Come scrivere un racconto (o un libro) indimenticabile


AA. VV., Come scrivere un racconto (o un libro) indimenticabile, edizioni IoScrittore

Crescita Personale, Scrittura & Scrittura Creativa

Gli editor che hanno collaborato a questo libro si propongono di rispondere a domande quali: come si sceglie il titolo di un romanzo di successo? In che modo si cattura l'interesse del lettore fin dalla prima pagina? Come si trasforma una bella storia in un...




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Perchè leggere questo libro

Perché chi meglio degli editor può darti dei consigli utili per scrivere un buon libro? Perché contiene anche i preziosi suggerimenti di scrittori già pubblicati. Perché essendo scritto da più autori, offre diversi punti di vista su uno stesso...


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Riassunti di libri di crescita personale


AA. VV., Come scrivere un racconto (o un libro) indimenticabile, edizioni IoScrittore Chi è l’autore? Questo libro è scritto da vari editor professionisti e nasce dall'esperienza di IoScrittore, torneo letterario gratuito promosso dal GeMS (Gruppo Editoriale Mauri Spagnol), il più grande gruppo editoriale indipendente italiano. Raccoglie dunque i punti di vista di molte case editrici, e i consigli di editor con storie, sensibilità e obiettivi differenti. Qual è l’intento dell’autore? Gli editor che hanno collaborato a questo libro si propongono di rispondere a domande quali: come si sceglie il titolo di un romanzo di successo? In che modo si cattura l'interesse del lettore fin dalla prima pagina? Come si trasforma una bella storia in un racconto avvincente? All'interno del manuale ci sono dunque spunti e consigli per scrivere un libro (o racconto) appassionante, in grado di competere a un concorso letterario – come quello che l'ha ispirato. Questo libro insegna: I dettagli di un luogo. L'editor Oliviero Ponte di Pino introduce il manuale parlando dell'effetto di realtà, ovvero della sensazione che si ha quando, leggendo il libro di un bravo autore, ci dimentichiamo di trovarci di fronte a una finzione, e ci sembra davvero di essere lì, all'interno del paesaggio descritto. Si tratta di una tecnica che può essere affinata e che si basa soprattutto sull'inserimento di pochi, essenziali dettagli, scelti con cura. Di Pino cita l'esempio del libro Un cuore semplice, di Flaubert: quest'ultimo, nel descrivere il salotto cita un barometro; è un elemento che può sembrare insignificante, ma in realtà è proprio ciò che dona credibilità e profondità alla descrizione. Allo stesso modo, se in un racconto decidiamo di inserire una sveglia che suona, soffermiamoci sul tipo di orologio e sulla suoneria che produce, perché sono i dettagli che forniranno al lettore le informazioni sul luogo della storia e sul periodo storico in cui si svolge, oltre che sui suoi personaggi. L'ambiente e i personaggi. La letteratura, continua di Pino, restituisce le sensazioni e le emozioni di chi vive i luoghi: ad esempio, un personaggio può trovarsi bene in un dato ambiente in un preciso momento della sua vita, e avere una reazione molto diversa tornandoci vent'anni dopo. Oppure, il posto in cui è cresciuto il protagonista può rivelare molti aspetti del suo carattere. Infine, un paesaggio può cambiare lo stato d'animo di un personaggio, impaurendolo o viceversa tranquillizzandolo. Da questi esempi si ricava che un luogo, oltre che influenzare chi ci vive, può anche essere utilizzato per rappresentare lo stato d'animo dei personaggi, come nel caso del libro (e del titolo) Cime tempestose. I luoghi. Bisogna cercare di sorprendere il lettore portandolo in luoghi sconosciuti e immaginari, descritti talmente bene da sembrare veri; oppure in luoghi reali reinventati e arricchiti dalla nostra immaginazione: come la Trieste di Magris, la Londra di Dickens o la Dublino di Joyce. Alcuni scrittori hanno creato dei mondi nati dalla fusione tra realtà e fantasia, come la Vigata di Andrea Camilleri. Altri hanno usato un singolo elemento per far esplodere un intero mondo narrativo, come ne il Castello di Kafka. Gli scrittori fantasy sanno inoltre che il paesaggio spesso simboleggia elementi archetipici che si ripetono: infatti la foresta, il deserto, la grotta, il castello e la torre rappresentano le tappe di un destino e di un percorso formativo. Conoscere e osservare. Di Pino conclude il capitolo dedicato alle ambientazioni con un paio di consigli utili: 1) Conoscere i luoghi. È necessario documentarsi bene sul luogo in cui si intende ambientare la propria storia, per ridurre i rischi di incongruenza e discontinuità. Ci sono vari modi per farlo: tramite immagini, disegni, piante di edifici e città, esplorazioni di persona, notizie, informazioni di ogni genere. Non tutti i dettagli appariranno nella storia, ma è necessario che l'autore li conosca comunque. 2) Imparare a guardare. Lo scrittore deve essere curioso e imparare a osservare, immagazzinando dettagli e sensazioni. Si tratta di una dote naturale, ma anche di una tecnica che può essere affinata nel tempo. Cerchiamo di ritrovare la capacità di sorprenderci che avevamo da bambini, guardando luoghi già conosciuti come se non li avessimo mai visti prima e ne notassimo solo ora ogni minimo dettaglio. Seguono alcuni esercizi per sviluppare il proprio spirito di osservazione, come quello di descrivere un luogo utilizzando un unico senso o tramite gli occhi di qualcun'altro. Ci vuole il titolo giusto. Il titolo di un libro (o racconto) ne è parte integrante e costituisce il suo biglietto da visita; proprio per questo motivo occorre sceglierlo con cura - e anche con un pizzico di fortuna. Titoli come Va' dove ti porta il cuore e La solitudine dei numeri primi, ad esempio, hanno contribuito al successo dei rispettivi romanzi, trasmettendone ai lettori la tonalità emotiva ancor prima che li leggessero. Alcuni autori, con un guizzo di intuito, hanno modificato in corso d'opera i titoli dei propri libri: in questo modo, Domani è un altro giorno è diventato Via col vento, e John Thomas e Lady Jane è stato modificato in L'amante di Lady Chatterley. Consigli per la scelta del titolo. Il capitolo dedicato alla scelta del titolo è a cura di vari editor, e ciascuno di loro fornisce alcuni consigli e riflessioni utili in merito. Ecco i principali: 1) Il metodo Hemingway. Ernest Hemingway dopo aver finito il suo romanzo faceva un elenco di possibili titoli e poi sceglieva per esclusione, cancellandoli uno ad uno. 2) Ispirarsi ad altri titoli. Prendiamo le classifiche dei bestseller degli ultimi anni, magari limitandoci al genere del romanzo che stiamo scrivendo; segnamone i titoli, contando le parole che ricorrono con più frequenza; combiniamole al meglio per dare un titolo al nostro libro (spesso gli editor fanno proprio così). 3) Romanzi di avventura. Nella letteratura di avventura serve un titolo che stupisca, attiri l'attenzione e crei un effetto quasi straniante; aiuta accostare termini difficilmente associabili. Due esempi: Malato di montagna e Danzare sulla corda. 4) Le funzioni del titolo. Il titolo deve veicolare un'emozione (Sogno di una notte di mezza estate); generare una domanda nella testa del lettore (Entra nella mia vita); spiazzare (Avevano spento anche la luna); trasportare in un'altra dimensione (La casa degli spiriti). 5) Distaccarsi dal libro. È utile far decantare il proprio libro prima di decidere che titolo dargli, perché in questo modo si riesce a guardarlo con un certo distacco, come se fosse la prima volta che lo vediamo. Allo stesso modo, può aiutare chiedere un parere a un lettore esterno di cui ci fidiamo. 6) Cercare il titolo nei versi dei poeti. Anche nelle poesie si nascondono dei versi che, isolati, possono diventare dei titoli perfetti; esempio: Come mi batte forte il tuo cuore, tratto da una poesia di W. Szymborska. 7) Non ingannare il lettore. Il titolo deve rappresentare bene il contenuto del libro; ad esempio, Umberto Eco modificò l'Abbazia del delitto ne Il nome della rosa, perché il primo titolo poteva dare l'idea di una trama prettamente poliziesca. 8) Il titolo è già nel libro. Talvolta il titolo del libro si trova proprio al suo interno: può essere costituito dal nome di un personaggio, da un luogo o perfino da una battuta di dialogo. 9) Cercare fonti di ispirazione. L'ispirazione per un buon titolo può arrivare da qualsiasi fonte: canzoni, film, frasi di romanzi, giornali, e quant'altro. Da evitare nell'incipit. Le prime pagine di un libro sono una sorta di test per l'editor, perché quest'ultimo vi cerca la stessa cosa che ci deve trovare il lettore, ovvero la magia necessaria per conquistarlo e invogliarlo a proseguire la lettura. Può senz'altro aiutare leggere e analizzare gli incipit dei libri del genere in cui si intende scrivere. Anche il capitolo dedicato all'incipit, ricchissimo di esempi pratici, è a cura di vari editor; iniziamo con gli elementi che questi ultimi consigliano di evitare, ovvero: 1) Non esagerare nelle descrizioni. Perché sarebbe come un primo appuntamento con qualcuno che non la smette più di parlare. Un disastro. 2) Non descrivere ogni personaggio. Il lettore deve scoprirli poco a poco, non tutti in contemporanea nelle prime pagine. 3) Non adottare stili altrui. Parlare con la propria voce, quella vera, perché facendo il contrario si rischia di inciampare e cadere nel corso del libro. 4) Evitare di parlare troppo di sé. Limitare la voce narrante a un ruolo descrittivo, senza eccessive riflessioni o digressioni. Consigli per l'incipit. Ecco invece alcuni consigli per un buon incipit: 1) Il piacere del racconto. Un incipit, per funzionare, deve riuscire a trasmettere la necessità e il piacere di chi narra di condividere una storia. L'esempio più classico è il “C'era una volta” delle favole, il quale ben preannuncia gli eventi che verranno narrati. Seguono alcuni esempi. 2) La voce. L'inizio del libro deve veicolare la voce di chi narra, dunque far capire al lettore chi sta raccontando la storia, e al contempo fargli percepire che questa voce è credibile e coerente. 3) Emozionare, stupire, coinvolgere. L'incipit deve stimolare la curiosità di chi legge. Viene citato ad esempio quello de La metamorfosi di Kafka, che con una sola immagine riesce a catturare il lettore: «Gregor Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo.» 4) La provocazione. Anche un incipit che provoca può conquistare il lettore, perché lo sfida a continuare la lettura. Come ad esempio quello dello Straniero, di Albert Camus: «Oggi è morta mia madre. O forse ieri, non lo so.» 5) Le verità eterne. Le verità universalmente riconosciute possono costituire un buon aggancio iniziale; come nell'incipit di Lev Tolstoj, in Anna Karenina, : «Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia è infelice a modo suo.» 6) Cercare l'incipit alla fine. Come per il titolo, a volte l'incipit può essere trovato dopo aver finito di scrivere il libro, all'interno di una frase o di una battuta di dialogo 7) Parlare attraverso un personaggio. Quando possibile, facciamo agire fin da subito il personaggio che amiamo di più (meglio se si tratta del protagonista) al posto nostro, ovvero al posto del narratore. 8) Gli elementi chiave. Risulta utile inserire in apertura gli elementi chiave del romanzo: ci sono incipit che in poche righe definiscono genere del libro, protagonista, tema della storia e periodo storico. L'incipit in alcuni generi. Ecco un paio di esempi più specifici per quanto riguarda due generi molto diffusi, cioè i libri di avventura e i thriller. 1) L'incipit di un libro di avventura. In questo caso, la cosa più importante è catturare fin da subito l'attenzione del lettore, dandogli un assaggio di quello che sarà il libro. Può aiutare condensare nei primi paragrafi alcuni momenti salienti dell'avventura, per poi tornare indietro ai suoi retroscena. 2) L'incipit di un thriller. In questo caso, è preferibile un inizio fulminante, che dia un'impronta decisa al resto del romanzo. L'incipit di un thriller deve spiazzare, cambiare le carte in tavola, trasmettere un'emozione forte. È altresì vero che questo incipit non deve prendere il sopravvento su tutto: l'idea narrativa di base deve comunque rimanere centrale. Consigli e note di vario genere. Segue un capitolo in cui gli editor coinvolti nel progetto IoScrittore forniscono alcuni consigli e note generali su come produrre una buona storia; ecco i principali: 1) Dare sapore al protagonista. Il lettore si identifica nel protagonista, perciò si sente coinvolto dall'esperienza narrativa che sta vivendo. Lo scrittore può aiutarsi nella stesura ponendosi domande quali: a) cosa trasmette il personaggio a chi legge? Cosa gli insegna su di sé e sul mondo? b) che rapporto c'è tra il protagonista, l'autore (che l'ha creato) e il lettore (che lo ricrea nella sua mente?); c) come cambia il mondo del personaggio, e come quel mondo cambia lui? d) quali ostacoli affronta il protagonista, dentro e fuori di sé? Come li supera? 2) Suscitare curiosità. Ogni bravo narratore deve tenere viva la curiosità del lettore. Detta curiosità va stuzzicata con i cosiddetti ami (o esche), gli stessi che usano gli autori teatrali e gli sceneggiatori cinematografici. In parole povere: in ogni scena deve succedere qualcosa che apre diverse possibilità, e solo continuando a girare le pagine il lettore scoprirà come va a finire. 3) Le 4 storie. Secondo lo scrittore e filosofo Jorge Luis Borges, le storie raccontabili sono fondamentalmente quattro: la prima è quella che narra di una battaglia, la seconda di un ritorno, la terza di una ricerca e la quarta di un sacrificio. Perciò, spiega Borges, è utile capire che continueremo a narrare queste quattro storie, rielaborandole, trasformandole e combinandole tra loro. Le strategie degli autori bestseller. All'interno di questo manuale è stato inserito anche un capitolo in cui vari autori già pubblicati (Donato Carrisi, Glenn Cooper, Wulf Dorn, Clara Sánchez, ecc.) rispondono a domande quali: perché hai iniziato il tuo libro in quel modo? Quante volte hai riscritto l'incipit? Cosa volevi suscitare nel lettore? Quali consigli puoi dare a chi desidera scrivere? Prendiamo ad esempio l'autore Donato Carrisi, laureato in giurisprudenza, specializzato in criminologia e scrittore affermato di thriller. Questo è l'incipit del suo libro Il cacciatore del buio, tradotto e venduto in 25 paesi: «Veniamo al mondo e moriamo dimenticando. Lo stesso era accaduto a lui. Era nato una seconda volta, ma prima era dovuto morire. Il prezzo era stato dimenticare chi fosse [...]». Alla domanda sul perché avesse iniziato il suo romanzo così, Carrisi ha risposto che l'inizio di una storia è uno spartiacque fra due realtà (di cui una artificiale) e deve sancire immediatamente le regole del gioco tra scrittore e autore; inoltre, il lettore deve avere l'impressione che la vicenda sia cominciata ben prima di quelle righe. Carrisi afferma anche che raramente modifica un incipit; se non funziona, piuttosto, cambia l'intera partenza della storia. Il consiglio che l'autore si sente di dare a un aspirante scrittore, infine, è quello di leggere almeno 30 libri all'anno, perché i bravi scrittori sono innanzitutto insaziabili lettori, che prendono spunto dallo stile dei grandi autori già pubblicati. Il concorso letterario l'Italia del FAI. Dato che il libro prende spunto da un concorso letterario, l'ultimo capitolo è dedicato proprio alla segnalazione di questo concorso, che si ripete annualmente. Possono partecipare storie ispirate e ambientate nell'Italia dei FAI, quindi si parla di luoghi e beni tutelati, valorizzati, restaurati e promossi quotidianamente dai volontari dell'associazione. Gli elaborati vengono valutati (in forma anonima) da un'apposita giuria, e i migliori tre ottengono dei premi in denaro, oltre che l'editing e la successiva pubblicazione in un ebook del gruppo editoriale GeMS. In aggiunta, i primi 10 racconti vengono pubblicati in una raccolta intitolata L'Italia del FAI, oltre che sul sito stesso dell'associazione. Le modalità e i costi di partecipazione vengono specificati più in dettaglio online. Se mai decidessi di tentare... in bocca al lupo a te! Citazioni «È proprio questa la differenza tra lo scrittore mediocre e il grande scrittore: nella capacità di farci percepire la realtà del suo racconto. La scrittura produce illusioni, forse allucinazioni, che prendiamo per reali.» «Sono molto più efficaci pochi elementi, magari uno solo: quel dettaglio può avere l'effetto di una rivelazione, perché condensa e rivela un intero mondo. Riesce a restituire la complessità di un mondo in un'unica immagine.» «Il titolo può essere lì, fin dall'inizio, come un gancio a cui attaccare tutto il resto del libro, o come una fonte di energia inesauribile. Oppure il titolo è una luce in fondo al tunnel, verso cui dirigersi pagina dopo pagina, frase dopo frase.» «Per questo le prime pagine sono essenziali: è lì che l'autore costruisce il suo patto con il lettore, è lì che stabilisce le regole del gioco – anche se poi magari può divertirsi a scompaginarle. È lì, in quelle prime cartelle, che deve scattare la magia...» «L'incipit in fondo non è che il modo in cui vi presentate al lettore. Avete un vostro stile, una vostra lingua, una storia da raccontare, ma quello che ancora non avete è l'attenzione del vostro interlocutore. L'incipit è la vostra chance per conquistarvela.» «Chi racconta storie si trova oggi in una situazione meno drammatica dell'astuta Sheherazade, ma la storia che racconta corre lo stesso mortale pericolo. Se il lettore l'abbandona, muore. Se arriva fino in fondo, e inizia a raccontarla a qualcun'altro, la sua storia continua a vivere.» Perché leggere questo libro. Perché chi meglio degli editor può darti dei consigli utili per scrivere un buon libro? Perché contiene anche i preziosi suggerimenti di scrittori già pubblicati. Perché essendo scritto da più autori, offre diversi punti di vista su uno stesso argomento. Perché tratta le parti più importanti di un libro, come l'incipit, le prime pagine e le descrizioni. Perché può prepararti meglio a un eventuale concorso letterario, visto che da lì prende spunto. Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti Categoria: Scrittura & Scrittura Creativa