Ricordati di sorridere


Daniele Di Benedetti, Ricordati di sorridere, Mondadori

Crescita Personale, Crescita & Sviluppo

L’obiettivo dell’autore è accompagnare il lettore attraverso un percorso che lo conduca alla felicità. Per fare ciò, egli indica quattro regole fondamentali: ascoltare, che implica la capacità di togliersi la maschera indossata per ottenere...




Daniele Di Benedetti, Ricordati di sorridere, Mondadori

Daniele Di Benedetti, Ricordati di sorridere, Mondadori è disponibile su Amazon Daniele Di Benedetti, Ricordati di sorridere, Mondadori è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché l’autore spiega i concetti in modo chiaro e semplice con molti esempi concreti tratti dalle sue esperienze personali. Perché l’autore è un esperto di PNL, comunicazione e marketing con un milione di follower sui social. Perché è una guida...


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "Ricordati di sorridere" di Daniele Di Benedetti è di circa 5/10 min.

Abbonati anche tu a DISIATO per leggere la scheda completa di questo libro riassunto per te dal nostro team.

Con DISIATO risparmi tempo e denaro!








Daniele Di Benedetti, Ricordati di sorridere, Mondadori

Riassunti di libri di crescita personale


Daniele Di Benedetti, Ricordati di sorridere, Mondadori Chi è l’autore? Daniele Di Benedetti è considerato un risvegliatore di felicità. Attraverso i social e i suoi eventi dal vivo diffonde esperienze personali e tecniche comportamentali per aiutare chi vuole vivere la propria vita pienamente. Il suo secondo libro, Ricordati di sorridere, è un best seller da decine di migliaia di copie. Qual è l’intento dell’autore? L’obiettivo dell’autore è accompagnare il lettore attraverso un percorso che lo conduca alla felicità. Per fare ciò, egli indica quattro regole fondamentali: ascoltare, che implica la capacità di togliersi la maschera indossata per ottenere l’approvazione altrui; accettare le nostre debolezze e il nostro passato; apprezzare chi ci circonda; e infine amare la vita nel suo complesso. Questo libro insegna: La felicità come illusione collettiva. Le convinzioni ormai radicate sulla felicità sono fuorvianti e causa esse stesse di infelicità. Il fatto che l’infelicità sia diffusa è dimostrato dai dati dell’OMS, che posiziona la depressione al quarto posto tra le patologie più comuni. La felicità è impossibile da ottenere poiché è subordinata a determinate condizioni, a una in particolare: i soldi. Eppure l’autore sottolinea che una persona veramente di successo non è tale agli occhi degli altri ma solo agli occhi di se stessa. Non si può negare l’importanza dei soldi, eppure essi dovrebbero essere un mezzo più che un traguardo. Lo stesso discorso vale per l’ossessione consumistica legata a una particolare marca di abbigliamento e/o di scarpe. Una rivoluzione silenziosa. La rivoluzione silenziosa riguarda il proprio atteggiamento. Il vero cambiamento deve quindi partire dall’individuo stesso, costretto a fare i conti con una società che non vuole la felicità di nessuno. La società infatti considera l’uomo nient’altro che uno dei tanti ingranaggi di un grande meccanismo. Le promesse della società circa una possibile felicità legata al consumismo o al lavoro rimangono tali. L’autore suggerisce due tappe per ottenere questa «rivoluzione silenziosa»: 1) Assumersi le proprie responsabilità. Molte persone tendono a incolpare gli altri delle proprie disgrazie (es. il capo, l’insegnante, i genitori, il partner etc.). Questo è un atteggiamento tipico delle vittime, che cercano in tutti i modi di risucchiare l’energia altrui; 2) Vivere nella leggerezza. Poiché lamentarsi non produce alcuna utilità, è necessario passare all’azione, ovvero «diventare persone più pensanti e meno pesanti, vivere nella leggerezza con profondità.» Ascoltare noi stessi. L’autore racconta del suo passato da vegano crudista, quando mangiava solo verdure e proteine di origine vegetale, crude o cotte sotto i quaranta gradi. Questo regime alimentare aveva provocato un inasprimento dei rapporti con i propri famigliari e un isolamento dalla vita sociale. Rendendosi conto che non era questa la direzione che voleva intraprendere, l’autore aveva deciso di essere più flessibile e di prendere in considerazione altre opportunità. Questo esempio personale permette di comprendere quale sia la strada verso la consapevolezza: si tratta dunque di scegliere cosa è buono, evitando di obbedire senza porsi domande. Non bisogna infatti essere troppo rigidi e lasciarsi imprigionare dal desiderio del traguardo, del successo o della realizzazione della ricchezza. È importante piuttosto trovare un equilibrio giusto per noi, basato sulla nostra verità. Un equilibrio possibile ascoltando la propria voce interiore. Filtrare le informazioni. Le informazioni comprendono non soltanto le notizie di cronaca ma tutto quello che ci riguarda. Queste informazioni vengono interpretate. L’interpretazione delle informazioni dipende esclusivamente da noi. Infatti il nostro cervello è in grado di rispondere agli stimoli esterni con stati d’animo positivi o negativi, da cui dipenderanno i nostri risultati. Avere una visione negativa di se stessi non significa che non sarà mai possibile raggiungere alcun obiettivo. All’interpretazione degli eventi segue un piano d’azione, che parte da un’intenzione egoica (piacere agli altri) oppure dal cuore (agire per se stessi). Nel primo caso, i risultati saranno inevitabilmente negativi (es. vittimismo), nel secondo caso si riuscirà ad aumentare la propria consapevolezza. Accettare se stessi e gli altri. Le sofferenze fanno parte di ogni persona. Alcune reagiscono a esse identificandovisi, altre invece tendono a celarle, con la conseguenza di incrementarne il peso; altre ancora scaricano sugli altri la responsabilità delle proprie sventure. Questi sono tutti stratagemmi fallimentari con cui ci si cerca di proteggere dal passato. L’autore evidenzia l’importanza dell’accettazione degli eventi dolorosi del passato. Accettare non vuol dire rassegnarsi, che significa piuttosto non agire. L’accettazione consiste invece nel prendere atto delle cose, accogliendole così come sono per poi cercare di influenzarle, cambiarle e apprezzarle davvero. La forza della paura. La paura è un meccanismo di difesa che nasce nell’amigdala, quella parte del cervello che serve a gestire le emozioni. Il compito principale dell’amigdala è proteggerci. In particolare, sono cinque le paure più diffuse: 1) La paura del futuro. Consiste nell’immaginare un domani disastroso, pieno di sofferenza e di infelicità, privo di tutto ciò che è stato costruito. Si tratta di un’emozione assurda e inutile che però ci blocca. Accade per esempio quando si sceglie un lavoro solo per assecondare la volontà dei genitori, assumendosi la responsabilità di non uscire dai binari. La paura del futuro deve essere trasformata in uno stimolo: il futuro deve essere guardato in modo positivo. Questo non farà scomparire la paura ma la trasformerà in una risorsa capace di sostenerci nel creare una proiezione positiva; 2) La paura del processo. È la paura delle difficoltà, ciò che può accadere in seguito a una decisione dolorosa (es. divorziare). Ma per raggiungere un certo traguardo non bisogna pensare ai sacrifici che si dovranno sostenere per poterci arrivare, altrimenti questa idea non farà che bloccare e portare a rimandare la decisione; 3) La paura di dover rinunciare a qualcosa. Una decisione comporta sempre una rinuncia. Per es., scegliere una dieta implica rinunciare a certi alimenti. Non accettare di dover rinunciare a qualcosa significa restare intrappolati nel limbo dell’indecisione; 4) La paura dell’abbandono. Essendo antica, ci accompagna da quando eravamo piccoli e riguarda in primo luogo la paura di perdere i genitori. È questa paura a provocare l’omologazione: ci si adegua alla famiglia, alla società e/o agli amici perché non si vuole restare soli. La continua rinuncia non fa altro che accumulare rancore e rabbia dentro di sé, fino a provocare un’inevitabile esplosione; 5) La paura di non valere abbastanza. Si manifesta quando ci affanniamo a cercare di dimostrare il nostro valore. Ma se abbiamo bisogno di dimostrarlo agli altri, vuol dire che noi stessi non ci crediamo. Apprezzare le persone che ci circondano. Secondo Jim Rohn, siamo la media delle cinque persone che frequentiamo di più. L’autore sottolinea quindi l’importanza della selettività nelle amicizie. Bisognerebbe frequentare gente energica, positiva, che crede nel cambiamento, con cui è possibile condividere esperienze e sentimenti. L’autore individua tre categorie in cui classificarle: 1) Consanguinei. Costituiscono la famiglia: genitori, fratelli e sorelle, figli etc. Come tutti, presentano pregi e difetti. L’autore suggerisce di apprezzarli così come sono e di vedere del buono nelle loro azioni; 2) Amici di compagnia. Sono gli amici con cui si esce e ci si diverte. È tra questi che si dovrebbe cercare di essere più selettivi e di stare alla larga dai cosiddetti vampiri energetici; 3) Amici di crescita. Sono quelle persone con cui ci si può confrontare e affrontare discorsi volti al miglioramento. Il significato dell’amore. Amare non vuol dire prendere ma esattamente il contrario. Significa emanare un’energia positiva che si propaga agli altri, senza aspettarsi qualcosa in cambio. Amare significa anche partire da noi stessi, migliorare il rapporto con il nostro Sé. Amare non significa credere che gli altri siano responsabili della nostra felicità. Prima di costruire una relazione sana bisogna imparare ad amare se stessi, a considerarsi il proprio miglior amico. Soltanto dopo questo processo di miglioramento personale ci si potrà rivolgere all’esterno, rivelarsi per come si è, senza le maschere create dai condizionamenti della società. Citazioni: «[…] per vivere al massimo non bisogna per forza scoppiare di stress, perdere il sonno, esagerare in qualsiasi ambito. Al contrario, la sfida – la vera sfida – è trovare un equilibrio giusto per noi, basato sulla nostra verità.» «In ognuno di noi c’è una verità diversa, ognuno di noi ha una sua verità: è quella che dobbiamo arrivare a conoscere, per essere liberi dal dover dimostrare agli altri alcunché su noi stessi.» «La forza di un grande maestro deriva dalla consapevolezza delle proprie debolezze.» «Ognuno di noi ha una sua percezione delle cose: per questo non bisognerebbe mai giudicare la gravità dei problemi altrui o le soluzioni che trovano per andare avanti.» Perché leggere questo libro: Perché l’autore spiega i concetti in modo chiaro e semplice con molti esempi concreti tratti dalle sue esperienze personali. Perché l’autore è un esperto di PNL, comunicazione e marketing con un milione di follower sui social. Perché è una guida utile per chi vuole intraprendere un percorso di crescita personale e professionale. Perché aiuta ad adottare un approccio positivo alle difficoltà quotidiane. Questa scheda è stata realizzata da Fabrizio Rigante Categoria: Crescita & Sviluppo