Ultimo banco


Giovanni Floris, Ultimo banco, Solferino

Crescita Personale, Genitorialità

L'intento dell'autore è di fornirci idee per uscire dalla crisi che il nostro Paese sta affrontando. Secondo Floris bisogna rimettere al centro gli insegnanti e responsabilizzare studenti e genitori.




Giovanni Floris, Ultimo banco, Solferino

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Perchè leggere questo libro

Per sapere come professori e studenti possano salvare l’Italia: i professori ritrovando l’orgoglio del loro ruolo e gli studenti sapendo che con il valore dell’istruzione che acquisiscono si gioca il domani loro e della società.


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Giovanni Floris, Ultimo banco, Solferino

Riassunti di libri di crescita personale


Giovanni Floris, Ultimo banco, Solferino Chi è l’autore? Giovanni Floris è un giornalista ed è stato corrispondente dagli Stati Uniti. È stato conduttore televisivo per dieci anni per la trasmissione “Ballarò” e attualmente conduce il talk show “di Martedì”. Inoltre ha pubblicato diversi libri. Qual è l’intento dell’autore? Per uscire dalla crisi che il nostro Paese sta affrontando bisogna rimettere al centro gli insegnanti e responsabilizzare studenti e genitori.   Conosci meglio il libro: • La classe politica rimane impopolare e anziché ricreare una sintonia aumenta la distanza di comprensione. Si dimostra approssimativa, superficiale, a caccia di scorciatoie e di una battuta brillante. L’autore suggerisce di imparare a tornare un popolo sovrano e non rimanere un popolo somaro. Dobbiamo obbligatoriamente tornare alla scuola nel senso di apprezzarla come l’unica risorsa in grado di determinare il futuro di un cittadino. • È comprensibile vedere insegnanti affetti da bornout perché se senti il peso di tutta una società addosso e poi ricevi solo gratitudine, è chiaro che c’è solo la voglia di andare via lontano e non voler mai più vedere un aula ricevimento genitori. La scuola non è solo il luogo dove si studiano le varie materie, è l’occasione che abbiamo per imparare a pensare con la nostra testa, per imparare a credere in noi stessi, nelle nostre idee e costruirci una nostra individuale identità. • Nella società italiana è venuto a mancare il rispetto verso i ruoli e le nuove tecnologie permettono l’amplificarsi e il moltiplicarsi di violenze verbali e non solo. I professori vanno in scena ogni giorno. Sono esposti a colpi di delegittimazione di varia natura. Sono spesso considerati lavoratori non a tempo pieno (non pensando alla preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, progetti formativi…). • Gli insegnanti sono coscienti di essere protagonisti della fase unica ed eccezionale della nostra vita, ma sanno purtroppo che noi questo aspetto lo capiremo molto tardi e che forse qualcuno non lo capirà mai. Il lavoro dell’insegnante è cambiare il futuro. O meglio, ampliare le opportunità di futuro possibile. C’è un detto che recita “Chi sa fa, chi non sa insegna”, in realtà ci dice Floris, tanta gente non sa e non sa insegnare. • Gli studenti, di contro, oggi sono con meno binari. Non sono mostri ma non hanno le coordinate su ciò che si può o non si può fare. Forse qualcuno gliele dovrebbe dare. Oggi arroganza va spesso a braccetto con insicurezza. Solitudine, assenza di confronto, mancanza di basi educative: ecco cosa devono subire oggi gli studenti, e quindi gli insegnanti. Il messaggio da far passare è che studiare non serve per lavorare ma che studiare aiuta in generale. Più sai, più discipline conosci, più problemi risolvi. • Michael Jordan ce lo insegna, un grande atleta che – a suo dire – ha fallito novemila tiri. Sono il 10% gli studenti che credono di aver già perso la partita con la vita. È tantissimo. Oggi il “devi fare del tuo meglio” è diventato il “devi diventare il migliore”. La differenza non è sinonimo di superiorità. Basta con l’eccellenza. Prima concentriamoci sulla normalità, che è un obiettivo nobilissimo e ampliamente sottovalutato. • I genitori hanno diversi approcci rispetto ai comportamenti dei loro figli: ci sono quelli poco sportivi che seguendoli nelle attività sportive dimenticano che lo sport è una scuola di vita, quelli che inseguono più o meno il percorso scolastico attraverso le chat, quelli che a priori danno sempre ragione ai figli, quelli che ritengono che il loro figlio sia un talento innato, ecc. Bisogna riscoprire il senso collettivo, il dovere di proteggere i figli propri e altrui, di cercare di essere super partes e, se serve, saper fare un passo indietro. • E la conclusione? Che il sistema scolastico non può continuare così, tra stipendi al limite europeo, tra mancanza di rispetto, assenza di formazione continua, studenti che non leggono, genitori che attaccano. E che quando c’era più rispetto in classe c’era più rispetto in Parlamento. Nella seconda Repubblica oggi gli stessi politici parlano male della politica. Difficile creare un legame tra decadimento scolastico e politico, ma è anche difficile negarlo. Per cambiare la politica, dobbiamo partire da noi, e dalla scuola. Se sappiamo di non sapere, bisogna studiare. L’ignorante al potere è convinto di poter manipolare all’infinito la realtà. Siamo tutti prigionieri di questo regresso sui banchi di scuola, quando subivamo il fascino dell’ultimo banco. Che oggi anche i bulli abbiano aspirazioni da leader è un altro segno del nostro declino. • A inizio libro Floris dice che l’insegnante non ha scuse, ebbene, il governo ne ha ancora meno. La soluzione? Usciamo dalla sindrome della rivendicazione, facciamo i conti con gli obiettivi da portare avanti e con le lacune da colmare per raggiungerli. Ecco che insegnanti e studenti tornano a piene mani a salvare l’Italia. Dobbiamo alzarci e dall’ultimo banco occupare il primo. Studenti e genitori devono rispettare l’autorità del professore, al quale viene chiesto moltissimo e gli standard di qualità si alzano. Lottiamo anche contro gli insegnanti cialtroni ma premiamo quelli bravi. Il problema non è il compenso, è l’incompetenza. Se partiamo dalla qualità, riconosceremo il giusto compenso. È una rivoluzione che dobbiamo iniziare nella nostra testa. Citazioni: «Non è che il pensiero non sia democratico: lo è. Il problema nasce quando pensiamo che la democrazia sia il diritto di non sapere.» «La scuola non è nata per formare dei lavoratori, ma degli esseri umani.» «La cultura è ciò che rimane quando hai dimenticato tutti i particolari di quello che hai studiato.» «Dobbiamo alzarci, prendere i libri e i quaderni, lasciare il nostro posto all’ultimo banco e accomodarci al primo.» «L’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa ma da come lo fa» - Cesare Pavese  «Era un docente molto amato. Sapeva scherzare e dare confidenza, ma era autorevole, giusto e preparato, e nessuno di noi si sarebbe mai sognato di mancargli di rispetto. Veniva con noi a giocare a Villa Borghese, quando la scuola era occupata, e guidava la squadra da centromediano. Lo chiamavamo “il Guerriero”, perché lottava come pochi a centrocampo. Seguiva nella vita la lezione degli stoici, sempre presente, sempre in apparenza tranquillo. Nessuno sconto alla qualità del suo e del nostro lavoro. Allora ci sembrava ovvio. Non lo era, e non lo è.» «Più sai, più discipline conosci, più problemi risolvi.» «Al termine di una settimana bianca un insegnante di sci di Marilleva parlava con un ragazzino che aveva avuto una valutazione medio bassa alla fine del corso. Gli diceva: «Tu scii così, cosa cambia quante stelle ti do io? Scieresti n modo diverso se ti aggiungessi una stella?». Il discorso è ardito, ma fila: se ti bocciano, il vero problema è che sei ignorante, non che sei bocciato.» Perché leggere questo libro: Per sapere come professori e studenti possano salvare l’Italia: i professori ritrovando l’orgoglio del loro ruolo e gli studenti sapendo che con il valore dell’istruzione che acquisiscono si gioca il domani loro e della società. Acquista il libro nella tua libreria preferita Noi consigliamo Il Giardino dei Libri per acquistare la tua copia