La vera cura sei tu


Raffaele Morelli, La vera cura sei tu, Mondadori

Crescita Personale, Mindfulness & Felicità

L’intento dell’autore è quello di insegnarci a prenderci cura di noi stessi e a trovare da soli la via della guarigione. Non cerchiamo le risposte altrove, non giudichiamoci, affidiamoci a noi stressi e lasciamo fluire l’energia dentro di noi –...




Raffaele Morelli, La vera cura sei tu, Mondadori

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Perchè leggere questo libro

Perché riprende alcuni dei concetti della psicoterapia intesa dal dottor Morelli. Perché fa sognare nel cambiamento. Perché intende il cambiamento interiore e senza sforzo. Perché leggere fa già sentire bene. Perché Morelli ha scritto molto libri best...


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Raffaele Morelli, La vera cura sei tu, Mondadori

Riassunti di libri di crescita personale


Raffaele Morelli, La vera cura sei tu, Mondadori Chi è l’autore? Raffaele Morelli è medico, psichiatra e psicoterapeuta. È presidente dell’istituto Riza e dirige la rivista Riza psicosomatica. È autore di molti best seller tra cui Ciascuno è perfetto, Come amare e essere amati e Lezioni di autostima. Qual è l’intento dell’autore? L’intento dell’autore è quello di insegnarci a prenderci cura di noi stessi e a trovare da soli la via della guarigione. Non cerchiamo le risposte altrove, non giudichiamoci, affidiamoci a noi stressi e lasciamo fluire l’energia dentro di noi – ricorda l’autore. Il libro presenta 13 mosse per prendersi cura di sé. L’autore riprende la saggezza degli antichi, da Platone a Lao Tse per curare l’anima. Questo libro insegna: Il senso. Secondo Richard Wilheim il concetto di Tao si avvicina all’idea del “senso”. Chi soffre di nevrosi, depressione, ansia, panico ha perso il senso, cioè il Tao. L’autore propone la psicologia del seme: cioè, oltre la buccia e la polpa, cosa resta? Il sé. L’ambiente può interferire, ma ogni seme deve dare vita a una pianta, come ognuno di noi deve perseguire la propria missione. 13 mosse. Il libro percorre 13 mosse per prendersi cura di sé: 1. Cerca il vuoto, non la spiegazione dei tuoi disagi; 2. Affidati allo sguardo silenzioso; 3. Lasciati curare dalla signora della notte; 4. Aspettare senza aspettative; 5. Vivi la trasformazione silenziosa; 6. Proteggiti con la psicologia della tana; 7. Non cercare di migliorare; 8. Impara il dolore puro; 9. Diventa più insicuro; 10. Distruggi la tua storia; 11. Smetti di rimuginare sui problemi; 12. Osservati per ciò che sei; 13. Riattiva l’energia primordiale. 1. Cerca il vuoto. L’autore ci invita a non rimuginare su colpe, storie, passato, genitori; piuttosto ci sprona a cercare il vuoto attorno a noi e ritrovare l’energia antica dell’anima, per poi iniziare il viaggio. Viviamo nell’epoca dove si indaga l’anima e la si vuole curare. Romani e Greci non se lo sarebbero mai sognato di analizzare il rapporto con i genitori. Indagare a ritroso ci allontana dal nucleo. Non dobbiamo solo sondare il terreno per vedere se sia fertile alla quercia che cresce, non è il passato da sondare. I taoisti pensavano che siamo abitati da un signore dentro di noi che ci conduce alla nostra esistenza. Il Tao è attirato dal vuoto. Il segreto allora è diventare vuoti. Per l’autore, stare con sé stessi è evitare ogni commento. È la legge del “vuoto cosciente”, il farmaco dell’anima, dice. 2. Affidati allo sguardo silenzioso. L’autore invita a smetterla di chiedersi se si sta crescendo, c’è semplicemente da guardare ciò che arriva. Alle 18:00 sento invidia, alle 20:00 la rabbia, alle 2.00 la tristezza… La percezione è la cura. L’autore invita ad accogliere le emozioni come ansia e panico, rabbia e paure. «Bisogna vivere i disagi con mente “ignorante” che non sa» dice Morelli. Insiste sul sentire e percepire, ascoltare le emozioni e non cacciarle. Se la mente non si incaponisce a capire, si inizia l’autoguarigione. 3. Lasciati curare dalla signora della notte. I maestri taoisti dicevano che c’è una saggezza muta dentro di noi che oggi abbiamo dimenticato. Morelli racconta che da giovane ricorda che cercava le parole giuste da dire ai suoi pazienti, oggi è silenzioso e i risultati vengono da soli. I saggi vedono dentro e attraverso le persone, vedono la pianta dentro, anche se soffocata dal terreno. L’autore ci allerta perché “stiamo perdendo la Signora della notte”. Lei non vuole che ci adeguiamo e conformiamo a modelli esterni, lei vuole che conosciamo anche il buio, anche se abbiano paura. È l’accecamento della perenne luce diurna che ci rende depressi. L’autore invita allora a prendersi ogni tanto pochi istanti per “accontentare la dea”, senza la quale saremmo foglie al vento. 4. Aspettare senza aspettative. Se al mattino ci svegliamo senza particolari aspettative e lasciamo che “vada come vada”, allora accadranno cose imprevedibili e accoglieremo l’energia sconosciuta. Attraverso la storia di Marialuisa che riscopre la donna libera ed erotica dentro di sé, Morelli ci fa scoprire l’energia di Venere che va protetta per maturare dentro. Con la storia di Anna, Morelli continua la lezione della quarta mossa suggerendo a noi lettori che le decisioni nell’anima vengono prese in un attimo, mentre noi - intanto – crediamo di prenderle riflettendo per giorni o mesi superficialmente. L’autore quindi ci invita a non decidere tanto con la mente ma ad aspettare che qualcosa di profondo ci indichi la direzione. L’arte di aspettare è preziosa, dice l’autore, e non si tratta di aspettare qualcosa o qualcuno: è aspettare, senza aspettative, come una donna gravida che aspetta il suo bambino. Per l’autore potrebbe essere l’aspettare che l’energia del Tao metta a posto le cose. 5. Vivi la trasformazione silenziosa. Dentro di noi c’è una maturazione spontanea, senza accorgercene noi ci trasformiamo da pianta a fiore e frutto. Seguire i propri desideri attiva la nostra realizzazione. L’autore suggerisce di usare le immagini, nel silenzio e nel buio, lui invita a cercare un’immagine. E le immagini sono la casa del Tao. È incredibile come – riporta l’autore – «immaginare una dea antica, una sorgente, un bosco o un profumo» porti con sé la soluzione. 6. Proteggiti con la psicologia della tana. Nascondersi per stare bene: ogni tanto, durante la giornata, anche per pochi secondi, l’autore consiglia di occultarsi, sparire… Di immaginare un rifugio e andarci con la mente. Così, dice in capo al capitolo l’autore, avviene la rinascita. Per curare i disagi dell’anima, l’autore suggerisce di pensare a una tana e di rifugiarcisi dentro, magari la sera prima di dormire, al posto dell’inutile esame di coscienza, dice. Sparire nel buio dentro di sé, senza rimuginare e in silenzio ci permette di curarci. Come l’uovo nascosto dalla paglia nel nido, anche noi occultiamo la nostra essenza. E poi, ci chiede l’autore: «E se le tue paure, le tue incertezze, le tue ansie fossero gli elementi attraverso i quali si produce il cambiamento, il divenire, la trasformazione?». Tutti gli animali hanno una tana e quando vi accediamo attiviamo l’energia della notte, dell’eterno femminile che ci abita. Per l’autore la tana è l’utero “dove si crea la nostra immagine innata”. Rifugiarsi è abbandonarsi all’energia della notte e affidare a lei le soluzioni, senza pensarci e senza rimuginarci su. 7. Non cercare di migliorare. L’invito in questa mossa e di non provocare il cambiamento perché si peggiora a detta dell’autore. Quando si smette di lottare con se stessi, allora si comincia a stare bene. Maturare è per l’autore un processo naturale, se provochiamo la crescita perché vogliamo adeguarsi al volere degli altri provochiamo disagi come attacchi di panico. Il primo gradino per crescere e realizzarsi è l’accettazione delle proprie caratteristiche, anche se si tratta di ira, paura, introversione. Per i taoisti, il vero veleno è la ricerca del miglioramento di sé. Il rispetto di ciò che siamo è il perno della salute mentale e dell’autoguarigione psichica. 8. Impara il dolore puro. Anche questo passo torna alla saggezza del Tao per cui il Tao eterno non ha nome, e il Senza Nome è il principio che origina Cielo e Terra. L’autore ci invita a non farci contaminare né “dall’altro” né dal passato. Non è colpa di mamma e papà, è colpa del ritornarci per capire. L’autore invita a individuare il dolore puro dentro la sofferenza senza necessariamente spiegarlo, e lasciarlo scorrere e fluire. «Il silenzio è il miglior farmaco per rigenerare il cervello» scrive nel capitolo. Bisogna solo tacere, rifugiarsi, ascoltare e lasciar fluire. Poi? Aspettare il Nulla che guarisce e prepara al futuro. Magari, a occhi chiusi, immaginare un fiore e aspettare. Ogni ricordo dannoso e ripetitivo è un veleno contro l’indipendenza. 9. Diventa più insicuro. Non dobbiamo fingere e mostrarci sempre forti. Non dobbiamo sempre fare i leader, comandare o dominare. Così non curiamo la nostra fragilità. L’insicurezza è portatrice di energia, se la accettiamo le nostre capacità fioriscono. Per i taoisti, Destra e Sinistra sono due facce della stessa cosa, Ying e Yang non si oppongono, come per Non essere o Essere. Così non possiamo crearci una personalità aggressiva e negare la fragilità, non possiamo desiderare di essere leader e negare stanchezza o paure. 10. Distruggi la tua storia. Come diceva Spinoza, è inutile piangere sul proprio passato, meglio cambiare rotta. Ricerchiamo la nostra unicità e produciamo i nostri frutti, unici come la pianta che siamo, al di là del terreno su cui è seminata. Nel momento in cui ci comportiamo per reagire al passato neghiamo la nostra unicità: come Giovanna che si vestiva da uomo schiacciando la sua femminilità per paura che altri uomini, come suo padre, le facessero ciò che aveva subìto la madre. L’autore ci invita a non definirci in base al nostro passato ma di guardare al proprio albero che vuole crescere. E se il male dei padri non ricadesse sui figli, ma li liberasse? I vizi dei genitori ci insegnano a tenerci alla larga. 11. Smetti di rimuginare sui problemi. Continuare a pensare a ciò che non va non fa bene. «Occorre imparare l’arte della distrazione» dice Morelli, dedicarsi alle piccole cose come coltivare una pianta, ricamare, dipingere, scrivere… Anche nei momenti bui, prendersi cura di sé significa rispettare invidia, rabbia, paura e tristezza, senza lamentarsi né volerli mandare via. Il Tao “anima i giochi” ma se ne tiene fuori, è imparziale. Sua unica regola è il wu wei, cioè il non intervento. Quel “non far nulla” che nel capitolo l’autore consigliò a Giada lasciata dal marito, è la formula terapeutica dei grandi terapeuti taoisti. Poi sarà l’energia originaria che ciascuno di noi possiede a guarirci. Prendiamo la saggezza delle Querce che gli antichi credevano essere il simbolo della forza vitale della terra che si alza al cielo. Perché non prendere qualche foglia e gettarla nella vasca prima di fare il bagno? Immaginando che la quercia ci ripari dalle insidie della vita… 12. Osservati per ciò che sei (e non giudicarti). Nei nostri atteggiamenti, anche se li riteniamo sbagliati, si manifesta un’energia nascosta che sta nascendo. Se la combattiamo la perdiamo. Se la accogliamo ci aiuterà ad arricchire la nostra unicità. Il Tao è la Via e la nostra essenza è il viaggio per arrivare alla nostra unicità. Attraverso il racconto di Francesca che cede sempre a ciò che desidera il compagno: andare al cinema a vedere il film che vuole lui, a mangiare cinese che lei detesta…, Morelli ci spiega che questa immagine di donna “cedevole” potrebbe non voler dire la solita spiegazione psicologica che rifugge la figura paterna che comandava; ma semplicemente che da quell’immagine nascerà una pianta. «Dobbiamo vedere le immagini che sorgono dentro di noi come processi naturali in continuo mutamento.» Il “demone” da cui si fugge è, per l’autore, ciò che li rende vivi, è energia. A Francesca, Morelli consigliò di percepire la “donna che cede” e di affidare questa Immagine al vuoto: imparando a stare con se stessa e attivando il wu-wei, l’energia del Nulla che fa sì che le cose avvengano e si trasformino da sole. 13. Riattiva l’energia primordiale. Fare fatica non porta a stare bene, lo abbiamo visto nelle altre tappe. In quest’ultima l’autore invita i lettori a immaginare un animale, il nostro animale “sacro”. Questo riattiverà la nostra capacità antica verso la vita. Se per trovare lo scopo della nostra vita dobbiamo fare fatica non siamo sulla strada giusta. Immaginare un animale sacro per uscire dal senso comune, esteriore e facciamo le cose per gli altri. Dopo aver delegato la risoluzione del problema all’animale, ci si lascia andare, sapendo che possiamo restare accanto a quella Immagine e osservare il tornare alla luce. Se il Tao non ha un nome, perché dovremmo noi identificarci in amore, amicizie, regole esterne. Strada facendo, nel viaggio, si delinea sempre più cosa tenere e cosa scartare, senza assomigliare a nessuno. Citazioni: «Nasciamo con un destino e dobbiamo seguirlo se non vogliamo stare male.» «Quando ci dimentichiamo la notte, siamo falene abbagliate dalla luce diurna, invasi da azioni inutili, da percorsi sempre uguali.» «Le nostre vicissitudini interne si riflettono sempre sulla natura intorno a noi.» «Non c’è fiore che non sbocci quando c’è il sole, e non c’è fiore che non si ritiri quando arriva il maltempo.» «La vera saggezza è sapere che siamo esseri cosmici, che siamo il Tutto in ogni istante.» Perché leggere questo libro: Perché riprende alcuni dei concetti della psicoterapia intesa dal dottor Morelli. Perché fa sognare nel cambiamento. Perché intende il cambiamento interiore e senza sforzo. Perché leggere fa già sentire bene. Perché Morelli ha scritto molto libri best seller ed è molto seguito in Italia. Questa scheda è stata realizzata da Francesca R. Categoria: Mindfulness & Felicità