Super Brain


Deepak Chopra, Rudolph E. Tanzi, Super Brain, Sperling & Kupfer, trad. T. Franzosi

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità, Salute & Benessere

Gli autori vogliono aiutare i lettori a usare il cervello al meglio e non essere usati da lui. Il potenziale di questo “universo in miniatura” è ancora troppo poco sfruttato e il libro mostra come ottenere un super cervello accostando la ricerca...




Deepak Chopra, Rudolph E. Tanzi, Super Brain, Sperling & Kupfer, trad. T. Franzosi

Deepak Chopra, Rudolph E. Tanzi, Super Brain, Sperling & Kupfer, trad. T. Franzosi è disponibile su Amazon Deepak Chopra, Rudolph E. Tanzi, Super Brain, Sperling & Kupfer, trad. T. Franzosi è disponibile su Il Giardino dei Libri

Perchè leggere questo libro

Perché distingue “cervello standard” da “super cervello” per come lo si usa e si impara a farlo. Perché applica il concetto di super cervello a vari disagi o agli stadi della crescita. Perché alla fine del libro parla di fisica quantistica e che...


Tempo di lettura di questa scheda riassuntiva del libro "Super Brain" di Deepak Chopra e Rudolph E. Tanzi è di circa 5/10 min.

Abbonati anche tu a DISIATO per leggere la scheda completa di questo libro riassunto per te dal nostro team.

Con DISIATO risparmi tempo e denaro!








Deepak Chopra, Rudolph E. Tanzi, Super Brain, Sperling & Kupfer, trad. T. Franzosi

Riassunti di libri di crescita personale


Deepak Chopra, Rudolph E. Tanzi, Super Brain, Sperling & Kupfer, trad. T. Franzosi Chi è l’autore? Deepak Chopra è specializzato in medicina interna e endocrinologia. La rivista Time Magazine lo annovera tra i cento personaggi di spicco e icone del secolo, è autore di molti libri tradotti in molte lingue e tiene conferenze in tutto il mondo. Rudolph E. Tanzi è docente di Neurologia ad Harvard, dirige la Genetics and Aging Research Unit del Massachussetts e direttore del Progetto Genoma per l’Alzheimer per cui ha scoperto molti geni responsabili. Qual è l’intento dell’autore? Gli autori vogliono aiutare i lettori a usare il cervello al meglio e non essere usati da lui. Il potenziale di questo “universo in miniatura” è ancora troppo poco sfruttato e il libro mostra come ottenere un super cervello accostando la ricerca scientifica alle suggestioni della spiritualità. Questo libro insegna: Il super cervello. Negli anni Settanta e Ottanta si sapeva così poco del cervello che si diceva che studiarlo era come appoggiare uno stetoscopio sul muro di cinta dello stadio Astrodrome di Houston in Texas per imparare le regole del football o del baseball: uno sforzo vano. Il cervello consta di 100 miliardi di cellule, con un trilione o forse un quadrilione di sinapsi che si rimodellano in modo dinamico in base alle condizioni del mondo circostante. Il cervello non interpreta solo il mondo: lo crea. Non è vero che il cervello viene usato solo per il 10% come si diceva un tempo, il cervello funziona a pieno regime indipendentemente dai risultati, sia che si tratti di un poeta incapace di sortire un bel poema o di Shakespeare che scrive l’Amleto. Ogni giorno, ci dicono gli autori, siamo sia leader del nostro cervello, sia inventori, insegnanti che utenti di esso: infatti noi impartiamo ordini, creiamo, addestriamo il cervello e lo usiamo anche in qualità di utenti. Perciò abbiamo la responsabilità di tenerlo sempre in buono stato e funzionante. Essere consapevoli di questi plurimi utilizzi distingue il cervello standard dal “super cervello”. Cicli di feedback. Il processo prevede cicli di feedback e questi cicli sono intelligenti e dinamici. Ecco come gli autori ci spiegano che tutto segue il concetto dell’adeguarsi e aggiustarsi in base alle risposte che riceve: lo fa il nostro corpo adeguando la temperatura, possiamo farlo noi rilassando il respiro, o anche se una persona assume regolarmente steroidi, il suo sistema endocrino imparerà a produrne di meno e le ghiandole surrenali si rimpiccioliranno. Anche i malati di ictus oggi recuperano bene dalle paralisi perché iniziano subito a fare riabilitazione, se una mano non risponde, il paziente verrà incoraggiato a usare sempre quella fino a che non tornerà lo stimolo motorio. La biologia ci spiega cosa accade, ma l’esperienza ci fa sentire come poter cambiare. Cinque miti da sfatare. Vi sono cinque idee che necessitano di essere corrette e gli autori ce lo dimostrano: 1. Che il cervello lesionato non è in grado di guarire se stesso, 2. Che il cablaggio (da hardwire in inglese e che indica comportamenti che si ritiene innati e insiti nella psiche sin dalla nascita) non sia possibile, 3. Che l’invecchiamento cerebrale è inevitabile, 4. Che il cervello perde milioni di cellule al giorno e 5. Che le reazioni primitive di paura, rabbia, gelosia e aggressività vincono sul “cervello superiore” e non possono essere controllate. Prendiamo il caso di un attacco di ictus, oggi si sa che i neuroni vicini a quelli lesionati possono ristabilire le connessioni mancanti e riparare, in qualche modo, il danno. Il nervo vago, se reciso solo da un lato può ripristinarsi e congiungersi alla parte funzionante. Oggi sappiamo che il sistema nervoso centrale non si ripara con la stessa facilità e velocità di quello periferico ma, grazie alla sua “neuroplasticità” il cervello può rimodellarsi e rimappare le proprie connessioni dopo un trauma. Per quanto riguarda l’essere “cablati”, i nostri cervelli sono resilienti e la neuroplasticità ci permette di far evolvere pensieri, sentimenti e azioni. Quando inizia la vecchiaia? Fu la domanda posta ai baby boomer e la risposta fu «A ottantacinque anni». Il cervello per questa “nuova terza età” deve tenere il passo e mutare di continuo. Il passare degli anni non può più corrispondere a pigrizia nell’apprendere cose nuove. Anche se la musica rallenta – usano questa metafora i due autori – non dobbiamo mai abbandonare la pista da ballo. La memoria è aiutata dalle emozioni, usiamole. È poi vero, ci confermano gli autori, che il cervello umano perde circa 85 mila neuroni al giorno, ma questo – ci dicono - non è nulla paragonato ai circa 40 miliardi di neuroni presenti nella neocorteccia cerebrale. Ci vorrebbero 600 anni per perderne la metà! E comunque, oggi si sa che non vi è una perdita permanente: la nascita di nuovi neuroni è detta “neurogenesi” e il ricercatore Paul Coleman ha dimostrato che non c’è una sostanziale differenza tra cellule nervose presenti a vent’anni o a settanta. Come quando sostituiamo i denti da latte con quelli permanenti, anche l’apoptosi (cioè la morte programmata delle cellule) è al servizio della vita. E se perdo la memoria? Ecco cosa suggeriscono gli autori per chi si accorge che sta perdendo la memoria: mettere passione e sfruttare le emozioni per ricordare, non incolparsi se accade, portare consapevolezza a ciò che si fa, impegnarsi in cose diverse (fare un cruciverba utilizza parti diverse da quelle che ricordano cosa manca in dispensa mentre si è al supermercato). Un amico di Deepak e che ha sessantacinque anni, dice che la sua memoria funziona benissimo perché lui “tiene ben dritte le antenne” e con gli amici se ne vanta dicendo che “funziona ancora benissimo, solo che non fa più consegne in giornata”. Il biologo e premio Nobel Gerald Edelman dice che il numero possibile di circuiti neurali nel cervello è 10 seguito da un milione di zeri. Per fare un paragone, il numero di particelle nell’universo conosciuto è soltanto stimato a un 10 seguito da settantanove zeri. «Se il cervello supera l’universo» ci dicono gli autori «allora il potenziale nascosto dev’essere di gran lunga maggiore di quanto si supponesse finora.» Qualità del super cervello. La prima qualità osservabile è l’adattabilità del cervello, vedi Einstein e i geni in generale. Einstein sviluppò tre punti di forza (lasciar correre, essere flessibili, rilassarsi) ed evitò tre impedimenti (abitudini, condizionamenti e blocchi). Un’altra qualità del super cervello è osservabile nei neonati ed è la capacità di integrazione. I bambini scoprono il mondo, sono “accesi” e ricettivi, sono “innocenti” come si dice e “vagliano” miliardi di dati grezzi per formarsi un mondo coerente. Per essere individui integrati possiamo sfruttare tre punti di forza (comunicare, restare equilibrati, essere capaci di cogliere il quadro generale) ed evitare l’isolamento, i conflitti e la repressione. Il Buddha ci presenta la terza qualità di un super cervello: l’espansione della consapevolezza. La consapevolezza non è una condizione spirituale ma piuttosto un’espansione, un’evoluzione e ispirazione. È una risposta dettata dallo spirito di sopravvivenza: come un branco di antilopi che si stringe a sé di fronte a un predatore. Facciamo come Buddha – ci suggeriscono gli autori – spingiamo la nostra coscienza oltre i limiti della mente. Il super cervello per la depressione. Benché sia classificato come disturbo dell’umore, riconducibile all’incapacità del cervello di reagire allo stress interno ed esterno, la depressione si fa sentire anche a livello fisico. Spesso, chi ne soffre non sa neanche come sia nato e le reazioni a tale cause sono poi generalizzate e diventano automatiche. Gli autori suggeriscono di lavorare sia sul fronte interno che esterno: sia sulla mente che sul comportamento. 1. Cambiare ciò che si pensa iniziando a meditare, analizzando e cambiando le convinzioni negative, respingendo consciamente le reazioni autodistruttive automatizzate, imparando nuove reazioni alle difficoltà e non confondendo gli stati d’animo con la realtà; 2. Cambiando comportamenti: riducendo le cause di stress, trovando un lavoro appagante, non frequentando persone che peggiorino lo stato depressivo, adottando sane abitudini di vita e coltivando rapporti umani equilibrati. Il super cervello per il sovrappeso. «Le decisioni sono coscienti, le abitudini no!», ci ricordano gli autori. Ecco perché si mangia oltre i limiti accettabili. Un “cervello standard” si lascerebbe sopraffare da abitudini automatiche, immagine distorta di sé o bassa stima. Le diete falliscono entro i due anni perché la forza di volontà implica forza e richiede di essere sempre in modalità attiva per resistere. Il “super cervello” invece controlla ciò che fa il cervello e lo riporta in equilibrio. Secondo gli autori, chi vuole usare un “super cervello” per dimagrire dovrà smettere di lottare, ignorare il calcolo calorico, smettere di mangiare alimenti dietetici e ripristinare un equilibrio emotivo e ridurre lo stress… «O avete fame, o state placando un sentimento» ci dicono i due autori. Loro suggeriscono di gestire meglio i propri sentimenti e costruire nuove reti neurali, nuove routine mentali. Il cervello quadripartito. Benché le neuroscienze usino le parole “mente” e “cervello” indistintamente, per gli autori il cervello non ha volontà né intenzione, solo la mente li possiede. E il cervello non ha libero arbitrio. Per gli autori è più facile distinguere la mente che guida il cervello verso queste quattro funzioni: Istintiva, Emotiva, Intellettuale e Intuitiva. Il super cervello per il potere e la felicità. Il potere personale si compone di fiducia in sé stessi, buone capacità decisionali, fiducia nelle sensazioni “di pancia”, visione ottimistica delle cose, ascendente sugli altri, elevata autostima, capacità di trasformare i desideri in azioni, capacità di superare gli ostacoli. Essere felici non significa ottenere sempre ciò che si vuole. Coltivare il cammino verso la felicità significa piuttosto essere generosi, prendersi cura degli altri e interessarsi a loro, fare un lavoro che piaccia, porsi degli obiettivi validi e a lungo termine, avere una mentalità aperta, coltivare la resilienza emotiva. Invecchiamento e morte. L’invecchiamento inizia attorno ai trent’anni ed è un processo molto lento, diverso e unico per ciascuno di noi. L’invecchiamento può essere invisibile per anni. È considerato dalla medicina come una malattia, ecco perché le indicazioni per prevenire l’invecchiamento sono le stesse per mantenere il corpo sano: evitare di mangiare troppo, fare esercizio fisico, non fumare, bere alcolici con moderazione etc. Sapere cosa fare è facile, il problema è la compliance, cioè essere disposti a farlo. La compliance è difficile se il nostro cervello è “cablato” per fare scelte sbagliate. Il segreto della compliance, secondo gli autori, «non sta nell’esercitare più forza di volontà o nel colpevolizzarsi perché non si è perfetti: sta nell’attuare un cambiamento senza sforzo.» Una strategia antiageing dovrebbe anche mirare al benessere psicologico: verso una vita di appagamento e realizzazione. Collegare invecchiamento e morte è concettualmente errato per gli autori perché il primo coinvolge il corpo, il secondo il Sé. Dunque, secondo loro, chi ha indagato il sé in profondità e ha risposto alla domanda “Chi sono?” avrà un atteggiamento più calmo dinnanzi alla morte. Il cervello illuminato. Il termine sanscrito per illuminazione, moksha, si traduce in “liberazione”. Ma da cosa? Dalla sofferenza, dalla mortalità, dal dolore, dal ciclo delle rinascite, dall’illusione e dal karma. Da decenni la scienza osserva gli yogi compiere prodezze impensabili di autocontrollo. Alcuni si sono fatti seppellire sotto terra in una cassa per giorni e sono sopravvissuti perché hanno rallentato la frequenza cardiaca. Altri riescono a sopravvivere con pochissime calorie al giorno e superare prove eccezionali. Nell’illuminazione il cervello adotta una visione del mondo nuova e ci si ritrova colmi di beatitudine. Secondo l’autore Rudy, quando mangiamo una banana, i recettori sulla nostra lingua sono connessi al suo zucchero, quindi è come se partecipassimo alla sua realtà a livello chimico. Quando poi la digeriamo, la sua energia diventa la nostra. Nessuna parte è separata o isolata. Noi siamo sempre parte del tutto. Per essere illuminati esistono sette gradi: 1. La calma interiore e il distacco aumentano, 2. Cresce il senso di connessione, 3. Aumenta la chiarezza, 4. Acuisce la consapevolezza, 5. La verità si rivela (non si prendono più per buoni i giudizi altrui o le credenze convenzionali), 6. Cresce il senso di serenità. La consapevolezza della consapevolezza è la mindfulness. Nello stato mindful la mente è riflessiva, non si identifica con ciò che possiede, l’empatia è spontanea e la saggezza si manifesta. Citazioni: «Ogni cervello ha bisogno di stimoli per funzionare bene, ma il risultato di tale stimolazione dipende anche da come ci sentiamo a livello mentale e psicologico.» «Contrariamente a quanto sostenevano alcune teorie ormai superate, i limiti del cervello non derivano da deficit fisici ma da noi stessi.» «Uno degli aspetti singolari del cervello umano è che può fare solo quello che pensa di poter fare.» «Non saprete mai che cosa può fare il vostro cervello finché non lo metterete alla prova e non lo spingerete al di là dei suoi stessi limiti.» «Quella del cervello è una saggezza che si rinnova continuamente, che trova sempre una nuova vita.» «La libertà di scelta non è inibita da una programmazione prefissata.» «Il cervello non è scoraggiato dai suoi numerosi compiti. Più gli chiedete di fare, più fa.» «Tutto ciò che facciamo a fatica finisce per fallire.» Perché leggere questo libro: Perché distingue “cervello standard” da “super cervello” per come lo si usa e si impara a farlo. Perché applica il concetto di super cervello a vari disagi o agli stadi della crescita. Perché alla fine del libro parla di fisica quantistica e che tutto è materia o energia, che tutto è relativo in base al punto di vista o percettivo. Perché unisce soluzioni mindfulness con la medicina. Questa scheda è stata realizzata da Francesca R. Categoria: Mindfulness & Felicità, Salute & Benessere