Sopravvivere con un adolescente in casa


Anna Oliverio Ferraris, Sopravvivere con un adolescente in casa, Bur

Crescita Personale, Genitorialità

L’intento è quello di preparare i genitori all’adolescenza. L’autrice tocca tematiche importanti e difficili come la sessualità, l’uso di droghe, la percezione del corpo che cambia, l’accettazione e l’aggressività dei figli da interpretare nel...




Anna Oliverio Ferraris, Sopravvivere con un adolescente in casa, Bur

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Perchè leggere questo libro

Perché tratta di temi difficili e fornisce istruzioni sia per capire che per risolvere. Perché è ricca di esempi utili per indagare la varietà nelle varie problematiche affrontate. Perché l’autrice è un punto di riferimento nel panorama educativo...


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Anna Oliverio Ferraris, Sopravvivere con un adolescente in casa, Bur

Riassunti di libri di crescita personale


Anna Oliverio Ferraris, Sopravvivere con un adolescente in casa, Bur Chi è l’autore? Anna Oliverio Ferraris è psicologa e psicoterapeuta, ha insegnato Psicologia dello sviluppo all’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto molti saggi sull’infanzia, l’adolescenza e la famiglia. Ha pubblicato articoli scientifici e testi scolastici e ha diretto la rivista «Psicologia contemporanea». Qual è l’intento dell’autore? L’intento è quello di preparare i genitori all’adolescenza. L’autrice tocca tematiche importanti e difficili come la sessualità, l’uso di droghe, la percezione del corpo che cambia, l’accettazione e l’aggressività dei figli da interpretare nel modo giusto. Questo libro insegna: • Il corpo che cambia. Durante la pubertà avvengono trasformazioni nel corpo di vario genere: ormonale, fisico come la crescita del seno e del bacino, la presenza di peli o di brufoli, la voce più profonda e la muscolatura che si rinforza. È confortante sentirsi più forti fisicamente e più abili nel coordinare i movimenti, ci dice l'autrice, ricevere apprezzamenti e vedersi belli allo specchio, tuttavia ci si può sentire insicuri quando subentrano confronti con chi è più capace, più forte, più dotato o più ammirato. L'autrice ci racconta di Lucio, un ragazzino di 13 anni, molto ordinato e preciso in tutto nella sua cameretta, ma che si rifiutava di cambiarsi la maglietta o di lavarsi. Lucio faceva resistenza perché non voleva rinunciare all'immagine stabile di sé e che si era costruito nel corso dell'infanzia. Silvia invece, sua coetanea, aveva appena avuto il cosiddetto menarca, cioè le prime mestruazioni, sapeva cos'erano perché la mamma l'aveva preparata e le amiche le avevano già avute. Silvia, a differenza di Lucio, era contenta di crescere perché ne apprezzava i vantaggi. Si guardava spesso allo specchio come fanno molti adolescenti per seguire le trasformazione anatomiche e riceveva rassicurazioni della ginecologa sullo sviluppo regolare del suo corpo. • L'adolescente si rende conto di essere guardato e valutato in modo nuovo. Ora ci si aspetta di più, a una maggior senso di autonomia e di responsabilità, lo sguardo degli altri può stimolare e compiacere ma anche imbarazzare perché non si sa come reagire. In alcuni casi si ha l'impressione di non riuscire a gestire le reazioni e le emozioni, come i fastidiosi e improvvisi rossori dovuti all'imbarazzo. In questo caso, l'autrice consiglia di rilassare i muscoli, oppure di spostare l'attenzione sbadigliando, di parlarne apertamente così da sdrammatizzare, infine di esercitarsi con immagini mentali come quella di tuffarsi in un lago ghiacciato e di nuotare verso il fondo sentendo la pelle che si raffredda nell'acqua. Altra novità imbarazzante è l'acne giovanile, frequente perché in un breve lasso di tempo si verifica un iperproduzione di ormoni androgeni che portano a un ipersecrezione sebacea. Il consiglio dell'autrice è quello di parlare serenamente dei cambiamenti ed evitare che i figli rimugino in solitudine sentendosi strani, o peggio, finiti nella pelle di qualcun altro. • Il desiderio di padroneggiare il corpo. Anna Freud, figlia del famoso psicanalista descrive una forma di "ascetismo" nelle ragazze, che si sottopongono a rinunce, fatiche e sfide per controllare il proprio corpo. Una componente di ascetismo tipica delle giovani tra i 15 e i 18 anni è l'anoressia. L'autrice ci ricorda il famoso caso emblematico dell'imperatrice d'Austria Sissi, pronta digiunare contro qualche grammo di peso preso o un centimetro che superasse i 47 del giro-vita. Sissi perseguiva un'immagine legata alla propria pubertà, a un modello di donna-bambina che si opponeva alla propria evoluzione sessuale e sociale. Ci racconta di Marta, una ragazza divenuta anoressica per congelare le proprie emozioni dopo che fu lasciata dal suo fidanzato Massimo perché era grassa. Il fatto di non mangiare le permetteva di non subire ciò che succedeva, ma di mantenere i sentimenti fuori da sé. Nei maschi, l'autrice individua il problema chiamato "anoressia inversa" per controllare il proprio corpo. Si tratta di giovani che passano molte ore in palestra, capaci di lavorare in modo ossessivo sulla definizione dei muscoli, di mangiare tanta carne ma pochi grassi e di ingerire soluzioni per aumentare la propria forza fisica. • La voglia di mettere alla prova il proprio corpo e il rischio. È un'esigenza naturale quella di voler testare la propria forza, la propria energia e le proprie abilità. A questo bisogno è importante rispondere proponendo sport e attività motorie dove un giovane possa trovare il gusto della sfida, il piacere della fatica e l'eccitazione prodotta dall'adrenalina. Secondo l'autrice, quando un giovane adolescente anela a condotte a rischio non lo fa per ricercare la morte ma bensì la vita. La sensazione gratificante o l'eccitazione che si prova quando si corrono dei rischi è particolarmente acuita negli adolescenti perché l'attività del sistema limbico non è ancora regolata dalla maturità del sistema della corteccia prefrontale. Quest'ultima, non essendo ancora matura, non impedisce di agire né inibisce la propensione al rischio. È importante che il genitore metta in guardia i figli e veicoli la voglia di testare la propria forza e sfogare la propria energia in modo strutturato e sicuro. • Educazione sessuale, imbarazzi ed esordi. L'autrice suggerisce un’educazione sessuale estranea ai genitori, possibilmente scolastica che fornisca indicazioni chiare e rassicuranti su ciò che accade in questa fase al proprio corpo e nelle prime scoperte. Non dovrebbe esserci imbarazzo nel parlare di ciclo ovarico e mestruale, di polluzione notturna per i maschi (cioè eiaculazioni involontarie e meccaniche dovute alla maturazione dell'apparato genitale che un dodicenne non dovrebbe fraintendere con urina), di masturbazione e riproduzione sessuale. Il dialogo non deve essere tale da mettere in difficoltà i ragazzi. In linea generale, secondo l'autrice, un genitore non dovrebbe fornire i dettagli su aspetti intimi della propria sessualità, né indagare in modo inopportuno quella dei figli. L'autrice ci parla di alcuni genitori soddisfatti del percorso educativo proposto a scuola e che si preoccupano di mostrarsi attenti ma non invadenti: ricordando per esempio l'utilizzo del preservativo e del rispetto nel rapporto. • L'orientamento sessuale e il coming out. Molte mamme di ragazzi gay, ci riporta l'autrice, sentono che quel figlio è diverso dai coetanei, che ha gusti più femminili che maschili e che può diventare oggetto di battute sgradevoli in famiglia o tra i pari. Di contro, per la logica per cui "il simile sta con il simile" alcune esperienze di comportamenti omosessuali non significano la manifestazione dell'omosessualità in sé, ci fa notare l'autrice, ma semplicemente una sperimentazione e conoscenza di sé. Per quanto riguarda l'accettazione della propria diversità, molto dipende, ci ricorda l'autrice, dal modo in cui reagiscono ai genitori all'annuncio (coming out) o alla scoperta più o meno casuale della omosessualità del figlio. • Alcol e droghe. L'autrice mette in guardia il lettore sulla dilagante moda dell'uso di droghe e alcol nei giovani sempre più giovani. Oggi, a poco prezzo, si trovano a disposizione tanti tipi di droghe inesistenti qualche decennio fa. Il problema, ci fa notare l'autrice, è che adolescenti e preadolescenti hanno il cervello ancora in fase di sviluppo, ciò significa che è molto più suscettibile agli effetti delle sostanze chimiche di quanto non sia un cervello adulto. L'autrice fa l'esempio del crack, oggi più ricercato della semplice cocaina perché meno caro ma anche più nocivo. L'effetto ricercato è quello di una percezione smorzata, un'attenzione rallentata, una sorta di tranquillizzante che, se unito all'alcol, decuplica l'effetto. In questo caso, l'adolescente ricerca un universo libero da tensioni «in un benessere artificiale che lo avvolge come un bozzolo». • Non medicalizziamo tutto. Se un figlio prova nervosismo, ansia o soffre momentaneamente di ansia per la scuola, non medicalizziamo qualsiasi disturbo, soprattutto in adolescenza, quando è in atto un processo di "riassestamento psicofisico". Lo stesso discorso vale per le smart drugs che aiutano a studiare meglio e a migliorare le performance mnemoniche, sono droghe discriminatorie perché creano distinzione tra chi assume e chi non assume farmaci per migliorare i propri risultati. Inoltre l'assunzione di droga modifica il cervello e quindi modifica la persona, tra comportamenti e personalità. • Conoscere per evitare. Il tema della droga deve essere affrontato quasi fino a diventare un vero e proprio argomento di ricerca: 1. È bene informare i ragazzi sulle conseguenze sul cervello e sulla persona, 2. Che non lo fanno tutti e che statisticamente chi beve o chi si droga è in netta minoranza, 3. Sul percorso delle droghe e il tema dello sfruttamento a livello mondiale 4. E sul vero tema dei motivi nascosti, cioè sulla possibilità che il ragazzo si sente diverso, voglia far parte di un gruppo o per altri motivi. L'autrice ci mette anche in guardia: «è bene sapere che con gli adolescenti le campagne allarmistiche che si concentrano solo sui danni a lungo termine sulla salute non hanno una grande efficacia». • L’esperimento islandese. Come esempio di successo, l'autrice riporta l'esperimento islandese. Lo scopo dei ricercatori fu quello di cercare altri modi per ottenere effetti analoghi di benessere psicofisico senza dover ricorrere a sostanze dannose. L'esperimento ebbe molto successo perché dal 1998 al 2016 la percentuale di giovani, compresa tra i 15 e i 16 anni, che abusava di alcool scese dal 48% al 5%, di chi fumava cannabis dal 17 al 7% e di chi fumava sigaretta dal 23% al 3%. Un dato di fatto fu che i giovani che praticavano sport regolarmente e frequentavano corsi (di teatro, di musica o di altre attività) e avevano un buon rapporto con i genitori, erano meno propensi all’utilizzo di droghe e alcol. Su iniziativa del Governo, il programma Youth in Iceland proibì la vendita di alcol e sigarette ai minori di 18 anni e istituì un coprifuoco tra i 13 e i 16 anni di rientro a casa alle 10 di sera d'inverno e a mezzanotte d'estate, ma la semplice informazione sui danni e le proibizioni non sortirono risultati interessanti. Perché? Mancava la parte operativa e il coinvolgimento diretto di ragazzi e della cittadinanza. Si ottennero invece buoni risultati con l'introduzione massiccia di attività extra scolastiche di ogni tipo, tra quelle sportive e quelle artistiche. Coinvolgendo giovani a stare insieme in modo propositivo e insegnando loro attività ludiche o sportive, l'attenzione fu spostata da una logica punitiva a una valorizzante. • L'aggressività nell'adolescenza. L'aggressività è un impulso spontaneo e va distinta dalla violenza che si avvale dell'aggressività. L'aggressività utile è quella che serve a regolare le relazioni umane, che si manifesta di fronte a ingiustizie e a sopprusi. Ad ogni età possono esistere motivi per essere scontenti e quindi manifestare la propria rabbia con aggressività, il periodo adolescenziale non è da meno. Emblematico è l'esempio di Massimo, 15 anni, che confessò allo psicologo di essere spesso arrabbiato con i suoi genitori senza apparente motivo valido. Parlandone si scoprì che il ragazzo voleva semplicemente più libertà, orari elastici e che smettessero di trattarlo come un bambino. A modo suo Massimo stava cercando di rendersi autonomo. in molte società del passato e in altre culture, esistono riti di passaggio collettivi che hanno il ruolo di aiutare sia i figli che i genitori a trasformare la propria relazione e a capire il passaggio verso una nuova età. Oggi, nella nostra cultura, genitori e figli devono trovare autonomamente in modo di comprendere questo passaggio. • Intelligenza emotiva e analfabetismo emotivo. C'è un lato interno dell'intelligenza emotiva che riguarda la gestione dei propri impulsi, sentimenti e sensibilità, e poi c’è un lato esterno che concerne le relazioni. L'analfabetismo emotivo crea danni perché non si è capaci di parlare delle proprie emozioni, di controllarle e nemmeno di riconoscerle. In questo caso, una giusta ed equa visione delle cose è alterata da preconcetti o da attese irrealistiche. Tipica dell'analfabetismo emotivo è la repressione delle emozioni e l'incapacità di trovare mezzi per esprimerle in modo produttivo. Oggi la famiglia non è più basata sulla gerarchia ma sulla reciprocità, ci ricorda l'autrice, e il dialogo ha assunto un ruolo sempre più centrale. Ecco cosa consiglia di fare l'autrice: 1. Far percepire ai figli che li si lascia crescere, che gli si dà fiducia e che gli si concedono spazi crescenti di indipendenza, e che allo stesso tempo non li si abbandona a loro stessi lasciandoli soli di fronte a situazioni nuove e pericolose, 2. Evitare atteggiamenti intransigenti, ostili, inquisitivi e giudicanti. La Regola d'oro nella comunicazione è quella di iniziare da ciò che si può dire di positivo prima di affrontare ciò che c'è di sbagliato. 3. È importante saper criticare, mai in pubblico, mai accusando e mantenendo la direzione verso le soluzioni. 4. Sviluppare le capacità di ascolto come prestare orecchio, indicare che si sta ascoltando annuendo o vocalizzando con semplici cenni di attenzione non verbale (Mmmm, Ok, Chiaro...), incoraggiando di continuare (Interessante, Dimmi di più, E poi?) e ripetendo o riformulando ciò che è stato appena detto. Citazioni: «Il bisogno di domare il corpo e di modellarlo secondo un proprio ideale, può assumere anche la forma della cosiddetta anoressia inversa, più frequente nei maschi.» «Una pressione culturale fortissima spinge teenager, ormai da molte generazioni, a valutarsi sulla base degli oggetti che posseggono, In primo luogo l'abbigliamento.» «La sessualità è grande separatore che traccia una linea di demarcazione tra il noto e l'ignoto, tra dipendenza e autonomia, tra gli spazi protetti dell'infanzia e la necessità di mettersi in gioco.» «Un corso di educazione sessuale/sentimentale tenuto a scuola da operatori preparati può aiutare sia i ragazzi delle superiori che quelli delle medie.» «Se la competizione maschile si gioca sulla forza fisica, quella femminile si gioca sull'estetica (sono più bella), la competenza (sono più brava), la rivalità (ho successo con i ragazzi).» «I ragazzi sono spugne che assorbono dal loro ambiente e certamente non si educano da soli.» «Dal loro isolotto affettivo molto i genitori non sanno quando concedere ai figli e quando negare.» Perché leggere questo libro: Perché tratta di temi difficili e fornisce istruzioni sia per capire che per risolvere. Perché è ricca di esempi utili per indagare la varietà nelle varie problematiche affrontate. Perché l’autrice è un punto di riferimento nel panorama educativo italiano. Questa scheda è stata realizzata da Barbara C. Categoria: Genitorialità Acquista il libro…