Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita


Giulio Cesare Giacobbe, Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, ed. Ponte alle Grazie

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità

Insegnarci a vivere nella realtà che ci circonda anziché nella realtà immaginata, dove il continuo rimuginare produce quelle che in gergo vengono chiamate «seghe mentali»: pensieri che gratificano la nostra mente ma ci impediscono di vivere una vita...




Giulio Cesare Giacobbe, Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, ed. Ponte alle Grazie

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Perchè leggere questo libro

Perché eliminando il pensiero nevrotico (le seghe mentali, appunto) e ritornando a quella realtà da cui esso ci allontana, noi impariamo a godere della vita e delle cose che ci stanno intorno e che ormai non vediamo quasi più. Il primo passo è ridere e...


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Giulio Cesare Giacobbe, Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, ed. Ponte alle Grazie

Riassunti di libri di crescita personale


Giulio Cesare Giacobbe, Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, ed. Ponte alle Grazie Chi è l’autore? Giulio Cesare Giacobbe è titolare della cattedra di Fondamenti delle Discipline Psicologiche Orientali all'Università di Genova. Si è laureato in Filosofia all’Università di Genova ed ha conseguito un PHD negli USA con specializzazione in Psicologia. Ha praticato analisi transazionale e formazione in psicoterapia presso l’Istituto di Psicosintesi di Firenze. È Psicologo e Psicoterapeuta. Qual è l’intento dell’autore? Insegnarci a vivere nella realtà che ci circonda anziché nella realtà immaginata, dove il continuo rimuginare produce quelle che in gergo vengono chiamate «seghe mentali»: pensieri che gratificano la nostra mente ma ci impediscono di vivere una vita serena e di coltivare rapporti socialmente soddisfacenti. Attraverso un linguaggio ironico e sagace, ci guida verso i suoi insegnamenti come psicologo nonché esperto in discipline orientali. Come dice lui stesso, il libro è un vero e proprio «manuale pratico di autoprevenzione e autoterapia delle nevrosi». Conosci meglio il libro: Cosa sono le seghe mentali? La definizione che ne dà l’autore è «pensare a cose che non hanno attinenza con la realtà», cioè essere nevrotici. Ne esistono di due tipi: benefiche e malefiche. La sega mentale benefica può essere una chiave di lettura di una realtà negativa, e che ci può aiutare ad affrontarla: è una naturale tendenza di ogni essere umano e una sua espressione sana e utile. È il pensiero creativo, padre di tutte le forme di arte. Stare invece a immaginare di prevedere conseguenze (catastrofiche) delle nostre o altrui azioni, sentirsi minacciati nel nostro io, nel nostro spazio interiore, scatena una reazione atavica di tensione che provoca uno stato di sofferenza: queste sono seghe mentali malefiche. Come si creano le seghe mentali? Lo stato di tensione tipico della paura è una reazione dettata dal cervello, retaggio della prima fase di evoluzione nella quale l’essere umano doveva essere in grado di fuggire prima possibile da una minaccia esterna. Oggi le minacce sono interne, dettate da ciò che la nostra mente avverte come pericolo, e la mente avverte pericoli possibili in ogni cosa che riguarda noi stessi o il nostro mondo. La tensione creata dall’ipotetico pericolo, non potendo essere scaricata fisicamente con una azione reale, viene scaricata dalla mente con una azione pensata, cioè formulando dei pensieri: le seghe mentali. Il pensiero è il risultato dell’evoluzione biologica, quindi ha lo stesso scopo di tutte le funzioni biologiche: la sopravvivenza. Quando ci ritroviamo ad immaginare di dare un pugno a qualcuno che ci ha fatti arrabbiare, un’azione che non sarebbe socialmente accettabile, questo ci è utile perché scarichiamo la tensione eccessiva. Questo crea una reazione simulata (immaginata) che – attraverso una reazione chimica – produce noradrenalina, che andando a contrastare l’adrenalina dello stato di tensione/dolore, distende i nostri nervi. Il pensiero ci ha resi la specie dominante sul pianeta perché mediante esso possiamo immaginare e trovare modo di risolvere i problemi che ci si presentano. Ma se il pensiero invece di risolvere un problema reale rimane a livello di immaginazione, non solo non diminuisce la tensione ma la aumenta creando sofferenza. Per poter trovare sfogo, questa tensione accumulata genera altri pensieri, altri problemi, ma solo immaginari, e quindi irrisolvibili creando un processo autolesivo che si autoalimenta: la nevrosi. Ma perché ci facciamo le seghe mentali? In realtà non siamo noi a farle, o almeno non volontariamente. I pensieri sono generati in automatico dal cervello perché i neurotrasmettitori sono costantemente sotto tensione, cioè attivi (secondo la legge d’inerzia sono attivi fino a che non interviene qualcosa a modificarli). In particolar modo, se si tratta di tensione che porta a segnali di allarme, di pericolo, dove lo stato di tensione è particolarmente alto e quindi particolarmente vitale. I pensieri di preoccupazione o paura sono più evidenti e longevi. Il nostro cervello pesca nel nostro inconscio, dove sono immagazzinati innumerevoli dati e su quelli costruisce i nostri pensieri: già gli antichi greci avevano scoperto che il pensiero intuitivo nasce spontaneamente e ne davano la responsabilità agli dei. A un evento o un oggetto reale viene dato un significato dalla nostra mente in base alle informazioni di eventi od oggetti del passato immagazzinate nell’inconscio, quindi non vediamo mai ciò che è veramente accaduto, ma lo vediamo sempre filtrato dalla nostra mente. Viviamo in un mondo vero solo nella nostra mente, popolato da creazioni fantastiche. Gli esseri umani sono naturalmente portati a rimuginare, giudicando allo stato attuale le azioni del passato, vedendone solo i lati negativi. Questo li porta inevitabilmente verso uno stato di depressione. Il rimedio è smettere di pensare al passato, cioè allenare la presenza mentale, il vivere nel qui e ora, essere consapevoli del momento presente. Come? Indirizzando la propria volontà, che a sua volta mette in funzione l’attenzione sul mondo materiale che ci circonda: la realtà. Osservare e basta. Questo distoglie la mente dai pensieri. Come si arriva alla presenza mentale? Focalizzando l’attenzione su ciò che ci circonda, sulle nostre azioni, grazie alla meditazione, che come dice l’autore: «È come uscire dalla corrente impetuosa del fiume e sedersi sulla riva a osservare con calma, con attenzione, con amoroso interesse il panorama che ti circonda e lo stesso fiume che scorre via impetuoso ma inconsapevole... L'esistenza ci coglie soltanto quando il flusso del pensiero si arresta, quando il pensiero tace, quando dentro di noi si fa il silenzio, il silenzio nel quale noi finalmente vediamo la realtà, finalmente diventiamo realtà, perché usciamo dal mondo blindato della nostra fantasia ed è il nostro isolamento mentale. Quando realizziamo dentro di noi il silenzio interiore.» Ecco alcune azioni per raggiungere questo stato: 1.Rivolgendo l’attenzione al proprio corpo, 2. Sviluppando una consapevolezza del proprio corpo, 3. Dialogando con esso, 4. Imparando a distenderlo anche attraverso la pratica della respirazione, 5. Portando attenzione su di esso, 6. Rivolgendo attenzione alla propria mente cioè osservando/ascoltando i nostri pensieri e imparando a considerarli per quello che sono, cioè una cosa estranea alla nostra coscienza, in quanto prodotti dalla memoria. Staccare questo legame con la memoria consente di vedere il mondo che ci circonda senza pregiudizi, con occhi nuovi (in questo ‘distacco’ e creazione di vuoto mentale consiste la meditazione). Un metodo per fermare i pensieri è adottare un mantra da ripetere il più a lungo possibile, verbalmente o mentalmente. La consapevolezza è un processo in cui una parte della percezione ha come proprio oggetto la restante parte della percezione. Se io sono consapevole delle mie sensazioni, delle mie emozioni e dei miei pensieri, so che essi sono i generatori principali delle mie percezioni e non gli oggetti reali che ho di fronte. In pratica, se osservo un oggetto o un accadimento non lo vedo in modo oggettivo, ma avverto le mie emozioni in merito ad esso, osservo i pensieri che ho io in merito ad esso, provo delle sensazioni correlate, ma generate da me, nella mia mente. Questo processo è ciò che ci distingue dagli animali, ciò che ha fatto la differenza nell’evoluzione degli esseri umani. Essere consapevoli significa comprendere questo processo che si compie dentro di noi e riuscire ad individuarlo. Questo concetto è approfondito nel testo in modo teorico e tramite esempi. Citazioni: «Le seghe mentali sono come i funghi: quelli velenosi ti uccidono; quelli non velenosi se ingeriti in grande quantità fanno venire mal di pancia.» «Il pensiero è come un coltello: ti ci puoi imburrare il pane oppure tagliartici la gola.» «La presenza mentale nella realtà è il segreto per godersi la vita.» «Il segreto è non farsi aspettative ma godersi la vita per quello che è. Qualsiasi cosa sia. E imparare ad amare.» Perché leggere questo libro: Perché eliminando il pensiero nevrotico (le seghe mentali, appunto) e ritornando a quella realtà da cui esso ci allontana, noi impariamo a godere della vita e delle cose che ci stanno intorno e che ormai non vediamo quasi più. Il primo passo è ridere e questa è la ragione del linguaggio umoristico e provocatorio con cui l’autore illustra la sua teoria. Irrinunciabili le note a piè di pagina, un vero spasso tra una riflessione e l’altra. Perché l’autore sa che l’ironia spesso è il miglior veicolo per mantenere alta l’attenzione e veicolare concetti profondi. Probabilmente si tratta di una dote naturale collaudata grazie all’insegnamento. Perché dietro la leggerezza nell’esposizione, i concetti sono profondi e approfonditi, con citazioni filosofiche e suggerimenti di tecniche di meditazione per affrancarsi dalle seghe mentali e vivere nel qui ed ora. Questa scheda è stata realizzata da Silvia Bruciamonti Categoria: mindfulness / felicità Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia