare per cambiare. Dalla scoperta della celiachia l'autore si è sbizzarrito a sperimentare nuove soluzioni per variare e arricchire il suo menù nel rispetto dell'alimentazione senza glutine. Per esempio ha sperimentato vari miscugli con l'impastatrice utilizzando farine gluten free, che non sono facilmente lavorabili ma permettono di cucinare con piacere e creatività. Ogni tanto consuma anche alimenti già pronti e confezionati, inclusi biscotti e merendine, per motivi pratici e psicologici, per condurre una vita sociale uguale a quella degli altri. L'autore racconta che in Italia i celiaci hanno la fortuna di poter contare su una ricca offerta di alimenti senza glutine, perché c'è una grande sensibilità verso questa condizione ed è possibile trovare prodotti in farmacia, parafarmacia, al supermercato e in vari negozi tipo erboristerie. La lista della spesa dell'autore è composta da: carne, pesce, uova, frutta, verdure (soprattutto sotto forma di frullati e centrifugati, scegliendo alimenti di cinque colori diversi), legumi, latte, patate, cereali ammessi (soprattutto riso, mais, quinoa), spezie (in particolare la curcuma, che ha proprietà antinfiammatorie), semi di chia, spirulina. Grazie al suo nutrizionista ha imparato a rispettare la regola dei cinque (e anche sei) pasti al giorno: colazione, pranzo, cena e due spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio, per non lasciar passare troppo tempo tra i pasti principali ed evitare di sedersi affamatissimi a tavola. L'arte di evolvere. L'autore confida che la sua voglia di rendere in campo gli impone di pensare al cibo come a uno strumento per migliorarsi. È importante essere padroni della propria tavola, perché spesso le nostre scelte sono inconsapevoli, automatiche, influenzate dall'esterno. Adesso va di moda la dieta senza glutine, sponsorizzata da diverse celebrità. In realtà, l'alimentazione gluten free non è una dieta modaiola, deve essere seguita solo da chi ne ha veramente bisogno. Grazie alla celiachia, l’autore ha imparato ad accettare i cambiamenti: sapersi mettere in discussione e non mollare è l’unica via per migliorarsi e crescere. Un testimonial perfetto. L’autore, dopo aver sopportato e ignorato i segnali che il suo corpo gli stava inviando da dieci lunghi anni, è passato ad essere portavoce del suo cambiamento di prospettiva. Per esempio è anche stato scelto per reclamizzare una birra per celiaci, con tanto di marchio "Spiga barrata" dell'AIC (Associazione Italiana Celiachia). Questo logo rappresenta un simbolo di sicurezza e si trova su tutti quei prodotti che il popolo dei celiaci può consumare in tutta tranquillità. La celiachia non è la fine del mondo. L’autore non la prende come una malattia. Il suo atteggiamento oggi è del tutto positivo, libero da comportamenti ossessivi e maniacali. Con la celiachia si è ritrovato tra le mani una lente di ingrandimento speciale che gli fa vedere le cose della vita sotto un’altra prospettiva. La scoperta della celiachia gli ha insegnato a fermarsi, a riflettere. Dopo anni di strappi alle regole, è arrivato alla seguente verità: chi si nutre bene sta bene. Un celiaco deve semplicemente rinunciare ad alcune portate a tavola, non ai piaceri della vita. «È come giocare a rugby: faticoso, ti placcano, ma ti rialzi, ti scrolli la terra di dosso, riafferri la palla e ricominci a correre verso la meta». Con l’ottimismo nel cuore e la capacità di crederci. Perchè la vita va sempre in una sola direzione: avanti. Proprio come nel suo amato sport. Citazioni: «Non dimenticare chi eri, senti chi sei e diventa ciò che desideri!» «Credo sia meglio morire in piedi che vivere in ginocchio.» «La celiachia è una malattia soltanto quando non ti viene diagnosticata, perché subito dopo ti basta seguire una dieta rigorosa senza glutine e sei una persona sana al cento per cento!» «Anziché "togliermi" la celiachia mi ha "dato". Che cosa? Una più salutare cultura a tavola.» «Il fatto che riesca, con l’impegno agonistico che devo mettere in campo, a essere in forma, garantire performance ai massimi livelli e continuare a tagliare importanti traguardi sportivi mangiando senza glutine, è la dimostrazione che una vita gluten free non è questo gran problema, Adesso io sto bene. Posso proprio dirlo: grazie alla celiachia ho ritrovato un benessere profondo.» Perché leggere questo libro: Perché rappresenta una testimonianza che insegna a non arrendersi, a trovare l'atteggiamento mentale per iniziare un grande cambiamento e a trasformare la celiachia in un'alleata. Questa scheda è stata realizzata da Gabriele Savino Categoria: Salute & Benessere