La trama: come inventarla, come svilupparla


Massimo Cassani, La trama: come inventarla, come svilupparla, Laurana Editore

Crescita Personale, Scrittura & Scrittura Creativa

Lo scopo dell'autore è illustrare agli aspiranti scrittori i princìpi utili allo sviluppo della trama, e far capire loro i meccanismi che sorreggono la narrazione. Come specifica nella prefazione lo scrittore e curatore editoriale Giulio Mozzi, questo libro...




Massimo Cassani,  La trama: come inventarla, come svilupparla, Laurana Editore

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Perchè leggere questo libro

Perché contiene numerosi esempi pratici che l'autore analizza e spiega al lettore. Perché offre un interessante punto di vista, difficilmente riscontrabile nei libri di settore. Perché l'autore concretizza la teoria spiegata applicandola all'analisi di un...


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Massimo Cassani,  La trama: come inventarla, come svilupparla, Laurana Editore

Riassunti di libri di crescita personale


Massimo Cassani, La trama: come inventarla, come svilupparla, Laurana Editore Chi è l’autore? Massimo Cassani (Cittiglio, 1966) è uno scrittore e giornalista italiano. È autore della serie di romanzi gialli con protagonista il commissario Micuzzi; inoltre, ha scritto su temi quali la solitudine, il rapporto col passato e la famiglia. Dal 2010 collabora come insegnante con la scuola di scrittura creativa La Bottega di Narrazione, per la quale ha pubblicato anche questo libro sulla trama. Qual è l’intento dell’autore? Lo scopo dell'autore è illustrare agli aspiranti scrittori i princìpi utili allo sviluppo della trama, e far capire loro i meccanismi che sorreggono la narrazione. Come specifica nella prefazione lo scrittore e curatore editoriale Giulio Mozzi, questo libro differisce dagli altri libri sullo stesso argomento per due ragioni: perché anziché insegnare come dev'essere fatta una buona trama, insegna al lettore come costruirla; e perché invece che limitarsi a proporre dei modelli, suggerisce anche un metodo di lavoro. Questo libro insegna: L'idea non basta. L'autore introduce il suo libro partendo da un'affermazione con cui sicuramente molti di noi si saranno già scontrati: «L'idea di una storia non basta, poi bisogna scriverla». Capita spesso di avere in testa una bella idea di partenza, composta da personaggi, intere scene e perfino un finale già pronto; a quel punto, partiamo a scrivere con entusiasmo, prima un capitolo, dopo un altro ancora, e poi... ci blocchiamo lì, senza sapere come andare avanti. Cassani specifica che non esiste una formula in grado di risolvere il problema; ci sono però dei princìpi di base che, una volta appresi, ci supportano nella costruzione della trama e nell'abituarci a una sorta di “ragionare narrativo”. Occorre interiorizzarli al punto da acquisire una forma mentis che ci consenta di applicarli in automatico, senza nemmeno rendercene più conto. Concetti di base. L'autore illustra alcuni concetti di base che è necessario conoscere. 1) La coerenza. Con questo termine non si intende parlare di aderenza alla realtà, ma piuttosto di coerenza all'interno della storia: noi possiamo inserire un asino volante nel nostro libro, l'importante è che questa peculiarità sia ben caratterizzata e coerentemente connessa col resto. L'asino deve, cioè, comportarsi in modo coerente col suo essere volante, e interagire in modo coerente con le situazioni e i personaggi che incontra (nel manuale segue un esempio approfondito in merito). 2) La trama. La trama (o intreccio) ha un inizio e una fine, che devono avere un nesso logico fra loro; per essere ancora più precisi, la storia parte da un punto A e si dirama in altre storie (sentieri narrativi), che poi si congiungono necessariamente nel punto Z. Il lettore deve percepire l'opera nella sua unitarietà, senza accorgersi dei fili che la sorreggono. 3) Il perimetro narrativo. Può essere definito come “l'insieme unitario dei tempi, degli episodi e degli spazi compresi nella storia”. In pratica, è il cerchio immaginario in cui inseriamo tutti gli elementi che riguardano il nostro libro (le singole scene, i personaggi, le situazioni, i colpi di scena, ecc.) e li facciamo interagire tra loro, secondo una logica interna. 4) Inclusioni ed esclusioni. Ovvero, le cose che decidiamo di inserire all'interno del nostro romanzo e quelle che invece scegliamo di lasciar fuori. Ad esempio, possiamo tacere al lettore l'età di un personaggio, ma portarlo a conoscenza del suo ceto sociale, perché magari quest'ultimo è un elemento rilevante nella storia che stiamo narrando, mentre il primo non lo è. Partire da un'idea di base e ragionare su cosa includere e cosa escludere dal nostro perimetro narrativo è il punto di partenza per la creazione di una trama. 5) Il dispositivo drammatico. Cassani sintetizza la trama in tre fasi: a) una situazione iniziale; b) uno o più episodi che la mettono in crisi; c) il ripristino della situazione iniziale o di una nuova situazione. Il dispositivo drammatico è proprio ciò che mette in crisi la situazione di partenza e che spinge i personaggi all'azione; dunque, è una sorta di “motore di avviamento” che fa partire la narrazione. Può anche essere casuale o accidentale, l'importante è che sia forte e coerente con gli altri elementi, affinché la storia risulti credibile. Ecco qualche esempio di dispositivo drammatico: la commissione che la mamma affida a Cappuccetto Rosso; la guerra di Troia che dà il via all'Iliade; Don Rodrigo che si oppone al matrimonio di Renzo e Lucia nei Promessi sposi. Il materiale narrativo. Detto quanto sopra, l'autore suggerisce di partire dall'analisi di un testo in fase embrionale, ponendoci le domande atte a comprendere qual è il suo dispositivo drammatico, tenendo a mente che quest'ultimo può essere sia incluso che escluso dal perimetro narrativo. Ecco un esempio pratico: il direttore marketing di un'azienda dimentica un fascicolo riservato presso la sede di un convegno. Il dispositivo drammatico incluso nel perimetro è la dimenticanza del dossier; quello escluso è: qualcuno della concorrenza lo ha letto? A questo punto, se lo decidiamo, anche questa seconda possibilità può essere aggiunta al perimetro narrativo. Analizziamo anche gli altri elementi inclusi ed esclusi dal testo: cos'è che ci è dato sapere? Cos'è che invece ancora non conosciamo? Possiamo porci una miriade di domande in merito a una determinata situazione, in questo specifico caso: se il dossier è stato letto, chi lo ha fatto utilizzerà le informazioni a suo favore? Se giura al direttore marketing di non divulgarle, manterrà la promessa? Se ci fosse una fuga di informazioni, potrebbe essere colpa di qualcun'altro? E se accusassero ingiustamente chi l'ha letto al convegno, questa persona potrebbe decidere di vendicarsi? Sono proprio le risposte a questo genere di domande (esplicite o implicite) che forniscono il materiale narrativo su cui lavorare. I personaggi e la trama. Dobbiamo conoscere a fondo i personaggi che decidiamo di inserire nelle nostre storie, poiché la narrazione funziona meglio quando questi ultimi sono ben delineati a livello psicologico, fisico e relazionale. Per creare un buon personaggio, spiega Cassani, ci sono diversi accorgimenti: a) poniamoci quante più domande possibili sulla sua vita, gli interessi e i gusti, le abitudini e paure, le insicurezze e i desideri; b) lavoriamo a “tutto tondo”, ovvero prendiamo in considerazione ogni fattore intrinseco alla natura umana, tra cui i comportamenti imprevedibili e le molteplici sfaccettature della personalità, che forniscono numerosi “ganci” alla storia; c) sfruttiamo le relazioni che i personaggi intrecciano fra loro per rivelarne il carattere e metterli in azione, dando così luogo alla dinamica narrativa. Ricordiamo che più queste relazioni sono complesse, più i personaggi risulteranno realistici. Intreccio e colpo di scena. Il colpo di scena è un evento inaspettato che crea un cambiamento - spesso radicale - nella direzione della narrazione, sovvertendone gli esiti. È uno strumento utile allo sviluppo della trama, indispensabile in alcuni generi quali il giallo, i thriller e i libri di avventura. Viene spesso coadiuvato dal flashback, tecnica narrativa in grado di riallacciare passato e presente, concatenando gli eventi e dando coerenza al testo. L'autore illustra – e correda di esempi - i principali tipi di colpo di scena: 1) L'agnizione di identità: è la rivelazione inaspettata dell'identità di un personaggio, che cambia il ruolo di quest’ultimo e la prospettiva della storia. Un'opera ricca di agnizioni progressive, che portano il protagonista da una posizione di debolezza al ripristino del suo ruolo di re, è l'Odissea di Omero: Ulisse torna a casa nelle vesti di un mendicante. Prima svela la sua identità al figlio; subito dopo viene scoperta dalla sua nutrice; poi vengono a saperla i Proci; infine, la scopre anche la moglie Penelope. L'agnizione può essere declinata in vari modi, nel senso che ci sono varie combinazioni possibili di chi conosce la vera identità del protagonista, e chi no; a volte è addirittura il protagonista stesso a non conoscerla. 2) L'aringa rossa (o red herring): è la costruzione di una falsa pista, con elementi che fanno sembrare una cosa, quando invece è un'altra. L'esempio classico è quello dei gialli: a volte tutti gli indizi e le prove conducono a un preciso colpevole, ma una volta arrivati a lui si scopre che non c'entra alcunché. Di solito, spiega Cassani, ci sono tre elementi che danno efficacia a questa soluzione e favoriscono il ristabilirsi della verità: a) un indizio che non quadra; b) la presenza di un personaggio che non è convinto dell'evidenza; c) la presenza di un personaggio insospettabile, che alla fine si rivela il colpevole. 3) Il narratore mentitore o reticente. C'è un patto di fiducia immaginario fra lo scrittore e il lettore, che porta quest'ultimo a fidarsi di ciò che legge. Ci sono però dei casi in cui l'autore “tradisce” questo patto, svelando sul finale che tutto ciò che è stato raccontato era una menzogna. Non si tratta di slealtà, ma di un semplice strumento narrativo che occorre saper utilizzare al meglio. Un esempio di questo genere è riscontrabile nel romanzo di Agatha Christie L'assassinio di Roger Ackroid, in cui l'assassino si rivela essere il narratore stesso, nelle vesti del dottor James Steppard. 4) La doppia realtà. È un doppio livello della realtà narrativa, in cui il narratore mente solo in parte o nasconde la verità a uno o più personaggi; proprio le contraddizioni di questo doppio livello creano la tensione che produrrà il colpo di scena. Un esempio: il film The Truman Show, dove il protagonista vive inconsapevolmente in un reality show trasmesso in tutto il mondo, fino a quando scopre la finzione grazie a dei piccoli dettagli. Tutti gli altri personaggi (spettatori del reality e attori che vi recitano) sono ovviamente a conoscenza della verità fin dall'inizio. 5) L'elemento omesso nascosto. In questo caso lo scrittore tace un elemento (o più di uno) a chi legge. Anche se si tratta di una tecnica che rischia di indebolire la trama e la credibilità della storia, il lettore è disposto a sorvolare se il libro è comunque di suo gradimento. Un esempio: La ragazza del treno di Paula Hawkins, in cui l'assassino viene identificato grazie alla moglie dell'amante della ragazza uccisa, che trova il telefonino della vittima nella borsa del marito (quando per risolvere il caso sarebbero bastati dei semplici tabulati telefonici). 6) Il deus ex machina. È una scorciatoia che aiuta lo scrittore a dare una svolta alla trama, soprattutto quando si trova bloccato o quando ha messo troppa carne al fuoco e non sa come venirne fuori. Il classico esempio è “l'arrivano i nostri” dei film western, con gli aiuti che sopraggiungono proprio all'ultimo minuto, subito prima che gli eroi vengano uccisi. Va utilizzato con parsimonia, e solo dopo aver preparato il terreno con cura. Narrazione e trasformazione. Raccontare la storia significa anche rappresentare il cammino dei personaggi, che nel corso degli eventi subiscono una trasformazione parziale o radicale, passando dallo stato di ignoranza a quello di conoscenza, e diventando ciò che prima non erano. La trasformazione non dev'essere necessariamente evolutiva (dal bene al male), ma deve quanto meno risultare dinamica, per alimentare la tensione creativa che spinge avanti la trama. L'autore suggerisce di tenere a mente una domanda, mentre scriviamo: quale scena o situazione consente ai personaggi di evolvere in qualche direzione? Anche in questo caso, è fondamentale rimanere coerenti con la storia: un personaggio bonaccione che di punto in bianco esce e prende a pugni i cattivi è poco credibile. Ragioniamo sulla trasformazione analizzando i romanzi che leggiamo in questa chiave di lettura, ovvero chiedendoci quale tipo di evoluzione subiscono i personaggi delle storie che più amiamo. Semina e raccolto. A prescindere dallo sviluppo cronologico della narrazione (lineare o meno), ciò che conta è che al suo interno ci sia una coerenza dei fatti, ovvero un rapporto di causa-effetto fra loro. Tutto deve avere un senso nell'intreccio, spiega Cassani: ogni sentiero narrativo aperto nel corso della storia deve convergere verso il finale, e gli eventi che vengono narrati devono essere frutto di accurate semine, che predispongono il terreno alla futura raccolta. Le semine sono piccoli “episodi analoghi” che lo scrittore distribuisce tra le pagine del libro, collegandoli al binario principale e rendendoli parte dell'intreccio. Possono essere costituite da frasi, azioni, oggetti, caratteristiche fisiche/psichiche dei personaggi, addirittura da condizioni metereologiche (quali una nevicata). Esempio pratico: il protagonista esce di casa e dimentica le chiavi della macchina. Quando rientra per prenderle, si trova di fronte a una situazione inaspettata, come una telefonata importante. Però il quadro diventa ancora più realistico se in alcune scene precedenti abbiamo già descritto la sbadataggine del personaggio, magari facendogli dimenticare il portafoglio in un'occasione (prima semina) e gli occhiali da sole in un'altra (seconda semina): queste due piccole semine hanno creato il sentiero verso la dimenticanza delle chiavi della macchina, che ha portato alla telefonata inaspettata (raccolto). Si può variare l'esito in diversi modi, ad esempio: il personaggio torna verso casa, convinto come sempre di aver dimenticato le chiavi, ma poi all'ultimo si accorge di averle in tasca, e torna verso la macchina. Nuova semina: la perdita della telefonata, cui seguirà un altro raccolto. Seminare situazioni nel corso della narrazione e attribuire loro un ruolo ben preciso, fornisce sostanza e logica all'intreccio. Analisi e conclusioni L'autore dedica la parte restante del libro all'analisi e spiegazione delle semine e raccolti di alcuni racconti e romanzi, per meglio farne comprendere la dinamica al lettore; inoltre, esamina tutti i sentieri narrativi presenti ne La notte dell'Oracolo di Paul Auster, libro con un'architettura solida in cui nulla sembra accadere per caso. Cassani ne svela passo a passo trama, inclusioni ed esclusioni, dispositivo drammatico, intreccio e relative diramazioni, semine e raccolti; include anche uno schema riassuntivo che ne sintetizza i punti chiave. Questa lunga e dettagliata analisi permette al lettore di toccare con mano gli insegnamenti teorici illustrati nel libro. Citazioni: «Ecco, lo scopo di questa guida è sintetizzabile così: entrare nella sala macchine (o nel sistema operativo, per chi ne sa di informatica) e cercare di capire quale possa essere la spinta per far sviluppare le idee della trama, che poi verrà restituita per immagini attraverso le parole.» «Non solo i registi lo fanno o i fumettisti, anche agli scrittori tocca questo esercizio: produrre immagini che compongono una scena, più scene che compongono un pezzo di storia, pezzi di storie che si intrecciano per dar vita a un'unica narrazione, ovvero a un racconto per parole, nel nostro caso. Un romanzo completo, insomma.» «La parte di ragionamento può prendere le mosse da questo concetto: la narrazione compresa nel perimetro non è un'osservazione a 360 gradi sulla realtà o sul nostro immaginario fantastico, ma una selezione, una sorta di cono di luce che illumina alcune cose e ne lascia al buio altre.» «Un'efficace narrazione di eventi (costruiti secondo la logica della trama) dovrebbe essere il risultato di una semina o una serie di semine che creano i presupposti di un successivo raccolto o di successivi raccolti.» «La logica della pistola di Čechov, per chi non la conoscesse, è la seguente: se nella prima scena appare una pistola, la stessa pistola, prima della fine, deve sparare.» «Il consiglio è di prendere in mano il romanzo, leggerlo (o rileggerlo) una volta con gli occhi del lettore e un'altra - matita o evidenziatore alla mano – osservarlo come una radiografia. […] Può essere utile per appropriarsi di determinate dinamiche tipiche della trama e provare ad applicarle.» Perché leggere questo libro: Perché contiene numerosi esempi pratici che l'autore analizza e spiega al lettore. Perché offre un interessante punto di vista, difficilmente riscontrabile nei libri di settore. Perché l'autore concretizza la teoria spiegata applicandola all'analisi di un intero libro. Perché la trama di un'opera ne sostiene e supporta l'intera struttura. Perché spiega molto bene il meccanismo di semina e raccolto, elementi fondamentali di una storia ben costruita. Questa scheda è stata realizzata da Giuliana Mosetti Categoria: Scrittura & Scrittura Creativa