I sei pilastri dell’autostima


Nathaniel Branden, I sei pilastri dell’autostima, Corbaccio, trad. O. Crosio

Crescita Personale, Comunicazione & Psicologia, Crescita & Sviluppo

Tutto dipende dall’autostima, il giudizio più importante per noi e quello che noi diamo a noi stessi. L’autostima è alla base di molti disturbi, dalla depressione all’ansia, dall’incapacità di affermarsi professionalmente alle difficoltà che...




Nathaniel Branden, I sei pilastri dell’autostima, Corbaccio, trad. O. Crosio

Nathaniel Branden, I sei pilastri dell’autostima, Corbaccio, trad. O. Crosio è disponibile su Amazon Nathaniel Branden, I sei pilastri dell’autostima, Corbaccio, trad. O. Crosio è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché è il libro che segna il punto culminante del lavoro dell’autore sull’autostima. Perché Branden è ritenuto ancora oggi un esperto di autostima. Perché la descrive, insegna come aumentarla e la spiega anche in vari ambiti (scuola, lavoro,...


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Nathaniel Branden, I sei pilastri dell’autostima, Corbaccio, trad. O. Crosio

Riassunti di libri di crescita personale


N. Branden, I sei pilastri dell’autostima, Corbaccio, trad. O. Crosio Chi è l’autore? Nathaniel Branden è psicoterapeuta a Los Angeles pioniere nel campo dell’autostima. È autore di molti libri sull’argomento, tradotti in tutto il mondo. Nato in Canada nel 1930 e deceduto nel 2014 a Los Angeles, è stato spesso definito “il padre del movimento di autostima”. Qual è l’intento dell’autore? Tutto dipende dall’autostima, il giudizio più importante per noi e quello che noi diamo a noi stessi. L’autostima è alla base di molti disturbi, dalla depressione all’ansia, dall’incapacità di affermarsi professionalmente alle difficoltà che riscontriamo nel relazionarci con gli altri. Su questo assunto e sui sei pilastri dell’autostima si basa il corposo testo del libro per aiutare i lettori a vivere “in armonia con se stesso”. Questo libro insegna: • L’autostima come sistema immunitario della coscienza. La stima di sé è sentire di essere adeguati alla vita e alle aspettative: è fiducia sia nelle proprie capacità sia nel proprio diritto al successo e alla realizzazione dei propri desideri. L’autostima non è un dono e non dipende dagli altri, può e si deve coltivare. L’autostima ci porta alla realizzazione e alla felicità, è coltivata dalle azioni e influenza le azioni. Avere un’alta autostima ci porta ad agire dinnanzi alle difficoltà e perseverare ci porta a ad avere più successi e quindi più autostima: è un circolo virtuoso. L’autostima, alta o bassa che sia, porta con sé profezie autorealizzanti, nel bene o nel male. Una sana stima di sé porta a realismo, indipendenza, autonomia. Una bassa stima di sé si associa a irrazionalità, rigidità, paura e conformismo. Un’alta stima di sé porta al rispetto per gli altri, al senso di benevolenza e giustizia. L’importanza dell’autostima è anche in ambito relazionale, è come avere un “surplus” emotivo che possiamo incanalare nelle relazioni, accettiamo e ci riteniamo degni d’amore. È possibile avere troppa autostima? L'autore ammette di aver pensato a questa possibilità per diverso tempo, fino a che un giorno, guardando il suo cane giocare felice, si rese conto che troppa autostima non significa essere più felici dei cani del vicinato. Il suo cane quando gioca si diverte semplicemente godendo al massimo la sua esistenza. La stima di sé è un bisogno fondamentale per il nostro corretto funzionamento. Lottare per dimostrare di essere sempre “abbastanza” porta a una continua delusione, saremo sempre "menomati" - ci dice l'autore - nella nostra capacità di provare gioia per i nostri successi. • Che cos'è l'autostima? Ha due componenti strettamente connesse tra loro: il senso di autoefficacia, cioè il senso di fiducia che abbiamo in noi stessi e di fronte alle sfide della vita, e la convinzione di meritare la felicità, che l'autore chiama il rispetto di sé. Chi ha un buon senso di autoefficacia ha controllo sulla propria vita perché ha fiducia nel funzionamento della propria mente, nella capacità di pensare, scegliere e risolvere i problemi. Avere rispetto per sé significa provare un sentimento di certezza verso il proprio valore e il proprio diritto di vivere ed essere felice. Chi ha rispetto di sé afferma senza disagio le proprie opinioni e i propri desideri, sente che la gioia e la realizzazione sono diritti di nascita. La definizione di autostima proposta da Branden è la seguente: «L'autostima è la disposizione a considerare sé stessi come dotati della competenza necessaria per affrontare le sfide fondamentali della vita e meritevoli di felicità». La fiducia nelle proprie capacità, quindi possedere un buon senso di autoefficacia, non è la convinzione di essere infallibili. Secondo l'autore aspettarsi la sconfitta anziché la vittoria vuol dire essere interrotti e paralizzati nei nostri sforzi e affrontare le sfide che la vita ci presenta. Il rispetto di sé, la convinzione del proprio valore a prescindere, non sono l'illusione di essere perfetti e superiori agli altri, sono il sentirsi meritevoli dei risultati che derivano dalle nostre azioni.​ L'autore ci tiene a distinguere l'autostima dall'orgoglio che è semplicemente il “piacere consapevole” che proviamo grazie alle nostre azioni e all'ottenimento dei nostri successi. • L'autostima come evoluzione della coscienza. Esistono famiglie – ci porta ad esempio l'autore – in cui la realtà viene spesso negata e la consapevolezza spesso punita, tutto ciò diventa un ostacolo insormontabile alla stima di sé per i componenti della famiglia. L'autostima è un processo che parte dall'azione come punto centrale. L'azione fisica non è altro che il riflesso dell'azione mentale, per cui i processi interni sono cruciali. I "sei pilastri dell'autostima" di cui ci parla l'autore nel libro, sono tutte operazioni della coscienza e che comportano delle scelte che coltiveranno automaticamente l'autostima. Insiste l'autore, si tratta di pratica e la parola "pratica" porta con sé la disciplina di agire in un certo modo più e più volte con coerenza. Per genitori, psicologi e insegnanti l'autore pone l'accento sull'azione piuttosto che sulle parole. Credere che le nostre parole siano un mezzo di comunicazione più potente delle nostre azioni è un inganno, lui scrive: «Dobbiamo diventare quello che desideriamo insegnare». Come pratica di cambiamento, l'autore nel libro propone le frasi da completare. Per ognuno dei sei pilastri, l'autore propone delle frasi incomplete che, se completate con la pratica quotidiana da parte del lettore, generano cambiamento profondo. Le frasi da completare sono uno strumento terapeutico e di ricerca, portano alla comprensione di sé e alla dissolvenza delle barriere repressive, liberano le espressioni di se e attivano i meccanismi di autoguarigione. • Ecco le sei pratiche che l'autore chiama i sei pilastri dell'autostima: 1. La pratica di vivere consapevolmente, 2. La pratica dell'accettazione di sé, 3. La pratica del senso di responsabilità, 4. La pratica della formazione di sé, 5. La pratica del darsi un obiettivo, 6. La pratica dell'integrità personale. Il rapporto tra autostima e i sei pilastri che la sostengono è sempre bidirezionale e reciproco. Infatti, le pratiche che generano autostima sono anche espressione conseguente di essa. • 1. La pratica del vivere consapevolmente. Vivere con coscienza significa per l'autore lo stato di essere consci, consapevoli di ciò che accade nella realtà. L'autore invita a portare un giusto livello di coscienza nelle nostre attività. Tipica è la negazione di chi è dedito all’abuso di bevande alcoliche e che afferma di essere in grado di smettere quando vuole. Essere consapevoli significa che poi dopo segue l'azione. Non agire, e continuare a "pensarci su", si rivela – secondo l'autore – un tradimento verso la coscienza. Vivere consapevolmente significa: mantenere una mente attiva, essere calati nel momento, andare incontro ai fatti e saperli distinguere dalle interpretazioni a dalle emozioni, rendersi conto dell'impulso a evitare o negare la realtà, agire e poi cercare un feedback nell'ambiente per regolarsi e correggersi. Ecco alcune delle frasi da completare che l'autore suggerisce per esercitarsi nella pratica del vivere consapevolmente: «Per me vivere consapevolmente vuol dire...» «Se oggi metto il 5% di consapevolezza in più in...». • 2. La pratica dell'accettazione di sé. L'autostima è impossibile senza l'accettazione di se, ci ricorda l'autore. Due concetti legati ma con diverso significato: l'autostima si sperimenta, l'accettazione di sé si fa. Accettarsi significa essere pro sé stessi, significa mantenere l'impegno di valorizzare sé stessi. Alcune persone, ci fa notare l'autore, rifiutano talmente se stesse che non riescono neppure a cominciare un lavoro di crescita. L'accettazione di sé è la condizione imprescindibile per cambiare e crescere. A questo proposito, l'autore ci propone un esercizio: mettersi davanti allo specchio, a nudo, e dirsi «Nonostante i miei difetti e le mie imperfezioni, mi accetto completamente e senza riserve». Le proteste sono normali di fronte a questo esercizio, ci previene l'autore, e ci ricorda anche che "accettare" non significa "approvare". Ci racconta che i suoi pazienti che si sono impegnati a eseguire questo esercizio per due minuti al mattino e due alla sera nell'arco di due settimane, hanno cominciato a capire la relazione tra accettazione di sé e autostima. Accettare è il punto di partenza del cambiamento, se neghiamo le cose non sentiamo nessuna spinta a cambiarle. È importante anche saper accettare i propri stati d’animo, «Io adesso mi sento così… e lo accetto completamente». Le frasi da completare suggerite per questo secondo pilastro sono: «Per me l’accettazione di me stesso significa…» «Se accettassi di più la gioia…», «Se accettassi di più le mie azioni…». • 3. La pratica del senso di responsabilità. Il terzo pilastro dell'autostima è esercitare il senso di responsabilità, sulle proprie azioni e sul conseguimento dei propri obiettivi. È molto importante saper distinguere tra quanto dipende da noi e quanto no. Assumendo la responsabilità della nostra esistenza, riconosciamo che gli altri non sono nostri servitori e non sono mezzi per il raggiungimento dei nostri fini. Frasi suggerite da completare e ripetere nella pratica di questo pilastro sono: «Il senso di responsabilità per me significa…», «Se mi assumessi il 5% in più di responsabilità nel raggiungimento dei miei obiettivi…», «Se mi assumessi la responsabilità di deprimermi…/ di rendermi ansioso…». • 4. La pratica dell’affermazione di sé. Affermare me stesso significa rendere onore ai miei desideri e bisogni, ai miei valori e alla vita. L’opposto è la resa. L’affermazione di sé non è aggressività, non è arrivare primi o farsi valere a discapito di altri; è semplicemente la voglia di occupare la propria posizione nel mondo, essere apertamente chi si è, e trattare sé stessi con rispetto nelle relazioni con gli altri. Ci mette in guardia l’autore, se rinunciamo a soddisfare o anche solo a riconoscere i nostri desideri e bisogni, diventiamo egoisti nel peggiore senso del termine, in modo meschino. Frasi utili da compilare per questa pratica sono: «Autoaffermazione per me significa…», «Se oggi affermassi me stesso il 5% in più…», «Quando soffoco i miei pensieri e opinioni…». • 5. La pratica di darsi un obiettivo. Vivere senza obiettivi è vivere alla giornata. Darsi un obiettivo significa porsi alcune domande: Cosa voglio raggiungere? Come intendo farlo? Perché credo che questi siano i mezzi giusti? Il feedback che ricevo dall’ambiente mi dice che sto progredendo o no? Devo correggere qualcosa? Devo rivedere i miei obiettivi? Tutte queste domande ci riportano alla profonda consapevolezza del percorso. Nel perseguimento dei nostri obiettivi dobbiamo sia inserire riposo e svago, sia mantenere una visione a lungo termine. Inoltre, dobbiamo sapere che non è il successo ad accrescere l’autostima ma le pratiche interne che lo rendono possibile. Non dobbiamo associare l’autostima al reddito, al successo o al non far mancare nulla alla propria famiglia, ma dobbiamo associare l’autostima alle nostre virtù interiori. Frasi da completare qui sono: «Darmi degli obiettivi per me significa…», «Se oggi vivessi con il 5% di consapevolezza/ determinazione / responsabilità in più…». • 6. La pratica dell’integrità personale. L'integrità è integrazione tra i nostri ideali, le nostre convinzioni, i nostri comportamenti e i nostri valori. È importante seguire i principi di condotta che riteniamo giusti per noi. Infatti, quando il nostro comportamento è in conflitto con le nostre convinzioni, perdiamo il rispetto per noi stessi. Dimostrarsi integri significa che parole e comportamenti coincidono, l'alternativa è l'ipocrisia. L'autore porta ad esempio un genitore che predica sulla sincerità ai propri figli ma mente sul lavoro. Quando Branden propose a un gruppo di lavoro di completare la seguente frase, «Se mettessi il 5% di integrità in più nella mia vita...», ecco alcune delle frasi che ottenne: Direi alla gente quando fa qualcosa che mi infastidisce, non gonfierei il mio rimborso spese, mi sforzerò i di più sul lavoro, aiuterei di più mia moglie in casa come le ho promesso, direi di no quando voglio dire di no, chiederei scusa, manterrei le promesse. Le frasi da completare suggerite per questo capitolo sono: «Per me integrità significa..., «Se penso agli ambiti in cui mi riesce difficile praticare l'integrità...», «Se mettessi più consapevolezza in questi ambiti...», «Se mi rifiutassi di vivere secondo valori che non condivido...». • L’autostima in vari ambiti. Nella terza parte del libro, l'autore applica l'autostima in famiglia con i figli, a scuola per gli insegnanti, sul lavoro​ e in studio per lo psicoterapeuta. In particolare, l'autore osserva che nell'attuale mondo del lavoro, basato sulla competizione, è importante concentrarsi sulla capacità di gestire i cambiamenti e di esprimere le proprie capacità. Non è così importante saper fare, piuttosto sapere che si può sempre imparare. Con i figli a casa, l’autore ci ricorda che il dovere dei genitori è quello di promuovere l’autonomia dei figli e guidarli a diventare adulti indipendenti. In tal senso, il genitore dovrà far sentire al figlio che è accettato, “visto”, amato e rispettato incondizionatamente. Un figlio vuole sentirsi sicuro, “sentito” e capito. Per questo Branden ci consiglia di riprendere gli insegnamenti di Haim Ginott per cui la lode è fatta sulle azioni e non sulla persona, e questo vale anche per le critiche (fatte sempre a comportamenti e mai alle persone). Citazioni: «Avere un'alta stima di se è sentirsi serenamente adeguati alla vita.» «La tragedia di molti è che cercano l'autostima in ogni direzione tranne che in se stessi, e così non riescono a trovarla.» «La mia vita non appartiene ad altri e non sono su questa terra per rispondere alle altrui aspettative.» «Se vuoi che funzioni, devi farne il tuo preciso scopo.» «Quando la mancanza di integrità ferisce l'autostima, l'unica medicina è la pratica dell'integrità stessa.» «Se sono nella posizione ideale per aumentare la mia autostima, sono anche nella posizione ideale per diminuirla.» Perché leggere questo libro: Perché è il libro che segna il punto culminante del lavoro dell’autore sull’autostima. Perché Branden è ritenuto ancora oggi un esperto di autostima. Perché la descrive, insegna come aumentarla e la spiega anche in vari ambiti (scuola, lavoro, cultura). Perché i concetti sono sviscerati bene e finiscono per entrare nella mente del lettore durante la lettura. Questa scheda è stata realizzata da Beatrice P. Categoria: Comunicazione & Psicologia, Crescita & Sviluppo