Scrivere Narrativa, volumi 1-2-3-4 della collana


Marco P. Massai, Scrivere Narrativa, volumi 1-2-3-4 della collana, Delos Digital edizioni

Crescita Personale, Scrittura & Scrittura Creativa

L'autore ha scritto questi libri a scopo didattico, per illustrare all'aspirante scrittore tutte le tecniche utilizzate in campo narrativo. In questa scheda vengono riassunti i primi 4 volumi della collana, nello specifico: Show, don't tell, in cui si parla...




Marco P. Massai, Scrivere Narrativa, volumi 1-2-3-4 della collana, Delos Digital edizioni

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Perchè leggere questo libro

Perché con un costo contenuto si possono acquistare tutti e 8 gli e-book. Perché la suddivisione in vari volumi permette di concentrarsi su un tema per volta. Perché all'interno dei libri ci sono numerosissimi approfondimenti, esempi pratici ed esercizi...


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Marco P. Massai, Scrivere Narrativa, volumi 1-2-3-4 della collana, Delos Digital edizioni

Riassunti di libri di crescita personale


Marco P. Massai, Scrivere Narrativa, volumi 1-2-3-4 della collana, Delos Digital edizioni Chi è l’autore? Marco Phillip Massai (Missisipi, 1983) è autore di libri e testi teatrali, lavora per l'editoria e dal 2012 è anche selezionatore per alcuni concorsi letterari nazionali. Ha pubblicato numerosi racconti con diverse case editrici, tra cui Giallo Mondadori; per la Delos Digital ha creato una collana di manuali di scrittura, composta da 8 volumi e intitolata “Scrivere narrativa”. Qual è l’intento dell’autore? L'autore ha scritto questi libri a scopo didattico, per illustrare all'aspirante scrittore tutte le tecniche utilizzate in campo narrativo. In questa scheda vengono riassunti i primi 4 volumi della collana, nello specifico: Show, don't tell, in cui si parla della necessità di mostrare anziché raccontare; Il punto di vista, dove Massai spiega le possibili angolazioni da cui narrare la storia; Il dialogo, nel quale vengono analizzati i fondamentali per scrivere dei buoni dialoghi; e I personaggi, in cui l’autore mostra come creare dei personaggi tridimensionali e realistici. Questa collana insegna: Libro 1 – Show, don't tell. Ovvero, “Mostra, non raccontare”. Ed è proprio di questo che parla l'autore nel primo libro della collana, iniziando con lo spiegare il significato delle 4 parole che racchiudono tutto il mestiere dello scrivere: raccontare, mostrare, descrivere e narrare. Raccontare significa imporre a chi legge fatti generici; mostrare è calare il lettore nella storia con dettagli concreti e dinamici; descrivere è rappresentare con parole i particolari che contraddistinguono un oggetto, avvenimento o persona; narrare è una fusione ben riuscita e dosata delle diverse tecniche narrative, è un mostrare finalizzato in grado di creare la magia della scrittura. Perché mostrare? Perché cattura l'interesse del lettore e lo trasporta nel mondo del libro, rendendolo verosimile e coinvolgente. Un esempio dell'autore: non serve scrivere e ribadire che Mario è vecchio; meglio invece mostrare le sue rughe, la barba impigliata nella lampo della giacca, le mani che tremano mentre afferra un oggetto. Il lettore a quel punto capirà da solo che Mario è vecchio, e ne avrà un'immagine molto più vivida a duratura. Il mostrato rende credibile il narrato, permette di selezionare i dettagli funzionali alla storia e mette al riparo dall'infodumping (eccesso di informazioni). Come mostrare? 1) Limitando i termini generici e astratti, oltre che l'utilizzo di aggettivi e avverbi. 2) Riducendo lo scorrere artificiale del tempo, reso da parole quali poi, prima, dopo. 3) Eliminando le forme che esprimono insicurezza, come provò a, tentò di, riuscì a. 4) Evitando di raccontare e subito dopo mostrare la stessa immagine, per non appesantire la lettura. 5) Prestando attenzione ai tempi verbali, riducendo al minimo i verbi statici (come essere) e privilegiando le forme attive, più coinvolgenti. 6) Sfruttando tutti e cinque i sensi per stimolare la fantasia del lettore. 7) Creando descrizioni dinamiche, soprattutto grazie alle scene in movimento. 8) Usando il dialogo, che rende le vicende più vivide e trasmette il carattere dei personaggi. 9) Scegliendo un narratore e un punto di vista funzionali; ad esempio, l'io narrante tende a mostrare, il narratore onnisciente a raccontare. 10) Usando la tecnica narrativa del RUE = Resist the Urge to Explain, ovvero resistere all'impulso di spiegare, costruendo l'ambientazione poco a poco. Quando mostrare? Occore dosare le diverse tecniche narrative e utilizzarle nei punti giusti. Meglio mostrare: 1) Nelle prime battute del libro, poiché un incipit raccontato non conquista il lettore. 2) Negli scambi di battute, dato che un dialogo per risultare efficace deve essere diretto. 3) Nelle scene d'azione, perché il mostrato le rende molto più potenti. 4) Quando occorre fornire dettagli importanti per la trama, visto che le scene mostrate rimangono più a lungo nella memoria. 5) Nei testi brevi, per catturare subito l'attenzione di chi legge. Quando raccontare? Raccontare serve: 1) Quando si devono riassumere fatti, specialmente lunghi o noiosi. 2) Quando si deve risparmiare spazio all'interno del libro, poiché il raccontato è più breve del mostrato. 3) Quando si deve evitare la censura, ad esempio nelle favole un po' cruente che spaventerebbero i bambini se mostrate. 4) Per mettere in risalto parti di mostrato, proprio per contrasto. Libro 2 – Il punto di vista. Il punto di vista è il modo in cui decidiamo di presentare la nostra storia a chi legge, dandogli una visuale da cui la seguirà. Questa scelta influenza tutta la struttura del testo, e determina se il nostro lettore saprà e vedrà tutto ciò che accade da una posizione privilegiata (narratore onnisciente), se vivrà gli avvenimenti accanto a uno dei nostri personaggi, o se addirittura si troverà dentro la sua testa (narratore in prima persona). Ciascuno dei possibili punti di vista (PdV) presenta dei pro e dei contro, quindi è importante scegliere con cura quello più funzionale alla storia che ci apprestiamo a raccontare. Ecco le possibilità: 1) PdV del narratore onnisciente, esterno alla storia e perciò meno coinvolgente; basato sul raccontare, può portare all'infodumping. 2) PdV dell'io narrante, il più interno alla storia, dunque il più coinvolgente; ha una visuale ristretta, ovvero quella del personaggio scelto. 3) PdV accanto al personaggio, il più utilizzato, anche perché può passare da un personaggio all'altro e permette di descriverne sia azioni che pensieri. Concetti chiave. L'autore chiarisce anche alcuni concetti di base: 1) Il narratore è chi racconta la storia al lettore, e può coincidere o meno con l'autore. 2) La storia può avere più livelli narrativi, viene citato l'esempio de “Le mille e una notte”, dove il primo livello è rappresentato dalla storia dello scrittore, mentre il secondo è rappresentato dai racconti di Sharazad. 3) Il narratore può essere assente dalla storia oppure può trovarsi al suo interno; inoltre, il narratore interno alla storia può raccontarla in quanto protagonista o in quanto testimone dei fatti. 4) La focalizzazione è l'angolo visuale che il narratore assegna al lettore. Può essere focalizzazione zero, con narratore onnisciente che permette al lettore di vedere e sapere tutto; focalizzazione interna, con narrazione dal punto di vista di un personaggio; o focalizzazione esterna, ovvero un racconto oggettivo nel quale si presentano i fatti al lettore, senza però commentare o conoscere i pensieri dei personaggi. 5) La focalizzazione interna può essere fissa, ovvero seguire un unico personaggio; variabile, quando si alternano i punti di vista; multipla, quando si alternano più PdV, ma riferiti ad uno stesso evento. La voce narrante. È lo strumento utilizzato dall'autore per raccontare; ci comunica le informazioni e i dati oggettivi. È tutto ciò che non è dialogo diretto, ed è quella che crea lo stile narrativo. Può coincidere con la voce dell'autore o con quella di un personaggio, ed essere palese o nascosta. Può essere di diversi tipi: 1) In prima persona: il cosiddetto io narrante, la voce di uno dei personaggi. Il vantaggio di questo tipo di narrazione è il coinvolgimento del lettore, gli svantaggi sono che è un PdV difficile da gestire senza cadere in qualche sbaglio, e che limita le informazioni fornite. 2) In seconda persona: è un narratore che si rivolge direttamente al lettore, costringendolo in qualche modo a credere di vivere dei fatti. Viene usato nei libri interattivi e nei manuali, meno spesso nella narrativa. 3) In terza persona: il più utilizzato e versatile. Può appartenere a un personaggio, a un PdV esterno e impersonale o al PdV onnisciente, che tutto vede e tutto sa. I vantaggi sono che permette al lettore di immedesimarsi più facilmente e di passare da un punto di vista all'altro. Errori nel punto di vista. Alcuni degli errori più comuni nell'utilizzo del punto di vista sono: 1) Mancanza di chiarezza: causata ad esempio dal passaggio del PdV da un personaggio all'altro, se effettuato male 2) Ingerenza del narratore onnisciente: quando l'autore fa erroneamente capolino nel testo, commentando o contraddicendo i suoi personaggi. 3) Sbalzi di PdV: quando l'autore esce dal PdV scelto per rivelare qualcosa che da quel PdV non avrebbe potuto sapere. 4) Cambi di PdV all'interno di un paragrafo: confondono il lettore, che non capisce più quale personaggio stia seguendo in quel momento, o chi stia compiendo una determinata azione. Libro 3 – I dialoghi. Il dialogo è lo strumento con cui si caratterizzano i personaggi. Occorre avere un certo orecchio per scrivere dei buoni dialoghi, nel senso che si deve essere in grado di cogliere la musicalità del linguaggio parlato. I due esercizi fondamentali per migliorare la propria abilità di dialoghista sono: leggere con occhio critico, analizzando i meccanismi all'interno dei testi, e praticare la scrittura con costanza. Oltre che a definire i personaggi e a donare loro spessore, i dialoghi servono anche ad arricchire le descrizioni, dare una direzione alla storia e variare il ritmo narrativo, accrescendo o smorzando la tensione. L’autore nel libro illustra in dettaglio anche le regole di base del dialogo, ovvero i trattini e le virgolette, la punteggiatura, i corsivi e i virgolettati. Scansioni del dialogo. Ci sono tre tipi di scansione, nel dialogo: 1) Scansione diretta: dove lo scambio di battute è rapido e non viene specificato chi parla; bisogna quindi mettere il lettore in condizione di capirlo da solo, anche inserendo qualche nome all'interno delle battute. Esempio: “Sei già al quinto hamburger, Mario”. 2) Scansione doppia: dove lo scambio di battute è più lento, in quanto accompagnato da dettagli su chi parla e altro genere di commenti. Esempio: “Sei già al quinto”. Luca si voltò, disgustato. “Ti farai scoppiare il fegato!” 3) Scansione multipla: è un dialogo tra tre o più personaggi, dunque necessita di qualche riferimento che faccia capire al lettore chi sta parlando (come nel primo esempio). I dialogue-tag. Ovvero, le locuzioni usate per indicare quale personaggio sta pronunciando la battuta. I più utilizzati sono disse, chiese e rispose, poiché gli scrittori tendono a semplificare la “cornice” per accentrare l'attenzione sulle battute di dialogo. Quindi, al di là dei tre sopra citati, si consiglia sempre l'utilizzo di termini semplici e corti. I dialogue-tag possono essere inseriti subito dopo la battuta oppure prima ancora che venga pronunciata, ma questa seconda opzione va usata con moderazione, per non appesantire troppo il testo. Possono anche essere inseriti in mezzo, soprattutto nel caso di battute molto lunghe; questo rallenta un po' il ritmo. Per un buon dialogo. Ecco alcuni elementi che contribuiscono a creare un dialogo accattivante ed efficace. 1) Quando due personaggi interagiscono, ci dev'essere uno scontro di motivazioni. Da questo scontro nasce la tensione che tiene il lettore incollato alle pagine del libro. 2) Si devono distinguere le varie voci: ogni personaggio ha una personalità differente, unica, e questo deve trasparire nelle battute di dialogo. Vanno banditi dialoghi banali e frasi fatte. 3) L'autore deve dare voce ai personaggi, mettendosi da parte e lasciando parlare loro. Deve anche evitare di esprimere pareri e giudizi, oltre che di utilizzare il dialogo come mezzo per fare infodumping. 4) Occorre bilanciare verosimiglianza e brillantezza, per far apparire il dialogo credibile ma al contempo coinvolgente. Ci deve essere dinamismo, per rendere meglio la realtà e lo scorrere del tempo. 5) Si possono usare dialetti e termini gergali, perché aiutano a caratterizzare bene i personaggi e incuriosiscono chi legge. 6) Ci devono essere più piani espressivi, ovvero ci deve essere una parte di comunicazione implicita tra i personaggi che interagiscono, perché questo permette al lettore di prendere davvero parte alla storia. 7) Rileggere i dialoghi che si scrivono ad alta voce permette di vedere come scorrono, se c'è il giusto ritmo, se le voci dei personaggi sono ben delineate, se ci sono errori di qualche genere. 8) Occorre trovare il coraggio di osare con le regole e lo stile, per trasmettere al lettore l'idea di un mondo originale, nuovo, diverso dagli altri. Proprio perché creato da te. Libro 4 – I personaggi. I personaggi sono il fulcro della storia, poiché il lettore vi si identifica e si appassiona alle loro avventure, emozionandosi e soffrendo con loro. Non bastano una buona idea e una trama ben congegnata: se nel libro i personaggi mancano di forza, spessore e tridimensionalità, crolla l'intera impalcatura. L'autore fa una suddivisione in tre categorie: 1) Protagonista. Il personaggio con maggior peso narrativo, attorno al quale ruotano gli altri. È quello che rimane più a lungo in scena e che spesso coincide con il punto di vista usato nel libro; è anche quello con cui il lettore si identifica di più. Può essere il protagonista assoluto, oppure condividere la scena con altri coprotagonisti. Le sfide che affronta, i conflitti che risolve e gli ostacoli che supera costituiscono il succo della storia, e Massai approfondisce l'argomento con un intero capitolo. 2) Comprimari. Sono personaggi fondamentali per lo svolgimento della trama, ma rimangono comunque un gradino sotto il protagonista. I comprimari possono fare da spalla all'eroe della storia (l'esempio classico è quello di Sherlock Holmes e Watson), oppure essere dei veri e propri antagonisti. 3) Comparse. Sono i personaggi che non rivestono un ruolo primario, figure di contorno che però hanno un loro perché all'interno della storia. Ad esempio, spesso servono a mettere in risalto i protagonisti e le loro virtù. I 7 archetipi. Effettuando un'ulteriore suddivisione, le figure che in genere si ripetono nei libri sono: 1) L'eroe. Colui che traina la storia e compie un viaggio fisico e mentale che lo porta ad evolversi e a raggiungere i suoi obiettivi. 2) Il mentore. La guida che istruisce e aiuta l'eroe. Spesso si tratta di una persona saggia, un maestro; rappresenta simbolicamente la coscienza dell'eroe. 3) Il guardiano della soglia. Colui che mette alla prova l'eroe. Non necessariamente cattivo, pone il protagonista davanti ai suoi limiti e alle sue ferite emotive. 4) Il messaggero. Può trattarsi di una persona o di un oggetto (come una lettera), ed è ciò che comunica la necessità di un cambiamento, l'avvio dell'avventura. 5) Il mutaforme. Colui che si traveste, che non sempre è ciò che sembra: l'amico leale che tradisce o che fa il doppio gioco, ad esempio. Serve a seminare dubbi e creare suspense. 6) L'ombra. In genere è l'antagonista, colui che ostacola l'eroe e lo mette in pericolo. Per risultare realistico, vanno evitati i classici stereotipi di cattivo-cattivissimo; meglio mostrare anche i suoi lati umani. 7) L'imbroglione. Colui che crea contrattempi, confusione e conflitti. Può avere anche una funzione comica all'interno del libro. Caratterizzare i personaggi. L'autore spiega che esistono alcune tecniche per rendere i personaggi più vivi e realistici. 1) La descrizione. Come sempre, si consiglia di mostrare anziché raccontare: piuttosto che elencare le caratteristiche fisiche e psicologiche dei personaggi, meglio mostrarle attraverso le azioni, il dialogo, i conflitti. Ciò le rende anche più dinamiche, incisive, finalizzate allo svolgimento della trama. 2) La coerenza. I personaggi devono essere coerenti con il contesto e con loro stessi, per non violare le regole del mondo creato dall'autore e per non risultare inverosimili. Aiuta in questo documentarsi bene e creare la scheda di ogni personaggio, per avere delle basi solide cui rifarsi. 3) Nomi efficaci. I nomi dei protagonisti vanno scelti con cura, poiché devono risultare funzionali, efficaci, musicali, esotici. 4) I dettagli. Si possono sfruttare pochi, piccoli particolari per delineare la personalità di un personaggio; ad esempio, un investigatore che mordicchia di continuo le stanghette degli occhiali, con quel gesto svela molto del suo carattere. 5) I dialoghi. Sono un ottimo strumento per caratterizzare i personaggi in scena, perché ne rivelano personalità, cultura, convinzioni, atteggiamenti, modo di interagire con gli altri. Nel dialogo sono i personaggi stessi a parlare, quindi è la loro voce che sentiamo. Un buon personaggio. L'autore conclude riassumendo alcuni consigli essenziali: evitare i cliché, creando dei personaggi originali, vivi, tridimensionali; inserire dei conflitti e delle pulsioni, per far sì che i protagonisti abbiano modo di evolversi; conoscerli bene e far parlare le loro voci, rivelandoli poco a poco nel corso del libro; ricordarsi sempre che il lettore vi si immedesimerà, e vivrà la storia attraverso le avventure che essi affrontano, soffrendo, ridendo, piangendo ed emozionandosi con loro. Citazioni: Libro 1: « La buona narrativa trasporta il lettore in una condizione mentale simile a quella del sogno. Se l'autore interviene nella storia, ha lo stesso effetto di qualcuno che ti parla all'orecchio mentre dormi: se ti va bene non te ne accorgi, se ti va male ti svegli. Se il lettore si sveglia, chiude il libro. » Libro 2: « Se gli attori sono i personaggi e l'inquadratura è il PdV, allora chi è il nostro narratore? In questo nostro parallelo il narratore è il regista: è colui il quale sceglie dove e come piazzare le telecamere, che decide quando alzare o abbassare l'inquadratura, quando sullo schermo apparirà Annibale e quando Scipione. » Libro 3: « Quello che un manuale può fare, ed è esattamente ciò che vedremo in queste pagine, è offrire esempi pratici di grandi dialoghi, veri pezzi di bravura da leggere, rileggere, e divorare più volte cercando di comprenderne i meccanismi intrinseci per capire come e quando un dialogo è davvero perfetto e coinvolgente, per provare poi a riprodurne di simili. » Libro 4: « Non si scappa: una buona idea, uno stile potente, una trama geniale devono essere ben presenti, ma non potranno mai sostituire la forza delle emozioni trasmesse dai personaggi in cui il lettore si immedesima e attraverso cui avviene il procedimento di sospensione dell'incredulità che gli permette di calarsi in una storia e vivere, insieme ai protagonisti del libro, le avventure che, con tutta la nostra tecnica, abbiamo creato per lui. » Perché leggere questa collana di libri: Perché con un costo contenuto si possono acquistare tutti e 8 gli e-book. Perché la suddivisione in vari volumi permette di concentrarsi su un tema per volta. Perché all'interno dei libri ci sono numerosissimi approfondimenti, esempi pratici ed esercizi utili. Perché l'autore è estremamente competente, e affronta l'argomento da un punto di vista tecnico. Perché tocca tutti i principali temi della tecnica narrativa. Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti Categoria: Scrittura & Scrittura Creativa